Concetti Chiave
- Il conte Ugolino era un personaggio centrale nella politica toscana, con alleanze ambivalenti tra ghibellini e guelfi.
- Ugolino e la sua famiglia furono imprigionati dall'arcivescovo Ruggieri e morirono di fame dopo circa nove mesi di carcere.
- Dante condanna i tradimenti e le rivalità tra Ugolino e Ruggieri, collocandoli entrambi nella stessa pena nel suo poema.
- Ruggieri è punito da Dante per il tradimento nei confronti di Ugolino, subendo una pena particolare in cui un nemico mangia il suo teschio.
- Il messaggio morale di Dante mette in evidenza un male generale, riflettendo sulla sua reazione a eventi che lo hanno profondamente impressionato nella gioventù.
Indice
Il conte Ugolino e la politica toscana
Il conte Ugolino della Gherardesca era, nella giovinezza di Dante, uno dei personaggi più in vista della vita politica toscana. La politica di lui non fu lineare, e anche gli storici moderni hanno motivi di perplessità. Ghibellino per famiglia e per posizione personale, egli era però naturale alleato di suo genero, il guelfo Giovanni Visconti, nella difesa, contro il comune ghibellino di Pisa, dei possessi che ambedue avevano in Sardegna; banditi dalla città, la Lega guelfa li protesse. bene impose il richiamo in patria.
Nella difficile situazione creata dalla sconfitta nella battaglia della Meloria contro Genova, Ugolino ebbe i pieni poeti: probabilmente per rompere l'alleanza di Genova con Firenze e Lucca, assai pericolosa per Pisa, cedette alcuni castelli alle due città toscane. Appena assunto il potere, si era associato al governo il nipote Nino Visconti, guelfo come suo padre Giovanni; pare che durante il loro quadriennale governo la politica generale di Pisa restasse essenzialmente ghibellina; ma è certo tuttavia che essi fecero molte concessioni al guelfismo e ai ceti popolari.
La prigionia e la morte di Ugolino
Il partito ghibellino e nobiliare, capeggiato dall'arcivescovo Ruggieri, mordeva il freno, e nel 1288, mentre Ugolino era lotto dalla città, riuscì a scacciarne Nino. Il nonno non l'aiutò, anzi cercò di accordarsi con l'arcivescovo; rientrò in città sicuro di riprendere il potere, ma l'arcivescovo lo fece imprigionare insieme coi figli Gaddo e Uguccione e i nipoti Nino detto il Brigata e Anselmuccio, figli d'un altro figlio o di due figli di Ugolino. Tenuti in carcere per circa 9 mesi, i cinque furono alla fine lasciati morire di fame. Secondo una versione dei fatti che Dante sembra seguire, l'arcivescovo avrebbe tradito il conte, attraendolo in Pisa con la prospettiva di accordi, e facendolo invece imprigionare.
Dante e il giudizio morale
Dante condanna tutto questo groviglio di mutui odi e tradimenti, veri o creduti tali, ficcando in una stessa buca i due principali antagonisti, Ugolino e Ruggieri; esclude il terzo personaggio principale di quelle vicende, Nino Visconti, e anzi gli dedicherà un lungo affettuoso episodio nel Purgatorio, colà compiacendosi di vederlo salvo, no tra i dannati, cioè esplicitamente negando la responsabilità di lui in quegli avvenimenti pisani. Quanto agli altri due, poiché il poeta sembra lasciare impregiudicata la questione circa la cessione dei castelli, e quindi del tradimento della patria di cui si sarebbe reso colpevole Ugolino, dato che lo colloca in questa zona di Cocito, è da pensare che rimproverasse al conte la sua defezione dal partito ghibellino.
All'arcivescovo imputa certamente, oltre la sua politica generale di continui mutamenti di fronte, per la quale è punito nel ghiaccio insieme gli altri traditori della patria e del partito, lo specifico tradimento consumato contro Ugolino: il traditore dal traditore tradito, come lo chiama, echeggiando Dante, Giovanni Villani, ha pertanto una pena supplementare: il nemico mangia il suo teschio.
Tuttavia i tradimenti dell'uno e dell'altro sono il presupposto dell'episodio, ma non vi lasciano echi: essi non vi sono ricordati, come invece sono ricordati quelli dei dannati precedenti, e l'altro, poi, di Alberigo. Più che la responsabilità di singoli preme al poeta mettere in luce un male generale; l'episodio è la reazione morale di Dante maturo a un avvenimento che aveva suscitato l'orrore di lui giovane di 24 anni.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo del conte Ugolino nella politica toscana del suo tempo?
- Come avvenne la prigionia di Ugolino e dei suoi familiari?
- Qual è il giudizio di Dante su Ugolino e Ruggieri?
- Qual è il significato del tradimento nella storia di Ugolino?
- Come si riflette l'orrore di Dante nei confronti degli eventi legati a Ugolino?
Il conte Ugolino della Gherardesca era un personaggio di spicco nella politica toscana, alleato di suo genero Giovanni Visconti, e nonostante fosse ghibellino, fece concessioni al guelfismo durante il suo governo a Pisa.
Ugolino e i suoi familiari furono imprigionati dall'arcivescovo Ruggieri dopo che Nino Visconti fu scacciato; rimasero in carcere per circa nove mesi e morirono di fame, secondo una versione dei fatti seguita da Dante.
Dante condanna entrambi i personaggi, collocandoli nella stessa bolgia dell'Inferno, mentre esclude Nino Visconti dalla responsabilità degli eventi, dedicandogli un episodio affettuoso nel Purgatorio.
Il tradimento è un tema centrale; Ugolino è visto come un traditore della patria per la cessione dei castelli, mentre Ruggieri è punito per il tradimento specifico nei confronti di Ugolino, evidenziando un male generale nella società.
L'episodio di Ugolino rappresenta la reazione morale di Dante a un evento che lo colpì profondamente, evidenziando la sua condanna verso i tradimenti e le ingiustizie, piuttosto che la responsabilità individuale.