Concetti Chiave

  • Ugolino racconta la sua tragica prigionia e quella dei suoi figli, cercando di infangare il nome dell'arcivescovo Ruggieri.
  • Dante esprime una forte invettiva contro Pisa, augurando la distruzione della città per l'ingiustizia subita da Ugolino e dai suoi figli.
  • Nella terza zona dell'Inferno, i traditori subiscono punizioni severe, con le lacrime che si congelano e aumentano il loro tormento.
  • Frate Alberigo rivela a Dante che la sua anima è condannata all'Inferno immediatamente dopo il tradimento, mentre il suo corpo è posseduto da un diavolo.
  • Dante conclude l'episodio con una dura invettiva contro i Genovesi, auspicando il loro annientamento per la loro malvagità.

Indice

  1. Il racconto di Ugolino
  2. Invettiva contro Pisa
  3. La punizione dei traditori
  4. Il tormento delle lacrime
  5. L'incontro con frate Alberigo
  6. Il tradimento di frate Alberigo

Il racconto di Ugolino

Sollevato il capo dal fiero pasto e forbita la bocca sui capelli della testa che sta rodendo, il dannato dichiara di essere il conte Ugolino. Narra quindi i particolari della prigionia e della morte sua e dei figli, sperando che il racconto, da Dante riferito ai vivi, getti infamia sopra l'arcivescovo Ruggieri, sul cui capo egli riprende ad accanirsi.

Invettiva contro Pisa

Ugolino ha terminata la narrazione della propria morte ed ha ripreso a rodere il capo dell'arcivescovo Ruggieri: Dante prorompe in un'amara e terribile invettiva contro Pisa, augurando che le due isole della Capraia e della Gorgona si muovono e blocchino l'Arno sulla foce, facendolo straripare per annegare tutti i cittadini della crudele città. Se il conte Ugolino si era macchiato di tradimento, lui solo doveva pagare, non i figli innocenti.

Nei versi 79-84 si distende questa terribile invettiva, che inizia tutta una serie di imprecazioni contro la ghibellina Pisa, non nasce da motivi politici o di pace, ma dalla coscienza offesa del poeta, dai suoi sentimenti umani di giustizia e di pietà; e se sfumatura politica vi fosse, essa nascerebbe dallo sdegno contro gli abusi e le illegalità compiute dalle fazioni, che si risolveranno sempre, o quasi sempre, in sfoghi di odi privati. Questa invocata distruzione di tutti i cittadini di Pisa, colpevoli o innocenti, sembra uno di quei terribili castighi biblico, quando l'ira di Dio scendeva tremenda e inesorabile sulle città maledette.

La punizione dei traditori

I due poeti passano nella terza zona, Tolomea, dove sono puniti i traditori degli ospiti. Questi dannati pure confitti nel ghiaccio come gli altri, stanno però rovesciati col capo supino, cosicché le lacrime uscite dagli occhi ristagnano e, gelate, formano una visiera di cristallo, costringendo le altre a tornare indietro e ad aumentare il dolore. Qui Dante sente alquanto vento e ne chiede la ragione a Virgilio; il maestro gli risponde che tra poco sarà in un luogo dove l'occhio gli darà spiegazione del fatto.

Il tormento delle lacrime

Per questi dannati si aggiunge un nuovo tormento: essendo volti col viso in su, le lacrime riempiono la cavità dell'occhio e ghiacciandosi, impediscono alle altre di uscire, aggiungendo al dolore morale dell'impedimento al pianto quello materiale delle lacrime che premono gli occhi, non potendo sgorgare. Per questo il poeta dice che lì il pianto stesso impedisce il pianto (v.94).

Nell'inferno, dove per la mancanza di sole, non esistono mutazioni atmosferiche, non può esserci vento: da ciò lo stupore di Dante. Ma questi aveva già immaginato che i lussuriosi fossero trascinati da vento di bufera.

L'incontro con frate Alberigo

Uno dei dannati che credi i due poeti peccatori destinati all'ultima zona, li prega di togliergli le lacrime ghiacciate che gli impediscono il pianto. Dante lo promette a patto che costui gli riveli il suo nome. Il dannato dichiara di essere frate Alberigo, e allo stupore di Dante che lo sa ancor vivo, spiega che, i ìn questa zona, l'anima del traditore piomba immediatamente, appena commesso il tradimento, mentre il diavolo entra nel corpo e gli sta dentro finché si compiano gli anni destinati alla vita. A chiarimento di ciò indica lì vicino, l'anima di Branca Doria, che appena compiuta l'uccisione proditoria di Michele Zanche è piombata lì, mentre un demonio continua sulla terra ad occuparne il corpo.

Il tradimento di frate Alberigo

Terminato il suo dire il dannato prega Dante di togliergli il velo di lacrime gelate, ma Dante non lo esaudisce, ritenendo Frate Alberigo, nel corso della sua vita, fu in discordia con alcuni parenti, Manfredo e Alberghetto dei Manfredi. Fingendo di volersi riappacificare con essi, li invitò a pranzo nella villa di Cesate con l'intenzione di trucidarli. Infatti alla fine del pranzo ordinò a voce alta ai servi di portare la frutta. Era il segnale convenuto: quelli vennero furi e assassinarono Manfredo e Alberghetto. Attesta un antico commentatore che da questo avvenimento nacque la frase proverbiale "frutta di frate Alberigo" per indicare proditorie uccisioni.

Alla fine dell'episodio Dante esce in un'aspra invettiva contro i Genovesi, a cui augura, per la loro malvagità di costume, l'annientamento.

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Domande da interrogazione

  1. Chi è il conte Ugolino e quale è la sua storia?
  2. Il conte Ugolino narra la sua prigionia e la morte dei suoi figli, sperando che il suo racconto getti infamia sull'arcivescovo Ruggieri, responsabile della sua condanna.

  3. Qual è l'invettiva di Dante contro Pisa?
  4. Dante esprime un'aspra invettiva contro Pisa, augurando la distruzione della città e dei suoi cittadini, colpevoli o innocenti, a causa della sua coscienza offesa e del desiderio di giustizia.

  5. Come vengono puniti i traditori nell'Inferno?
  6. I traditori degli ospiti sono puniti nel ghiaccio, rovesciati con il viso in su, costretti a subire il tormento delle lacrime ghiacciate che impediscono loro di piangere.

  7. Chi è frate Alberigo e quale è la sua condanna?
  8. Frate Alberigo è un dannato che spiega a Dante che le anime dei traditori piombano immediatamente in Inferno dopo il tradimento, mentre il diavolo occupa il loro corpo fino alla fine della vita.

  9. Qual è il significato della frase proverbiale "frutta di frate Alberigo"?
  10. La frase indica proditorie uccisioni, originata dall'atto di frate Alberigo che, fingendo di riappacificarsi con i suoi parenti, li invitò a un pranzo per assassinarli.

Domande e risposte

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