Concetti Chiave
- Dante affronta il tema della simonia, considerato un vizio che corrompe le fondamenta della Chiesa, incontrando i dannati nella terza bolgia.
- Il dialogo con Nicolò III rivela un malinteso in cui il Papa scambia Dante per il suo successore, rivelando poi la sua identità e la sua condanna.
- Nicolò III menziona anche Papa Clemente V, sottolineando ulteriormente la corruzione della Chiesa attraverso la simonia e il potere temporale.
- Dante esprime il suo sdegno in una forte invettiva contro Nicolò III e i papi simoniaci, denunciando la loro corruzione e il tradimento della Chiesa.
- Virgilio sostiene Dante durante il loro percorso, evidenziando la guida e l'importanza dell'accompagnamento nel viaggio attraverso l'Inferno.
L'incontro con i simonia ci?
Dopo il ripugnante spettacolo nella bolgia degli adulatori, Dante affronta con dolore e rabbia il vizio della simonia, vizio deleterio che scardina la Chiesa fin dalle sue più profonde radici. Giunti alla sommità del ponte della terza bolgia, i due poeti possono scorgere, sul fondo e lungo le pareti di roccia, fenditure e fori di uguali dimensioni. Da quelle buche nella pietra fuoriescono soltanto le gambe dei dannati che sono capovolti, e i piedi si muovono con forza, poiché sono lambiti senza tregua dalla fiamma. Una delle fiamme che arde con maggiore intensità attira l'attenzione di Dante; Virgilio si presta ad accompagnarlo tra quei fori, Perché possa vedere da vicino e considerare con attenzione i guasti tremendi di questo vizio. Per agevolargli il cammino, lo sostiene con le braccia nel difficile percorso e lo depone soltanto quando giungono presso la tomba di Niccolò III, un Papa simoniaco.
Il dialogo con Nicolò III
Dante, ha interpellato subito il dannato, deve chinarsi a terra per sentire le sue parole. Nicolò III cade in un equivoco: sapendo che dopo di lui deve venire Bonifacio VIII, crede che il nuovo sopraggiunto sia il Papa e, prontamente, con sarcasmo, gli rinfaccia la colpa della simonia, quella stessa che lo ha per sempre perduto. Dante, confuso, dissolve il malinteso; Nicolò III rivela allora la propria identità, la colpa e il genere di punizione che lo tormenta e, infine, ricorda che lì in quella tomba giungerà anche il Papa Clemente V, che si è compromesso con Filippo il Bello e ha trasportato la curia pontificia ad Avignone.
L'invettiva di Dante
Neppure l'autorità dell'interlocutore riesce a trattenere lo sdegno di Dante, che sbotta in una solenne invettiva contro la condotta di Nicolò III e dei papi simoniaci che hanno prostituito la Chiesa loro affidata, avverando così la profezia dell'Apocalisse. Causa di tale corruzione e il cattivo uso che i papi stanno facendo del potere temporale, nato con la donazione di Costantino a Papa Silvestro.
Le parole di Dante e scuotono Nicolò III e suscitano l'approvazione di Virgilio che lo riprende sulle braccia, per evitare i rischi della risalita. Sono quando si è raggiunto nuovamente il ponte, Virgilio lo lascia ma, nei loro occhi, già appare la quarta bolgia degli indovini.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato della simonia secondo Dante?
- Come si svolge il dialogo tra Dante e Nicolò III?
- Qual è la reazione di Dante di fronte alla condotta dei papi simoniaci?
Dante considera la simonia un vizio deleterio che corrompe profondamente la Chiesa, come evidenziato nel suo incontro con i dannati nella terza bolgia, dove i simoniaci sono puniti per le loro azioni.
Durante il dialogo, Nicolò III scambia Dante per il Papa Bonifacio VIII e lo accusa di simonia. Dopo aver chiarito l'equivoco, Nicolò rivela la sua identità e la sua punizione, menzionando anche il futuro arrivo di Papa Clemente V.
Dante esprime un forte sdegno attraverso una solenne invettiva, denunciando la corruzione dei papi che hanno tradito la Chiesa, come descritto nel suo sfogo contro Nicolò III, che riflette la profezia dell'Apocalisse.