Concetti Chiave

  • La congiura contro Cesare è guidata da Cassio e Casca, preoccupati per le ambizioni del leader che minacciano la libertà romana.
  • Bruto partecipa al complotto con riluttanza, diviso tra l'odio per le mire di Cesare e l'amore per la sua persona, considerata un presunto padre.
  • Il discorso di Antonio riesce a mobilitare il popolo contro i congiurati grazie a una retorica manipolativa, mentre quello di Bruto è inefficace.
  • Dopo l'assassinio di Cesare, il popolo insorge costringendo i congiurati a fuggire, portando alla formazione del governo dei triumviri.
  • Il dibattito sul protagonista dell'opera è complesso, poiché molti vedono Bruto come tale, ma lo spirito di Cesare permea tutta la narrazione.

Qual è la congiura contro Cesare?

Cassio e Casca temono che le ambizioni di Giulio Cesare siano di danno alla libertà romana e che la Repubblica sia trasformata in Monarchia: per questo organizzano una congiura contro di lui. Per raggiungere l’obiettivo, essi persuadono Bruto a partecipare al complotto; tuttavia quest’ultimo manifesta una certa riluttanza per ciò che deve fare perché se da un lato odia le mire di Cesare, dall’altro ama la persona di Cesare, fra l’altro presunto figlio illegittimo del grande condottiero. La moglie Porzia vorrebbe essere messa al corrente di quanto si sta tramando, ma Bruto si schermisce e non rivela nessun segreto. Nel frattempo Calpurnia, la moglie di Cesare, ha fatto un sogno premonitore per cui essa scongiura il marito di non recarsi in Campidoglio nel giorno delle vidi di marzo; Cesare non le dà ascolto e li lascia convincere da Decio, uno dei congiurati. Vengono fatti altri tentativi per impedire che Cesare si rechi in Campidoglio fra cui quello del sofista Artemidoro. Arrivato in Senato, uno dei congiurati, Metello Cimbro, gli si avvicina con l’intento di presentargli una supplica; in realtà si tratta di un segnale convenuto e Cesare viene assassinato.

Il discorso di Antonio

I congiurati fanno gridare per la città la frase “Libertà e indipendenza” nella speranza di avere tutto il popolo dalla loro parte. Questo tentativo, però, non riesce perché Antonio, dopo aver ottenuto da Bruto il permesso di pronunciare un’orazione funebre sul corpo di Cesare, in realtà solleva il popolo con un discorso molto abile che tocca sul vivo il sentimento popolare, mentre il discorso di Bruto, molto astratto, lascia la massa popolare nella più assoluta indifferenza. L’assassinio di Cesare ha colto di sorpresa il popolo ed ha creato in esso timore e inquietudine. Bruto durante il rito funebre, cercano di giustificare le motivazioni della congiura. Egli sa così bene usare la parola, tanto da convincere il popolo romano a condividere l’assassinio. Ne deriva che Antonio e i suoi alleati si vengono a trovare in una posizione di svantaggio, ma l’abile discorso di Antonio ribalta la situazione. Infatti, durante il monologo, Antonio non parla mai in maniera negativa dei suoi avversari, anzi li definisce anche “uomini d’onore”. In pratica parla al popolo come se fosse super partes, espone i fatti e basta, ciò che Cesare ha fatto per il popolo rimano e che per questo era amato. È un tipo di retorica manipolatrice. E quando Marco Antonio parla del testamento con cui Cesare indica eredi i cittadini romani, il popolo è già dalla sua parte, pronto a combattere al suo fianco contro i cospiratori.

La fuga dei congiurati

Pertanto, il popolo insorto costringe i congiurati a fuggire; si forma così il governo dei triumviri (Antonio, Ottavio e Lepido) che si muovono contro l’esercito di Bruto e Cassio. Dopo l’uccisione di Cesare i rapporti fra questi ultimi due diventano piuttosto tesi perché Bruto accusa di Cassio di regicidio e di aver agito per denaro. Si tratta di una scena detta “half-sword parlery” che i contemporanei di Shakespeare ammiravano molto. In seguito, Bruto dà a Cassio la notizia della morte della moglie Porzia e i due si riconciliano e si preparano a combattere la guerra contro Marco Antonio e Ottaviano, figlio adottivo di Cesare. Lo spettro di Cesare di Cesare appare a Bruto e nella piana di Filippi, quest’ultimo ha il sopravvento sulle forze di Ottavio, mentre Cassio è battuto da Antonio. Credendo che anche che anche Bruto sia stato sconfitto, Cassio si uccide e il suo fedele Titinio ne segue l’esempio. Nella seconda battaglia, preso da sconforto per la morte di Cassio, anche Bruto viene sconfitto e anch’esso si suicida.

Il dilemma del protagonista

Questa opera presenta un importante problema di interpretazione. Molti critici, basandosi sul fatto che la morte di Cesare avviene all’inizio della tragedia, negano che esso sia il protagonista e sostengono che tale qualità spetti a Bruto. D’altra parte essi riconoscono che lo spirito di Cesare domina tutta l’opera e il suo nome è sulle labbra di Cassio e di Bruto nel momento stesso in cui essi si uccidono. A prima vista può sembrare che il vero protagonista sia Bruto; tuttavia egli, nel primo atto, ha una posizione secondaria rispetto a Cassio e nel terzo la sua personalità è offuscata da quella di Antonio; soltanto negli ultimi due egli acquista una funzione drammatica di primo piano. Qualche critico risolve la questione sostenendo che il vero protagonista il cesarismo il cui antagonista sarebbe l’idea repubblicana impersonata dai difensori della libertà dell’antica Roma. La tragedia ha un ritmo molto incalzante che si snoda secondo la formula della tragedia della vendetta. Per questo motivo, essa può essere divisa in due parti: la prima parte culmina con la morte di Cesare e le seconda con il suicidio degli uccisori di Cesare. Nel mezzo, possiamo collocare la riunione dei triumviri che osservano la tragicità dei fatti con lo scopo di poterne trarre un qualche vantaggio politico. L’elemento comico è pressoché inesistente se non l’episodio del destino del poeta Cinna, ucciso per sbaglio dalla folla o nella stupidaggine della massa che viene facilmente conquistata dalla retorica manipolatrice di Antonio.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Quali sono le motivazioni dietro la congiura contro Cesare?
  2. Cassio e Casca temono che le ambizioni di Cesare possano minacciare la libertà romana e trasformare la Repubblica in Monarchia, spingendoli a organizzare una congiura contro di lui, coinvolgendo anche Bruto, nonostante le sue riserve personali.

  3. Come reagisce il popolo al discorso di Antonio dopo l'assassinio di Cesare?
  4. Il discorso di Antonio, che tocca profondamente il sentimento popolare, riesce a ribaltare la situazione, facendo sì che il popolo si schieri dalla sua parte contro i congiurati, mentre il discorso di Bruto non suscita alcuna emozione.

  5. Qual è l'esito della fuga dei congiurati dopo l'assassinio di Cesare?
  6. Dopo l'insurrezione del popolo, i congiurati sono costretti a fuggire, dando vita al governo dei triumviri (Antonio, Ottavio e Lepido) che si oppongono a Bruto e Cassio, portando a una serie di battaglie e alla morte dei congiurati.

  7. Chi è realmente il protagonista dell'opera secondo i critici?
  8. Sebbene Bruto sembri il protagonista, molti critici sostengono che il vero protagonista sia Cesare, il cui spirito permea l'opera, mentre altri vedono il cesarismo come il protagonista, contrapposto all'idea repubblicana.

  9. Qual è la struttura narrativa della tragedia?
  10. La tragedia si divide in due parti: la prima culmina con l'assassinio di Cesare, mentre la seconda si conclude con il suicidio dei congiurati, evidenziando un ritmo incalzante e la tragicità degli eventi, con un elemento comico quasi assente.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community