Concetti Chiave

  • Rimbaud scrive la "Lettera del veggente" a diciassette anni, considerata fondamentale per la letteratura contemporanea.
  • Il poeta deve diventare "veggente", usando i sensi e l'istinto per accedere a una conoscenza più profonda, oltre la ragione.
  • La "lingua universale" della poesia è l'unico mezzo per esprimere l'anima universale e il mistero dell'ignoto.
  • Rimbaud rifiuta l'arte tradizionale, proponendo una nuova letteratura che esprima un "io più autentico".
  • La sua relazione con Verlaine, segnata da passione e conflitto, culmina in un episodio di violenza e un viaggio vagabondo attraverso l'Europa.

Indice

  1. La lettera del veggente
  2. Linguaggio dell'anima universale
  3. Definizioni e concetti chiave
  4. Rimbaud e Verlaine

La lettera del veggente

Rimbaud ha solo diciassette anni quando scrive all’amico Paul Demeny la cosiddetta Lettera del veggente. Secondo molti critici, essa segna uno dei punti di partenza della letteratura contemporanea
La Lettera del veggente è un testo complesso, scritto di getto, in cui idee e intuizioni si accavallano, per allargarsi in ogni direzione. Forse è questo il senso dell’immagine del «fuoco»: suggerire che l’immaginazione brucia e divampa, e anche che il poeta – come Prometeo – dona agli uomini ciò che di più prezioso esiste, la conoscenza. Affermando che l’obiettivo del poeta è quello di divenire «veggente», Rimbaud indica che la capacità di conoscere non si ottiene mediante la ragione, ma con i sensi e l’istinto. Al di fuori di ogni regola e ragionevolezza, il poeta deve mettere in atto un «lungo, immenso e ragionato sregolarsi di tutti i sensi». Lo «sregolarsi» allude all’uso della droga, all’epoca coincidente con il consumo di oppio. L’ultimo aggettivo, «ragionato», appare però ambiguo: come può essere “ragionata” un’esperienza irrazionale? Forse, dice Rimbaud, per ascoltare il proprio io profondo anche la ragione può essere utile: la poesia dev’essere comprensibile, se vuole dare voce alla “lingua dell’anima”.

Linguaggio dell'anima universale

Nel finale Rimbaud chiede appunto che il poeta usi il linguaggio adatto a esprimere l’«anima universale» delle cose. Quest’ultima è uno spirito nascosto dietro la realtà che appare esternamente; uno spirito vicino all’«ignoto», cioè alla misteriosa verità che avvolge tutto ciò che esiste. Per dare voce all’«ignoto» e all’io profondo (all’inconscio, diremmo oggi) occorre non un ragionamento argomentato, ma la lingua universale della poesia, spontanea e pura, l’unica in grado di restituire la segreta ricchezza della realtà.

Definizioni e concetti chiave

1. veggente: un individuo che ha visioni rivelatrici, oltre la logica razionale.

2. sregolarsi di tutti i sensi: il giovane poeta auspica la vita libera dell’istinto.

3. la quintessenza: la parte più pura.

4. l’intelligenza: la capacità di comprendere.

5. rubatore di fuoco: si allude alla figura di Prometeo, che secondo la mitologia greca aveva rubato il fuoco (simbolo di conoscenza) agli dèi per donarlo agli uomini.

6. A suo carico sono: nei suoi interessi ricadono.

7. lingua … anima: oggi diremmo che questa lingua universale evocata da Rimbaud è la lingua dell’inconscio.

8. Sarebbe … universale: solo il poeta può esprimere l’infinita grandezza della vita interiore. L’anima universale, per i filosofi antichi, è una sorta di energia vitale, presente ovunque nell’universo, che dà forma e movimento a tutti gli esseri.

Rimbaud e Verlaine

Negli anni del liceo compone i primi versi, imitando Baudelaire e polemizzando con il governo, la Chiesa, la società borghese. Nel maggio 1871 scrive la celebre Lettera del veggente, in cui rifiuta l’arte tradizionale e promette una «letteratura nuova», capace di esprimere un «io più autentico».

Il testo impressiona Verlaine, il quale stringe con Rimbaud una relazione che all’epoca suscita scandalo. I due partono per un lungo viaggio-vagabondaggio, fino a che Verlaine, timoroso di essere abbandonato da Rimbaud, gli spara ferendolo a un polso. Rimbaud riprende i suoi vagabondaggi a piedi per l’Europa.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del termine "veggente" secondo Rimbaud?
  2. Rimbaud definisce il "veggente" come un individuo capace di avere visioni rivelatrici che vanno oltre la logica razionale, suggerendo che la conoscenza si ottiene attraverso i sensi e l'istinto piuttosto che mediante la ragione.

  3. Cosa intende Rimbaud con l'espressione "sregolarsi di tutti i sensi"?
  4. Con "sregolarsi di tutti i sensi", Rimbaud auspica una vita libera dall'istinto, che implica anche l'uso di sostanze come l'oppio, per raggiungere una comprensione più profonda della realtà.

  5. Qual è il ruolo della poesia nel dare voce all'«anima universale»?
  6. La poesia, secondo Rimbaud, deve utilizzare un linguaggio spontaneo e puro per esprimere l'«anima universale», che rappresenta la verità nascosta dietro la realtà apparente, permettendo di accedere all'ignoto e all'inconscio.

  7. Come si collega la figura di Prometeo alla poetica di Rimbaud?
  8. Rimbaud si riferisce a Prometeo come "rubatore di fuoco", simboleggiando il dono della conoscenza agli uomini; il poeta, come Prometeo, deve portare alla luce la quintessenza della vita interiore attraverso la sua arte.

  9. Qual è l'importanza della relazione tra Rimbaud e Verlaine nella sua vita e opera?
  10. La relazione tra Rimbaud e Verlaine è fondamentale poiché segna un periodo di intensa creatività e scandalo, influenzando profondamente la poetica di Rimbaud e portandolo a esplorare nuove forme di espressione artistica, nonostante le tensioni che culminarono in un episodio violento.

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