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L’Ermetismo


La lezione di Ungaretti

L’Ermetismo degli anni Trenta eredita dalla tradizione della lirica primonovecentesca il verso libero e l’attenzione alle motivazioni spirituali ed interiori, di tematica esistenziale. L’elaborazione di questa tendenza ha il suo centro a Firenze, nel caffé delle Giubbe Rosse come luogo di incontro e di discussione. I risultati di questa ricerca trovano uno spazio crescente nelle riviste fiorentine dell’epoca.

La “letteratura come vita”

La definizione del termine “ermetismo” risale a quando Francesco Flora pubblicò La poesia ermetica che si ferma tuttavia a considerazioni generiche e superficiali. Un’importanza più decisiva è da dare al saggio di Carlo Bo intitolato Letteratura come vita. Il testo contiene i fondamenti teorico-metodologici della poetica ermetica. Seguendo questi fondamenti, l’Ermentismo fa coincidere la poesia con la “vita”, intesa come la realtà più intima dell’uomo, al di fuori dagli atteggiamenti o pose esteriori. La letteratura è la strada più completa per la conoscenza di noi stessi, la letteratura si identifica con l’io profondo del soggetto; cerca di raggiungere le radici dell’essere, vive il rapporto esclusivo dell’individuo con sé stesso. La “letteratura come vita” significa dunque il rifiuto della storia, si colloca fuori del tempo. La parola della poesia cerca di esprimere l’inesprimibile.

Il linguaggio

Il rifiuto di ogni contatto con la storia ha delle conseguenze tecniche e pratiche. Tra queste sono da registrare la chiusura dello scrittore in un individualismo totale, la scelta di un linguaggio difficile, oscuro, arduo, al limite del’incomunicabilità. La poesia si rivolge ad un ristretto numero di persone. Lo strumento privilegiato dell’espressione è quello dell’analogia, tramite un processo che coglie realtà misteriose. Il centro su cui converge questa ricerca è costituito dalla parola che diventa evocatrice e allusiva, si carica di significati molteplici ed indefiniti, con una concentrazione fantastica. La poesia costituisce la vera e sola realtà, oltre che fonte privilegiata di conoscenza.

Il significato del termine “ermetismo” e la chiusura nei confronti della storia

Il termine “ermetismo” era destinato a diventare sinonimo di oscurità e indecifrabilità. La parola rinvia alla tradizione ermetica, dalla figura mitica di Ermete Trismegisto, che sarebbe stato l’autore, nel periodo della civiltà ellenistica, di libri magici in cui si rivelavano segreti religiosi capaci di rendere l’uomo partecipe della natura divina. In questo senso l’ermetismo diventa sinonimo di una conoscenza esoterica relativa ad una sfera di valori religiosi ed assoluti, alla quale si può ricondurre anche la tradizione orfica che concepisce la poesia come rivelazione dei misteri della vita. Proprio il rifiuto di confrontarsi con la storia diventerà un capo d’accusa contro gli ermetici.
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