Fuga dal regno degli spiriti


Lo stile di questo testo è quello del racconto popolare, ma il contenuto è un mito vero e proprio. Il mito di iniziazione che racconta la discesa di un eroe nel regno dei morti è presente nelle mitologie di tutti i popoli. La morte infatti è il “passaggio” tra questo mondo e l’”altro”.


Una discesa all’inferno è l’esperienza più montana dalla vita normale, non può essere vissuta come un’esplorazione “oggettiva” (il viaggio alla scoperta di nuove terre), ma solo nella dimensione fantastica del racconto mitologico, o, in tempi più maturi, dell’invenzione artistica.


Il giovane, che scende all’inferno per riprendere la moglie, architetta e attua un piano ben congegnato per ingannare gli spiriti. Il suo è un viaggio di formazione, egli “impara mentre fa”, mentre mette in atto la sua efficace azione salvifica. Il viaggio è anche una metafora del passaggio dall’adolescenza all’età adulta, delle prove a cui le società primitive sottopongono i giovani per saggiare – ritualmente e realisticamente – la loro maturità psichica e fisica.


Il brano è tratto da un’antologia in cui Cecilia Gatto Trocchi ha raccolto in traduzione italiana testimonianze trascritte da studiosi di folclore in varie parti del mondo in questo caso (le Isole Cook, in Polinesia). i narratori sono membri di comunità primitive che riferiscono le loro credenze tradizionali, ma il linguaggio è stato adattato, sia dal redattore sia dal traduttore, alle esigenze di una comunicazione efficace e chiara per i lettori di oggi.

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