Cap. 1 Adolescenti e autonomia
Adolescenza e compiti di sviluppo
Descrivere il processo di sviluppo adolescenziale è reso difficile dall’abitudine a fissarne semplicemente i confini temporali. L’adolescente assume nel giro di pochi mesi le fattezze biologiche definitive, ma ben più lento sarà il suo riconoscimento sociale di adulto a tutti gli effetti. Occorre quindi considerare l’adolescenza in termini di compiti di sviluppo, ovvero le sfide in cui ogni adolescente è coinvolto nel processo di conquista della propria identità, che per essere adattiva deve necessariamente essere allo stesso tempo autonoma e connessa agli altri.
Havighurst individua cinque aspetti salienti di tipo psicosociale, che coinvolgono cambiamenti emotivi, cognitivi, comportamentali e modalità d’interazione con gli altri. Tali aspetti sono l’autonomia, l’identità, l’intimità, la sessualità e il raggiungimento di un ruolo riconosciuto all’interno della società. In quest’ottica la normale fatica del divenire adulto e il superamento dei compiti di sviluppo rappresentano una possibile fonte di stress.
Perciò l’adolescenza può essere considerata come esperienza di transizione che in quanto tale può risultare estremamente complessa e fonte di disadattamento. Si tratta di un percorso prolungato e differenziato nel corso del quale l’individuo deve affrontare svariati conflitti e diverse crisi, finalizzate a costruire le differenti componenti dell’identità. I compiti di sviluppo si definiscono pertanto in rapporto all’individuo, ai suoi gruppi di riferimento, e all’ambiente sociale più vasto.
Secondo la teoria focale di Coleman, i compiti di sviluppo si presentano al soggetto seguendo una sorta di scansione naturale, in modo tale che l’investimento emotivo e l’impegno di energie si concentri su uno o su pochi per volta. La capacità di gestire con successo situazioni critiche chiama in causa sia una componente emozionale, legata ai vissuti soggettivi dell’esperienza, sia una componente cognitiva, legata all’adeguatezza delle mappe o degli schemi mentali utili per interpretare una situazione complessa, sia una componente strategica intesa come attivazione di comportamenti specifici finalizzati alla risoluzione del problema.
Il fronteggiamento di un compito è un’esperienza impegnativa, un’occasione di sperimentazione di sé e delle proprie competenze; come tale costituisce un evento stressante che rende l’adolescente più vulnerabile e lo espone a potenziali esperienze di crisi. Il disagio adolescenziale quindi non è altro che una fase di passaggio obbligatorio per il superamento dei compiti di sviluppo.
I fattori che caratterizzano le modalità con cui si presentano i vari compiti di sviluppo e che determinano le risposte comportamentali e psicologiche dei soggetti sono: la specificità del momento in cui il compito si colloca lungo il percorso di crescita, l’interpretazione che l’adolescente attribuisce alla qualità del compito e il significato a esso socialmente attribuito, il bagaglio di risorse personali disponibili e la rete di supporto sociale a cui il ragazzo può fare riferimento. In quest’ottica è possibile descrivere l’adolescente come protagonista attivo del proprio processo di crescita: un soggetto impegnato a coordinare i riscontri che gli vengono inviati come risposta alle sue capacità di gestire situazioni critiche e a utilizzare tali informazioni su di sé come elementi attorno cui costruire la propria identità adulta.
Le trasformazioni somatiche e gli aspetti psicologici a esse correlati
Occorre soffermarsi su come vengono vissute dall’adolescente, le trasformazioni dello stato morfologico e funzionale che lo coinvolgono, cioè come esse vengono percepite e valutate. Man mano che il corpo matura sessualmente, si sviluppa anche l’identità sessuale. Lo sviluppo delle caratteristiche sessuali porta a una ristrutturazione profonda del proprio ruolo in funzione della dicotomia maschile/femminile. Ogni società veicola norme comportamentali, credenze e aspettative, differenziate in funzione del genere e pertinenti ai differenti ruoli che gli adolescenti di entrambi i sessi dovrebbero tenere per confermare l’appartenenza al proprio genere biologico. La costruzione dell’identità sessuale diventa uno dei compiti evolutivi primari dell’adolescenza.
I cambiamenti cognitivi e sociali
Durante l’adolescenza l’individuo sviluppa la capacità di ragionare in termini proposizionali, diviene, in altre parole, capace di trattare problemi astratti, di basarsi su ipotesi, su relazioni logiche, senza preoccuparsi dei rapporti con la realtà: è in grado di impiegare la logica formale. Egli rivela ora un pensiero di tipo “ipotetico-deduttivo” perché opera su premesse non fattuali, ma puramente ipotetiche: il possibile diventa più pregnante del reale. L’adolescente quindi inizierà a ragionare attraverso la simbolizzazione e non soltanto attraverso la manipolazione degli oggetti. Adesso può pensare cose non osservabili e fatti non direttamente vissuti, allargando il proprio orizzonte sull’asse del reale-irreale.
Il futuro assume per la prima volta un’importanza rilevante. I ragazzi sono in grado di pianificare le scelte importanti della propria vita, di esprimere preferenze e compiere azioni concrete che avranno delle ripercussioni negli anni successivi. L’adolescente diviene adesso capace di autoriflessione capace di ragionare su se stesso in quanto oggetto di riflessione e in tal senso ha la necessità di trovare un filo logico in cui potersi riconoscere che possa mettere in relazione le esperienze del passato, l’attualità del presente e i progetti del futuro.
La costruzione dell’identità
Possiamo individuare due modelli principali relativi alla costruzione dell’identità: quello classico più teorico di Erikson e quello più empirico di Marcia. Erikson definisce la costruzione dell’identità come un processo attraverso cui l’adolescente s’impegna a trovare un proprio stile di vita e a instaurare relazioni stabili all’interno dell’ambiente sociale. Uno sviluppo adattivo prevede che gli adolescenti trovino la propria identità ripudiando alcuni dei valori condivisi dai genitori e dalla società accettandone altri.
L’acquisizione dell’identità implica un conflitto profondo per la persona e si realizza dalla pubertà alla prima età adulta, nella fase di vita individuale in cui le caratteristiche personali si confrontano con le istanze sociali. Per crisi d’identità si intende il tentativo di superamento della confusione e dell’ambivalenza, per approdare a un’identità stabile coerente e separata dagli altri. Compito dell’adolescente è quello di acquisire un senso stabile d’identità, integrato con la consapevolezza dei tratti caratteristici della propria individualità, dei propri obiettivi e delle proprie potenzialità.
L’individuo trova la sua completezza soltanto nel momento in cui può mettere in gioco ciò che è diventato, quando cioè la relazione con l’altro non costituisce un pericolo per la propria integrità. Entrare nel periodo adolescenziale significa mettere in discussione molte certezze consolidate, infatti, risulta importante raggiungere una nuova stabilità e continuità personale necessarie per poter prendere decisioni consapevoli sulla propria vita futura. Affinché l’identità inizi a formarsi è necessario che l’individuo sia a conoscenza del modo in cui gli altri che sono attorno a lui lo giudicano.
La ricerca del proprio significato si accompagna alla ricerca di nuove figure con cui identificarsi prime fra tutti i componenti del gruppo dei coetanei, perciò diviene fondamentale la possibilità di istaurare relazioni paritarie. Gli adolescenti avvertono l’estrema esigenza di doversi ribellare ai valori e agli ideali del proprio gruppo di appartenenza, per questo si parla di crisi normative, fasi caratterizzate da normali conflitti superabili, e contraddistinte dall’ansia di dover affrontare nuovi impegni e nuove situazioni.
Marcia considera gli impegni come gli indicatori comportamentali di una struttura sottostante l’identità, essi si riferiscono oltre che alla definizione di sé, anche al riconoscimento di tale definizione da parte degli altri. Gli impegni scelti dopo un periodo di esplorazione e sperimentazione tra le alternative tendono a essere più flessibili e adattivi di quelli assegnati, imposti cioè dagli altri significativi nel proprio contesto di vita.
Scegliere autonomamente l’ambito in cui ci si vuole impegnare, riflette l’interiorizzazione dei processi di autoregolazione e rappresenta una modalità più matura di funzionamento psicosociale. Lo sviluppo dell’identità può essere visto come il complesso dei cambiamenti nella forza e nella qualità degli impegni. Impegni forti sono correlati positivamente a buone capacità decisionali e a strategie di coping focalizzate sul problema e negativamente alla tendenza a rinviare, a razionalizzare, a perseguire molteplici direzioni, a sperimentare sensazioni di panico predecisionale.
Marcia definisce l’identità come quel sentimento coerente del proprio significato, riconosciuto tale sia da se stessi che dagli altri: l’adolescenza è un periodo in cui i giovani esperiscono una crisi d’identità che può essere considerata risolta soltanto nel momento in cui hanno la possibilità di fare scelte impegnative per il proprio futuro, in una molteplicità di ambiti.
Per Marcia esistono due processi fondamentali che definiscono la strutturazione della propria individualità: crisi o esplorazione che descrive il processo di sperimentazione dell’adolescente sulle questioni importanti della propria vita, e impegno, ovvero la capacità di scelta di una tra le varie possibilità che l’adolescente sente come disponibili nei domini fondamentali della propria vita. Sulla base di questi due processi si definiscono quattro stati dell’identità: acquisizione dell’identità e moratorium (stati positivi), blocco dell’identità e diffusione dell’identità (stati negativi).
Chi si trova nello stato di acquisizione dell’identità ha esplorato le possibili alternative in diversi domini personali e sociali e sulla scorta di ciò ha preso impegni seri seppur non definitivi. Chi si trova nello stato di moratorium sta ancora esplorando le possibili alternative ma non ha ancora assunto nessun impegno importante negli ambiti fondamentali della propria vita. Chi si trova nello stato di blocco dell’identità è profondamente impegnato in uno o diversi domini fondamentali ma è giunto a ciò esplorando alcune delle alternative possibili.
Chi si trova nello stato di diffusione dell’identità non tenta esplorazioni né tantomeno si impegna seriamente in scelte importanti. Gli adolescenti che hanno terminato un processo di costruzione d’identità sulla base di un progetto caratterizzato dal percorso di esplorazione-impegno, sono caratterizzati da un più adattivo sviluppo personale, flessibilità di pensiero, indipendenza emotiva e buona immagine di sé. Al contrario, chi si scosta da questo percorso, costruisce una propria identità potenzialmente disadattiva, mostrando idee stereotipate e tendono a scelte consigliate da altri e disimpegno completo nei confronti delle istanze psicologiche e sociali tipiche dell’adolescenza.
Lo sviluppo del sé
Il sé rappresenta l’origine del comportamento e delle rappresentazioni cognitive che l’adolescente sviluppa a proposito di tutti gli oggetti significativi che compongono il proprio campo percettivo, il nucleo intorno al quale si organizzano gli scopi e i piani di azione dell’individuo. L’adolescente è in grado di provare una crescente consapevolezza della propria identità, di formulare valutazioni, di confrontarsi con giudizi altrui, di differenziare il sé reale dal sé possibile, di riflettere quindi su concetti come realtà, possibilità e vincoli per ciò che riguarda la propria persona e il suo futuro.
L’immagine di sé consiste nella descrizione di sé fornita dall’individuo è l’aspetto autocosciente dell’identità, essa regola l’autostima, l’autoefficacia, l’aspettativa di essere accolto e apprezzato dagli altri, la soddisfazione di sé. Con l’adolescenza inizia ad emergere una rappresentazione del sé basata su aspetti interiori che rappresentano astrazioni inerenti il sé, come rimandato dagli altri, sotto forma di convinzioni, speranze, emozioni e motivazioni. Lo sviluppo cognitivo adolescenziale comporta una maggiore conoscenza sia della propria interiorità sia di quella degli altri, immaginandosi negli stati interni e nelle situazioni vissute dagli altri.
Il gruppo dei pari e la scuola
Anche il gruppo dei pari riveste un ruolo importante durante l’adolescenza poiché in questa fase aumenta il bisogno di intensificare il rapporto con entità sociali diverse della famiglia. Lo spostamento dalle relazioni familiari a quelle amicali è alla base del processo di modificazione del sistema di sé vissuto dall’adolescente. L’identificazione dei ragazzi con il gruppo dei pari non avviene a discapito delle relazioni con i genitori. La famiglia e gli amici hanno entrambi un’influenza rilevante nelle modalità con cui il soggetto affronta gli eventi della vita, perché soddisfano bisogni diversi: i genitori forniscono una guida e un luogo per discutere di problemi legati al futuro; il gruppo dei pari garantisce la condivisione dei compiti di sviluppo tipici del periodo adolescenziale e fornisce il contesto in cui sperimentare il comportamento adulto.
Il gruppo dei pari è descritto come un laboratorio sociale nel quale l’adolescente sperimenta scelte e comportamenti autonomi, esplora nuovi spazi, al di là del controllo degli adulti, osservando così le strategie utilizzate dagli altri per risolvere i problemi e allo stesso tempo verifica gli effetti di tali comportamenti. Il gruppo dei pari si presenta quindi come un sostegno strumentale ed emotivo in grado di influenzare la costruzione della propria reputazione e della propria visibilità sociale.
Allo stesso modo la scuola rappresenta un’altra agenzia di socializzazione importante nell’adolescenza, favorendo l’incontro dei ragazzi tra loro e con gli adulti. La scuola è uno specchio strutturato e strutturante all’interno del quale l’adolescente impara a valutare ciò che sa e ciò che non sa, ciò che può apprendere o che non apprenderà mai. Attraverso la presa di coscienza dei propri limiti e delle proprie risorse giunge a definire se stesso e il proprio futuro.
Prime esperienze lavorative
Il rapporto tra adolescenza e lavoro fornisce all’individuo un’opportunità maggiore di sviluppo personale e sociale. Vi è un legame tra l’esperienza lavorativa e lo sviluppo della capacità di impegnarsi nei compiti assegnati, di atteggiamenti positivi verso il lavoro e l’assunzione di responsabilità personali. Bisogna mettere in relazione i costi e i benefici dell’attività lavorativa con l’opportunità di apprendimento, la possibilità di mantenere una propria indipendenza e la qualità e la quantità d’interazioni sociali significative anche all’esterno dell’ambiente occupazionale.
Tutto ciò contribuisce a rendere particolarmente stressante e rischiosa l’attività lavorativa, poiché un effetto potrebbe essere quello di divenire precocemente adulto interrompendo così il normale processo di sviluppo. L’incremento esponenziale delle tipologie di contratto a termine fa sì che i giovani sperimentino vie d’accesso precarie al mondo del lavoro al punto da creare un disancoramento fra i concetti di posto di lavoro e sviluppo della propria autonomia. La cronica perdita di fiducia nella capacità di trovare il supporto economico alle proprie esigenze di autonomia sta minando alla base le fondamenta delle società occidentali, poiché si passa rapidamente dalla precarietà alla disoccupazione.
Il complementare fenomeno psicologico di questo dato economico-sociale è la frustrazione dei desideri di affrancamento dalle famiglie di origine dei membri delle nuove generazioni.
Cap. 2 Autonomia (o autonomie) in adolescenza
Autonomia in adolescenza: definizione e contesti di sviluppo
Uno dei principali compiti evolutivi dell’adolescente è considerato la capacità di gestire da sé la propria vita attraverso il perseguire di scelte adattive; sia i genitori che i coetanei sono implicati in questo processo che comporta lo sviluppo di un senso di autocontrollo, responsabilità, indipendenza e capacità decisionale. Tutte queste abilità insieme possono essere definite autonomia, che si riferisce alla capacità di pensare, prendere decisioni e agire senza la necessità di una guida esterna, siano essi i genitori o i pari. Diventare autonomo è un’evoluzione che comporta, da parte dell’individuo, lo sviluppo di abilità previsionali e d’ipotesi progettuali proprie.
Crittenden definisce l’autonomia come la capacità dell’essere umano di comportarsi in maniera responsabile e di decidere riguardo alla propria vita. Lo sviluppo del comportamento autonomo ha inizio durante l’infanzia. Per Erikson, i bambini tentano di stabilire un senso di autonomia e indipendenza nel momento in cui iniziano ad esplorare l’ambiente e sentono il bisogno di agire in base ai propri desideri.
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