PREMESSA
La Geistesgeschichte (sostituzione del dettaglio e del particolare con un ideale scientifico che coglie
il senso di uno stile, un autore…) nasce dall’indirizzo interpretativo, nello studio della letteratura
tedesca, che porta a sintetizzare il sapere filologico e quello storico-critico. La Geistesgeschichte
riconosce nella ‘storia’ e nello ‘spirito’ l’esito di un cammino che libera l’uomo dalla necessità
naturale. Il concetto di natura non viene rigettato o abbandonato, anzi, il suo unirsi alla storia
porterà la letteratura tedesca al suo periodo aureo (1700-1830).
LA GOETHEZEIT
Goethe da importanza al simbolo, poiché egli vede in esso il fenomeno trasformato in idea e l’idea
in immagine. Il simbolo consente di cogliere l’infinitezza della realtà. Lo scrittore riconosce,
rispetto all’intelletto umanistico, la superiorità della facoltà della ragione che esprime la
partecipazione dell’uomo all’elemento divino presente nella natura.
Natura e forma, natura e idea, sono i poli dialettici all’interno dei quali il simbolo assume in Goethe
le sembianze di una diversa comprensione della storia. Egli vede la possibilità di comprensione di
un senso storico nel connubio tra filosofia della natura-idealismo-umanesimo e classicità. Al legame
fra arte, poesia e filosofia nel periodo che va dal 1770 al 1830 viene dato il nome di Goethezeit ed è
su questo periodo che si concentra la riflessione di Korff, il quale afferma che “ con la parola
magica Goethe noi evochiamo qualcosa di più dell’immagine di un singolo uomo”.
CAP. I
Korff sottolinea come il significato della storia della letteratura derivi dal fatto che le produzioni
letterarie hanno come tema portante l’uomo e, tra queste, la poesia offre un’immagine dell’uomo
nel suo aspetto interiore e una rappresentazione dell’uomo dal punto di vista dell’ideale umano del
momento. Pertanto la storia della poesia risulta essere la storia dell’uomo colto nella sua interiorità.
Korff nel testo originale usa vari appellativi per riferirsi all’Umanità, concetto che ad esempio con
la parola Humanitat rievoca il concetto dell’Humanitas classico ( mentre gli altri indicano un
insieme di individui). Korff stesso specifica che il concetto di Umanità abbia due significati:
indicare un ‘tipo di umanità’ e un ‘ideale umano’ di un determinato periodo (non si tratta di
‘mentalità’ in quanto quest’ultima indica solo un tipo di spiritualità del momento). Umanità non
indica solo ‘un tipo di esistenza’ ma ‘un tipo di dovere’ da compiere, quindi questo concetto assume
significato non aprioristicamente ma dallo scorrere della storia attraverso di esso.
Guardando all’ideale di Umanità classico-tedesco, esso è il risultato della collaborazione di contesti
culturali europei a partire dal Rinascimento. Il movimento che ha dato vita all’ideale tedesco di
Umanità infatti ebbe origine con il rinascimento italiano per poi essere trasformato nella Riforma
tedesca: passa in Inghilterra e in Francia attraverso l’Illuminismo.
Pertanto Korff definisce ‘umanesimo’ un movimento dello spirito occidentale che va dal
rinascimento alla classicità tedesca, dal Dante al Goethe, dandone un’accezione più ampia della sua
connotazione storica. Infatti per umanesimo si intende solitamente quella parte del rinascimento che
va dal XIV al XVI sec, però poiché gli storici parlando anche di un neoumanesimo tedesco del
XVIII secolo (lo spirito della poesia classica tedesca) significa che vi è un legame che unisce i ‘due
umanesimi’ e quindi si può proporre una nuova definizione dell’Umanesimo, quale: <<il grande
movimento spirituale della cultura occidentale che va dal XV al XVIII secolo il cui significato e
simbolo è costituito dall’ideale di Umanità>>.
Così come il concetto di umanesimo è legato all’antichità, così lo è quello di umanità. Infatti erro è
sorto ai tempi di Cicerone dove significava un ideale di vita romano che andava a riprendere quello
dell’età ellenistica. I greci, in verità, non avvertivano questo ideale poiché era insito nel loro modo
di vivere (loro ‘vivevano da greci) però i romani si avvertivano lontani dalla grandezza interiore dei
greci e quindi la loro condotta è stata vista come un ideale umano e lo hanno reso oggetto di culto.
L’ Umanità quindi diventava l’essenza di quell’umanità acculturata che mediante l’immagine del
greco colto si opponeva al romano meno dotato di cultura. Cicerone teorizzò quindi quello cui il
romano aspirava, ovvero vide l’Umanità come ciò che l’uomo deve essere per realizzare l’dea più
alta di se stesso. L’umanità è il perfezionamento della parte migliore dell’io e questa è l’io
spirituale; non è solo l’insieme di nobili valori ma la cura degli interessi spirituali cioè la cultura
letteraria. E se l’umanità è ‘cultura dell’uomo’, questa cultura è una cultura intellettuale (infatti il
Ginnasio umanistico era originariamente finalizzato a promuovere la cultura di stampo
intellettuale).L’ideale ciceroniano è quello di una personalità resa pura e nobile dalla cultura (ideale
dell’uomo di cultura greco-romana). L’ideale di Umanità come del romano grecizzato è quello
dell’uomo del rinascimento dotato di formazione umanistica, tuttavia solo l’ideale di Umanità
rinascimentale ha dato origine a un’epoca della storia universale poiché a quello di Cicerone
mancava un significato particolare che invece sarà indispensabile per l’umanesimo tardo: il
cristianesimo.
Con il cristianesimo infatti si ebbe una concezione e una valutazione della vita completamente
nuova: esso ha sconfitto spiritualmente l’antichità greco-romana trasferendo il senso della vita
dall’al di qua’ all’ ‘aldilà’ presentando una dimensione di eterna beatitudine (così la vita terrena non
si mostrava che come un superamento del mondo). Korff però ci ricorda che un possibile anello di
congiunzione tra il paganesimo greco e il cristianesimo risiede nella figura del saggio, ovvero colui
che, con lo stoicismo, per preservare la quiete dell’anima, si astiene ai momentanei stimoli e
arricchimenti della vita. Tuttavia solo con il cristianesimo si ha l’idea della salvezza dell’anima
nell’aldilà; compare una coppia di idee inseparabili, ovvero la superiorità naturale del principio di
male e di bene e quella della salvezza possibile solo in modo soprannaturale (la Grazia di Dio). Se
l’uomo greco confida nella propria forza (c’è una fede nell’uomo), l’uomo cristiano crede al suo
limite e si affida a Dio. L’uomo greco è il primo stadio degli dei, è il dio colto nel suo divenire,
quindi per natura è indirizzato verso l’alto. Nella concezione cristiana invece l’uomo è per natura
corrotto perché macchiato dal peccato originale e l’uomo non può salvarsi da solo. Si vide l’uomo
non come l’essere più mirabile ma come il più fragile del mondo. Questa concezione così diversa
prese piede e si diffuse poiché questa diffidenza nella forza umana era un risultato dell’esperienza
umana stessa: l’uomo della tarda antichità si sentiva debole, malvagio, bisognoso di redenzione,
stava vivendo la decadenza del mondo antico che si ebbe con la diffusione del cristianesimo. La
dottrina cristiana fu abbracciata dalle varie popolazioni, alcune delle quali la fusero con quella
autoctona: ad esempio in Germania le prime raffigurazioni del vangelo ci appaiono buffe ma
evidenziano la difficoltà di presentare un’ideale di vista umile ad una popolazione prettamente
dedita alla guerra. Inoltre, l’ideale cavalleresco cristiano vede la fusione della dottrina cristiana
antica (ostile al mondo) alla gioia di vivere verso il mondo (proprio di un popolo in ascesa di
sviluppo).
Lo spirito tedesco visse interiormente una lotta contro questa religione che aveva distrutto i propri
ancestrali ideali. Per Korff il medioevo tedesco fu tragico perché rappresenta l’opposizione di un
popolo ad una vita estranea, impostagli dall’esterno. L’uomo tedesco ha incamerato il cristianesimo
per poi farne una religione propria e questo tentativo di liberazione dal cristianesimo attraverso una
sua tedeschizzazione si evince nella mistica tedesca e nella Riforma.
Similmente, il Rinascimento rappresenta il tentativo di liberarsi dall’oscuramento cristiano del
mondo mediante un proprio ideale di vita; tale ideale riconduce il senso dell’esistenza non ad una
dimensione metafisica dopo la morte ma ad un accrescimento della forma di vita durante la sua
esistenza terrena (il senso della vita diventa la vita stessa). L’ideale di Umanità diventa quindi la
protesta contro il sentimento cristiano dell’impotenza umana e della grazia divina. Esso ritiene
l’uomo capace di tutto, l’Umanità diventa il culto dell’uomo.
L’imporsi di questa concezione si ha a seguito di una distruzione dell’intera concezione cristiana del
mondo operata dall’Illuminismo europeo occidentale ( momento anticlericale). L’umanesimo qui si
identifica come la storia dello sviluppo dell’ideale di umanità durante la storia della dissoluzione
dell’ideale di vita cristiano.
Le lotte contro il cristianesimo sono state prodotte dall’inconciliabilità dell’ideale cristiano e le
necessità sempre maggiori dell’uomo moderno. Con il trionfo in Inghilterra e Francia
dell’Illuminismo si assiste al trionfo di una cultura mondana che combatteva quella teologica.
L’illuminismo si rapporta al rinascimento come fece la classicità tedesca nei confronti dello Sturm
und Drang: da una disciplina alle energie vitali liberatesi nel Rinascimento.l’uomo dell’illuminismo
crede nella scienza matematica della natura fondando l’Umanità sulla felicità terrena e non sulla
beatitudine eterna. Più si diffonde l’illuminismo e più prende piede il problema della felicità
dell’uomo. Il benessere materiale, la libertà politica, la posizione sociale, la salute fisica…questo
doveva assicurare la felicità all’uomo.
Per quanto riguarda lo spirito tedesco, questi aveva si vissuto la Riforma ma da essa la concezione
cristiana della vita ne era uscita rafforzata. Il cristianesimo aveva infuso nei tedeschi uno spirito
nuovo che trovò forma nel pietismo. Il pietismo, pur mascherato da cristianesimo, fu un precursore
del soggettivismo (lo spirito tedesco condusse la storia dell’umanesimo oltre la sua fase
illuministica con la trasformazione dell’umanesimo in soggettivismo).
L’umanesimo rappresentò un movimento contro ogni fine metafisico della vita e poggiò sulla fisica
e sulla matematica. Solo con la scienza della natura esso si impose contro la Chiesa.
La vera storia dello spirito moderno sta proprio nell’interazione tra umanesimo e scienza della
natura; il nucleo centrale di questa storia si scinde in due fasi: ‘illuminismo’ e ‘idealismo tedesco’.
Korff ci fa notare come la scienza della natura abbia influenzato quella dell’uomo: se l’uomo viene
rappresentato con le categorie della scienza meccanicistica della natura allora diviene oggetto.
L’uomo appare un insieme di forze fisiche e psichiche in lotta tra loro e porle in equilibrio è il
compito dell’uomo di cultura. Ciò che conta è condurre l’uomo ad un maximum prefissato, ovvero
un momento di godimento (che sia un piacere materiale o non).
L’idealismo tedesco consiste nel rovesciamento del rapporto tra umanesimo e scienza della natura.
Al posto di un umanesimo definito in senso scientifico-naturalistico si ha una concezione della
natura in senso umanistico. Si inizia con il sentimento della natura in Goethe per chiudere con la
filosofia della natura di Shelling.
Come sia possibile ciò? Tramite il soggettivismo. Infatti il soggettivismo porta l’uomo a non voler
essere concepito attraverso le forme di comprensione della scienza matematica della natura. L’uomo
non si sente più oggetto bensì soggetto (quindi non un oggetto creato bensì un creatore). Si sviluppa
così una nuova idea di Umanità e questa nuova concezione si diffonde nell’arte, nella poesia, nella
filosofia per opera del neoumanesimo emerso con lo Sturm und Drang. In questo momento l’ideale
più alto è il genio, ovvero l’uomo-soggetto che si sentiva libero da qualsiasi legge. Il vero segno
distintivo dell’Umanità era vedere l’uomo come creatore.
Lo spirito tedesco si liberò dell’ideale di vita cristiano per vestirne uno sia mondano che non
materialistico.
CAP. II
Se il cristianesimo aveva scisso anima e corpo, il concetto posteriore di Umanità li aveva riunificati
nel culto dell’uomo nella sua interezza. Korff distingue l’ideale di Umanità italiano e anglo-francese
da quello tedesco poiché quest’ultimo è caratterizzato dal soggettivismo (l’Umanità tedesca è la
forma soggettivistica dell’ideale europeo di Umanità).
Per il soggettivismo Umanità significa il suo contrario, ovvero non ‘insieme’ ma ‘individualità’. Il
movimento dello Sturm und Drang è l’esaltazione del sentimento della particolarità, dell’originalità
(è l’irrompere del sentimento tedesco di Umanità). Il soggetto è l’individuo conscio del proprio
valore e della peculiarità del proprio carattere non in senso morale ma naturale. Se l’Umanità
dell’illuminismo rappresentava l’uomo spoglio della sua irrazionalità, di ciò che in lui era selvaggio
e particolare, l’Umanità del soggettivismo era invece l’essenza inesauribile delle potenzialità umane
che possono manifestarsi nell’uomo un po’ alla volta: è la pienezza che l’uomo, carico di forza
vitale, sente in sé come il più grande impulso che muove il suo agire.
Nella concezione scientifico-naturalistica dell’illuminismo, l’uomo appare un sistema di elementi la
cui particolarità si fonda solo su relazioni quantitative (mentre in un individuo una certa sensibilità è
unita ad un certo intelletto, in un altro la relazione è differente). Il compito della cultura umana era
quindi quella di normalizzare le attitudini per trasformare l’uomo di natura in uomo di cultura.
Per il soggettivismo invece l’uomo è governato dall’interno e vivendo deve evolversi per
raggiungere il maximum del suo valore. Ciò che permise di superare l’ideale di Umanità scientifico-
naturalistico dell’Illuminismo fu il fatto che per una nuova generazione l’essenza della vita divenne
un’esperienza profondissima. L’Umanità dell’illuminismo manifestava il proprio valore nella
razionalità, invece la vita come predisposizione naturale dell’uomo, l’individualità, è irrazionale e
sfugge ai concetti della ragione. Cambia il concetto di vita accettando che essa e le sue
manifestazioni individuali devono essere considerate preziose perché la vita ha un valore divino ed
in ogni individualità vi è una manifestazione del divino.
In tal modo si intende Dio stesso come vita: questo è alla base dell’idealismo tedesco, il
superamento dello spirito meccanicistico/materialistico dell’Illuminismo mediante una rinascita
della religione che non era quella cristiana ma che divinizza il mondo e mette insieme Dio - mondo,
anima-corpo, considerando il mondo come simbolo del divino (religione monistica e panteistica).
Per questo motivo nell’epoca della letteratura classica tedesca assumono un forte significato il
simbolo e l’interpretazione simbolica.. questa nuova religione è nata dallo spirito della poesia
poiché la poesia per sua natura è proprio la trasfigurazione simbolica del mondo. Dall’essenza del
simbolo si possono individuare due tendenze:
-una realistica individualistica, che nasce dalla gioia per le forme del mondo divino e venera la
manifestazione reale del divino
- una idealistica, che si concentra sul significato metafisico che si manifesta in essa.
L’epoca classico romantica della letteratura tedesca presenta entrambe le forme. Pertanto, possiamo
individuare il primo romanticismo come la tendenza rivolta verso il divino e il mondo poetico di
Goethe come quella rivolta al mondo.
Tutte le figure poetiche della storia della letteratura tedesca come prime manifestazioni dello spirito
dello Sturm und Drang( Prometeo, Werther e Faust) trovano origine nel nuovo sentimento del
soggetto. Il giovane Goethe ha dato forma in queste figure alla propria interiorità e dimostra di
assimilare non le nuove teoria sulla natura umana bensì un nuovo sentimento della vita. Il fattore
decisivo in questo nuovo sentimento della vita è che l’uomo percepisce se stesso come soggetto,
come colui che porta a compimento il proprio destino; l’uomo vive l’impulso a sviluppare in sé
qualcosa di unico e per questo prezioso.
Lo Sturm und Drang vede dolore e piacere come aspetti non opposti ma forme diverse della vita.
Entrambi hanno un’impronta positiva perché nascono dall’impulso esperire la vita fino in fondo. La
nuova destinazione per l’uomo non è quella di raggiungere un maximum di piacere bensì un
maximum di forza creatrice(impegnata cioè a realizzare la vita). La forma più alta di forza creativa
è il
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