Estratto del documento

Come scrivere la storia

Con il termine storia designiamo una pluralità di azioni e di concetti. Come sosteneva Erodoto, è un “genere letterario” che deve presentare un racconto vero e non frutto di fantasia: è l’esposizione di un'inchiesta che riguarda eventi umani importanti. In accordo con Marc Bloch, lo storico è colui che si occupa di quei fatti compiuti dall’uomo e ne preserva il ricordo. Ci sono azioni ed imprese grandiose che potrebbero perdersi per sempre se qualcuno non tentasse di perpetuarne il riflesso, di immetterle nella memoria di una comunità che si riconosce in esse. La storia cerca soprattutto di capire le ragioni, le cause, le responsabilità, persino le colpe di eventi che hanno sconvolto e trasformato il proprio tempo.

Molti pensano che la storia si trovi nei libri, pronta per essere assorbita in maniera statica e meccanica: sarebbe così una “storia-cumulo” di fatti umani, ma si tratta invece di una “storia-indagine”, pignola e capziosa. La storia che leggiamo è un’attività comunque già svolta, pubblicata e divulgata, “raccontata” per preservare alcuni fatti e fornire loro un senso. La storia è una disciplina che si fa, e talvolta ci si trova a leggerla soltanto per sapere ciò che altri hanno fatto inseguendo tracce di ogni tipo. Un libro di storia è un insieme di atti che si manifestano come solidi monumenti visti soltanto a posteriori.

La natura della ricerca storica: i documenti

La storia si occupa di eventi, ma stabilisce e conosce fatti. Lo storico si occupa di ciò che è accaduto nel passato in modo indiretto, inseguendo tracce e da queste ricostruendo un’immagine di ciò che è successo, selezionando ed ordinando gli argomenti per trovare un significato. L’evento ha una pluralità infinita di contenuti e sfumature che nel realizzarsi sfuggono alla possibilità di esser compresi e riprodotti nella loro globalità.

Non sono gli eventi che possiamo conoscere, bensì il rapporto fra questi e le tracce lasciate: esso è stabilito da un osservatore e determina quelli che chiamiamo fatti storici. La storia è un dato naturale che precede chi se ne occupa o ne osserva gli sviluppi, come se si trattasse di una statua o, come sosteneva Luciano di Samosata nel 11 secolo d.C., un “blocco di marmo da forgiare”. Imbarazza che quei fatti sia proprio il ricercatore a stabilirli, costruirli, per timore d’un’eccessiva interferenza. Si teme, in altre parole, di perdere il passato ed una sua conoscenza oggettiva.

La storia si fa con i documenti, e spesso lo si afferma distinguendo fra documenti primari e secondari, segnalando che i primi (epigrafi, monete, resti archeologici, papiri) hanno un rapporto diretto ed immediato con ciò che rappresentano, rispetto alla maggiore distanza dei secondi (opere storiche, testi letterari) dovuta alla forte mediazione di chi ce li trasmette. Non esistono documenti veramente immediati, ma soltanto segni che ci giungono in codici diversi e che comportano forme diverse di mediazione. Il segno è qualcosa che rinvia ad altro da sé e sta al posto di qualcosa che deve essere ricostruito. Il segno ci obbliga ad una traduzione ed a superare la traccia in cui ci imbattiamo. Nessuno è così ingenuo da poter pensare che il passato abbia un’energia tale da rivelarsi fuoriuscendo da un terreno.

I documenti-segni parlano soltanto a chi è in grado di poterli leggere e considerare tali. Il ruolo decisivo dello storico che fa inchiesta non consiste solo nella cosiddetta “interpretazione”, come se si trattasse di un intervento successivo di raccolta di documenti. Invero l’osservatore crea i documenti, nel senso che è soltanto lui a stabilire per che cosa e in che prospettiva un testo ha valore documentario. I documenti non diverranno i “feticci dello storico”, come se essi contengano e rivelino il passato: il ruolo essenziale di chi fa l’inchiesta non diviene arbitrio e non può certo distaccarsi dagli eventi, perché chi opera ha in mano, osserva, classifica e studia tracce che li riguardano.

La storia non è solo ricerca (historía) ma anche esposizione (apódeixis): essa è racconto di un’inchiesta, presuppone la comunicazione ad altri, un pubblico molto variegato, che può essere di colleghi o semplici curiosi. Paradossalmente senza una divulgazione scritta od orale non esiste storia. La storia è un dato culturale: senza l’intervento dello storico gli eventi che raggruppiamo sotto il titolo di “rivolta ionica” persisterebbero, ma nel loro anonimato non sarebbero mai storia, né tantomeno la “rivolta degli Ioni”.

Se la storia è un racconto, in quanto tale essa soggiace alle regole della comunicazione e dell’arte del dire, quindi in senso lato è inscritta entro la pericolosa tutela della retorica.

L’interpretazione

L’attività dello storico non nasce sempre allo stesso modo: talvolta è un segno, più o meno complesso, a sollevare questioni, il confronto mnemonico con altri testi apparentemente simili, la verifica di una prima impressione, partendo da un’idea nata in tutt’altro àmbito da quello che poi sarà considerato. Il momento in cui una ricerca tornano i conti, in cui tutto sembra quadrare, può essere anche rappresentato con una sorta di disvelamento che si genera in un attimo, ma chi ha compiuto con pazienza tutto il percorso necessario per giungere a quella conclusione sa bene che l’ultimo passo è soltanto il frutto finale di una catena.

L’interpretazione si manifesta a questo punto come un discorso pazientemente articolato fra prologo, capitoli, paragrafi ed epilogo, mettendo in evidenza un’idea chiave che è il perno su cui si regge la tesi generale. La storia è una disciplina artigianale che presuppone apprendistato ed una curiosità di sguardo non precocemente ottusa da altre passioni. Purtroppo sin dai primi passi dell’itinerario formativo, fin da bambini, si è sollecitati a parlare, ad esprimersi, prima di aver ascoltato e visto, e si è invitati a formulare idee piuttosto che a redigere un umile riassunto.

Retorica e storia: l’utilità della ricerca

La storia come genere letterario assume la sua primissima fisionomia dopo il periodo dei grandi autori greci, il V secolo a.C. di Erodoto e Tucidide, all’interno di una riflessione seria sulla sua natura rispetto ad altre forme di conoscenza. Nelle opere di Eforo di Cuma, di Teopompo di Chio e di Timeo di Taormina, si sottolineano la dignità della disciplina, la grande fatica che essa comporta, le spese che costringe a sostenere, ma soprattutto la sua distanza dalla retorica, in particolare da quella dei grandi discorsi politici di Isocrate e del suo tempo, ricchi di riferimenti agli eventi del passato ed a quelli contemporanei. I fatti del passato venivano infatti usati per dimostrare tesi che riguardavano il presente, piegati però per indicare scelte strategiche.

Il retore pensa al presente ed abusa dei fatti, li deforma e li sposta a suo piacimento, offrendone un’immagine finta che comunque colpisca lo sguardo offrendo un’impressione di verità, sfruttando la musicalità e l’armonia stesse di parole e frasi. La retorica come arte della comunicazione non è certo un demone da scacciare, bensì qualcosa con cui abbiamo quotidianamente a che fare nell’àmbito politico, ideologico, delle relazioni personali. Non solo i libri che le contengono sono costruiti con l’uso sapiente di un montaggio che tenta di persuadere della veridicità delle tesi sostenute, ma pure le singole proposizioni utilizzano ogni artificio per trasmettere una determinata ricostruzione degli eventi.

La differenza fra retorica e storia è che la seconda intende stabilire che cosa ha veramente compiuto, ad esempio, Alcibiade, mentre la prima s’interessa alle immagini, ai pensieri, ai desideri che la citazione delle imprese dello stratego può provocare nel contesto in cui esso circola. La storia si interessa di eventi realmente accaduti e di vederli così come si sono realizzati, mentre la retorica usa immagini standard che provengono dalla tradizione e le divulga per persuadere. Il problema non è mutato col tempo ed ancora oggi, per ogni ricerca, il problema più serio è quello di sfuggire alla tentazione politica, oratoria ed ideologica, ad ogni tipo di deformazione cui i fatti possono essere soggetti anche per nobili finalità.

L’impostura della storia-istantanea (instant è forse l’esempio più clamoroso della diffusione di un linguaggio oratorio che abusa dei fatti schiacciandoli e “montandoli” in una prospettiva di persuasione, disinteressandosi ovviamente alle loro dinamiche più profonde. L’attività di ricerca sul passato si occupa di rovesciare luoghi comuni, di ridare proporzioni e distanza cronologica ad avvenimenti che hanno perso la loro identità. Si afferma che lo studio del passato ci rende capaci di comprendere il presente in modo migliore, tenendo vivo il filo della tradizione, supponendo che i contemporanei abbiano radici da salvaguardare in una sorta di teca della memoria. Altri invece pensano che la conoscenza del passato, divulgata poi nelle scuole, impedisca all’uomo di ripetere le brutte azioni di cui è capace.

Lo storico dovrebbe farsi carico della conservazione del passato nella prospettiva di creare nella mentalità collettiva un deterrente a compiere e ripetere atti terribili e disumani. Lo storico desidera rivendicare l’autonomia del proprio sguardo persino dalle più nobili delle finalità sociali, avendo esperienza della loro mutevolezza e superficialità, della logica cruda del potere. La storia è un’attività cognitiva, speculativa: la consapevolezza della sua contiguità e della sua immersione nel regno della parola e delle relazioni umane non rilassa, ma acuisce l’attenzione di chi la pratica a prendere sempre, in ogni momento e luogo, le distanze da chi usa la tradizione, il passato, per imporre un proprio punto di vista, anche il più bello e alto.

Lo storico non ama sentirsi dire che cosa sia opportuno prendere in considerazione e cosa no: tagliare il campo visivo, indicare dove si debba posare lo sguardo è il modo più semplice per dominare con le parole il proprio uditorio. È possibile che una pedagogia dello sguardo e dell’udito, oltre ogni ciarliera e precoce espressione di sé, cresca cittadini ed intellettuali migliori, cioè più liberi nei loro giudizi, ed ovviamente verso ogni potere.

La verità nella ricerca storica

Gli antichi nel termine “verità” includevano la precisione e la completezza del racconto relativo ad eventi del passato e, nello stesso tempo, un’immagine fedele e vivace che in qualche modo facesse rivivere tali eventi sotto gli occhi del lettore senza cadere negli effetti speciali della retorica. È opportuno ricordare che la verità di cui si parla nell’àmbito di un’attività culturale è limitata alla sfera della conoscenza. Si può tranquillamente ammettere che la ricerca mira a stabilire nel modo più accurato possibile come si svolsero gli eventi di cui si occupa, essendo consapevole di non riuscire a restituire se non un’immagine parziale dell’accaduto.

Ciò nonostante gli storici ogni tanto si prefiggono di stabilire la “verità” di un fatto con una fede cieca nella realtà che non testimonia in alcun modo circa la serietà e la nobiltà delle loro idee. Il fatto che si definisca o meno “scienza” l’attività di ricerca sul passato non aggiunge o toglie nulla alla serietà dell’impegno critico che è necessario per la lettura dei documenti e per la loro interpretazione.

La storia degli antichi e dei moderni

Si suppone per ragioni non banali che la storia che si scrive nell’età di Internet sia profondamente diversa da quella di Erodoto e Tucidide. Diversamente da quanto pensava Momigliano, i più sono persuasi che un abisso separi quel passato dal nostro tempo, e non soltanto riguardo al nostro argomento. Gli antichi scrivevano storia in modo diverso da noi, e le loro opere ci appaiono singolari ben oltre l’ovvia diversità di disponibilità tecnologiche.

È dimostrabile tuttavia che gli storici antichi si servivano di documenti, avendo cura di scovarli, di interpretarli e di inserire i risultati di tale faticoso lavoro entro la ricostruzione degli eventi, rinunciando per lo più a dare indicazioni sulla provenienza e la natura dei testi, talvolta utilizzandoli soltanto in parte, per quanto poteva servire a sostenere una tesi già proposta. Quanto ai discorsi, luogo soltanto di un grande esercizio oratorio, gli storici sentirono l’esigenza di proporli al pubblico riscrivendoli, ma tenendo comunque conto del contesto in cui poteva sapere che quelle parole furono davvero pronunciate.

Il genere “storia” come noi lo pratichiamo ancora ai nostri giorni non nasce tra il XVIII ed il XIX secolo, ma ha radici essenziali nella storiografia greca del V secolo a.C. e prende forma nella vasta cultura oratoria degli scrittori di Storie elleniche e di Storie universali del IV secolo a.C. Chi legga con attenzione le pagine relative al metodo del primo libro delle Storie di Tucidide (1, 20-23), avverte una densità critica assai rilevante, la consapevolezza acuta degli strumenti e dei problemi che riguardano il mestiere: la ricerca accurata di fonti d’informazione, l’esame critico dei dati raccolti, la necessità dell’autopsia, ma anche la critica alle debolezze dell’occhio umano. Certamente gli antichi non ritenevano l’economia il motore della storia e per questo si disinteressarono di darci conto di molti aspetti di vita materiale, ma la scelta di altri criteri d’interpretazione della realtà non giustifica a posteriori valutazioni negative o, peggio, sprezzanti.

La geografia del mondo antico

Definizione ed origine della geografia storica

La geografia è nata e continua ancora oggi a muoversi nell’àmbito della filosofia. Come già sapevano Eratostene e Strabone, essa fornisce, infatti, un fertile terreno d’indagine e di confronto per i filosofi, i soli a possedere la molteplicità delle conoscenze richieste per questo genere di studi. Il filosofo attraverso i segni coglie lo svolgersi di un processo; dall’osservazione della realtà fenomenica muove alla comprensione delle cause che l’hanno prodotta e mira a servirsene come ammaestramento per il futuro, per contribuire alla realizzazione, ad esempio, di un’Atene ideale, governata da leggi armoniche che coinvolgano l’uomo, essenzialmente agricoltore, e la natura. L’uomo infatti viene indicato da Platone quale artefice della prosperità di Atene ed Atlantide nel passato, oltre che della rovina di quest’ultima, ed infine come possibile edificatore della futura città ideale progettata dal filosofo.

Quello della geografia storica è fin dall’inizio un discorso globale sulle trasformazioni nel tempo del rapporto vario e mutevole tra l’uomo e lo spazio terrestre. Come avverte Platone, infatti, l’uomo-artefice attua una continua riscrittura di quella superficie: coltiva, edifica, disbosca, ovvero progetta e costruisce la propria esistenza ed il proprio futuro.

Lo sviluppo in età moderna

L’attività del geografo consisteva essenzialmente nella realizzazione cartografica e pertanto la redazione della carta storica rimaneva il fine ultimo della geografia storica, raggiungibile attraverso la composizione di lessici e dizionari della toponomastica antica e moderna. La geografia storica del mondo antico rimase relegata, però, ad una funzione di supporto della storia, secondo un paradigma già diffuso nell’antichità, come testimoniano gli scritti di Polibio e Strabone, ed al quale erano state fatte ben poche eccezioni.

Si dovette attendere l’opera del fondatore della geografia moderna, Alexander von Humboldt, perché avvenisse anche il definitivo recupero di un nesso fondamentale, attorno al quale ruota il significato della geografia storica, quello del rapporto tra l’uomo e la superficie della terra, in altre parole del rapporto tra uomo ed ambiente. L’opera principale di Humboldt, Kósmos, propone un modello della natura nel quale le diverse componenti – l’uomo, con l’insieme delle sue manifestazioni culturali, e lo spazio, inteso nella sua dimensione globale – interagiscono armonicamente.

La grande stagione della geografia ottocentesca si conclude con l’opera di Friedrich Ratzel, secondo cui, lungi dall’essere armonico, il rapporto che regola le componenti del cosmo risulta dal conflitto tra l’influenza del mondo fisico, dei connotati climatici ed ambientali, ed il peso della storia sociale e culturale dell’uomo. Uomo ed ambiente, storia e natura, sono entità impegnate in un contrasto di cui il geografo coglie le innumerevoli sfaccettature e potenzialità, e nel quale l’individuo sembra subire l’influsso della natura, col prevalere della geografia sulla storia.

Rovesciando il paradigma ratzeliano, Lucien Febvre individua invece nell’uomo l’elemento determinante del rapporto, come avverte il titolo del suo scritto La terra e l’evoluzione umana. Introduzione geografica alla storia. Non di influssi ma di rapporti occorrerebbe dunque parlare. La storia prende, o riprende, così il sopravvento sulla geografia.

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 38
Riassunto esame Storia greca, prof. Cuniberti, libro consigliato Fonti per la storia antica di Roma, Gabriella Poma Pag. 1 Riassunto esame Storia greca, prof. Cuniberti, libro consigliato Fonti per la storia antica di Roma, Gabriella Poma Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Cuniberti, libro consigliato Fonti per la storia antica di Roma, Gabriella Poma Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Cuniberti, libro consigliato Fonti per la storia antica di Roma, Gabriella Poma Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Cuniberti, libro consigliato Fonti per la storia antica di Roma, Gabriella Poma Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Cuniberti, libro consigliato Fonti per la storia antica di Roma, Gabriella Poma Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Cuniberti, libro consigliato Fonti per la storia antica di Roma, Gabriella Poma Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Cuniberti, libro consigliato Fonti per la storia antica di Roma, Gabriella Poma Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Cuniberti, libro consigliato Fonti per la storia antica di Roma, Gabriella Poma Pag. 36
1 su 38
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giacometallo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Cuniberti Gianluca.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community