Estratto del documento

Shugendō: storia e organizzazione

La religione popolare giapponese e lo Shugendō

La religione popolare giapponese si basa sulla fede nei kami, nei luoghi della natura in cui essi dimorano e nei miti che li vedono protagonisti. Lo Shinto si concentra proprio sulla celebrazione dei kami dei luoghi sacri (reichi) e li considera divinità guardiane sia del villaggio (mura) che della famiglia (ie).

È da qui che nasce la tradizione di considerare sacre e spirituali alcune montagne al punto di sceglierle come meta per le proprie pratiche ascetiche e pellegrinaggi. Gli “uomini delle montagne” erano in grado di concentrare su se stessi il potere dei kami e divennero presto importanti figure che officiavano le attività religiose. Tra essi ci sono appunto gli asceti (ganja) delle sette Shingon e Tendai. Nel periodo Heian (decimo secolo), coloro i quali erano in grado di praticare questi riti e conseguivano poteri magici, erano chiamati shugenja: furono loro a formare la religione conosciuta come Shugendō.

La religione popolare basata sui kami include l’adorazione della natura. Il concetto di divino, di spirito/divinità, è strutturato su due livelli: gli spiriti e quelli introdotti dall'esterno, che conferiscono comunque potere ai primi. Inizialmente, venivano venerati solo i kami indigeni, la cui azione era manipolata attraverso diversi rituali. Tempo dopo furono introdotte nuove, potenti figure, sotto forma di Buddha, che richiedevano pratiche sciamaniche ed esoteriche per essere controllate.

Fra il dodicesimo e il tredicesimo secolo si sviluppò la teoria dell'“hongaku shisō”, secondo la quale tutte le cose erano già illuminate per natura. Tutte le cose avevano la stessa natura del Buddha, persino le piante e la terra. Anche le dottrine successive, dallo Zen alla scuola della Terra Pura, sarebbero state influenzate da questa idea.

A partire dal sedicesimo secolo, le strutture sociali del villaggio e della famiglia e persino le pratiche funerarie, presero a ruotare intorno ad “autorità” religiose, ovvero spiriti guardiani regionali, templi per officiare i funerali e fondazioni esoteriche per la cura delle malattie e l’allontanamento della sventura. Questi chierici, che praticavano orazioni magico-religiose (kajikitō), erano yamabushi, monaci buddhisti (sōryo) o sacerdoti shintoisti (kannushi). Queste figure, col tempo, cominciarono a combinarsi, finché nel 1868 il governo Meiji non ordinò una separazione tra Shinto e Buddhismo e bandì lo Shugendō. La conseguenza fu la diffusione di nuove religioni che cercavano di occupare il posto di quest'ultimo, che avrebbe riottenuto la sua indipendenza solo dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Lo studio della religione popolare si basa su due fattori. Il primo consiste nel ricercare le tracce della religione indigena anche nei tempi moderni, analizzando la cultura giapponese e i testi antichi. Importanti in questo caso sono gli studi di Takatori Masao, che si rifanno a quelli di Motoori Norinaga. Il secondo approccio si concentra sulla fede delle persone comuni, che abbraccia più tradizioni religiose, e si serve dello studio di artefatti e della poesia di opere come il Man’yōshu. Salta all’occhio, quindi, come i giapponesi abbiano assorbito più religioni, così da crearne una personalizzata che risponda alle loro esigenze.

Lo Shugendō e l’origine delle tre montagne di Kumano

I praticanti dello Shugendō ottengono poteri sovrannaturali attraverso le pratiche ascetiche sulle montagne e li utilizzano nelle loro attività magico-religiose. Lo Shugendō fu fondato su diverse montagne ritenute sacre, ma quello che sarebbe poi stato riconosciuto come ufficiale nacque nella regione di Kumano e intorno al monte Kinbu, nella regione di Yoshino. Kumano consiste in tre aree, riconosciute come le tre montagne sacre di Kumano (Kumano Sanzan). Lo Shugen di Kumano, inizialmente, era collegato al tempio Tendai Onjōji ma nel quattordicesimo secolo passò sotto il controllo dello Shōgoin e fu conosciuto come Honzanha. Il monte Kinbu era conosciuto anche come Kaneno Mitake, colle d’oro, ed era la meta preferita dei pellegrinaggi di Fujiwara no Michinaga. L’oggetto centrale di venerazione, sul monte, è il Kongō Zaō Gongen, una figura venerata anche da En no Ozunu, leggendario fondatore dello Shugendō.

Intorno al quindicesimo secolo, trentasei diversi shugenja (sendatsu) fondarono un’associazione presso le alture del Kinbu. Il secolo dopo, questi yamabushi si spostarono presso il Daigoji, a Kyoto, e furono riconosciuti come Tōzanha (branca) dello Shugendō: insieme all’Honzanha sarebbe stata una delle branche più grandi della dottrina. Esistono anche altre montagne sacre collegate allo Shugendō (il monte Katsuragi nella Prefettura di Nara, per esempio), così come ci sono numerose organizzazioni indipendenti anche oggi.

Fin dall’antichità, Kumano è considerato un luogo sacro, una sorta di “altro mondo”: nel Kojiki viene definito come il luogo di sepoltura di Izanami, una delle due divinità progenitrici. Qui vi sono inoltre tre importanti santuari: Hongū Taisha, Hayatama Taisha di Shingū e Nachi Taisha.

Il kami principale dell’Hon è Ketsumiko no Kami, la cui figura corrispondente nel panteon buddhista è Amida Nyorai. Nell’Hayatama Taisha è invece venerato Kumano Hayatama no Kami, che si crede essere venuto dal mare e collegato a Yakushi Nyorai. Per ultimo vi è, nel Nachi, Kumano Fusumi no Kami, corrispondente al Bodhisattva Senju Kannon (dalle mille braccia). A Nachi c’è anche il tempio Seigantoji, in cui si venera un’altra rappresentazione di Kannon, Nyoirin, e in epoca medievale in molti salpavano da Nachi per raggiungere i mari dell’ovest dove credevano di trovare il paradiso di Kannon.

Sembra che il kami di Kumano, in principio, fosse Shin, “il principe divino” della terra delle divinità, di origine cinese. I kami avrebbero viaggiato quindi fino a Kumano, dove sarebbero stati scoperti e onorati da un cacciatore.

Tra i vari shugenja succedutisi nel corso della storia a Kumano, vanno ricordati Eikō, addirittura considerato un bodhisattva, Jōzō e Ragyō.

Lo sviluppo delle tre montagne di Kumano

Tra gli imperatori in ritiro e negli ambienti aristocratici, i pellegrinaggi verso Kumano (Kumano mōde) divennero frequenti. L’Imperatore in ritiro Shirakawa affidò al monaco Zōyo il tempio Onjōji. All’epoca l’amministrazione del complesso del Kumano Sanzan era affidata ad una figura chiamata hokkyō, che permetteva di tenere sotto il controllo della capitale l’intera area.

I praticanti dello Shugen residenti nel Kumano Sanzan si servivano, per le loro pratiche ascetiche, di un reliquiario stretto ma lungo chiamato nagatoko, per cui anche loro presero il soprannome di nagatokoshu. I nagatokoshu dell’Hongū praticavano a Kumano e a Yoshino, ma la loro attività era concentrata intorno ai cinque templi antichi conosciuti come Nagatoko Shukurō Goryu.

Coloro che risiedevano a Shingū erano invece monaci buddhisti non sposati, sacerdoti shintoisti e uomini che ufficialmente appartenevano alla religione buddhista ma offrivano servizio presso i santuari dello Shinto.

Così come il numero dei pellegrinaggi, anche i kami venerati a Kumano crebbero di numero, diventando circa una ventina intorno al dodicesimo secolo. Erano conosciuti come Junisho Gongen (i dodici idoli di Kumano).

Alcune delle pratiche più diffuse tra gli asceti erano la consacrazione di Jinzen (kanjō), il festival del fuoco per il nuovo anno e il ritiro presso le cascate di Nachi.

La diffusione dello Shugen

La pratica dei pellegrinaggi aveva ormai contagiato tutti, dalla classe aristocratica a quella guerriera dei bushi, per cui il complesso di Kumano ricevette molte tenute (shōen) in dono. Dopo la disputa che vide protagoniste la corte del sud e quella del nord, questa donazioni diminuirono gradualmente.

Va notato come molti dei terreni ricevuti dal complesso fossero accanto a porti marittimi, quindi in posti favorevoli allo scambio di merci: fu qui che venne locato il Kumano Gongen, che divenne il centro delle attività del sendatsu di Kumano. Durante il periodo Sengoku, comunque, questi centri persero parte del loro profitto economico e la nuova fonte di guadagno divennero proprio i pellegrinaggi, quindi il “turismo”.

I pellegrini erano guidati a Kumano dal sendatsu, ed una figura chiamata oshi si occupava di venire incontro alle loro esigenze e bisogni, dalla preghiera alla sistemazione. I primi oshi fecero la loro comparsa nel 1109, ed erano gli accompagnatori degli imperatore in ritiro; quando la pratica del pellegrinaggio si diffuse anche presso la gente comune, il ruolo dell’oshi divenne prerogativa dei sacerdoti di Kumano. Il Sendatsu era anche responsabile di diverse mansioni, come i rituali di purificazione prima della partenza. Quando un sendatsu affidava il proprio cliente ad un oshi, presentava una richiesta scritta. In questo modo il sendatsu diventava un tramite tra cliente e oshi, e quest’ultimo riceveva un compenso economico ad ogni pellegrinaggio. Il ganmon, che conteneva il nome del sendatsu e del cliente, divenne un vero e proprio documento legale e, con l’era Sengoku, addirittura un diritto che poteva essere ceduto o venduto.

Ovviamente i templi vicini al mare o ad aree strategiche come quella di Yamato, godettero di maggiore prestigio e guadagno grazie a questa attività.

Vi erano diversi tipo sia di sendatsu che di oshi. Innanzitutto c’erano i sendatsu che erano da sempre stati affiliati con determinati oshi e che rappresentano comunque una minoranza. Poi c’erano i sendatsu chiamati yugyō sendatsu, che erano arrivati a Kumano soltanto dopo, sollecitando i pellegrini lungo la strada a seguirli presso l’area sacra. Al terzo tipo appartengono i zaichi sendatsu, altrimenti detti rappresentanti regionali perché sostavano in una determinata regione o tempio. Gli honzanha sendatsu, chiamati anche Shugen sendatsu, erano invece quelli affiliati con posti come Imakumano. Infine c’erano figure religiose diverse dagli altri, quali i nenbutsu-jihiri e maestri yin-yang.

Per quanto riguardava l’organizzazione dei sendatsu, ve n’erano anche di tipologie speciali. Sembra che fosse inizialmente il discepolo ad accompagnare i pellegrini a Kumano: in questo caso i sendatsu e i loro allievi erano chiamati, rispettivamente, honsendatsu e toki no sendatsu, inoltre la persona che accompagnava i pellegrini nell’area sacra era anche conosciuta come michi no sendatsu. Tempo dopo, con lo sviluppo di questo sistema e delle responsabilità che comportava, per distinguere ranghi superiori e inferiori si usavano titoli come daisendatsu e shōsendatsu. Apparvero poi famiglie in cui il titolo di sendatsu veniva tramandato di generazione in generazione: esse generalmente disponevano i loro membri in varie regioni e la prima generazione era conosciuta come konpon sendatsu. Infine, i templi ereditari e minori dello Shōgoin ricevettero la carica di rappresentanti regionali dei sendatsu, formando così la base per l’organizzazione Honzanha. Vi erano anche gruppi di asceti che si raccoglievano intorno alle aree di Kumano per organizzare poi pellegrinaggi diretti alle aree sacre. Piccoli templi secondari, dedicati soprattutto ad Hachiman e Ise, fiorirono intorno alla zona, soprattutto vicino al mare.

Le origini dell’Honzanha

Il sistema bettō perse la sua autorità nel complesso di Kumano intorno alla fine del periodo Kamakura. Da quel momento in poi, il kengyō del Sanzan otteneva ufficialmente potere politico grazie alle residenze ottenute in donazione, ed in alcuni casi poteva anche dominare sull’intera area di Kumano. La carica di kengyō spettava al grande tempio (monzeki) dell’Onjō-ji fin dai tempi di Zōyo. Nella seconda metà del quattordicesimo secolo, però, la carica passò nelle mani di Ryōyu, monaco del Jōjuin, già famoso per essere stato insignito con diverse importanti cariche.

Famosa fu anche la figura di Dōkō, del tempio Shōgoin, che nei suoi numerosi viaggi aveva incontrato e alloggiato presso i maggiori sendatsu. Nella sua vita aveva inoltre praticato numerosi pellegrinaggi, attraversando quasi tutte le montagne sacre.

A partire dalla seconda metà del sedicesimo secolo il capo dei monaci dello Shōgoin garantì lo status di nengyōji ai sendatsu locali più importanti. Questi, avevano la responsabilità di organizzare gli yamabushi residenti in una certa area e i sendatsu che avrebbero guidato i clienti a Kumano o in altri siti sacri, oltre che di occuparsi di alcune attività religiose. Lo Shōgoin riceveva parte degli introiti derivanti da queste attività. L’area controllata da un nengyōji era chiamata kasumi ed era garantita anche dal governatore locale della regione in cui essa si trovava.

Questo sistema era diverso rispetto a quello degli oshi. Questi ultimi, infatti, restavano a Kumano e ricevevano le offerte direttamente da chi visitava l’area. In pratica, se l’organizzazione del Kumano Sanzan consisteva nella relazione tra oshi e sendatsu/clienti, quella dello Shōgoin enfatizzava il controllo diretto sui sendatsu e non includeva altri soggetti.

Nel periodo Edo il capo dello Shōgoin (Kumano Sanzan kengyō) lasciò l’amministrazione generale di Kumano al Nyaku Oji (Kumano Sanzan bugyō) e alle famiglie direttamente legate allo Shōgoin. In questa maniera, l’organizzazione precedente lasciò definitivamente il posto al sistema Honzanha.

Lo Shugen nato a Kumano esercitò una grande influenza sulla religione popolare giapponese, dando finalmente un volto agli yama no kami, le divinità delle montagne. L’organizzazione Honzanha, inoltre, rispondeva perfettamente alle esigenze dei villaggi di organizzare festival religiosi, rituali e pellegrinaggi.

Lo Shugendō del monte Kinbu e l’organizzazione dei leader religiosi del Tōzan Shōdaisendatsu

Il Monte Kinbu si trova nell’area di Yoshino, ed anche monaci del calibro di Kukai e Saichō lo scelsero come sfondo per i loro riti. Shōbō, monaco Shingon, organizzò un sistema di traghetti sulle rive di Yoshino e costruì un tempio proprio sulla cima dei monti Yoshino e Sanjō. Quest’area, nel decimo secolo, prese il nome di Monte Kinbu, e vi fu fondato il Tempio del monte Kinbu.

Con l’avvenire dell’era mappō, durante la quale si pensava il mondo sarebbe finito, il monte Kinbu era considerato il posto in cui Miroku sarebbe disceso per salvare i suoi fedeli e molti aristocratici, tra cui Fujiwara no Michinaga, istituirono in questa area dei piccoli tumuli in cui seppellire dei sutra come offerta per Miroku. Il tempio era gestito dal kengyō (capo dei monaci), carica che comportava la sistemazione presso il tempio Kōfukuji e che era accompagnata dallo shikkō (amministratore), che gestiva gli affari religiosi di tutti i templi.

L’organizzazione dei templi del Kinbu consisteva nei jisō (studiosi) della setta Tendai e nei mandō (monaci normali) della setta Shingon. I primi si occupavano degli affari e dell’economia, dei servizi religiosi e dello studio; i secondi della manutenzione quotidiana delle aule. Vi erano anche monaci guerrieri pronti a difendere i terreni e i diritti del complesso.

Nel periodo Edo, l’amministrazione passò nelle mani del gakutō dai (il delegato del gakutō) ed era costituita da jisō, mandō e shasō (sacerdoti). Ciascun tempio offriva alloggio ai kidan, i monaci viaggiatori, che durante i loro spostamenti distribuivano talismani.

Dalla metà del periodo Heian fino alla fine del periodo Muromachi, molti dei templi dell’area di Yamato erano sotto l’influenza del Kōfukuji ed ospitavano jisō, gakujo (monaci studiosi) e doshu (monaci normali), oltre che qualche shugenja, i quali spesso erano anche sendatsu dell’area di Kumano.

Questi ultimi formarono un gruppo chiamato Tōzan Shōdaisendatsushu, nel quale veneravano il loro fondatore leggendario Shōbō. Nel sedicesimo secolo erano presenti in trentasei templi, per cui furono chiamati Tōzan Sanjuroku (trentasei) Shōdaisendatsushu. Essi giravano per il Paese cercando nuovi apprendisti, che sarebbero poi stati supervisionati dal kesagashira (una sorta di vice leader) e dai chōmoto (i suoi subordinati). Questa tipologia di organizzazione era chiamata kesasuji. Il proprio grado all’interno dell’organizzazione dipendeva dal numero di volte in cui si era entrati nel monte Ōmine, e la scalata partiva dai ranghi più bassi fino a quello di ōshuku, il più alto.

Molti shugenja raggiunsero le vette del Kinbu e dell’Ōmine, portando con loro la dottrina dello Shugendō.

Lo Shugendō nel periodo Edo: la setta Honzan e la setta Tōzan

Nel sedicesimo secolo il monzeki dello Shōgoin e il kengyō del Kumano Sanzan ottennero l’autorizzazione per controllare i loro rispettivi territori regionali (kasumi) continuando al tempo stesso le loro attività. Ciò scatenò le ire del Tōzan Shōdaisendatsu, che voleva mantenere il controllo diretto sui suoi apprendisti e si oppose anche alla setta Honzan. Cercando di controllare quest’ultima, lo shogunato di Edo supportò ovviamente la setta Tōzan.

Grazie allo Shugendō Hatto (la legge dello Shugendō) emanata nel 1613, lo shogun riconobbe entrambe le sette, ordinando a tutti gli shugenja erranti di entrare in una di esse e permettendo solo al Monte Hiko di restare indipendente.

La setta Honzan fondò diversi templi, alcuni costituiti da sendatsu ed altri con funzione di uffici locali per controllare i kasumi.

Nel frattempo i templi del Tōzan Shōdaisendatsushu erano scesi a dodici, per cui ora erano conosciuto come Tōzan Juni Shōdaisendatsu.

Nel diciassettesimo secolo lo shogunato di Edo creò la figura del furegashira, una sorta di messaggero tra lo jisha bugyō (il magistrato del tempio) e il capo del tempio di ciascuna setta.

Gli shugenja delle due sette si occupavano di esorcismi e di guidare i fedeli sulle montagne sacre, e presero il nome di sato shugen (shugen del villaggio).

Lo Shugendō del periodo moderno

Nel 1868, con la Restaurazione Meiji, il governo ordinò la separazione tra Shinto e Buddhismo, mettendo al bando lo Shugendō. Tuttavia, è riuscito a riottenere la sua indipendenza solo dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 31
Riassunto esame Storia della Filosofia e delle Religioni del Giappone 2, prof. Bulian, libro consigliato Shugendo, Hitoshy Pag. 1 Riassunto esame Storia della Filosofia e delle Religioni del Giappone 2, prof. Bulian, libro consigliato Shugendo, Hitoshy Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della Filosofia e delle Religioni del Giappone 2, prof. Bulian, libro consigliato Shugendo, Hitoshy Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della Filosofia e delle Religioni del Giappone 2, prof. Bulian, libro consigliato Shugendo, Hitoshy Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della Filosofia e delle Religioni del Giappone 2, prof. Bulian, libro consigliato Shugendo, Hitoshy Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della Filosofia e delle Religioni del Giappone 2, prof. Bulian, libro consigliato Shugendo, Hitoshy Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della Filosofia e delle Religioni del Giappone 2, prof. Bulian, libro consigliato Shugendo, Hitoshy Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della Filosofia e delle Religioni del Giappone 2, prof. Bulian, libro consigliato Shugendo, Hitoshy Pag. 31
1 su 31
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/22 Lingue e letterature del giappone e della corea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Strangeilary di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e delle religioni del Giappone 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Bulian Giovanni.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community