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L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica

L'opera d'arte è sempre stata riproducibile, una cosa fatta dagli uomini è stata sempre potuta rifare dagli uomini. La riproduzione tecnica dell'opera d'arte invece è un'altra cosa, qualcosa di nuovo, che si afferma nella storia ad intermittenza, ad ondate lontane l'una dall'altra, ma comunque con una crescente intensità.

La riproduzione tecnica nella storia

I greci conoscevano soltanto due procedimenti per la riproduzione tecnica delle opere d'arte: la fusione e il conio; bronzi, terrecotte e monete erano le uniche riproducibili quindi, il resto invece impossibili. Con la silografia diventa poi tecnicamente riproducibile la grafica, ma solo mediante la stampa si sono avuti enormi mutamenti nella letteratura e in ogni altra forma di scrittura.

Con la litografia poi, la tecnica riproduttiva raggiunge un grado nuovo, questo procedimento diede per la prima volta alla grafica, la possibilità di introdurre nel mercato i suoi prodotti in grande quantità, dando inoltre ai prodotti configurazioni sempre nuove.

Il declino dell'aura dell'opera d'arte

Di fronte ad una riproduzione manuale, l'autentico mantiene la sua autorità, originalità, ciò non accade invece nel caso della riproduzione tecnica, e quindi a venir meno è l'aura dell'opera d'arte. Moltiplicando la riproduzione, essa pone al posto di un evento unico, una serie quantitativa di eventi, di tradizioni non più uniche.

L'unicità dell'opera d'arte si identifica con la sua integrazione nel contesto della tradizione, del rituale, dapprima magico, poi religioso, come il culto profano della bellezza, configuratosi nel Rinascimento, che riconosce chiaramente questi fondamenti.

L'opera d'arte e la sua riproducibilità

L'opera d'arte riprodotta, diventa sempre più la riproduzione di un'opera d'arte predisposta alla riproducibilità, un esempio ne è la pellicola fotografica, in quanto la questione delle stampe autentiche in questo caso non ha senso.

Valore cultuale e valore espositivo

La ricezione dell'opera d'arte avviene secondo accenti diversi, due in particolare, assumono uno specifico rilievo, il valore cultuale e il valore espositivo dell'opera d'arte. La produzione artistica infatti, inizia con figurazioni che sono al servizio del culto, e il fatto che esistano è più importante del fatto che vengano viste (l'alce all'età della pietra che veniva dipinta sui muri della caverna era considerato un animale magico), oggi poi il valore cultuale, porta addirittura a mantenere l'opera d'arte nascosta, accessibili non a tutti.

Il valore espositivo invece aumenta con l'emancipazione di determinati esercizi artistici, ad esempio l'esponibilità di un tavolo è maggiore di un mosaico che l'ha preceduto. Col passare del tempo, e soprattutto nella fotografia, il valore di esponibilità comincia a sostituire su tutta la linea il valore cultuale, che rimane però su un'ultima trincea, il volto umano. Nel culto del ricordo dei cari lontani o defunti, il valore cultuale è impresso in un volto, nell'espressione, le fotografie emanano per l'ultima volta l'aura. Quando poi, nelle fotografie scompaiono anche i volti, allora il valore espositivo prende il sopravvento in tutti i campi.

La disputa tra pittura e fotografia

La disputa tra pittura e fotografia, appare oggi fuori luogo e confusa, anche se questa disputa era comunque espressione di un rivolgimento di portata storica mondiale. Ma ben presto, il problema di stabilire se la fotografia fosse o meno un'arte venne spazzato via dalla nascita del cinema. Quest'ultimo, rappresenterebbe un mezzo di espressione assolutamente incomparabile, e lo sforzo di far rientrare il cinema nell'arte costringerebbe ai teorici di attribuirgli valori cultuali che non ha.

Interprete cinematografico e teatrale

C'è inoltre da fare una distinzione fra l'interprete cinematografico e quello teatrale; il primo effettua una prestazione attraverso un'apparecchiatura, il secondo presenta definitivamente al pubblico da lui stesso in prima persona. La prestazione dell'attore cinematografico ha due conseguenze, la prima è che questa viene sottoposta a test ottici, la seconda è che l'attore perde la possibilità di adeguare la sua interpretazione al pubblico durante lo spettacolo. Il pubblico viene così chiamato a esprimere una valutazione senza poter essere turbato da nessun contatto personale con l'interprete, immedesimandosi piuttosto nell'apparecchio; e non è questo di certo un atteggiamento a cui possano venir sottoposti valori cultuali.

Al film importa tanto che l'interprete presenti al pubblico un'altra persona e che egli presenti se stesso di fronte all'apparecchiatura. Uno dei primi che abbia avvertito questa trasformazione è stato Pirandello, per lui l'azione dell'attore, quella del corpo, sulla tela dei cinematografi, non c'è più, c'è solo la loro immagine, colta in un momento, in un gesto, in un'espressione; il loro corpo è quasi sottratto, soppresso, privato della sua realtà, del suo respiro, della sua voc

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

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