Pedagogia dell'autonomia
La formazione del docente
Il tema riguarda la formazione del docente e prende in considerazione i saperi indispensabili per la pratica dell'insegnamento da parte di educatrici/ori critici, progressisti. È a favore dell'autonomia d'essere di chi viene educato.
Non c'è insegnamento senza apprendimento
La riflessione critica sulla pratica diventa un'esigenza del rapporto teoria/pratica, senza la quale la teoria finirebbe con il diventare un blablabla e la pratica semplice attivismo. Freire vuole mettere in ordine e discutere alcuni saperi essenziali per la pratica educativo-critica o progressista che devono costituire dei contenuti obbligatori nell'organizzazione programmatica della formazione del docente: è necessario soprattutto che chi viene formato (fin dall'inizio della sua esperienza di formazione) si consideri egli stesso un soggetto che produce sapere e si convinca una volta per tutte che insegnare non è “trasferire conoscenza” ma creare le possibilità per produrla o costruirla.
È necessario che fin dall'inizio del processo formativo, diventi via via sempre più chiaro un fatto: nonostante le differenze tra formatore e allievo, chi forma si forma e si ri-forma nell'atto stesso di formare, mentre chi viene formato si forma e al tempo stesso diventa formatore nell'atto di essere formato. Non c'è insegnamento senza apprendimento; i due termini si spiegano a vicenda e i loro soggetti non si riducono alla condizione di essere oggetto l'uno dell'altro. Chi insegna, nell'atto di insegnare apprende, e chi apprende nell'atto di farlo insegna. Non si dà insegnamento senza apprendimento e viceversa, ed è stato apprendendo in forma socializzata che, storicamente, donne e uomini hanno scoperto che era possibile insegnare.
Un modo di insegnare sbagliato è di tipo “depositario” (puro trasferimento di nozioni). Per superare gli effetti negativi di un modo di insegnare sbagliato, l'educando deve mantenere vivo dentro di sé il gusto della ribellione, che è in grado in un certo modo di immunizzarlo, aguzzandone la curiosità e stimolandone la capacità di rischiare, di imboccare la strada dell'avventura, dal potere che il “nozionismo” possiede di renderlo passivo. Quando ciò avviene, è la forza creatrice dell'apprendimento a permettergli di superare gli effetti negativi di un modo di insegnare sbagliato.
Insegnare esige rigore sistematico
- L'educatore deve lavorare con gli educandi sul rigore sistematico con cui devono “avvicinarsi” agli oggetti del conoscere.
- Insegnare non si esaurisce nel “trattare” l'oggetto o il contenuto in modo superficiale, ma si estende alla produzione delle condizioni in cui diventa possibile un apprendimento critico.
- Condizioni che implicano o richiedono la presenza di educatori e di educandi creativi, provocatori, inquieti, rigorosamente curiosi, umili e tenaci.
Il ruolo dell'educatore è parte del suo compito: educare non solo insegnare i contenuti, ma anche insegnare a pensare in modo corretto. Ad esempio, basandosi su un processo di memorizzazione meccanica, l'educatore finisce con l'essere il ripetitore di una cantilena di frasi e di idee piuttosto che una persona capace di lanciare delle sfide. Soltanto chi pensa correttamente è in grado di insegnare a pensare in tal modo.
L'insegnante che pensa in modo corretto riesce a trasmettere agli educandi che una delle cose belle del nostro modo di esistere nel e con il mondo, in quanto essere storici, consiste nella capacità di conoscerlo intervenendo su di esso. Importanza di conoscere il sapere esistente e al tempo stesso di sapere che siamo aperti e in grado di elaborare la conoscenza che ancora non esiste.
Insegnare esige ricerca
- Non vi è insegnamento senza ricerca e viceversa. Cerco per conoscere quello che ancora non conosco e per comunicare o annunciare la novità.
- Pensare correttamente, dal punto di vista dell'insegnante, implica sia il rispetto del senso comune nel momento in cui si attua il suo necessario superamento, sia il rispetto e lo stimolo verso la capacità creativa dell'educando.
- Implica un impegno dell'educatore nei confronti della coscienza critica dell'educando perché il “passaggio” dall'ingenuità alla criticità non avviene automaticamente.
Insegnare esige rispetto dei saperi degli educandi
- Pensare correttamente impone all'insegnante (e in generale, alla scuola) il dovere non solo di rispettare i saperi degli educandi, soprattutto quelli provenienti dalle classi popolari, ma anche quello di discutere con gli alunni la ragion d'essere di alcuni di tali saperi in relazione all'insegnamento.
Insegnare esige capacità critica
- Quando la curiosità ingenua, senza cessare di essere curiosità, assume un'attitudine critica, diventa così curiosità epistemologica, rigorosa sotto il profilo metodologico nell'approccio all'oggetto, conferisce ai suoi risultati una maggiore esattezza.
- Non vi sarebbe creatività senza la curiosità che ci spinge e che ci rende pazientemente impazienti di fronte a un mondo di cui non siamo stati artefici, ma al quale ci è permesso di aggiungere qualcosa fatto da noi.
- E proprio perché il passaggio dall'ingenuità alla capacità critica non avviene automaticamente, uno dei compiti specifici della pratica educativo-progressista è esattamente quello di sviluppare la curiosità critica, mai totalmente soddisfatta, indomabile.
Insegnare esige estetica ed etica
Il necessario passaggio dall'ingenuità alla capacità critica non può e non deve avvenire discostandosi dal contesto etico ed estetico che caratterizza il rapporto educativo.
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