Il mio spazio nel mondo
Bambini, bambine e lo spazio geografico
Il ruolo che giocano gli spazi vissuti nella formazione, nello sviluppo e nelle esperienze sociali è un campo di studio recente caratterizzato da grandi potenzialità per la formazione e gli studi sull’infanzia. In particolare, si cerca di effettuare studi sul rapporto dei più piccoli con l’ambiente, i luoghi di vita e i punti di vista degli adulti riguardo al diverso utilizzo degli spazi (geografia dei bambini è diversa da quella degli altri gruppi sociali).
In realtà, però, l’organizzazione socio-spaziale sembra ignorare il ruolo dei luoghi nell’infanzia di ciascun bambino, trascurando così il punto di vista dei bambini. Un punto di vista importante, invece, per la loro formazione, crescita e sviluppo, in quanto i bambini hanno un modo diverso di vedere la geografia: essi esplorano gli spazi, sviluppando emozioni, idee e progetti in base a ciò che vedono, percepiscono e elaborano. I bambini vivono, giocano e imparano con la dimensione spaziale, ed è attraverso i luoghi stessi, essi si confrontano con i valori, la strutturazione e l’organizzazione degli spazi costruiti da parte degli adulti in base alla loro propria organizzazione di adulti. L’organizzazione, inoltre, fa da mediatrice tra società, cultura e le nuove generazioni, le quali, grazie all’esperienza dello spazio vissuto, sviluppano competenze sociali e imparano a negoziare le proprie scelte, come futuri cittadini.
Luoghi e influenze nello sviluppo
Se si considerano i luoghi come espressione dell’organizzazione sociale, economica e politico-amministrativa di una società situata nello spazio e nel tempo, si può leggerne il paesaggio come struttura visibile di pratiche culturali, individuandone il ruolo nelle relazioni tra il mondo dei bambini e il mondo degli adulti. Il ruolo dei luoghi nello sviluppo dell’autonomia e dell’identità personale oppure nella produzione di segregazioni, insicurezze e patologie. L’organizzazione spaziale offre possibilità, ma è anche l’espressione di come vengano influenzati gli spazi degli infanti da parte degli adulti, che condizionano il loro modo di vivere introducendo nell’educazione i loro principi, valori, regole.
Gli spazi che vengono influenzati, in particolare, sono la giornata, le emozioni, i sogni, i tempi di vita del bambino (vedi esperienza didattica in centro Torino, p.22). Purtroppo ancora non si dà abbastanza importanza al punto di vista dei bambini, senza considerarlo nelle politiche territoriali e urbane.
Diversità e disuguaglianze
Luoghi e destini dei bambini sono pieni di diversità: l’indagine geografica si basa proprio su di esse, sulle disuguaglianze. Intende la diversità come il valore positivo che caratterizza lo spazio geografico e lo distingue da ambiente, territorio, luogo, cultura; come connotato negativo in quanto segno di disparità di condizioni e di risorse a disposizione delle diverse società e di ogni individuo.
Differenze e disuguaglianze si possono notare in grandi e piccole scale, come ad esempio le diversità tra il vivere in una zona montana piuttosto che in una zona marittima, o ancora, vivere nel centro storico di una città piuttosto che nella periferia. I luoghi di origini influenzano molto sullo sviluppo e crescita dei bambini, che possono incontrare vantaggi e svantaggi da essi, praticando esperienze differenti.
Inoltre, i luoghi possono essere anche pericolosi per i bambini a rischio, disabili o di strada: tale discorso non vale esclusivamente per le zone poco sviluppate, ma per tutto il mondo. La possibilità di incontrare un pericolo, infatti, per un bambino è molto più alta di una qualunque altra persona adulta, rispetto a ciò che si pensa comunemente. Gli effetti dunque diventano negativi anche per la sua sicurezza nel corso della crescita. Per non parlare poi dei bambini immigrati, costretti ad affrontare un viaggio che li porterà in luoghi e culture diverse, oppure i bambini che rimangono nel luogo di origini con un solo genitore, parenti o amici.
Geografie di genere
Si aggiungono inoltre, le differenze di genere, tra le geografie dei bambini e quelle delle bambine. Sono importanti in quanto permettono di capire quanto e come lo spazio abbia a che vedere con lo sviluppo della personalità, dell’identità sessuale e il bisogno di definire il proprio spazio attraverso l’organizzazione di luoghi d’incontro. Gli studi effettuati sui bambini con disabilità, permettono di capire cosa può essergli utile per consentire la mobilità, e vengono così poste al centro dell’attenzione i limiti spaziali per poter migliorare l’organizzazione spaziale.
La geografia è destino?
Il concetto di “destino geografico” è da interpretare come insieme di condizioni che possono costituire matrici, direzioni, opportunità e risorse utili alla costruzione del proprio progetto di vita; in senso negativo, come rappresentante di condizionamenti, pregiudizi, ostacoli che limitano la libertà individuale e sociale. Si può dunque affermare che tale destino sia una sorta di condizione con la quale ciascun individuo deve convivere, ma che può cambiare in base alle scelte e azioni, orientando così le vicende personali e collettive.
Nel trattare geografia, non si fa riferimento solo alle condizioni del presente, ma anche ai valori e saperi spazializzati, legati a luoghi specifici trasmessi dalla famiglia o dalla società: in questo modo si prende in considerazione il secondo elemento della geografia: il tempo. I luoghi, infatti, hanno sedimentato e conservato strutture materiali del passato, insieme ai loro valori, che vengono ripresentati nello spazio e nel tempo presenti, e che possono interagire con la contemporaneità o essere irrilevanti.
Roderick Peattie: la geografia non va considerata solo come studio di confini statali, capitali, ma come materia viva. Il geografo di Ohio presenta la geografia come studio sul rapporto reciproco tra ambiente fisico e vita umana, affermando che spesso l’elemento umano è più rilevante di quello fisico.
Il cammino dell’indagine geografica esplora la strada epistemologica, in senso antideterministico, dando un risalto sempre maggiore alle scelte e rispettive conseguenze delle comunità umane sulla vita e lo stato ambientale. In tal modo il destino legato ai luoghi è sempre più collegato alle differenti condizioni economiche, politiche, sociali e culturali. I cambiamenti tecnologici e la globalizzazione aumentano tale connessione tra luoghi e uomini, creando nuove differenze locali.
Si noti anche la connessione stretta tra l’idea di destino e il concetto di adattamento umano: mentre in precedenza ci si interrogava sui modi di adattamento degli insediamenti umani in ambienti nuovi e diversi (si viveva in campagna e montagna), oggi ci si interroga sull’adattamento delle attività umane al cambiamento ambientale globale.
De Blij e Murphy affermano che la geografia è destino e che i luoghi di nascita sono elementi importanti nella determinazione della personalità umana. In questo modo sottolineano il “potere dei luoghi”, ovvero il ruolo decisivo delle condizioni spaziali nelle vicende umane. Poiché il luogo di nascita determina la vita umana, e il mondo è pieno di luoghi di nascita diversi tra loro, si può dedurre che le diversità culturali affondino le proprie origini nelle diversità geografiche, ecologiche e territoriali, ed è su quest’idea che si fondano gli effetti della geografia nella storia. Anche la relazione fra infrastrutture e sviluppo economico e sociale in America Latina dimostra quanto alcuni fattori geografici incidano nel destino dei territori e devono essere considerati dai responsabili delle politiche nazionali e regionali.
L’idea però che gli elementi fisici abbiamo una funzione autonoma sulla storia dell’umanità viene considerata per lo più da altre materie piuttosto che dalla geografia stessa.
Il legame con i luoghi della propria vita
Il destino geografico, da un lato, porta al domandarsi sul ruolo che le esperienze personali e i luoghi familiari abbiano svolto sugli studenti, dall’altro al considerare la conoscenza del proprio spazio in modo strategico come strumento per le scelte individuali e sociali. In particolare, il tema del legame con i luoghi della propria vita stabilisce un collegamento tra spazio vissuto e autobiografia.
Spesso viene sottovalutata tale prospettiva, e le stesse esperienze educative legate all’autobiografia trascurano tale ruolo, così che le persone siano ignare della complessità delle relazioni legate ai luoghi, alla propria mobilità, viaggi, incontri, cibi, paesaggi, lingue e fedi. Gli stessi studi soffrono della scarsa considerazione al concetto di luogo come ambiente di formazione. Essere consapevoli dei propri luoghi è importante nell’ambito delle migrazioni e relazioni interculturali. Spesso, infatti, i migranti compongono il proprio spazio vissuto di luoghi lontani dalla realtà fisica presente, diversi dal punto di vista fisico, sociale e culturale ma anche economico e tecnologico. Essi sono portatori di relazioni tra luoghi, di partenza e di arrivo, che tramite loro interagiscono attivando flussi e si trasformano reciprocamente.
L’esperienza migratoria è dunque un processo di contaminazione culturale, di conoscenza e trasformazione delle persone e degli spazi di vita. Inoltre, attraverso l’analisi della propria autobiografia in relazione ai propri luoghi, si può sviluppare una maggiore empatia nei confronti delle esperienze dei migranti, portando a creare un riconoscimento più consapevole del valore delle culture diverse dalla propria o ad una differente considerazione della propria.
Diverse metodologie, la scrittura autobiografica abbinata a momenti di scambio orale e l’uso di mediatori culturali diversi (letteratura, musica, fotografia,..) e strumenti più geografici come mappe mentali sono strumenti importanti per l’insegnante per valorizzare le diversità dei soggetti in educazione e delle loro famiglie.
Partire dal proprio spazio di vita includendolo nel processo educativo come aspetto del proprio progetto di vita è un passaggio indispensabile per collocare la propria esistenza in un tessuto sociale e spaziale più ampio.
La dimensione spaziale nell’infanzia: geografia ed educazione
“Venire al mondo” → un’esperienza che pone l’individuo nello spazio, sostenendolo ma anche vincolandolo a una dimensione reale fisica e culturale insieme. La relazione con tale dimensione ha inizio già nel ventre materno, dove il feto muove i primi movimenti in uno spazio liquido; una volta fuori (spazio aereo), entra in relazione con gli elementi esterni attraverso il contatto sonoro. Tutte le prime esperienze sono FONDAMENTALI per lo sviluppo del pensiero e della capacità di organizzare spazialmente le conoscenze.
A 3 mesi, colgono le forme; a 4-5 mesi intuiscono le grandezze; a 6 anni intuiscono la profondità → conoscenza dello spazio di vita come sistema di distanze e superfici. Entro i 3 anni il bambino possiede un proprio senso degli spazi, e distingue alcune caratteristiche materiali, prende consapevolezza delle funzioni degli spazi e dei simboli della cultura umana. In questo modo, il bambino è in grado di esprimere i primi giudizi di valore sui luoghi.
La geografia personale, dunque, si sviluppa già prima dell’inizio del percorso scolastico, ma nonostante questo, non viene data abbastanza importanza ad essa. Secondo Piaget, l’ingresso nel mondo dà al bambino l’input al processo di separazione dalla madre e allo sviluppo dell’identità. La relazione con la dimensione spaziale è allora, il motore di un’evoluzione cognitiva e culturale, che comprende la conoscenza di conoscenze che si ampliano in seguito alle nuove relazioni spaziali. La progressiva conquista dell’alterità spaziale gioca un ruolo fondamentale nel passaggio dall’egocentrismo assoluto a quello intellettuale, relativo.
Imparare ad osservare significa riconoscere una distanza tra sé e ciò che si osserva. Percependo tale distanza, si generano relazioni, percezioni, punti di vista. (studio della foto di una montagna → educazione geografica deve sviluppare la capacità di osservazione da diversi punti di vista) Vygotskij affermò invece che l’apprendimento avviene attraverso l’interazione sociale con gli adulti e gli strumenti di cultura che lo circondano: si individua, così, un’organizzazione spaziale in cui il bambino vive lo spazio geografico come mediatore culturale che deve essere tenuto in considerazione dall’insegnante.
Il linguaggio è il mezzo di comunicazione e lo strumento per riflettere sulla realtà. (importanza del lessico spaziale per la costruzione dell’idea di realtà nell’infanzia). Bruner conferma che i processi mentali abbiano avuto un fondamento sociale e si che sviluppino in relazione alla cultura umana, simboli e artefatti: relazioni con azioni, immagini e sistemi simbolici (linguaggio) per la costruzione della conoscenza. La stessa procedura la si ha in geografia: uscita sul terreno e osservazione diretta, elaborazione di mappe mentali e creazione del disegno cartografico, descrizione e interpretazione attraverso il linguaggio geografico.
L’individuo apprende attraverso i luoghi fin dalla nascita, immerso in un tessuto di interazioni culturali fondamentale per tutto il corso della vita. Per questo il viaggiare e fare esperienza di luoghi nuovi ricopre un valore formativo tanto importante: i luoghi sono come mediatori di culture, e stratificazione di segni e valori con cui gli esseri umani presenti e passati danno forma alla propria visione del mondo.
Place-based education: l’idea di un’educazione sui luoghi si è sviluppata anche in pedagogia. Tale corrente aggiunge nuove riflessioni sulle relazioni esperienza-territorio. Tuttavia, permane il mancato confronto col campo geografico, e dunque un confronto interdisciplinare che porterebbe ad evitare di considerare lo spazio geografico solo come contesto.
Gli anni della scuola dell’infanzia sono importanti per definire gli spazi personali e sociali, necessario per lo sviluppo della propria consapevolezza sociale, in modo che i bambini siano in grado di mettersi in gioco fuori del nucleo familiare e incrementare il proprio senso di sicurezza nelle nuove esperienze e relazioni. Già gli educatori degli asili nido e gli insegnanti delle materne devono prestare particolare attenzione alla dimensione territoriale - geografica del rapporto spazio-corpo. Le ricerche sulla memoria autobiografica evidenziarono da un lato il ruolo delle relazioni con i luoghi della nascita per la formazione della personalità, dall’altro la loro permanenza come ricordi a cui si legano emozioni e processi di apprendimento.
L’esperienza spaziale, dunque, è centrale nello sviluppo della personalità e delle competenze corporee emozionali e cognitive; tre aspetti in stretta relazione che configurano l’esperienza come importante momento educativo.
Lo schema corporeo dei bambini si completa a 8-9 anni (presa di coscienza di forme, grandezze e profondità) e comincia lo sviluppo del ragionamento ipotetico - deduttivo. La geografia permette tale sviluppo, senza perdere la relazione con lo spazio vissuto, poiché ogni ragionamento geografico rimanda alle categorie dell’esperienza.
Adolescenza: idee ed esperienza del mondo
I legami identitari si estendono a gruppi, luoghi e scale geografiche diversi; da un lato, l’egocentrismo permane nella vita dell’adulto che lotta per difendere il proprio spazio nel mondo, dall’altro emerge la consapevolezza di legami plurimi che consente di pensarci come cittadini del mondo, parte di un unico spazio.
Il pensiero simbolico (riduce l’abbondanza a modelli con pochissimi elementi) consente all’umanità di essere trasformatrice della natura, capacità che deriva dal controllo cognitivo dello spazio e permette di immaginare le trasformazioni materiali, individuarvi le risorse e assegnare valori.
Così si arriva a Dewey, che afferma che il rapporto tra esseri umani e ambiente sia filtrato dalla cultura, mediatrice. Il ruolo della geografia è fondamentale per portare gli individui a contatto con la realtà attuale, costruendo un raccordo tra le diverse percezioni ambientali, l’evoluzione dei rapporti tra diversi sistemi, e la reinterpretazione critica di concetti e idee.
Il corpo e la cultura: lo sviluppo dell’orientamento
Il concetto di orientamento viene spesso limitato all’uso di carte geografiche, punti cardinali e coordinate per potersi spostare sulla superficie terrestre. La sua etimologia fa riferimento al latino òrior, legato ai significati di nascere/sorgere ma anche a quelli di muoversi verso una meta (idea di principio e di limite coinvolte). Da tale accezione nascono i significati figurati (aver chiara una situazione, trovare la giusta via per il futuro, comprendere il senso di una questione): il senso comune assegna al movimento nello spazio l’idea dell’evoluzione umana, che per tutta la sua esistenza ha mosso verso un miglioramento di sé.
La geografia permette di essere più consapevoli della dimensione spaziale e delle relazioni che avvengono attraverso la propria vita. Andando oltre il significato cartografico, in geografia si considera l’orientamento come aspetto culturale, comprensione dei valori della dimensione spaziale come è stata elaborata e strutturata dalle comunità umane. Sapersi orientare significa sapersi muovere consapevolmente nell’organizzazione antropica del territorio (spazio geografico = prodotto culturale della specie umana, struttura sociale, economica e politica). L’ambiente non è solo un semplice fondale, ma consiste nel saper integrare le idee sulla natura nelle culture umane, rendendo consapevoli delle continue interazioni tra sistemi umani e naturali.
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