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Capitolo 2: La questione energetica come sfida territoriale

Problemi di metabolismo

Per sopravvivere e svolgere le proprie attività, ogni organizzazione sociale ottiene dall’ambiente risorse e materie prime da trasformare, dalle quali ricava energia e materia. La disponibilità di tali risorse dipende dalla disposizione degli ecosistemi naturali. A fini descrittivi, si parla di metabolismo sociale. Il metabolismo descrive il modo in cui le organizzazioni sociali scambiano materie ed energia con l’ambiente naturale che le circonda al fine di svolgere le proprie funzioni vitali. Secondo la proposta metabolica, società e ambiente si incontrano in un preciso spazio di interazione, la struttura biofisica, in cui avvengono tutte le trasformazioni funzionali al mantenimento del sistema. Le materie prime vengono prelevate dall’ambiente e immesse nel sistema produttivo, tale approvvigionamento è detto colonizzazione dell’ambiente da parte della società. La modalità di sostentamento, ossia i modi di strutturare le relazioni con gli ecosistemi, dipende da molti fattori interdipendenti. Per questo motivo, l’utilizzo di risorse dipende da molti fattori, come la facilità di reperire le risorse, l’efficienza, i costi di produzione, le previsioni sulla disponibilità futura, la disponibilità di tecnologie adeguate, il diverso destino d’uso, ecc.

La prima fonte d’energia sfruttata dall’uomo è definita endosomatica (energia creata attraverso uomo o animale), mentre oggi la produzione di energia è detta know-how (dispositivi in grado di trasformare le materie prime in energia). Con filiera energetica si definisce l’insieme delle attività e delle relazioni socio-spaziali che consentono di socializzare una determinata fonte, mentre l’insieme di tutte le filiere energetiche che concorrono alla catena di fornitura del prodotto energia è detto sistema o regime energetico.

Energia e territorio, un rapporto biunivoco

L’utilizzo di risorse energetiche investe direttamente la dimensione territoriale della società, intesa come insieme di condizioni ambientali, sociali, economiche, tecnologiche, politiche e culturali. Il sistema energetico può essere visto come un processo di organizzazione del territorio. Energia e territorio vivono in un rapporto interdipendente di condizionamento reciproco. Così come le forme di organizzazione del territorio sono influenzate da particolari condizioni energetiche, anche alcune variabili energetiche dipendono da specifiche condizioni territoriali. I condizionamenti tra energia e territorio non sono irreversibili, sebbene siano difficilmente modificabili nel breve periodo. Nessuna rivoluzione ha portato radicali cambiamenti dal punto di vista dell’organizzazione sociale e territoriale quanto le innovazioni in campo energetico.

Storia dell’energia, storia del territorio

Per gran parte della storia, fino al medioevo, il rapporto tra energia e società era incentrato su un vincolo di locazione. La produzione di energia e il consumo avvenivano più o meno nello stesso luogo. Con il progredire del tempo, si assiste alla movimentazione delle risorse, che non vengono più prodotte nel luogo di consumo. Questa fase inizia con la rivoluzione industriale (produzione del carbonio) e si afferma soprattutto nel Novecento con l’elettrificazione. L’elettrificazione ha portato la più grande rivoluzione nel campo dell’organizzazione sociale:

  • Materiale
  • Economico: l’elettricità crea grandi mercati e opportunità di investimenti
  • Politico: il potere politico interviene nel mercato per regolare e garantire la fornitura alla popolazione
  • Sociale: cambiano completamente le abitudini e gli stili di vita della popolazione

Nei metà del Novecento si assiste a un’internazionalizzazione dei mercati energetici. Il sistema energetico oggi si basa su delicati equilibri geopolitici.

Problemi di sostenibilità

Uno dei problemi di oggi è rappresentato dalla sostenibilità ambientale. Con riferimento alla società, tale termine indica un "equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie". La sostenibilità non è legata solo alla sostituzione di una fonte con un’altra, ma dipende dai modi in cui le risorse vengono impiegate e dagli impatti che generano sull’ambiente e sul territorio a diverse scale.

Alle radici della questione energetica contemporanea

La questione energetica è spesso evocata in ambito didattico, scientifico e politico e allo stesso tempo è una questione ambientale e sociale. Tuttavia, le motivazioni che prevalgono maggiormente sono quelle economiche e politiche. Il sistema energetico è complesso, ma ha due caratteristiche peculiari: la crescita dei consumi e la predominanza delle fonti non rinnovabili. Oggi la fonte energetica più utilizzata è il petrolio, e con un sistema energetico squilibrato si vive l’incognita della disponibilità delle risorse in futuro. La distribuzione dei giacimenti delle fonti non rinnovabili è notoriamente ineguale. Gli idrocarburi sono presenti in poche aree, come l'America Settentrionale, il Medio Oriente, l'area caucasica, il gas naturale è concentrato in Siberia e Medio Oriente. È inevitabile che tale diseguaglianza determini una fitta relazione tra i Paesi produttori e importatori. L'interesse del primo è controllare il prezzo dell’energia garantendosi un utile, mentre l’interesse dei paesi importatori è rendere il mercato internazionale in equilibrio per garantirsi un approvvigionamento a flussi sicuri e prezzi costanti.

Un altro problema di oggi sulla questione energetica è il cambiamento climatico. L’IPCC, istituto internazionale, ha affermato che il cambiamento climatico è stato indotto dall’uomo e che il riscaldamento climatico ormai è un dato incontrovertibile. Infine, oggi nel mondo circa un miliardo e mezzo di persone risulta privo di accesso all’elettricità; oltre a ciò, la maggior parte di risorse energetiche viene consumata dai pochi paesi industrializzati.

Tre ricette differenti

La questione energetica contemporanea è un intreccio di problematiche ambientali, socio-economiche e politiche. Per questo non esiste una ricetta condivisa e comune per risolvere i problemi, ma qui possiamo individuare tre ricette che intrecciano le problematiche ambientali, economiche e politiche:

  • Posizione business as usual: tale approccio non auspicherebbe un cambiamento radicale della situazione attuale, ma proporrebbe alcune riforme migliorative sul piano geopolitico. Da un lato, nell’approccio business, c’è la fiducia che le nuove tecnologie offriranno soluzioni efficaci ai problemi energetici (es. sfruttare giacimenti non convenzionali, stoccaggio della CO2, nuovi impianti più efficienti), dall’altro lato si auspica un nuovo equilibrio tra i rapporti tra Paesi produttori e importatori. In questo approccio c’è un certo scetticismo sul cambiamento climatico e sulla gravità dei suoi impatti.
  • Posizione eco-modernista: rappresenta la posizione più riconosciuta e maggiormente condivisa. Il presupposto di partenza è che un cambiamento ci debba essere, ma questo non deve riguardare solo una differente gestione delle risorse energetiche e politiche; deve partire da un cambiamento economico e produttivo per transitare verso un modello economico più sostenibile. In questa posizione, la green economy sta avendo successo. Questo sistema sostiene che attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie appropriate (verdi) si possa ridurre il consumo di risorse primarie e emissioni, e allo stesso tempo creare prodotti innovativi competitivi sul mercato. Due sono le anime di questa prospettiva eco-modernista: la prima è nel privato che deve migliorare l’efficienza e le prestazioni ambientali; la seconda si concentra sullo stato che deve intervenire con politiche pubbliche in campo ambientale, oltre ad interventi regolamentari per imporre la transizione verso un modello economico più sostenibile.
  • Approccio radicale: questo approccio impone un cambiamento deciso dei modelli energetici e socio-economici attuali attraverso una riforma politica e istituzionale; deve avvenire una vera rivoluzione ecologica. Questo avviene attraverso il bio-regionalismo, in cui le comunità locali si adeguano alle caratteristiche ambientali. Si auspica un’autonomia energetica (con lo sfruttamento di risorse locali e utilizzo di fonti rinnovabili) per ridurre la dipendenza da energia esterna. Il bio-regionalismo si dovrebbe raggiungere anche con un modello sociale e politico alternativo. Sul piano istituzionale, ci dovrebbe essere un decentramento e l'adeguamento dell'organizzazione sociale alle peculiarità naturali del territorio.

Capitolo 3: Le fonti rinnovabili: quadro globale e scenari futuri

Il peso delle rinnovabili

Quantificare il contributo esatto che offrono le rinnovabili al bisogno energetico è un’operazione complessa, ma si stima che rappresentino circa il 12-19% dell’energia erogata. La maggior parte dell’energia rinnovabile viene da quella eolica che soddisfa circa il 3,5% della capacità elettrica mondiale con grandi potenzialità di crescita per il futuro. Il progresso tecnologico in campo eolico ha permesso di creare turbine che emettono poche centinaia di kWh fino a diversi MWh. I grandi produttori di pale eoliche sono la Cina e gli USA. Merita anche attenzione l’eolico off-shore, che consiste nell’installare grandi turbine in mare aperto, soprattutto nel Nord Europa. Gli orizzonti futuri sono: sviluppo di turbine più efficienti e di grandi dimensioni, miglioramento dei sistemi logistici legati al monitoraggio e potenziamento dell’integrazione con la distribuzione elettrica.

Anche il solare fotovoltaico è impiegato per produrre energia elettrica, al momento oggi soddisfa circa l’1% dell’energia mondiale, ma con un potenziale di crescita elevato più dell’eolico. Tra i paesi maggior produttori di energia fotovoltaica, abbiamo l’Italia, che in pochi anni è diventata il secondo produttore al mondo di energia, grazie a una forte incentivazione statale. Gli impianti fotovoltaici vengono installati di dimensioni piccole sui tetti delle case o delle imprese, mentre di medie e grandi dimensioni si installano in aree ad hoc per produrre energia e venderla.

Un’altra fonte rinnovabile è rappresentata dalle biomasse; si intende per biomassa "la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l’acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani", utilizzata per produrre energia. La stima di utilizzo di tali combustibili è complessa, ma si stima che entro il 2030 rappresenteranno circa il 25% del mix energetico globale. A differenza delle altre rinnovabili, le biomasse possono essere trasferite in luoghi diversi dalla produzione. I paesi di grande produzione di biomasse sono India e Cina, ma la mancanza di regolamentazione non sempre garantisce che le biomasse siano sostenibili.

Un altro caso importante sono i biocombustibili, che sono combustibili ottenuti indirettamente dalle biomasse: grano, mais, bietola, canna da zucchero, ecc. Esistono due tipi di biocombustibili: il bioetanolo, prodotto mediante un processo di fermentazione delle biomasse, ovvero di prodotti agricoli ricchi di zucchero (glucidi) quali i cereali, le colture zuccherine, gli amidacei e le vinacce, è il più venduto e commercializzato; il biodiesel è un biocombustibile ottenuto da fonti rinnovabili quali oli vegetali e grassi animali, analogo al gasolio derivato dal petrolio. Si prevede che in futuro il biocarburante rappresenterà circa il 7-14% del prodotto disponibile. Gli USA e il Brasile sono i leader del bioetanolo. I biocarburanti sono accusati di ridurre la disponibilità di derrate alimentari e di aumentare la fame nel mondo; inoltre, il trasporto può causare un’emissione di CO2 superiore a quella guadagnata.

Altre fonti rinnovabili che contribuiscono al bilanciamento energetico globale sono il geotermico, idroelettrico, solare termico e termodinamico ed energie mareomotrici. L’energia geotermica sfrutta il calore naturale della Terra. Esistono due tipi di energia geotermica: ad alta e bassa entalpia. La prima prevede lo sfruttamento di grandi giacimenti, la seconda è su scala ridotta. L’energia solare termica prevede l’utilizzo del sole come fonte di riscaldamento dell’acqua. Leader del mercato sono Cina e UE. L’energia idroelettrica converte il movimento di masse d’acqua dolce in energia elettrica. Infine, l’ultima fonte di energia rinnovabile che sta affermando negli ultimi anni è l’energia mareomotrice, ricavata dagli spostamenti d'acqua causati dalle maree. Rappresenta una fonte di energia alternativa e rinnovabile. Riguardo agli scenari futuri sull’energia rinnovabile, esistono vari dati elaborati.

Fonte: Matteo Puttilli - Geografia delle fonti rinnovabili. Energia e territorio per un'eco-ristrutturazione della società, Franco Angeli 2014

Capitolo 4: Panacea o grande illusione? Le rinnovabili tra retorica, opportunità e limiti

Tre discorsi sulle fonti rinnovabili

Semplificando, oggi alle rinnovabili viene attribuita un’immagine positiva. I nuclei discorsivi principali sono:

  • Le rinnovabili come modello energetico sostenibile
  • Le rinnovabili come sviluppo di un'economia green
  • Le rinnovabili come strumento di autonomia e democrazia energetica

Ma in realtà, le fonti rinnovabili sono realmente positive?

Le rinnovabili come modello di energia sostenibile

La sostenibilità di un sistema energetico non è data solo dal tipo di fonti che vengono adoperate, ma anche dal modo in cui queste sono impiegate e dal rapporto che instaurano con lo spazio e l’ambiente. Principalmente le fonti rinnovabili vengono utilizzate per limitare il cambiamento climatico connesso all’emissione di gas nocivi e CO2. Tuttavia, ancora oggi non c'è stata la sostituzione tra energia rinnovabile e fossile. L’incremento delle fonti rinnovabili non è stato sufficiente per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Ad esempio, gli impianti eolici, idroelettrici e...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

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