CAPITOLO 1 RICERCA E MISURA
La statistica ci offre gli strumenti per organizzare, riassumere, analizzare i dati ottenuti attraverso le
nostre misurazioni. Si divide in due grandi aree:
(organizza, riassume) si utilizza per la sintesi e la presentazione dei dati.
statistica descrittiva:
- Utilizzata per descrivere la variazione attraverso gli indici sintetici che consentono di riassumere i
dati raccolti. (testare ipotesi, fare previsioni) ha lo scopo di inferire (dedurre) le
statistica inferenziale:
- caratteristiche dell’intera popolazione a partire da dati raccolti su un suo sottoinsieme (campione).
Spiega la variazione sulla base dei dati ottenuti sul campione.
Nel lavoro di ricerca lo psicologo cerca di trovare prove a sostegno di una teoria studiando il
comportamento di un gruppo di soggetti. Il termine soggetti è stato sostituito nelle norme APA
(American Psychological Association) con il termine partecipanti, in quanto esprime meglio il ruolo
attivo di chi partecipa all’esperimento.
Una ricerca può essere fatta sull’intera popolazione o su un campione:
Popolazione: comprende la totalità delle persone o eventi che sono oggetto di studio e che
- hanno tutti la caratteristica oggetto della ricerca (es. aver sostenuto l’esame di psicometria).
ricerca accurata. Svantaggi: tempi lunghi, costosa e non sempre possibile (alcune volte
Vantaggi:
la popolazione può essere infinita).
Campione: comprende solo una parte della popolazione. E’ un sottoinsieme della popolazione
- alla quale siamo interessati composto da n partecipanti (che definiamo ampiezza campionaria)
tutti con la caratteristica oggetto della ricerca.
E’ indispensabile che il campione sia rappresentativo della popolazione, ovvero che coloro che
partecipano alla ricerca si comportino come si comporterebbe l’intera popolazione. Un metodo per
ottenerlo è utilizzare la selezione casuale , le cui proprietà sono:
tutti i membri della popolazione devono avere la stessa probabilità di essere selezionati per fare
- parte del campione;
la selezione di un elemento non deve influenzare la selezione dell’altro, ovvero ci deve essere
- indipendenza tra le estrazioni (aver estratto un soggetto dalla popolazione non deve modificare la
probabilità di estrazione di un altro).
E’ spesso impossibile formare campioni con questi criteri, soprattutto quando le popolazioni sono
infinite. Tuttavia è importante che il ricercatore eviti di introdurre nel campionamento distorsioni
sistematiche che ne indeboliscano la rappresentatività. Es. la selezione di un campione avviene
scegliendo i nomi da un elenco telefonico. In questo modo, a priori, vengono esclusi coloro che non
hanno il telefono o non compaiono nell’elenco telefonico. Le distorsioni possono avvenire anche
quando si usano campioni di convenienza, ovvero si svolge l’indagine sui primi n elementi della
popolazione disponibili. Es. nella ricerca di esiti di esami di psicometria considero solo gli studenti
della sessione estiva, scartando gli altri a priori.
che presuppongono la conoscenza di alcune caratteristiche della
Metodi di campionamento
popolazione:
stratificato: si divide la popolazione in sottogruppi omogenei e da ciascuno si estrae un campione
- casuale (es. divido studenti in base all’età ed estraggo un campione da ogni fascia di età
considerata);
a blocchi (o cluster): si raggruppa la popolazione in blocchi, si fa un campionamento dei blocchi
- (es. si divide una città in settori, si campionano casualmente i settori e su questi si svolge
l’indagine);
sistematico: si inizia il campionamento da un punto casuale e poi si prosegue selezionando un
- elemento ogni k elementi successivi (es. in uno studio sul traffico in autostrada seleziono un
automobilista ogni trenta macchine che transitano). 1
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Infine nella definizione di campione dobbiamo considerare quanto grande deve essere per avere dei
risultati che possano essere generalizzabili, ovvero quale ampiezza campionaria mi consente di fare
delle ragionevoli assunzioni sulla popolazione.
Obiettivo di una ricerca (sia che lavoriamo sulla popolazione che su un campione) è fare delle
rilevazioni in modo da ottenere dei dati che saranno oggetto dell’analisi statistica.
Quando la ricerca è condotta sull’intera popolazione i valori che sintetizzano la proprietà che stiamo
misurando sono chiamati parametri e sono rappresentati dalle lettere dell’alfabeto greco; ad
esempio, utilizziamo µ (mu o mi) per indicare la media della popolazione. Quando lavoriamo invece
sul campione i valori che sintetizzano i dati sono chiamati statistiche e sono rappresentati dalle
lettere dell’alfabeto latino: ad esempio la M è utilizzata per la media del campione. Le statistiche
calcolate sul campione vengono dette anche indicatori poiché sono utilizzate per fare delle stime dei
rispettivi parametri nella popolazione (statistica inferenziale): ad esempio utilizziamo M per avere
informazioni su µ.
Costante: caratteristica comune a tutti i partecipanti alla ricerca. Non varia tra i partecipanti.
Descritta da un solo attributo uguale per tutti i partecipanti alla ricerca. Es. l’essere studente
universitario, l’essere iscritto a Psicologia.
Variabile: caratteristica che varia o può variare tra i partecipanti alla ricerca. Assume tra i
partecipanti valori diversi. Es. essere iscritti ad uno dei quattro corsi di laurea all’interno della
Facoltà, essere maschi o femmine, aver preso un voto diverso tra 18 e 30…..
L’interesse del ricercatore è quello di prendere in esame queste proprietà che variano e la statistica è
lo strumento che consente di trarre delle informazioni a partire da questa variabilità.
Ciascuna variabile per essere correttamente definita deve permettere di classificare tutti i casi in
esame (esaustività) e in modo univoco (esclusività).
Esaustività: la variabile deve includere tutti i possibili attributi che definiscono la proprietà in
questione. Es. la variabile Stato Civile deve includere tutte le alternative possibili : nubile/celibe;
coniugato/a; separato-divorziato/a; vedovo/a….
Esclusività: un caso non deve poter essere attribuito a più di una categoria ma deve essere
assegnato in modo esclusivo ad uno degli attributi della variabile. Es. se si è nubile non si può essere
coniugata….. o valori. Le variabili possono essere:
Una variabile è definita da differenti categorie
qualitative: quando è caratterizzata da specifiche categorie (es. sesso di una persona: maschio
- o femmina)
quantitative: quando è caratterizzata da valori che esprimono in termini quantitativi la proprietà
- definita da quella variabile (es. età di una persona..)
Le variabili quantitative si dividono in :
discreta: quando può essere espressa solo con valori interi (es. numero di figli: 1 o 2 non si può
- dire 1,5)
continua: quando l’unità di misura può essere suddivisa in unità sempre più piccole ed avere
- valori decimali (es. peso : Kg 1 , Kg 1,2…..)
Variabile indipendente: (causa) ciò che viene manipolato dallo sperimentatore o dalla natura o
dagli eventi o propria del campione. Si parla anche di predittore, intendendo il fattore che predice
una determinata variazione.
Variabile dipendente: (effetto) ciò che risulta dalle manipolazioni della variabile indipendente. Si
parla anche di criterio, intendendo la variazione prodotta. Misurata sul campione, la sua variazione è
legata al variare della variabile indipendente.
Gruppo sperimentale: gruppo nel quale viene introdotta la variabile indipendente.
Gruppo di controllo: gruppo nel quale non viene introdotta la variabile indipendente.
Quando vengono fatti degli esperimenti sullo stesso gruppo, prima facendo delle rilevazioni senza la
variabile indipendente, poi introducendola, con la prima misurazione il gruppo fornisce un controllo
su se stesso. 2
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Come identificare la variabile dipendente e indipendente
1) Identificare due caratteristiche oggetto della ricerca: tali caratteristiche devono definirsi in termini
di variabile, ovvero devono variare tra i partecipanti alla ricerca.
2) Ricercare quale delle due sia la causa dell’altra, ovvero, quale variabile produca una variazione
nell’altra, e quale sia antecedente rispetto all’altra. La variabile che presenta queste
caratteristiche è indipendente.
3) Specificata la variabile indipendente possiamo chiederci se è manipolata da chi conduce la ricerca
oppure propria dei partecipanti. Nel primo caso abbiamo un esperimento. Nel secondo caso, un
quasi esperimento.
4) La specificazione della variabile indipendente porta a identificare la variabile la cui variazione è
causata, ovvero che è effetto della prima o sulla quale la prima produce un mutamento. Negli
esperimenti tale variabile viene misurata conseguentemente all’introduzione dell’indipendente. La
variabile in questione è la dipendente.
Esperimento: si verifica quando la variabile indipendente è manipolata da chi conduce la ricerca
(manipolazione sperimentale = si induce intenzionalmente una modificazione per poi misurare gli
effetti).
Quasi esperimento: si verifica quando la variabile indipendente non è sempre manipolata da chi
conduce la ricerca, ma è propria dei partecipanti; si misura le variazioni di una determinata
caratteristica rispetto a fattori che esistono in natura e che non sono frutto di manipolazione (es. se
voglio studiare il Rendimento scolastico e scelgo come variabile indipendente il “contesto familiare”,
ovviamente non posso manipolarlo, mi limito a rilevarlo così com’è).
Lo status di variabile dipendente e indipendente è sempre relativo agli scopi e agli interessi della
ricerca, ovvero una variabile non è causa o effetto in termini assoluti.
MISURARE significa assegnare un numero ad un oggetto secondo una regola. Significa mettere in
relazione certe proprietà degli eventi che osserviamo con le proprietà dei numeri reali e quindi
operare con questi come se stessimo operando sui primi. In base alle caratteristiche dell’oggetto si
sceglie la regola e i numeri avranno conseguentemente certe proprietà. E’ importante stabilire la
procedura con la quale misurare le variabili oggetto di studio: bisogna seguirla senza modificarla per
l’intera raccolta dei dati.
Per misurare occorre che le relazioni che definiscono il Sistema Empirico (ciò che si vuole misurare;
costituito da elementi legati tra loro da relazioni) siano rappresentate dalle relazioni presenti nel
Sistema Numerico (ciò che serve per misurare; esprime mediante i numeri le relazioni esistenti nel
SE).
OMOMORFISMO= costruire una funzione che conserva la forma della relazione del Sistema
Empirico nel Sistema Numerico.
Ci sono diversi tipi di misurazione chiamati SCALE DI MISURA, e sono:
la scala nominale: la variabile nominale, detta anche categoriale o mutabile è di natura
- ed è definita da una serie di attributi, detti categorie o modalità, che
qualitativa/non metrica
descrivono la proprietà in esame (es. la professione, lo stato civile, la nazionalità….). Vengono
misurate variabili discrete e qualitative. In generale si parla di politomie, con la specificazione di
variabile tetracorica se le categorie sono quattro (es. 4 diverse nazionalità: francese, inglese,
italiana, spagnola), tricotomica se ne ha tre e dicotomica se ne ha due (come il sesso
maschio/femmina, oppure promosso/bocciato….). La misura è determinata dall’attribuzione di
ciascun caso alla categoria che gli corrisponde secondo il criterio che tutti gli appartenenti ad una
categoria sono equivalenti in relazione alla proprietà in questione e diversi da coloro che sono 3
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stati attribuiti ad un’altra categoria. Ciò significa che la relazione logica che caratterizza questo tipo
Si possono usare anche i numeri es. francese=1
di variabile è quella di uguaglianza o disuguaglianza.
italiano = 2…. ma sono usati indipendentemente dalla loro natura quantitativa, ogni numero è solo
un simbolo che esprime soltanto la diversità tra le classi, pertanto tra i numeri non può essere svolta
nessuna operazione aritmetica (solo conteggio delle frequenze per ogni categoria). La statistica
lavora su dati di questo tipo a partire dal conteggio del numero di elementi assegnati ad ogni
categoria e utilizza modalità di analisi che si basano su tale conteggio, detti test non parametrici (si
equivalenza simmetrica A=B , B=A;
basano sul conteggio delle frequenze). Proprietà formali:
transitiva A=B e B=C allora A=C; non equivalenza simmetrica A≠B , B ≠ A. ed è
la scala ordinale: la variabile ordinale è anch’essa di natura qualitativa / non metrica
- definita da una serie di attributi, detti categorie o modalità che caratterizzano la proprietà in
esame esprimendo un ordinamento (es. livello socio-economico basso, medio alto…). Vengono
misurate variabili discrete e qualitative. L’ordine espresso non è quantificato, ovvero nel
passaggio da un livello a quello successivo l’aumentare della proprietà non è definito in termini di
quantità. La misura è determinata dall’attribuzione di ciascun caso alla categoria che gli
corrisponde secondo il criterio che tutti gli appartenenti ad una categoria sono equivalenti in
relazione alla proprietà in questione e diversi da coloro che sono stati attribuiti ad un’altra
categoria; tale diversità viene stabilita in base al fatto che i casi possiedano meno o più della
proprietà misurata. Ciò significa che la relazione logica che governa le scali ordinali è quella di
che, oltre all’uguaglianza, definisce la disuguaglianza nei termini di maggiore o
ordinamento
minore. I numeri vengono utilizzati come etichette per classificare secondo un ordine,
e non la quantità posseduta. Le differenze non sono quantificate.
rappresentano la posizione
Comunque sebbene non implichino alcune nozione di grandezza, per questa scala l’assegnazione
dei numeri non è arbitraria come nella scala nominale dal momento che un valore più basso
significa una minore quantità della variabile misurata anche se non sappiamo di quanto. Non
possono essere effettuate operazioni matematiche (solo conteggio delle frequenze per ogni
categoria). La statistica lavora su dati di questo tipo a partire dal conteggio del numero di
elementi assegnati ad ogni categoria e, essendo queste categorie ordinate, possiamo anche tener
conto di tale ordinamento (o rango); le modalità di analisi si basano sia sul conteggio che sul
rango, rimanendo sempre nell’ambito dei test statistici non parametrici. Un esempio classico e
molto utilizzato di variabile misurata su scala ordinale è rappresentato dalla scala Likert (si pone
una o più domande e si chiede di rispondere attribuendo alla risposta un numero da 1 a 5 dove
1= insoddisfazione 2 = poca soddisfazione…… 5= massima soddisfazione). (N.B. Nella pratica
delle scienze sociali la scala Likert è trattata comunemente con tecniche di analisi previste per le
equivalenza, relazione d’ordine: asimmetrica (A<B , B>A e
scale quantitative). Proprietà formali:
non B<A) e transitiva (A<B e B<C allora A<C). Vengono misurate variabili continue (se
la scala ad intervalli: è di tipo quantitativo / metrica.
- possono assumere tutti i valori entro un intervallo) o discrete (se possono assumere soltanto i
valori interi nell’intervallo) e quantitative. Possiamo parlare in senso proprio di unità di misura e
di valori, poiché i numeri esprimono quantità e le distanze tra valori sono definite in termini
quantitativi. Es. quoziente di intelligenza. La misura implica attribuire ad ogni caso un numero in
modo che le differenze tra i numeri corrispondono a uguali differenze nella quantità della
proprietà definita dalla variabile. A differenza della scala precedente, questo significa che tra due
valori consecutivi vi è la stessa distanza che esiste tra altri due valori consecutivi. Es. tra 40 °C e
50 °C c’è la stessa differenza che tra 10 °C e 20 °C. La relazione logica è quella di uguaglianza
tra intervalli dove le relazioni di uguaglianza e disuguaglianza, nei termini di maggiore o minore,
sono definite in termini di quantità. Il numero rappresenta la quantità posseduta ma è arbitrario
Può avere uno zero convenzionale. Può assumere
poiché la scala non possiede uno zero assoluto.
valori sia positivi che negativi. Es. 0 °C non significa assenza di temperatura. Possiamo fare
rapporti tra intervalli, che rimangono costanti, ma non possiamo fare rapporti diretti tra valori, 4
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