Estratto del documento

Capitolo 1 – Psicologia dello sviluppo: cenni storici e teorie

La nascita della psicologia scientifica si colloca nel 1879, con la fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia, ad opera di Wundt. Wundt e colleghi non erano interessati, però, allo studio dello sviluppo della mente, che ha costituito, invece, un oggetto di interesse per i “funzionalisti” americani, impegnati a capire come la mente si adattasse all’ambiente.

Non esiste una data di nascita della psicologia dello sviluppo. Essa è stata influenzata da diversi studiosi, tra cui:

  • C. Darwin con la teoria della selezione naturale, ha contribuito a focalizzare l’interesse degli psicologi sui rapporti individuo-ambiente e sugli effetti che questo può avere sulla mente. I suoi studi hanno evidenziato l’importanza di capire la psicologia umana in un’ottica di sviluppo sia filogenetico (della specie) sia ontogenetico (individuale);
  • F. Galton ha studiato le diverse influenze di fattori ambientali ed ereditari ed ha ideato il coefficiente di correlazione, tutt’ora utilizzato;
  • W. James era un funzionalista e riteneva che la psicologia dovesse studiare l’adattamento della persona, come organismo, all’ambiente, avvalendosi, anche, del metodo comparativo, ovvero confrontando i processi psichici dell’adulto con quelli dei bambini, dei malati di mente, degli animali e dei primitivi;
  • G. S. Hall era un funzionalista ed ha utilizzato molto, per i suoi studi, il metodo dell’inchiesta, somministrando dei questionari agli adulti e ponendo, così, le basi per la ricerca in psicologia dello sviluppo.

Attualmente, i principali approcci psicologici si rifanno a comportamentismo, psicologia della gestalt, Piaget, psicanalisi, Vygotskij, psicologia cognitiva e neuroscienze; l’approccio dominante, tuttavia, risulta essere quello cognitivista.

Comportamentismo

Secondo quanto stabilito da Watson, oggetto di studio della psicologia deve essere il comportamento umano, da osservare in modo oggettivo e senza farvi interpretazioni. Pavlov ha formulato la teoria dell’apprendimento per condizionamento classico, secondo cui, presentando in modo associato e ripetuto nel tempo uno stimolo condizionato ed uno stimolo incondizionato, è possibile ottenere una risposta condizionata, anche solo, in un secondo tempo, alla presentazione dello stimolo condizionato. L’apprendimento consiste nell’aumentare la probabilità di emissione di una certa risposta da parte dell’organismo.

Skinner ha formulato la teoria dell’apprendimento per condizionamento operante, in cui la conseguenza (rinforzo o punizione) è ciò che va o meno a rinforzare la risposta dell’organismo. Bandura ha formulato la teoria dell’apprendimento sociale, in cui l’uomo è in grado di apprendere per osservazione ed imitazione di modelli. Esso viene, dunque, considerato un soggetto attivo, che osserva comportamenti specifici e ne ricava delle regole generali. Non sono più necessari, quindi, i rinforzi, sebbene sia possibile un rinforzo vicariante: osservando un modello rinforzato per una determinata risposta, il soggetto astrae la regola secondo cui quella risposta è socialmente desiderabile. Bandura ha anche introdotto il concetto di “autoefficacia”, ovvero la convinzione della propria capacità di raggiungere un certo livello di prestazione in uno specifico ambito. Il comportamentismo ha una visione molto riduttiva della mente umana, ma ha sicuramente il merito di aver contribuito alla nascita di un approccio sperimentale in psicologia.

Psicologia della Gestalt

Il vocabolo tedesco “Gestalt” significa “forma” o, più propriamente, “struttura complessa”. Secondo la psicologia della Gestalt, la mente umana non è una tabula rasa nel processo conoscitivo, ma, al contrario, struttura in modo attivo la realtà esterna, adattandola secondo le leggi di organizzazione dell’esperienza. Questo approccio ha influenzato molto il pensiero di Piaget.

Piaget

Il suo principale oggetto di studio è stato lo sviluppo dell’intelligenza, intesa come la massima forma di adattamento umano all’ambiente; si è quindi occupato di epistemologia genetica. Come Kant, egli era convinto del fatto che la mente umana fosse costretta ad interpretare la realtà esterna, basandosi su schemi o strutture propri, non derivati dall’esperienza. Credeva che l’intelligenza si fondasse su processi di assimilazione, ovvero di adattamento della conoscenza della realtà alla mente umana, e su processi di accomodamento, vale a dire di modificazione dell’organismo a fronte di aspetti della realtà che non possono essere conosciuti sulla base degli schemi e delle strutture mentali esistenti. Conoscere significa, perciò, trasformare la realtà. Piaget ha descritto lo sviluppo cognitivo partendo dall’osservazione dei suoi tre figli e, poi, concentrandosi su un campione più ampio. Ha identificato quattro fasi di sviluppo: lo stadio dell’intelligenza senso-motoria (0-2 anni), lo stadio preoperatorio (2-7 anni), lo stadio operatorio concreto (7-11 anni) e lo stadio operatorio formale (11-14 anni). Piaget è stato accusato di aver sottovalutato le capacità di neonati e lattanti e di essersi interessato più allo sviluppo di un soggetto epistemico ideale che alle persone reali.

Vygotskij

Secondo Vygotskij, i processi psichici superiori non derivano solo da fattori biologici, bensì anche dai rapporti culturali: le basi naturali delle funzioni psichiche si evolvono in superiori grazie all’utilizzo, da parte dell’individuo, di strumenti sia materiali (ex. bastone) sia culturali. Lo strumento culturale più importante è il linguaggio, a cui Vygotskij attribuisce un funzione di regolazione del comportamento: inizialmente, è l’adulto a dire al bambino cosa possa o meno fare e, in un secondo tempo, il bambino sviluppa un linguaggio privato, ovvero si dice, dapprima ad alta e poi nella mente, come comportarsi; infine, il linguaggio viene interiorizzato e si origina il pensiero. Vygotskij ha anche introdotto la nozione di zona di sviluppo prossimale, ovvero un insieme di apprendimenti possibili nel breve termine per il bambino, per mezzo del sostegno di un adulto o di un coetaneo più competente.

Psicologia cognitiva

Si sviluppa negli anni ’50, come opposizione al riduzionismo comportamentista. In un primo momento, i cognitivisti consideravano la mente umana come un elaboratore di informazioni e la descrivevano attraverso la metafora del computer (Human Information Processing). Attualmente, il cognitivismo si occupa dello studio dei processi cognitivi, tra cui:

  • Memoria: funzione cognitiva che si compone di tre stadi, che sono la codifica, l’immagazzinamento ed il recupero. Viene suddivisa in memoria sensoriale, a breve termine ed a lungo termine. La memoria a breve termine ha una capienza molto ridotta ed in essa la traccia mnestica permane per circa 15-30 secondi; è, anche, una memoria di lavoro. Si compone di un loop fonologico, di un taccuino visuo-spaziale, di un esecutivo centrale e di un buffer episodico: i primi due sono dei magazzini che contengono, rispettivamente, items fonologico-verbali e di natura visuo-spaziale. L’esecutivo centrale ha una funzione di controllo e di coordinazione delle altre componenti, mentre il buffer episodico combina il materiale provenienti dai due magazzini con materiale della memoria a lungo termine nel momento del recupero mnestico. La memoria a lungo termine, si divide in esplicita o dichiarativa ed implicita. La memoria esplicita è consapevole e prevede la rievocazione per mezzo del linguaggio; comprende la memoria semantica, caratterizzata della non consapevolezza del momento specifico di immagazzinamento dell’informazione, e la memoria episodica, a sua volta suddivisa in autobiografica (di episodi vissuti in prima persona) e memoria di eventi (ad esempio, di episodi che sono stati solo raccontati e non vissuti, eventi che non hanno rilevanza emotiva). La memoria implicita è una memoria del fare e contiene le tracce di procedimenti routinari, aspetti procedurali e per lo più inconsci, automatizzati;
  • Risoluzione di problemi: studiando le modalità di risoluzione dei problemi, è possibile capire come funzionino il pensiero ed il ragionamento. Si distinguono un pensiero produttivo, capace di creatività e di trovare soluzioni nuove ai problemi, ed un pensiero riproduttivo, che è, invece, lineare e viene utilizzato per lo svolgimento dei compiti, in cui ciò che conta è solo procedere in modo ordinato e senza fare errori;
  • Metacognizione: come il pensiero controlla se stesso e cosa sa di se stesso. Sembra che gli individui più competenti in metacognizione siano, anche, avvantaggiati nelle prestazioni cognitive;
  • Intelligenza: secondo Sternberg, si compone di tre processi fondamentali, che sono i metacomponenti, per la pianificazione, i componenti di performance, per l’esecuzione, ed i componenti che regolano l’acquisizione delle conoscenze, che associano informazioni vecchie e nuove. Gardner, nella sua teoria delle intelligenze multiple, ha identificato sette tipi di intelligenza: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestesica, personale ed interpersonale; ad esse ne ha aggiunte, in seguito, altre due, ovvero l’intelligenza esistenziale e quella naturalistica;
  • Funzioni esecutive: operazioni che consentono di individuare un problema od obiettivo, di pianificare le operazioni mentali e le azioni comportamentali da mettere in atto per risolverlo, di monitorare la propria performance e di modificare, eventualmente, l’esecuzione, in caso di necessità. Si considerano le funzioni esecutive come coinvolte in tutti i comportamenti intelligenti e, contrariamente a quanto avvenisse in passato, si ritiene che siano presenti già fin dai primi anni di vita. Da un punto di vista neuropsicologico, vengono collocate a livello frontale.

L’approccio interattivo-cognitivista si occupa dello studio del comportamento sociale in termini diadici e si fonda sulla convinzione dell’esistenza di una predisposizione innata nell’uomo alla socialità. Questa idea si oppone a quelle psicanalitiche e comportamentiste, che non considerano la socialità una motivazione primaria ma, al contrario, rispettivamente un comportamento che viene messo in atto per soddisfare il proprio bisogno di cibo od una risposta appresa in quanto precedentemente rinforzata. Fodor, nella sua opera “La mente modulare”, ha descritto la mente umana come caratterizzata da un funzionamento modulare, in cui ogni modulo ha una propria funzione ed è indipendente dagli altri. In “Oltre la mente modulare”, Karmiloff-Smith propone una visione meno rigida di quella di Fodor, considerando la modularizzazione come un prodotto dello sviluppo e non come una condizione di partenza. Tomasello non nega il ruolo di componenti innate nello sviluppo cognitivo umano e ritiene che l’apprendimento culturale (per imitazione, istruzione e collaborazione) abbia luogo grazie alla capacità, tipicamente umana, di riconoscersi nei propri cospecifici, capacità che emerge tra i 9 ed i 12 mesi. Presso l’approccio neurocostruttivista, infine, il cervello viene considerato più plastico che presso le posizioni innatiste. L’azione dei geni non viene vista come predeterminata, ma come dipendente, anche, dall’espressione di altri geni e dall’azione dell’individuo. Lo sviluppo di mente e cervello viene descritto come tendente ad una crescente complessità e differenziazione.

Capitolo 2 – Metodi di ricerca in psicologia dello sviluppo

Vengono, di seguito, descritti i principali metodi di ricerca applicati nell’ambito della psicologia dello sviluppo. La scelta di un metodo al posto di un altro dipende, chiaramente, dall’oggetto di studio e dagli obiettivi della ricerca. Va da sé che ottenere risultati uguali con metodi diversi consente di rafforzare la fiducia nelle conclusioni. Essenziale è, in ogni caso, una mentalità sperimentale, indipendentemente dal tipo di metodo utilizzato.

Disegni di ricerca longitudinali

Negli studi longitudinali, uno stesso campione viene valutato per un certo periodo di tempo ad intervalli decisi dallo sperimentatore. Questi studi hanno il vantaggio di permettere una buona analisi dello sviluppo individuale di una specifica variabile, oltre al fatto che sono utili per osservare gli effetti di particolari esperienze nel corso dello sviluppo. Richiedono, tuttavia, molto tempo e non sono rare le perdite di partecipanti, che spesso sono già pochi, trattandosi di progetti che possono durare, persino, molti anni: coloro che scelgono di restare potrebbero, d’altro canto, avere delle caratteristiche particolari. Sono, infine, molto costosi anche in termini di risorse.

Disegni di ricerca trasversali

Negli studi trasversali, si confrontano diverse coorti per studiare rapidamente le differenze tra le età di una stessa variabile. Un vantaggio è dato dalla facile realizzazione e replicabilità, ma vi sono, anche degli svantaggi. In primo luogo, ogni gruppo viene valutato una sola volta, il che non offre la possibilità di osservare come gli individui che lo compongono varino nel tempo. In secondo luogo, è possibile che ci siano delle variabili che influiscono solo un gruppo e non sugli altri osservati.

Esperimenti e quasi-esperimenti

Il metodo sperimentale è il metodo scientifico più potente: si parte da un'ipotesi da verificare, si dispone una situazione sperimentale e si valutano obiettivamente le ipotesi. Le ipotesi derivano, il più delle volte, da teorie, ovvero insiemi di proposizioni, tra loro interrelate, che riguardano uno specifico tema. Negli esperimenti si dispone, nella maggior parte dei casi, di un gruppo sperimentale e di un gruppo di controllo, di solito formati in modo randomizzato, il che significa che vi è un’assegnazione casuale dei partecipanti all’esperimento ad un gruppo od all’altro: questo consente di rendere i due gruppi uguali in tutto meno che nella variabile indipendente, il che diminuisce la possibilità di commettere errori.

Negli esperimenti, si manipola la variabile indipendente, rendendo i due gruppi (sperimentale e di controllo) uguali in tutto il resto; il gruppo in cui si ha la manipolazione della variabile indipendente è quello sperimentale. Gli esperimenti permettono di stabilire delle relazioni causali tra variabili e sono molto rapidi e facili da replicare. Tuttavia, vengono sovente condotti in ambienti artificiali come il laboratorio, motivo per cui ci vuole cautela nel generalizzare i risultati ottenuti. Nei quasi-esperimenti, frequenti in psicologia, non è possibile manipolare la variabile indipendente, per cui non si soddisfa la conditio “uguali in tutto il resto”.

Ricerche correlazionali

Gli studi correlazionali non permettono di stabilire una relazione causale tra le variabili, che non possono essere manipolate sperimentalmente: permettono, però, di scoprire se i cambiamenti di una variabile siano o meno associati ai cambiamenti di un’altra variabile, ovvero di stabilire se le due variabili siano correlate oppure no; la relazione tra variabili viene espressa con il coefficiente di correlazione.

Osservazione

Il metodo osservativo ha un obiettivo descrittivo: lo sperimentatore non manipola la variabile indipendente, ma osserva i comportamenti spontanei dell’organismo. Si distinguono due tipi di osservazione:

  • Naturalistica: non si influenza in alcun modo il comportamento dell’organismo che si sta osservando, anzi, l’osservatore può, perfino, cercare di dissimulare la sua presenza, in modo tale da poter osservare i comportamenti così per come accadono in natura. Si tratta, tuttavia, di un metodo molto dispendioso in termini di tempo, dal momento che non è detto che verrà messo in atto, in tempi brevi, proprio il tipo di comportamento a cui si è interessati;
  • Controllata (o partecipante): si colloca a metà su un continuum che va dall’osservazione naturalistica alla sperimentazione. Lo sperimentatore controlla parzialmente l’ambiente e/o fornisce stimoli che possano indurre i comportamenti che vuole studiare, in modo tale da risparmiare tempo. In questo caso, però, l’ambiente non è naturale, ma si tratta, molto spesso, di un laboratorio, in cui i partecipanti sanno di essere osservati. A ciò si aggiunge il fatto che le persone che si rendono disponibili ad andare in laboratorio potrebbero non essere rappresentative della popolazione generale.

L’osservazione è, in ogni caso, guidata da ipotesi e si possono utilizzare delle griglie per estrapolare, dal concetto più ampio, delle variabili più ristrette e che possano essere direttamente osservate e misurate.

Interviste e questionari

Il metodo dell’inchiesta richiede un linguaggio comprensibile e la formulazione di domande che siano adatte al livello cognitivo del campione. Con gli adolescenti e con gli adulti, inoltre, si deve considerare il rischio che essi incorrano nella desiderabilità sociale. Le risposte previste possono essere di diverso tipo:

  • Una scelta tra due alternative;
  • Una scelta tra più alternative tra loro escludentisi;
  • Una scelta tra più alternative tra loro non escludentisi;
  • Una scelta tra più alternative + una graduatoria;
  • Risposta libera, utile per gli argomenti più complessi, ma molto difficile da codificare.

Le interviste vengono somministrate oralmente e, nel caso dei bambini, richiedono un’adeguata produzione e comprensione del linguaggio, per cui un’età superiore ai 3-4 anni. È fondamentale instaurare un rapporto di fiducia con l’intervistato, così da farlo sentire utile. I questionari richiedono buone capacità di lettura e scrittura.

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 44
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Molina, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Vianello Gini Lanfranchi Pag. 1 Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Molina, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Vianello Gini Lanfranchi Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Molina, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Vianello Gini Lanfranchi Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Molina, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Vianello Gini Lanfranchi Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Molina, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Vianello Gini Lanfranchi Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Molina, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Vianello Gini Lanfranchi Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Molina, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Vianello Gini Lanfranchi Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Molina, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Vianello Gini Lanfranchi Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Molina, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Vianello Gini Lanfranchi Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Molina, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Vianello Gini Lanfranchi Pag. 41
1 su 44
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JennyJenny di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Molina Paola.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community