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Introduzione

Lo sviluppo psicologico è una realtà elusiva. I cambiamenti degli esseri umani, dal grembo materno alla vecchiaia, sono quasi sempre graduali. Nella prima infanzia, si registrano eventi “memorabili”, es. la prima parola o i primi passi, che sono il frutto di un processo antecedente (es. lallazione, andare a carponi…). Solitamente lo sviluppo manifesto si nota solo quando si fanno dei confronti retrospettivi. Gli psicologi sono riusciti a identificare delle tappe nello sviluppo, individuando dei quadri normativi e teorizzando delle discontinuità evolutive, le quali permisero di delineare degli stadi.

Stadi e fasi dello sviluppo

Stadi e fasi costituiscono uno strumento euristico di grande portata, perché consentono di comparare lo sviluppo del singolo bambino con uno standard. La teorizzazione dello sviluppo in stadi permette, inoltre, di inquadrare e dare senso a comportamenti che, isolatamente, risultano poco comprensibili, e permette di prevedere, a partire da un comportamento, altri comportamenti che ad esso si associano.

Negli ultimi anni si è svolto un dibattito sulla continuità o discontinuità dello sviluppo. Comunemente si tende a dividere lo sviluppo in 4 tappe: infanzia (o prima infanzia, da 0 a 2 anni), fanciullezza (o seconda infanzia, da 3 a 5 anni c.a.), media fanciullezza (o terza infanzia, da 6 a 11 anni), preadolescenza e adolescenza (da 11 fino alle soglie età adulta).

Intorno ai primi anni di vita, il dibattito continuità/discontinuità si intreccia con quello di universalità dei percorsi di sviluppo (percorso universalmente valido, Piaget, o percorsi diversi possibili, Vygotskij).

Olistico o pluralistico

Altro dibattito riguarda il carattere olistico o pluralistico dello sviluppo. Alcuni studiosi, come Piaget, hanno cercato di individuare un corso di sviluppo unitario; altri invece, soprattutto in età più moderne, hanno ipotizzato l’esistenza di processi mentali specifici per dominio, i quali sono chiamati in causa per affrontare compiti delimitati, relativi all’uno o all’altro ambito di conoscenza, tali processi si affiancano ad abilità generali per dominio.

Distinzione tra fenomeni e cause

Importante è ricordare la distinzione tra fenomeni descritti e le loro cause. Spesso si tende a credere che i cambiamenti evolutivi abbiano base maturativa. Questo è vero solo per quanto riguarda alcuni aspetti del processo di sviluppo. Molti cambiamenti avvengono anche grazie alle esperienze soggettive dell’individuo, dal compiere certi tipi di esperienze e dall’interazione tra individuo e ambiente.

Modelli di interazione

Esistono vari modelli di interfaccia tra fattori genetici e ambientali. I vari tipi di interazione sono studiati da due prospettive, quella correlazionale e quella interazionale.

  • Correlazionale:
    • Modello a i genitori hanno caratteristiche parzialmente dipendenti da fattori genetici che li portano a preferire un dato ambiente per il figlio. Qui, il bambino avrà delle compagnie peculiari e l’esito evolutivo sarà influenzato dalle interazioni con i compagni.
    • Modello b soggetto stesso, in virtù delle sue caratteristiche, sceglie l’ambiente senza correlazioni con i fattori ambientali.
    • Modello c soggetto stesso sceglie l’ambiente con correlazioni con fattori ambientali (es. scelta di un ambiente, rifiuto, quindi scelta di un altro ambiente).
  • Interazionale:
    • Modello a specifiche condizioni ambientali innescano predisposizioni genetiche verso un certo comportamento negativo o positivo.
    • Modello b soggetto ha caratteristiche genetiche tali da renderlo particolarmente suscettibile a circostanze ambientali di opposto segno.
    • Modello c processo di soppressione che l’ambiente può esercitare sulle disposizioni genetiche.

I cambiamenti attesi in corrispondenza di una determinata età (dipendenti da fattori biologici o da norme sociali) possono essere concettualizzati come influenze normative secondo l’età. A queste, si affiancano le normative storicamente. Oltre a queste, influenze non normative possono alterare lo sviluppo individuale.

Quadri normativi

Quadri normativi: insieme di abilità, comportamenti e disposizioni che si ritrovano in una certa età. Fase: periodo, più o meno lungo, identificabile nel corso dello sviluppo grazie alla presenza di una o più caratteristiche distintive. Livello o stadio: indica una gerarchia. Nozione di stadio ogni tappa espressione di caratteristiche generali.

Prima parte: la prima infanzia

Cap. 1: Il periodo prenatale e il neonato

Il periodo neonatale e i primi mesi di vita, sono il momento migliore per verificare l’esistenza delle abilità innate e come funzionano i primi processi di apprendimento. In passato si credeva che le più basilari capacità cognitive fossero assenti alla nascita e si sviluppassero gradualmente. Negli anni ’60, diverse ricerche dimostrarono che le capacità percettive presenti alla nascita sono simili a quelle degli adulti, o tali diventano nel giro di pochi mesi (es. apprendimento, memoria…). Solo lo sviluppo motorio avviene in tempi più lunghi.

Dal concepimento alla nascita

Lo sviluppo prenatale si divide in tre periodi, denominati germinale, embrionale e fetale, che si distinguono per il tipo di crescita e per il diverso impatto che su di loro esercitano i vari agenti ambientali.

  • Il periodo germinale ha inizio con la fecondazione e termina c.a. due settimane dopo. La prima duplicazione dello zigote si produce tra le 24 e le 36 ore dalla fecondazione. Può succedere che le due cellule, anziché rimanere unite, si separino costituendo il punto di partenza per lo sviluppo di gemelli monozigoti. I gemelli eterozigoti, nascono dalla fecondazione di due distinti ovuli da parte di due spermatozoi. Le successive duplicazioni cellulari avvengono molto più rapidamente, e nel giro di 4 giorni lo zigote è diventato una blastocisti (piccola massa di cellule), nella quale si possono distinguere due parti: un disco embrionico, da cui si formerà l’embrione, e una sfera cava (trofoblasto) da dove si formeranno i tessuti (amnios e corion), importanti per la sua protezione e il nutrimento. Sulla parete esterna del corion si costituiscono dei villi che si protendono dentro alle pareti interne dell’utero. Si forma, così, la placenta, che collega la circolazione sanguigna dell’embrione a quella della madre. Con l’annidamento fine periodo germinale.
  • Il periodo embrionale va dalla seconda all’ottava settimana di gestazione, e, in questa fase, si differenziano i tessuti, si formano gli organi e si delinea la struttura del corpo. Dopo l’annidamento, cominciano a differenziarsi tre strati di cellule nel disco embrionico: l’ectoderma (SNC, pelle, capelli e unghie), l’endoderma (sistema digestivo e respiratorio), mesoderma (muscoli, scheletro e sistema circolatorio). I primi organi a svilupparsi sono quelli essenziali, quindi cuore, apparato digestivo, scheletro e muscoli; poi appaiono arti e dita, mentre capelli e unghie si aggiungeranno solo nel periodo fetale. Alla fine del secondo mese il corpo del bambino ha grosso modo una forma umana. Durante il periodo embrionale possono svilupparsi gravi difetti congeniti, in conseguenza o a malattie genetiche o per cause esterne. Ogni organo attraversa, durante la sua formazione, un periodo esposto al rischio di malformazione.
  • Il periodo fetale ha inizio nel terzo mese di gravidanza. L’organismo è già differenziato, deve solo crescere e perfezionarsi. Solo gli organi sessuali cominciano a formarsi ora. Dapprima le ghiandole sessuali (gonadi) si sviluppano in maschi e femmine; in seguito, nei maschi, uno o più geni del cromosoma Y, provocano la trasformazione delle gonadi in testicoli, i quali secernono l’ormone androgeno, che stimola la crescita dei genitali. Nei mesi successivi il corpo si distende; durante il quarto mese la madre inizia a percepire i movimenti del feto. Al termine del sesto mese il feto supera il limite minimo di sopravvivenza in caso di nascita prematura, dato che il SNC e il sistema respiratorio sono abbastanza perfezionati. Negli ultimi 3 mesi, i muscoli si rivestono di uno strato di grasso, i meccanismi di regolazione della temperatura si attivano, lo scheletro si irrobustisce. Le ossa, però, non sono completamente collegate e ci sono 6 zone morbide nel cranio (fontanelle), di modo che il corpo può subire senza danno una certa compressione durante il parto.

Lo sviluppo del cervello e del sistema nervoso

Ha inizio nel periodo embrionale. All’inizio della terza settimana, l’ectoderma si piega dando origine al tubo neurale da cui derivano cervello e MS. Una delle estremità di questo tubo, si ingrossa, formando cervello e occhi rudimentali. Lo sviluppo del cervello avviene in tre fasi:

  1. Proliferazione neuronale: prodotti i neuroni nella parete esterna del tubo. Avviene soprattutto tra il secondo e il quarto mese di gestazione e termina circa al sesto mese.
  2. Migrazione delle cellule nei luoghi appropriati: si conclude entro il sesto mese.
  3. Organizzazione: costruzione dei collegamenti sinaptici tra le cellule. Inizia dopo l’insediamento dei neuroni e continua per diversi anni dopo la nascita.

Alla nascita la testa è quella più vicina alla dimensione adulta, ciò è dovuto alla precoce crescita di occhi e cervello. Questa crescita prosegue rapidamente durante i primi anni, in modo che al terzo compleanno, il cervello ha raggiunto i tre quarti di peso. Con l’eccezione di alcune aree cerebrali, in cui la produzione di neuroni procede per tutta la vita, nelle altre non se ne formeranno più e verranno eliminati quelli in eccesso. I cambiamenti della materia grigia consistono in aumenti del volume seguiti da diminuzioni; mentre la materia bianca aumenta di volume e intensità fino ai vent’anni.

Esiste una sincronia tra maturazione cerebrale e comparsa di varie capacità: es. corteccia motoria, prime aree a maturare sono quelle per controllo testa, parte superiore del tronco e braccia, seguite da braccia e mani. Le aree deputate al movimento di gambe e braccia si sviluppano prima di quelle che controllano dita e piedi. Questa sequenza corrisponde a quella della motricità grossolana. Le aree del linguaggio sono attive tra il secondo anno e la prima fanciullezza, in corrispondenza ai rapidi progressi nella comprensione e produzione della lingua. I collegamenti tra corteccia e cervelletto, necessari per il controllo volontario della motricità fine, si completano verso i 4 anni. La formazione reticolare continua a mielinizzare fino alla pubertà e forse oltre. I progressi sul piano percettivo sono legati allo sviluppo del SNC, sviluppo preprogrammato su base genetica, ma stimolato dall’esperienza. Le aree che vanno incontro allo sviluppo più prolungato sono quelle della corteccia prefrontale, deputate a funzioni che vengono chiamate esecutive, perché sovrintendono ai comportamenti diretti a uno scopo. Le funzioni esecutive rendono possibile l’autoregolazione del comportamento.

La nascita del neonato

L’atto della nascita segna l’inizio del processo di adattamento, fisico e psichico, all’ambiente. Il primo mutamento adattivo è l’inizio della respirazione. Non appena il cordone ombelicale viene reciso, i polmoni del neonato iniziano a riempirsi d’aria, e il sangue inizia a circolare anche in questi organi. La nutrizione inizia ad avvenire tramite apparato digerente. Divengono necessari i meccanismi di termoregolazione, i quali richiedono un certo tempo e delle precauzioni. Il processo attraverso il quale il bambino viene al mondo non è esente da rischi, come quello di anossia, cioè insufficienza di ossigenazione nel sangue, che può danneggiare il cervello.

Il parto

Il medico francese Leboyer, ha messo a punto una tecnica di parto “senza violenza”, per eliminare quei trattamenti ospedalieri che appaiono aggressivi verso il bambino. Secondo il suo metodo, la sala parto è silenziosa e in penombra, e il bambino viene immerso in acqua per diminuire la differenza di ambiente rispetto all’utero. Questo metodo è stato soggetto a critiche, in quanto si pensa che l’immersione del bambino in acqua tiepida potrebbe inibire lo stimolo respiratorio, oltre quello di comportare due variazioni di temperatura. La brusca e protratta separazione dalla madre è stata molto criticata come potenzialmente negativa nella relazione madre-figlio.

La valutazione della salute del neonato

La valutazione della salute del neonato avviene pochi minuti dopo la nascita, mediante la scala di Apgar, che attribuisce a cinque indici vitali un punteggio (da 0 a 2). I punteggi sono poi sommati per un totale di max 10. Un punteggio inferiore o uguale a 4 indica che il bambino è a rischio. Una scala più ampia è quella di Barry Brazelton, che considera diverse dimensioni del comportamento (ad es. riflessi neonatali, stato vigilanza, irritabilità…). Questa scala viene usata per valutare le condizioni neurologiche dei bambini e può essere anche uno strumento per aiutare i genitori a interagire meglio con i figli e comprenderli.

Gli stati neurocomportamentali del neonato

Nelle prime due settimane il neonato dorme c.a. il doppio di un adulto (16 ore c.a.) ma con molti intervalli. Con il tempo i periodi di sonno si fanno più lunghi e meno numerosi, finché verso i 6/7 mesi il bambino riesce a dormire l’intera notte. Tuttavia il ritmo con cui questi cambiamenti si verificano non sono universali, ma influenzati dal comportamento dei genitori. Dorothy Marquis, in uno studio su due gruppi di neonati, in cui i bambini venivano allattati o dopo 3 o dopo 4 ore, dimostrò come il comportamento dei genitori influenzi il neonato. Infatti, nel suo esperimento, i bambini appresero “il proprio orario” mostrando picchi d’irrequietezza quando si avvicinava l’ora stabilita, questa divenne più evidente quando ai bambini allattati ogni 3h si impose un’attesa di 4h. Altra peculiarità del sonno infantile è l’alta percentuale del sogno REM, c.a. 50% (21% c.a. negli adulti). Secondo alcuni studiosi, la percentuale di questo tipo di sonno, in cui si sogna, è importante perché permetterebbe la rielaborazione di tutte le stimolazioni ottenute durante la veglia. Altra teoria afferma che questa fase è essenziale perché mantiene attivo il cervello.

Il sonno dell’infante attraversa vari stadi: dal sonno profondo, all’agitazione, al pianto, alla sonnolenza, alla veglia attiva (respiro irregolare, molti movimenti) e infine alla veglia inattiva (tranquillo, si muove poco). Il pianto del neonato può manifestarsi senza alcuna ragione apparente, più spesso dipende da cause specifiche (fame, freddo, dolore…). Il pianto non è uguale per ogni causa, ma presenta caratteristiche diverse, per questo la madre è in grado di riconoscere il vero significato del pianto del bimbo. Il pianto, insieme alla vocalizzazione e al balbettio, costituisce un precursore del linguaggio.

Il neonato competente

Il periodo neonatale e i primi anni di vita sono il momento migliore per verificare l’esistenza o meno di abilità innate e per esaminare i primi processi di apprendimento. Recentemente si è iniziato a intraprendere ricerche empiriche su bambini piccolissimi. Due tipi di circostanze hanno agevolato tale ricerca:

  • La maggiore diffusione di istituzioni educative per la prima infanzia.
  • La disponibilità di strumenti sempre più sofisticati per la registrazione del comportamento infantile (es. videotape…).

Le innovazioni metodologiche hanno consentito di mettere in evidenza capacità che le prime ricerche non avevano colto. In questo modo si cambiò radicalmente la concezione del bambino: dall’essere un inetto e passivo, in attesa di venire plasmato (comportamentisti) o dalla concezione di un organismo attivo e ricco di potenzialità generali, ma non ancora dotato di competenze specifiche (Piaget), si delineò l’idea di un neonato dotato di un ricco repertorio di capacità specializzate grazie alle quali può interagire in modo differenziato con aspetti diversi dell’ambiente.

Le capacità comportamentali dei neonati

Alla nascita, il bambino è dotato di schemi comportamentali, che gli permettono di interagire con l’ambiente. Tali schemi comprendono:

  • I riflessi: reazioni automatiche e stereotipate a particolari stimoli (es. variazione luminosità dilatazione/contrazione pupille). Alcuni riflessi presenti nei neonati sono stati osservati nel feto: ad es. il rooting già a 8 settimane…. Alcuni riflessi sono permanenti, altri invece, in neonatali, spariscono durante i primi mesi di vita. Questi ultimi, non funzionano in modo del tutto meccanico, es. rooting. I riflessi neonatali sono importanti per la psicologia da due punti di vista: la loro presenza alla nascita e la loro successiva scomparsa sono tra gli elementi indicatori di un normale sviluppo neurologico; inoltre alcuni riflessi costituiscono il fondamento per lo sviluppo degli schemi di comportamento volontari futuri.
  • Le azioni congenitamente organizzate: si distinguono dai riflessi per il loro carattere spontaneo. Tra queste, le azioni più comuni sono il piangere e il succhiare. Il guardare è un’altra delle azioni congenitamente organizzate. Avviene spontaneamente, tramite una serie di movimenti di scansione, e si tratta di movimenti ampi, che consentono di esplorare una vasta porzione di ambiente, fino all’identificazione di una linea di contrasto (oggetti), quindi i movimenti oculari si focalizzano sull’analisi di tale oggetto.
  • Le stereotipie ritmiche: consistono in sequenze ripetute di movimenti, eseguite senza ragione apparente, con cui gli infanti tengono in esercizio muscoli, tendini e nervi.

La capacità di apprendimento nei neonati

Apprendimento è il cambiamento nel comportamento o nelle strutture mentali per effetto dell'esperienza. I neonati son capaci di semplici forme di apprendimento:

  • Condizionamento classico: i neonati apprendono per questa via solo se la nuova associazione ha valore adattivo e soprattutto se legata a nutrizione (non apprendono a difendersi perché dipendono da protezione parentale).
  • Condizionamento operante: nei neonati permette di consolidare comportamenti spontanei (succhiare con più intensità, aumentare).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Clariss19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Caprin Claudia.
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