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Capitolo 1 I PROBLEMI, I LIVELLI DI RAPPRESENTAZIONE, LE IMMAGINI DEl

FRUITORE

1.1 Introduzione

Relazione fra realtà e la sua rappresentazione che i media producono comporta molte

questioni.

In maniera molto intuitiva si potrebbe pensare che le persone tanto più ritengano la

rappresentazione fedele e attendibile quanto più essa in maniera plausibile, assomiglia

alla realtà che intende raffigurare. Ma è tanto frequente il fatto di accostarci alla realtà

attraverso i media, da invertire il verso con cui operare il confronto: da concludere che

la realtà è tanto più credibile quanto più assomiglia a quella che è rappresentata dai

media.

Chiedersi in che misura le convinzioni di una persona dipendano da come il fenomeno

si presenta nella realtà che la circonda, oppure dal modo in cui la rappresentazione di

tale realtà viene veicolata dai mezzi di comunicazione. Tre diversi modi di spiegare il

sistema di convinzioni dell’individuo:

1. L’esposizione a un bombardamento di messaggi provenienti dal sistema di

informazione ha attribuito un certo valore al problema e alla sua percezione,

che nell’individuo sarebbe stata diversa se non fosse stata per questa influenza

esterna.

2. I mezzi di comunicazione registrano l’opinione della gente e la veicolano, il

problema si trova in un determinato posto nella gerarchia di importanza perché

gli individui lo considerano di tale importanza, i media fanno solo da cassa di

risonanza.

3. La rappresentazione del problema sia in quanti patrimonio di singoli individui sia

come rilievo che gli danno i mezzi di comunicazione di massa, dipende da un

principio sovraordinato, ossia il grado di importanza del problema si pone

oggettivamente nella realtà e così viene percepito da tutti. In questo caso il

rapporto tra cosa pensa la gente e cosa veicolano i media è spurio, in quanto

tutto dipende dalla causa sovraordinata che rimanda alla realtà oggettiva.

Esiste con chiarezza uno stretto legame tra quantità di fruizione televisiva e sistemi di

conoscenze che le persone strutturano a proposito della realtà sociale. Caso di mani

pulite: è plausibile sostenere che il sistema di rappresentazioni che la gente ha

elaborato a proposito del mondo della giustizia e dei suoi meccanismo sia stato

largamente influenzato dalle gerarchie d’importanza e dalle citazioni frequente con cui

certi particolari argomenti sono comparsi nel sistema mass mediale.

Il modo stesso con cui viene veicolata una conoscenza può diventare l’elemento più

rilevante dal punto di vista dei meccanismi di costruzione della notizia  l’evento

televisivo più che riflettere quello che c’è nel mondo ci dice quali sono gli avvenimenti

e quali sono i dettagli a cui dobbiamo prestare attenzione. Non necessariamente ci

suggerisce il modo in cui dobbiamo valutare gli avvenimenti , ma se noi prendiamo per

buona la gerarchia di importanza dell’agenda setting dei media, essa diventa parte dei

nostri ricordi e della nostra esperienza.

Le tecniche del montaggio e le tecniche drammatiche permette di ottenere un effetto

narrativo che rende l’evento indubbiamente più attraente e spettacolare perché si

avvicina al genere della fiction, a discapito della componente obiettiva.

L’uso di vari accorgimenti cinematografici rendono la cronaca un fenomeno

psicologicamente significativo e permettono allo spettatore di andare al di là della

semplice informazione visiva, creando parallelismi, giustapposizioni o contrapposizioni,

rimandi.  le modalità di fruizione rendono sempre più incerti i confini concettuali fra

fiction e cronaca, le persone utilizzano sistemi di lettura e di interpretazione

dell’avvenimento televisivo sempre più omogenei e indifferenziati.

L’evento giudiziario ha alcune caratteristiche che lo rendono ancora più intrigante agli

occhi dello spettatore:

• Livello cognitivo: i processi di recupero della memoria e l’attivazione di

euristiche rendono operative le gerarchie di importanza che si impongono nella

mente e nel giudizio delle persone.

• Livello narrativo: rende l’evento di cronaca una storia capace di essere

interpretata e valutata, dimensioni che fanno di un evento una storia

memorabile, capace di colpire l’immaginazione delle persone. I fatti si incarnano

in un protagonista, ossia si personificano: ciò in termini psicologici è una

condizione estremamente importante.

• Livello emozionale: coinvolge lo spettatore nei percorsi della drammatizzazione

e della contrapposizione tra i caratteri scenici del bene e del male, realizzazione

di un massimo grado di rappresentazione del conflitto. Facilità di collocare i

protagonisti entro le classiche polarità buono/cattivo, violento/indifeso etc.

1.2 ha ancora senso parlare di massa?

Parlare di comunicazione di massa significa rimandare a un concetto di non chiara

identificazione. Quello della massa è diventato un dibattito importante nel pensiero

positivistico ottocentesco posizione pessimistica fortemente impregnata di

valutazioni ideologiche più che sostenuta da riscontro empirico. Durkheim: situazione

di anomia degli individui, ossia l’assenza di un riferimento normativo che dia senso

alla condotta quotidiana individuale; Tarde e Le Bon: individuo partecipe poco

consapevole di un aggregato sociale chiamato massa, una vasta entità eterogenea di

individui, la cui composizione è fluttuante, essi non sono in grado di agire sulla base di

motivazioni razionali, ma risultano fondamentalmente oggetto di pressioni

manipolatorie = persone che per il fatto di appartenere a tale raggruppamento non

arricchiscono né sé stesse né la società in quanti i meccanismi che regolano i loro

comportamenti manipolabili e stereotipati sono quelli dell’imitazione e della

suggestione.

Il concetto di massa in psicologia è nato sotto queste connotazioni  paura del rischi di

essere manipolati dai media. Pericolo esistente di interpretare in modo demoniaco

l’effetto dei media, prodotto dallo stesso uso erroneo del termine massa.

Due possibili modi di realizzare la comunicazione e il rapporto leader-gruppo con due

tipi ideali di fruizione del messaggio:

Modello europeo novecentesco dei totalitarismi e dell’adunanza delle masse:

 modello di tipo allocutorio, caratterizzato dalla trasmissione simultanea di:

Un’offerta di informazioni realizzata centralmente;

o Concepita per un’attenzione immediata;

o Secondo uno schema temporale determinato dalla fonte.

o

L’adunanza oceanica avviene in un posto preciso, in un momento preciso e

la vicinanza e collocazione del fruitore rispetto all’oratore non è casuale. Il

soggetto inoltre subisce l’influenza del tono emotivo con cui il messaggio

viene comunicato e degli effetti scenografici che ne caratterizzano il

contorno. Egli reagisce con forme costituzionalizzate di assenso o in alcuni

casi anche di dissenso.

Comunicazione mediata del modello americano: l’individuo può mettere in atto

 forme più autonome di comportamento; la fruizione del massaggio non

comporta una riunione, non impone vincoli temporali, non richiede esplicite

reazione di assenso o dissenso. Anche se migliaia di persone hanno comperato

la stessa copia di uno stesso giornale sono completamente diverse le modalità

della fruizione.

Concetto di audience: insieme di persone che si forma come risposta ad un

messaggio, cioè saranno le caratteristiche del messaggio a delineare i confini

dell’audience; o che pre-esistenti al messaggio stesso in quanto realtà sociale, e

quindi saranno le caratteristiche del gruppo di fruitori a suggerire i contenuti del

messaggio. In entrambe le accezioni la relazione tra audience e messaggio è la

fruizione, nel senso che in ogni caso è la persona ad esporsi ai contenuti della

comunicazione, a decodificarli, ad interpretarli ed a integrarli.

Il modello di comunicazione odierno e verso cui si procede sempre più non sarà più

quello dell’utente delocalizzato ed isolato, tipico del lettore di giornale o del fruitore di

televisione, tanto meno quello del partecipante alle adunate oceaniche, quanto invece

il titolare di un’utenza periferica, in grado di dialogare con altri utenti e con i centri di

produzione delle strutture sociali e culturali.

1.3 Le teorie sugli effetti delle comunicazioni di massa

La guerra rappresentò un’occasione propizia per l’avvio degli studi sulla psicologia

degli atteggiamenti e delle opinioni e delle sue applicazioni  la Prima Guerra Mondiale

fu un conflitto globale che interesso decine di nazioni, hai cittadini veniva richiesto di

incanalare tutte le risorse economiche e finanziare, sacrificare abitudini e convogliare

le proprie azioni in favore dell’obiettivo comune. I mezzi di comunicazione di massa

furono utilizzati in modo nuovo per questo scopo: la radio, che si stava diffondendo in

quel periodo fu considerato il mezzo più adatto allo scopo.

Nel primo dopoguerra si iniziò a riflettere a proposito dei potenziali aspetti

manipolatori delle comunicazioni di massa  sempre più consolidata l’opinione

secondo cui i mezzi di comunicazione di massa avessero effetti diretti, estesi e

significativi sul cambiamento degli atteggiamenti e dei comportamenti delle persone:

Lasswell, tali strumenti potevano indirizzare l’opinione pubblica.

Progressivo affermarsi della psicologia sociale e degli studi sugli atteggiamenti con il

bisogno di capire il fenomeno della propaganda, del formarsi dell’opinione pubblica,

del cambiamento di atteggiamento nei contesti di comunicazione.

Teoria ipodermica: le risposte comportamentali sono uniformi perché le persone sono

caratterizzate da un corredo biologico precostituito, che determina l’emissione di certe

risposte al presentarsi di certe condizioni di stimolo (comportamentismo). Convinzione

che i mezzi di comunicazione di massa costituissero un’arma potente in grado di

manipolare gli ascoltatori  secondo tale teoria i messaggi vengono recepiti da tutti

allo stesso modo e le risposte a tali messaggi sono immediate e dirette.

Numerosi insuccessi scientifici porteranno alla consapevolezza che il rapporto tra

messaggio e risposta comportamentale non è così diretta, bensì interessa moltissime

variabili.

Modello degli effetti limitati: influenza dei mezzi di comunicazione di massa come una

funzione dell’ambiente sociale nel quale essi venivano trasmessi e in seguito

operavano.

Anni Venti: prime ricerche di mercato.

Nuovi strumenti di comunicazione di massa considerati come elemento comune

attraverso il quale dovevano passare tutti gli interrogativi a proposito di cambiamenti

di atteggiamento e di comportamento delle persone.

Ricerche sulla persuasione e sul ruolo degli atteggiamenti

Con Allport (1935) si propone una definizione operativa di atteggiamento: uno stato

mentale e neuronale di preparazione, organizzato attraverso l’esperienza, e capace di

esercitare un’influenza direttiva sulla risposta dell’individuo a tutti gli oggetti e

situazioni con i quali egli entra in relazione.

Bogardus, Thurstone e Likert svilupparono tecniche di misurazione degli atteggiamenti

ampiamente usate anche per studiare gli effetti della propaganda.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale gli studi sulla propaganda, sulla contro

propaganda e sui meccanismi della persuasione ebbero uno sviluppo vorticoso.

Negli USA si cercavano tecniche per preparare psicologicamente la popolazione ad uno

sforzo bellico che non era molto sentito e, una volta entrati in guerra, a sostenere il

morale dei civili e rendere efficaci le strategie di convincimento delle truppe  opera

fondamentale di Paul Lazarsfeld: Ricerca della comunicazione, 1940.

Lazarsfeld ridusse gli obiettivi della ricerca sulla comunicazione alle classiche quattro

categoria:

1. Chi dicembre

2. Cosa

3. A chi

4. E con quale effetto

Attribuendo all’ultima la maggiore importanza. Questo schema a quattro domande

divenne il paradigma dominante che definiva gli scopi e i problemi della ricerca

statunitense sulla comunicazione.

Vari studi mediante i quali si ottenevano delle analisi che permettevano di

determinare:

• Quali erano i particolari effetti propagandistici ai quali l’audience s era

dimostrata sensibile;

• L’articolazione delle risposte valutative;

• Il grado di prevedibilità delle risposte fornite.

1949 Esperimenti sulla comunicazione di massa: comprendeva la spiegazione di vari

esperimenti su fenomeni legati alla comunicazione. Suscitò notevole interesse nello

studio sperimentale della persuasione durante tutti gli anni post-bellici.

Esperimento su quattro dei sette film di Frank Capra girati per le truppe dell’esercito

affinchè prendessero consapevolezza della guerra e delle sue motivazioni e affinchè

da quelle conoscenza fossero in grado di accettare i nuovi ruoli militari e i sacrifici che

ne derivavano  i risultati sottolinearono che i film non erano efficaci nel motivare le

reclute nel combattimento e nell’influenzare atteggiamenti positivi nei confronti della

guerra, piuttosto essi aiutavano nell’interpretazione del fallimento della Germania,

quindi tali film raggiunsero lo scopo di dare informazioni e aumentare la conoscenza

delle cause che avevano portato alla guerra ma non di influenzare atteggiamento e

spinta motivazionale delle reclute.

Apparve chiaro che gli strumenti di comunicazione di massa non erano onnipotenti

capaci di plasmare gli atteggiamenti verso qualsiasi direzione  loro effetti

decisamente limitati.

Esperimenti sull’influenza dei media nella politica: risultati sottolinearono come fosse

più efficacie in termini di influenza l’interazione faccia a faccia di quella mediata,

risultati che furono giudicati sorprendenti per la radicata opinione circa l’onnipotenza

dei media che faceva prevedere opposti risultati.

Influenza soprattutto dal leader di opinione che a sua volta era influenzato da quanto

detto dai media  flusso a due fasi: modello sugli effetti della comunicazione secondo

cui l’informazione passa dai mezzi di comunicazione di massa agli opinion leader che

la veicolano attraverso l’interazione faccia a faccia e diffondono gli effetti della

comunicazione alla comunità.

Lazarsfeld scoprì anche che una campagna politica di successo serviva più a rendere

operante e a rinforzare una predisposizione al comportamento di voto già presente

che non a modificare atteggiamenti, per cui scrisse  una posizione è sempre

selettiva: c’è una relazione positiva tra le opinioni che la gente possiede e ciò che essa

sceglie di leggere o ascoltare.

La scuola di Yale

Nel secondo dopoguerra, Carl Hovland ritornò all’Università di Yale dove aprì un centro

di ricerca specializzato nello studio dei fenomeni di persuasione. Il gruppo di Yale

studiò il cambiamento degli atteggiamenti in vari contesti sperimentali muovendo da

un modello di apprendimento di matrice stimolo-risposta. Analizzare sistematicamente

l’influenza che le caratteristiche dell’emittente, del messaggio e del ricevente avevano

nel mediare gli effetti della comunicazione mass-mediale:

Ricerche sugli effetti della credibilità della fonte d’informazione sull’elaborazione

 del messaggio: essa, a parità di contenuti del messaggio, non ha effetti

immediati sul processo di comprensione, mentre influenza il cambiamento di

atteggiamento, anche se l’effetto è di breve durata. Kelman e Hovland

ipotizzarono che col trascorrere del tempo rimangano fisse le informazioni ma

che le persone si dimentichino della fonte e quindi anche del suo grado di

autorevolezza.

Studi sulle caratteristiche di personalità del destinatario del messaggio e della

 sua suscettibilità alla persuasione;

Studi sulle variabili di struttura del messaggio, sulla presenza di conclusioni

 implicite o esplicite, sulla sequenza delle argomentazioni;

Studi sull’efficacia persuasiva dei contenuti minacciosi presenti in un

 messaggio: risultati sorprendenti, i messaggi mediamente minacciosi si rivelano

più efficaci di quelli fortemente minacciosi.

Esperimento di Asch: riuscì a dimostrare che le caratteristiche del messaggio e la

sua eventuale accettazione sono in larga misura frutto di un processo di

interpretazione da parte del ricevente  chiese a un gruppo di individuo un giudizio su

una personalità politica e poi fece interpretare una frase detta da tale personalità. La

valutazione della frase si modificava al variare del giudizio sull’uomo politico.

Altro esperimento: si servì di due gruppi di soggetti e fece leggere a entrambi la stessa

frase. Al primo gruppo disse che la frase era di Jefferson, al secondo che la frase era di

Lenin. L’interpretazione della frase risultò falsata a seconda di chi si era convinti

l’avesse pronunciata  il contenuto di una frase interagisce con il tipo di fonte da cui è

fatto provenire dando luogo a diverse interpretazioni.

La teoria della dissonanza cognitiva

1957 Leon Festinger pubblica la sua Teoria della dissonanza cognitiva  a una persona,

nel momento in cui prende un’importante decisione, diventa automaticamente

presente anche l’alternativa rifiutata: questo è il momento più doloroso dal punto di

vista psicologico perché sempre alcuni elementi positivi della scelta rifiutata sono in

contraddizione con la consapevolezza che la scelta definitiva è stata un’altra.

Per ovviare a questa condizione di disequilibrio psicologico l’individuo tenderà a una

spinta motivazionale per ridurla: quanto maggiore è la dissonanza vissuta, tanto più

forti saranno gli sforzi messi in atto dal soggetto per ripristinare la situazione di

equilibrio  razionalizzazione, evitare informazion

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DeliaLeggio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Russo Vincenzo.
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