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PSICOLOGIA DELLA

MEMORIA

SINTESI DEL VOLUME DI MARIA ANTONELLA BRANDIMONTE

INDICE

PARTE PRIMA: COSA RICORDIAMO ...................................................................................... 3

1 P ............................................................................................................................................... 3

ASSATO E PRESENTE

1.1 Ricordare un numero di telefono .................................................................................................................................................... 3

1.2 Ricordare immagini ....................................................................................................................................................................... 4

1.3 Ricordare esperienze della propria vita ........................................................................................................................................... 4

1.4 Ricordare emozioni ........................................................................................................................................................................ 5

1.5 Ricordare procedure ....................................................................................................................................................................... 5

1.6 Il lato oscuro della memoria: falsi ricordi e oblio ............................................................................................................................ 5

2 R ............................................................................................................................................ 6

ICORDARE IL FUTURO

2.1 La multicomponenzialità della memoria prospettica ....................................................................................................................... 6

2.2 Quanti tipi di “intenzione”? ......................................................................................................................................................... 7

2.3 Fattori che influenzano il recupero di un’intenzione ....................................................................................................................... 8

PARTE SECONDA: MISURE E PARADIGMI DELLA MEMORIA ....................................... 9

3 C ? ............................................................................................................................... 9

OME SI MISURA LA MEMORIA

3.1 Le variabili della memoria ............................................................................................................................................................ 9

3.2 Compiti tradizionali ..................................................................................................................................................................... 9

3.3 Nuovi compiti di memoria ............................................................................................................................................................. 9

3.4 Misure dirette e indirette di memoria ........................................................................................................................................... 10

3.5 Misure primarie e secondarie ....................................................................................................................................................... 10

3.6 Lesioni cerebrali e memoria ......................................................................................................................................................... 10

3.7 Tecniche di neuroimmagine funzionale ......................................................................................................................................... 11

3.8 Misure elettrofisiologiche .............................................................................................................................................................. 11

3.9 La memoria fuori dal laboratorio ................................................................................................................................................ 11

4 P ................................................................................................................ 11

ARADIGMI DELLA MEMORIA UMANA

4.1 Paradigmi della memoria esplicita ............................................................................................................................................... 11

4.2 Paradigmi della memoria implicita .............................................................................................................................................. 13

PARTE TERZA: PERCHÉ RICORDIAMO .............................................................................. 14

5 S : ................................................... 14

TRUTTURE E PROCESSI DELLA MEMORIA DALLA MENTE AL CERVELLO

5.1 L’Arca di Noè: le dicotomie della memoria ................................................................................................................................. 14

5.2 Memoria e cervello: dove abitano i ricordi? ................................................................................................................................... 15

Parte prima: Cosa ricordiamo

1 Passato e presente

La memoria non è semplicemente elaborazione di idee, sentimenti ed emozioni passate, nonostante il

senso comune la consideri così.

Anche essere consci di sé è un atto di memoria. La capacità di integrare nuove informazioni o

combinare diversamente informazioni note richiede una forma di memoria legata alla coscienza di ciò

che è qui e ora. Tutti i compiti che svolgiamo quotidianamente richiedono la presenza di atti di

memoria – “presente consapevolezza” (nella definizione di Baddeley e Wilkins – 1984 – e di

Meacham e Leiman 1982). Ricordare un numero di telefono o suonare il violino richiedono processi

mnestici diversi, rispettivamente espliciti e impliciti, che però richiedono un’integrazione di passato e

presente.

1.1 Ricordare un numero di telefono

Perché ci sia ricordo deve essersi verificata una qualche forma di apprendimento. L’informazione deve

essere acquisita (codifica), conservata (ritenzione) e reperita per il suo utilizzo (reecupero). Queste tre

fasi non sono necessariamente sequenziali e ma rappresentano lo schema di funzionamento del

processo di memoria.

La strategia più comune per immagazzinare l’informazione è la sua reiterazione (reharsal). La codifica

si riferisce all’elaborazione dell’informazione per il suo successivo inserimento in memoria (es.

suddividere un numero di telefono in gruppi di numeri cui è possibile attribuire un significato) ed è

diversa per ciascun individuo.

Lo stesso contenuto, inoltre, può essere registrato in memoria tramite un codice (visivo, fonologico,

semantico, motorio…) oppure tramite più codici (codifica multidimensionale). Il codice è un

insieme di regole e operazioni tramite le quali la mente da all’informazione in una forma che può essere

conservata in memoria. La decodifica è il processo inverso, tramite il quale la mente recupera

l’informazione dalla memoria.

Gli studiosi affermano l’esistenza di due livelli di codifica: superficiale e profonda, secondo la quantità

di elaborazione cui lo stimolo è sottoposto (Crack, Lockhart 1972). Più profonda è l’elaborazione, più

probabile è la ritenzione a lungo termine. Ad esempio è più probabile qualcosa che sia stato elaborato

tramite connessione ad altri elementi con significato. Queste connessioni saranno cruciali per il

recupero dell’informazione.

Nel 1940 Katona riteneva che la chiave di tutto il processo fosse l’organizzazione, processo

inseparabile dalla memoria, tramite la quale item diversi vengono organizzati, secondo determinate

caratteristiche, in categorie di ordine superiore dette anche unità concettuali (Lockhart) o percettive

(Wertheimer).

Nel 1956 Miller ha coniato la definizione di chunk per definire le unità di base di informazione di

memoria. Il processo di chinking consiste nella suddivisione del materiale da ricordare in unità di

significato più ampio. Il chunk, in quanto unità di base di informazione, può essere una sola lettera o un

gruppo di lettere dotate di significato. Il chunking facilita i processi di codifica e recupero

dell’informazione poiché riduce la quantità di materiale da elaborare; in generale tutti i processi di

organizzazione sono più efficaci a questo scopo.

È stato dimostrato che l’apprendimento è più facile se gli item da ricordare vengono presentati in

blocchi della stessa categoria (Ellis, Hunt) ma che si tende spontaneamente a far ricorso a chunking

anche con item che apparentemente non hanno nulla in comune (Tulving – organizzazione

soggettiva).

La capacità di ricordare organizzando il materiale in unità con significato si sviluppa con l’età. Si

suppone che i bambini non facciano uso di strategie mestiche. Le prime strategie di ripetizione

(reharsal) compaiono verso 7 anni di età e sono di tipo non cumulativo (ossia i bambini ripetono una

parola alla volta), mentre le strategie di ripetizione degli adulti sono di tipo cumulativo (si tende a

ripetere gruppi di parole).

La forma di memoria che permette di ricordare un item giusto per il tempo del suo immediato utilizzo è

nota come memoria a breve termine, contrapposta alla memoria a lungo termine, quella forma che

ci permette di trattenere un’informazione anche per tutta la vita. Questa definizione non tiene tuttavia

conto di altri elementi, quali il sistema coinvolto nel ricordo, la natura della rappresentazione, il

meccanismo sottostante al ricordo.

Anche in compiti di memoria a breve termine infatti si utilizzano elementi appartenenti alla memoria a

lungo termine.

La stessa distinzione tra memoria a breve termine e memoria a lungo termine fa riferimento anche a

strutture neuroanatomiche.

Esiste inoltre una memoria di lavoro, che mantiene ed elabora le informazioni durante i compiti

cognitivi; rappresenta quindi il nostro presente. Inoltre ci aiuta a trasformare il passato in presente e ad

integrare il vecchio con il nuovo. Ha capacità limitate e trattiene il ricordo solo per tempi brevissimi.

1.2 Ricordare immagini

La memoria ha la straordinaria capacità di “rivedere” nella mente immagini che non sono più davanti

agli occhi. L’immaginazione produce una rappresentazione fondata sulla percezione ma distinta

da essa. I contenuti dell’attività immaginativa sono determinati dai processi percettivi che li precedono

sempre. Quindi anche le singole parti di un’immagine mentale sono (o meglio sono state) percetti.

Ma immaginazione e percezione sono due processi distinti. Uno fa riferimento all’assenza di stimoli

esterni (immaginazione) e le immagini sono instabili: permangono per breve tempo a meno che non

vengano costantemente rigenerate; l’altra è subordinata alla presenza di stimoli esterni ed è stabile: i

percetti tendono a permanere finché permane lo stimolo esterno. Inoltre, i percetti non sono alterabili a

piacimento mentre le immagini mentali lo sono. La percezione, infine, funziona continuamente ed

indipendentemente dalla volontà, a differenza dell’immaginazione.

Si definisce immagine mentale un tipo di rappresentazione. Si è lungamente ritenuto che le immagini

mentali fossero troppo soggettive per divenire oggetto di studio, ma l’avvento del cognitivismo ha

posto notevole interesse in quest’area di ricerca. Allan Pavio fu il primo a teorizzare l’esistenza di due

sistemi distinti per il ricordo di parole e di immagini (teoria del doppio codice).

Unanimemente oggi si concorda che l’immagine mentale, presente alla coscienza, sia diversa dal

concetto di rappresentazione immaginativa, ossia le informazioni presenti in memoria a lungo

termine e necessarie per formare l’immagine. Si suppone che la memoria a lungo termine contenga

anche le “istruzioni”, o regole di costruzione, formatesi in esperienze passate, per la costruzione

dell’immagine nella memoria attiva.

1.3 Ricordare esperienze della propria vita

Il concetto di “memoria autobiografica” si riferisce al ricordo di “informazioni legate al sé”. È da

tener presente che la memoria vera e propria è un insieme di “pezzi” di esperienza e delle loro

ricostruzioni. Esistono tre livelli di memoria autobiografica:

1) Livello dei periodi di vita lunghi: si riferisce ad estesi periodi della vita dell’individuo e

rappresenta un livello astratto della conoscenza autobiografica che incorpora conoscenze di

persone, di stati d’animo, etc.;

2) Livello degli eventi generali: è più specifico e si riferisce ad episodi ampi ed eterogenei

misurati in periodi relativamente brevi (vacanze, malattie, etc.);

3) Livello della conoscenza di eventi specifici: rappresenta la conoscenza percettiva e

sensoriale che dura da qualche secondo ad alcune ore (fatti temporanei).

Lo studio della memoria autobiografica risale a Sir Francis Dalton, che sviluppò la tecnica della parola-

cue (o metodo di Crovitz, lo studioso che lo ha affinato). Presentando parole ad alcuni soggetti, veniva

chiesto di associarle ad un ricordo e di datare il ricordo stesso. I soggetti mostrarono di ricordare

maggiormente episodi più recenti. Ciononostante, alcuni “agganci” (cues) presenti in certe circostanze

permettevano di recuperare ricordi anche remoti.

Nella memoria autobiografica, inoltre, i ricordi possono essere distorti, inaccessibili o persino falsi.

Rabbitt e Winthorpe (1988) criticano il metodo sostenendo che produce un bias nel tipo di ricordi che

vengono recuperati. Se presentate parole-cue, i soggetti tendono a ricordare cose meno personali,

contrariamente a quanto avviene se viene chiesto ai soggetti di ricordare semplicemente qualcosa del

passato.

I ricordi inoltre sono soggetti a numerose distorsioni. Spesso sono i dettagli ad essere ricordati con

meno precisione; le persone tendono naturalmente a “riempire” le falle del ricordo con dettagli

inferenziali, spesso derivati da episodi simili (repisodic memory – Neisser 1981).

Esiste infine l’amnesia infantile, ossia la difficoltà o incapacità di ricordare eventi dei primi due/tre

anni di vita e la conseguente ricostruzione di questi ricordi sulla base dei racconti di altri.

1.4 Ricordare emozioni

Le emozioni rivestono enorme importanza per il ricordo o per l’oblio. Eventi di grande peso emotivo

sono ricordati con più vividezza e la stima della vividezza del ricordo ha forte correlazione positiva con

la stima della forza emozionale dell’evento. Ma vividezza non significa necessariamente accuratezza.

Per gli studiosi non è sempre possibile risalire alla veridicità dell’accaduto e qu

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Gamboz Nadia.
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