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Psicologia clinica

Metodi in psicologia: sperimentale e clinico

Esistono numerose differenze tra il metodo sperimentale e il metodo clinico; il primo è caratterizzato da:

  • Neutralizzazione del rapporto tra osservatore e osservato;
  • Partenza dall’assunto antropologico dell’uomo-macchina, neutralizzando così gli aspetti soggettivi del soggetto;
  • Spiegazione causale basata su un modello normologico: per spiegare il mondo si utilizzano regole e teorie;
  • Applicazione nelle scienze naturali.

Il metodo clinico invece, anche se in alcune parti si sovrappone a questo metodo sperimentale, rappresenta il polo opposto di un continuum che presenta le seguenti caratteristiche:

  • Coinvolgimento/distanziamento dell’osservatore nella relazione con l’osservato, in quanto bisogna saper coinvolgere il paziente ma anche tenerlo distanziato, distaccarsi;
  • Partenza dall’assunto antropologico dell’uomo costruttore di significati: il soggetto cerca di comprendere sé e il mondo circostante attraverso la creazione di “storie”, di pensieri narrativi. Questo esalta quindi la sua soggettività;
  • Comprensione storico-clinica basata sulla comprensione di queste narrazioni del paziente;
  • Applicazione nelle scienze umane.

Statuto epistemologico delle discipline scientifiche

Lo statuto epistemologico di una disciplina scientifica si definisce in base a tre criteri interconnessi tra loro; il primo è quello della finalità, che prevede due diversi obiettivi delle diverse scienze: quello conoscitivo, legato alla descrizione e spiegazione del fenomeno in esame, e quello di intervento (o pratico-prescrittivo, perché il fine mi prescrive gli strumenti da utilizzare), che mira alla trasformazione del fenomeno. Questi due diversi aspetti sono ben distinguibili ma correlati in modo stretto: non si può infatti trasformare senza conoscere. La psicologia generale o quella dello sviluppo sono ad esempio scienze strettamente conoscitive, mentre la psicologia clinica o quella del lavoro sono pratico-prescrittive, perché intervengono su ciò che osservano.

Il secondo criterio è quello del metodo, che come abbiamo già detto può essere sperimentale o storico-clinico. L’ultimo criterio, invece, è quello dell’oggetto, che è la sintesi di “cosa” si sta guardando e del “punto di vista” da cui lo si sta guardando. È infatti impossibile compiere qualsiasi osservazione senza un oggetto da osservare, così come è impossibile parlare di scienze e osservazione scientifica senza utilizzare un punto di vista teorico. Questo significa che, nella scienza, il punto di vista molto spesso non è soggettivo, ma legato a un modello teorico di base della disciplina. Le diverse scienze, infatti, possono guardare da diversi punti di vista lo stesso oggetto. L’oggetto di una scienza è quindi la sintesi tra una cosa del senso comune e un punto di vista teorico.

Si osserva quindi una stretta interconnessione tra le teoria e il metodo: il punto di vista teorico concorre a definire e determinare il metodo adeguato ad un certo ambito oggettuale, ovviamente in relazione alla finalità che la disciplina si pone. La scelta del metodo, poi, dà luogo a risultati che agiscono sulle formulazioni della teoria, in quanti nuovi risultati possono verificare o smentire le vecchie teorie.

Finalità della psicologia clinica

La psicologia clinica è una disciplina con una duplice finalità:

  • Conoscitiva, in quanto si occupa della descrizione e spiegazione dei fenomeni (normali e/o patologici); un esempio è la diagnosi del paziente. La diagnosi compiuta col DSM IV, però, è completamente descrittiva, poiché compie solo una descrizione delle diverse patologie e dei sintomi e non si pone il problema di spiegarne le cause. Descrizione e spiegazione, pur nelle differenze epistemologiche che le contraddistinguono, sono entrambe momenti importanti della finalità conoscitiva. A livello della diagnosi intervengono i punti di vista teorici, le ipotesi; queste possono essere monodiche (la spiegazione coinvolge solo il paziente e i rapporti col proprio corpo), diadiche (coinvolge il paziente e i suoi rapporti con un’altra persona) o triadiche (la spiegazione coinvolge i rapporti del paziente con altre due persone: un esempio è il caso di una paziente che va incontro ad anoressia o a comportamenti anomali per agire in qualche modo sul rapporto matrimoniale dei genitori). In base al modello teorico utilizzato, quindi, si sceglie un tipo di intervento diverso. Freud affermava che tra sanità mentale e patologia non c’era una netta distinzione, ma solo un continuum di cui queste due definizioni erano gli estremi; si parla di quindi di fenomeni e comportamenti normali e/o patologici perché ad esempio oggi si considerano comportamenti normali alcuni comportamenti che anni fa erano considerati patologia (omosessualità), e vengono considerati patologici alcuni comportamenti che prima non lo erano (la tristezza di una volta viene sostituita dalla depressione).
  • Pratico trasformativa, di intervento, come accade nella psicoterapia. In base a ciò che conosco e suppongo riguardo alle cause posso mettere in atto un intervento che coinvolga solo il soggetto, il soggetto e un’altra persona o tutta la famiglia. In alcuni casi l’intervento può essere misto, a rete (come nei casi di autismo).

Costruttivismo

Il costruttivismo in psicologia è costituito da tre dimensioni interrelate:

  1. Significato, detiene una dimensione soggettiva e una oggettiva.
  2. Relazione, intesa come relazione clinica, che consente di capire come l’altro vede il mondo. È proprio all’interno della relazione che si creano i significati: il bambino attraverso la relazione con gli altri si crea delle aspettative e dà un significato alla realtà. Attraverso la relazione si creano le identità delle persone, i modelli operativi interni, che divengono un modo per vedere il mondo. I significati possono essere creati all’interno di una relazione diadica o poliadica (più di due persone coinvolte nella relazione).
  3. Storia e narrazione: i significati sono articolati in sistemi complessi negoziati socialmente e interpretati individualmente (identità come storia poliedrica su di sé), ovvero tutto ciò costituisce la storia.

L’epistemologia costruttivista si basa su alcuni presupposti:

  • Posizione anti-realista, ovvero la realtà non è pre-costituita ma viene costruita o ricostruita dalla persona via via che viene conosciuta;
  • Consapevolezza del ruolo attivo del soggetto conoscente/osservatore, per questo motivo nessuna conoscenza o intervento possono considerarsi oggettivi o neutrali;
  • Attenzione al problema del significato dell’interpretazione, ovvero come il soggetto interpreta la realtà;
  • Inter-dipendenza tra osservatore e realtà osservata; il problema centrale per il costruttivismo è il rapporto tra soggetto e oggetto all’interno del panorama della conoscenza. L’uomo è un costruttore attivo di significati, i quali non sono innati ma prodotti dall’attività umana; allo stesso tempo il comportamento e l’attività umana dipendono più dal significato che noi attribuiamo alle cose rispetto alle cose in sé.

Storia del costruttivismo

Dal punto di vista storico il costruttivismo è la dissoluzione post-moderna ad un problema moderno, ovvero il problema del rapporto tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto; questo problema nasce nell’età moderna, quando nasce il concetto di scienza e il metodo sperimentale con Galileo, Cartesio e Newton. La filosofia medievale si basava sul concetto di realismo ingenuo, secondo cui:

  • Esiste una realtà esterna, oggettiva;
  • La realtà è indipendente dalla persona;
  • La realtà è conoscibile dall’uomo, e quest’ultimo punto va in crisi con l’epoca moderna, in quanto viene affermato che noi non possiamo conoscere la vera essenza della realtà, ma solo una sua parte, quindi nasce il problema di stabilire in che misura le nostre conoscenze corrispondono alla realtà esterna, ovvero alla verità.

Questo realismo ingenuo ha alcuni presupposti di base, alcuni principi:

  1. Principio di passività, ovvero il soggetto è una sorta di “tabula rasa” su cui gli oggetti del mondo esterno producono modificazioni (sensazioni, impressioni, percezioni). Le sensazioni hanno un carattere rilevante ma allo stesso tempo occultante, cioè ci dicono qualcosa della realtà ma allo stesso tempo ne nascondono una parte. L’empirismo sostiene il carattere rilevante della sensazione, in quanto per conoscere la realtà dobbiamo partire dall’esperienza, mentre il razionalismo sostiene il carattere occultante delle sensazioni, per cui è possibile dubitare di tutto (Cartesio). Noi possiamo solo conoscere i principi logici del pensiero come non contraddizione. Tra empirismo e razionalismo nasce la scienza moderna. Da qui nasce il problema di cosa si può conoscere della realtà: un primo tentativo della scienza moderna è distinguere tra qualità primarie (oggettive, inerenti a tutti gli oggetti, come la misura) e qualità secondarie (soggettive, frutto dell’incontro tra oggetto e facoltà percettive). Avviene la sostituzione del termine oggettività con il termine inter-soggettività, in quanto le qualità primarie sono analizzabili intersoggettivamente, ovvero è possibile applicare ad esse operazioni di misura ripetibili ed esprimibili in termini matematico-quantitativi. Questa è una conoscenza certa e accertabile. Nasce la demarcazione tra scienza sperimentale e oggettiva (che riguarda le qualità primarie) e non scienza che è speculativa e soggettiva. Il comportamentismo è la trascrizione di questo modo di pensare la scienza, infatti esclude la sfera del mentale in quanto soggettiva e non misurabile. La rivoluzione copernicana di Kant, invece, afferma che il centro della conoscenza è il soggetto e non l’oggetto, e che solo il fenomeno è conoscibile (sintesi tra oggetto e strutture conoscitive umane), mentre il noumeno (la cosa in sé) non lo è;
  2. Principio di attività nel categorizzare e ordinare la realtà conosciuta; da questo punto di vista nessuna conoscenza è oggettiva, ma dipende dal soggetto conoscente. Conosciamo solo in parte la realtà al di fuori, e questo concetto era già stato introdotto da Kant, che con le sue tesi anticipò il costruttivismo rivoluzionando la visione della scienza occidentale. Per Kant, non solo noi conosciamo la realtà attraverso le nostre categorie, ma allo stesso tempo la creiamo, la costruiamo in senso forte. Il suo discorso, con la “Critica della ragion pura” (e non critica alla realtà) si situa a livello epistemico (che cosa possiamo conoscere, non ciò che esiste).

L'interazionismo simbolico

L'epistemologia non è un'opzione: nemmeno nelle scienze naturali posso esimermi dal compiere delle ricerche e dal sottolineare l'importanza dell'epistemologia. Una sua semplice definizione è “discorso sulla conoscenza”, e tutto il dibattito attorno a questo discorso si concentra sul capire che cosa è reale. Questo dibattito viene svolto tra due diversi poli: quello del positivismo/naturalismo e quello del costruttivismo. Il presupposto fondamentale del paradigma costruttivista è che la realtà conosciuta non è pre-data alla conoscenza, ma è conosciuta dal livello conoscente a qualche livello. Entrambi i paradigmi hanno avuto un ruolo di critica sociale, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale; il paradigma positivista concentra le sue ricerche su ciò che è “vero”, mentre il costruttivismo si astiene da questo tipo di approccio, criticandolo, affermando che ciò che possiamo fare è una ricerca su ciò che è “utile”. La realtà che noi percepiamo, infatti, è una realtà “costruita” dai soggetti, che quindi la interpretano in base a ciò che risulta utile.

Un paradigma è un insieme di credenze di base che definiscono la natura del mondo e della conoscenza, fissando i limiti dell'indagine legittima; i tre fondamentali paradigmi sono il positivismo, con il suo realismo ingenuo, il neo-positivismo, con il realismo ipotetico, e il costruzionismo, con il realismo concettuale. Il positivismo pensa alla realtà come una realtà presente, intorno a noi, e l'uomo deve solo, attraverso l'evoluzione, “conoscerla”, scoprirla un po' alla volta. Tutte le scoperte scientifiche, quindi, sono solo un passo avanti nella conoscenza della realtà. Il neo-positivismo, influenzato dalla rivoluzione kantiana, sospende la sua posizione riguardo al fatto che l'uomo possa conoscere davvero la realtà. I neo-positivisti affermano che la realtà è comunque presente, intorno all'uomo, ma egli la può conoscere e può entrare in contatto con essa solo attraverso un “filtro”: possiamo fare delle teorie scientifiche che spiegano la realtà cercando di avvicinarsi il più possibile ad essa, ma queste teorie possono essere falsificate e sostituite. Il costruzionismo ribalta queste visioni, dicendo che la realtà non è già presente ma deve essere “costruita”, non solo volontariamente ma anche inconsapevolmente. Questo è chiaro in scienze come la filosofia o la psicologia, ma anche nelle scienze hard (quelle naturali, matematiche) non ci si può astenere da questi discorsi di epistemologia, poiché anche le indagini fisiche, ad esempio, mettono in dubbio che ciò che vediamo è la realtà (basta pensare alla scoperta dell'atomo: prima di tale scoperta la realtà di ciò che vedevamo era diversa).

In psicologia esistono due meta-modelli, due paradigmi dominanti (che corrispondono a positivismo e costruttivismo):

  • Meccanomorfismo, l'equivalente del positivismo, è caratterizzato da determinismo (da cosa è determinato un determinato evento?), dalla ricerca della cause, dalla continuità della realtà psicologica e dall'irrilevanza del senso comune (tutte le teorie delle persone sono irrilevanti per lo studioso). Vengono evidenziati l'ambiente, la neutralità dello sperimentatore, le spiegazioni e il pensiero logico.
  • Antropomorfismo, l'equivalente del costruttivismo, che si concentra sull'intenzionalità del soggetto, sulla ragioni, e non sulle cause; considererà la realtà psicologica come discontinua (in alcuni ambiti una persona può essere in un certo modo, e può essere diversa in un altro ambito). Il senso comune diventa rilevante: le teorie “ingenue” diventano importanti per lo studio. Diventa importante il contesto, e non solo l'ambiente, e si sottolinea il fatto che lo sperimentatore non è mai neutrale, ma ha sempre un effetto quando interviene. Al posto delle spiegazioni ci si concentra sulle interpretazioni di ciò che si osserva, e si parla di pensiero narrativo, anziché di pensiero logico.

L'interazionismo simbolico fa parte della famiglia costruttivista ed è una risposta relazionale al costruttivismo. Possiede alcuni tratti essenziali, come l'idea che l'interazione sociale è cruciale per lo sviluppo e l'origine della mente, per i processi di attribuzione di significato, dell'identità personale e delle capacità individuali. La realtà è sempre costruita e soggettiva, ma questa costruzione è molto individualistica, legata all'individuo, che la costruisce attraverso le interazioni sociali, negli scambi con gli altri. Questa interazione non è solo un susseguirsi o concatenarsi di azioni e reazioni, ma un unico flusso di attività all'interno del quale le azioni dei partecipanti sono interdipendenti e reciprocamente costruite. Entrambi gli interlocutori cambiano e modificano l'interazione, continuamente. Secondo Vygotskij la vera direzione dello sviluppo del pensiero non va dall'individuale al sociale, ma dal sociale all'individuale.

L'interazionismo non crede più a una realtà prestabilita dietro alla natura dei fatti: la verità non è una proprietà prestabilita dell'idea, ma deve trasformarsi da stato mentale ad attività, a un “fare conoscitivo”. Se non possiamo conoscere ciò che è vero, possiamo conoscere ciò che è utile, nel senso di ciò che è idoneo a modificare la condotta dell'uomo nei confronti delle cose, degli altri e del mondo. Per il positivismo, ad esempio, un esorcismo non è vero in alcun caso, poiché la realtà oggettiva e la persona posseduta, in realtà, non è posseduta. Per un costruttivista l'esorcismo non deve essere per forza vero, ma la sua realtà è a livello del significato: posso non credere che le voci e le persone possedute esistano, ma se l'esorcismo le libera, esso è reale a livello del significato. Da qui nasce il quesito fondamentale su cui si interroga il pensiero interazionista: come nasce il significato e come viene condiviso? La matrice dei significati possibili è sempre l'interazione: il comportamento non può essere una risposta a serie di stimoli, perché l'uomo non subisce la realtà ma la “significa”. Gli stimoli vengono sempre interpretati, perché non sono stimoli ma simboli, e sono costruiti nell'interazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Zanna15 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Castiglioni Marco.
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