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Multicultura

Multicultura convivenza di almeno due culture a contatto. Il termine multiculturale ha solo una valenza descrittiva (descrive la realtà). La storia è caratterizzata da migrazioni. Intere popolazioni hanno cambiato il loro luogo di residenza. Questo movimento ha portato il contatto con una creatura già esistente. Tutto ciò ha portato ad una convivenza non sempre pacifica. Il passaggio da multicultura ad intercultura è molto complicato. In un progetto interculturale la diversità deve essere utilizzata. Dove voglio arrivare utilizzando la diversità? Gli obiettivi sono molto diversi.

Acculturazione

Acculturazione momento in cui una cultura cerca l’aggregazione con l’altra. Questo fenomeno può avere effetti positivi o negativi.

  • Effetti positivi: pacificazione formale ed avanzamento giuridico
  • Effetti negativi: ansietà della fase educativa, sradicamento ed emarginazione.

Deculturazione

Deculturazione quando voglio fare un’acculturazione ma levando la cultura d’origine.

  • Campo religioso: imporre la propria religione. Durante la conversione religiosa di alcuni popoli si è ricorso all’uso della violenza.
  • Campo linguistico: Impedimento di parlare il proprio dialetto a scuola. (Il dialetto in realtà rappresenta una forma multiculturale all’interno del proprio paese).
  • Alimentazione per neonati: Si voleva imporre alle donne un modello di alimentazione occidentale. Si voleva che esse (anche le occidentali) utilizzassero il latte in polvere per i propri bambini (fini economici).

Inculturazione

Inculturazione Processo sociale ed educativo che agisce sulla personalità di base per favorire nel soggetto l’assunzione della cultura propria del gruppo di appartenenza, determinandone la naturale assimilazione.

  • Effetti positivi: l’approvazione del gruppo, la sicurezza dell’individuo, l’identificazione nel contesto.
  • Effetti negativi: l’assunzione di meccanismi stereotipici, l’adattamento acritico alla tradizione, l’involuzione delle esperienze, l’identità intesa come mito.

Migrazioni e assimilazione

Chi sono i migrantes? Nel periodo moderno l’Europa è alla ricerca e conquista di nuovi territori e formazione di colonie. Nei secoli successivi vi continua. Prima era un’espansione di tipo coloniale (insieme scoperte geografiche) poi dopo la R.I. inizia una forte emigrazione di necessità dove sono state coinvolte prima l’Europa nord e poi quella orientale, occidentale e meridionale. 1820-1914 migrazione transatlantica. Un terzo rimasti nelle Americhe. Da metà 800 Germania, Francia, Inghilterra e Scandinavia hanno un saldo migratorio positivo per due motivi: ci sono ritorni e anche migrazioni da altri paesi dell’Europa verso questi territori.

Tra prima e seconda G.M. l’America controlla l’emigrazione e ha un blocco dell’emigrazione. Dopo la seconda guerra mondiale in periodo di ricostruzione su macerie fisiche e morali della guerra. Nel nostro paese saldo migratorio negativo, in Francia positivo e propone anche misure di integrazione per gli studenti stranieri. Perché in quegli anni viene incoraggiata l’immigrazione? Dopo la guerra c’era stata una perdita numerica di manodopera (infatti l’emigrazione tocca gli uomini del sud, quella delle donne è più recente).

Gli italiani andavano soprattutto verso Francia, Germania e Belgio dove i nostri studenti andavano e venivano il continuazione e ciò non consentirebbe a pieno l’inserimento della comunità indoeuropea. Si tratta di bilingui imperfetti, non avevano la perfetta panoramica di entrambe le lingue. Lavoro: es. con i soldi guadagnati aprivano un’attività economica molto redditizia e quindi si dava poca importanza alla scuola. Studiare, allora, garantiva un lavoro sicuro ma non altrettanto redditizio per chi ad esempio apriva una gelateria, pizzeria.

Assimilazione: seconda cultura acquisita totalmente (magari con una parziale/totale perdita della propria identità socio-culturale). È associato alla deculturazione, che è abbastanza automatica. In Germania invece c’erano le classi differenziate, quindi non c’era assimilazione. C’era una differenziazione degli stranieri, non erano visti di buon occhio. In Inghilterra c’era la teoria del “sink or swim” (nuota oppure affondi).

C’è una sentenza dell’alta corte della California della famiglia Lao: Lao vs Nichols. Non è giustizia dare uguale a chi ha di meno, ma bisogna dare di più (quindi erano in atto misure di compensazione). I bambini Lao erano cinesi, nessuno si preoccupava di loro (condanna per inserimento senza misure compensative).

Dal ’45 al ’55 l’immigrazione verso gli Stati Uniti è stata bloccata quindi oltre verso l’Europa occidentale, (Germania, Svizzera, Francia e Belgio), un buon numero di italiani va verso l’Argentina, Australia e Canada. 1973: crisi del petrolio, dopo la guerra del golfo ha fatto si che in Europa ci fosse una regressione economica e quindi molti paesi chiusero le frontiere, altri richiamano le famiglie, altri ancora non incentivano la permanenza e quindi le persone ritornano in patria. Nel 1980 l’Italia diventa un paese di immigrazione perché gli altri chiudono le frontiere. Inizialmente questo flusso migratorio non era massiccio ma era irregolare.

Stereotipi e pregiudizi

Stereotipo stereos (rigido) typos (carattere). Etimologia greca. Nato con l’introduzione della stampa. Fin dalla nascita abbiamo stimoli che ci circondano e che colpiscono i sensi in modi diversi. Riceve gli stimoli e lo organizza in gruppi, detti prototipi (categorie con tutti insieme gli elementi con le stesse caratteristiche). Queste categorie hanno un nome, che si sviluppa dopo il linguaggio che agevola il pensiero. Categorizzare = mettere insieme elementi, è una scorciatoia del pensiero. Man mano che si impara questa categoria vengono raffinate e la categorizzazione tende a ridurre i sovraccarichi dando maggior rilievo ad alcuni tratti. La cultura ci fornisce modelli che ci permettono di creare le categorie. Cambiano a seconda delle culture di appartenenza, i sistemi sono diversi, e anche a seconda delle epoche.

In ambito sociologico la caratterizzazione può essere definita come tipizzazione (identificazione di persone, attribuire delle caratteristiche generali su un gruppo e vedere una persona con quelle caratteristiche). Es. per individuare un capo treno ci dirigiamo verso un uomo con una divisa, verso una persona che possiede caratteristiche che corrispondono alla nostra tipizzazione. Vediamo una persona e le attribuiamo caratteristiche che corrispondono alle nostre categorie (tutto è a livello mentale). Lo stereotipo corrisponde a una rigidità del pensiero, in ambito sociologico. Stereotipo = l’irrigidimento dei tipi che diventano resistenti a ogni cambiamento. Es. X ha in testa che tutti quelli con occhi azzurri sono buoni, nonostante ha esperienze di persone con occhi azzurri ma continua lo stesso a pensarla così. Sono associazioni di idee gestite rapidamente, perché una scorciatoia, ci fa pensarla così.

Il primo a introdurlo è il giornalista Lipmann nel 1912, giornalista politico: “sentiamo parlare del mondo prima di vederlo, abbiamo una percezione del mondo prima di conoscerlo..”. Il giornalismo utilizza molto lo stereotipo perché semplifica molto, ma quando viene utilizzato con una forte valenza emotiva è un mal funzionamento del pensiero, perché nega l’esperienza. Nel giornalismo può influire molto l’opinione pubblica. Spesso il mio lato oscuro che non voglio vedere, lo vedo nell’altro. Ingroup = il mio gruppo con le caratteristiche “buone”. Outgroup = il gruppo con cui io non mi identifico, non riscontro le sue caratteristiche nel mio gruppo. Perché uso stereotipi?

  • Perché categorizzano che è una scorciatoia mentale
  • In ambito sociale giustificano un ordine sociale pre-esistente
  • Ci danno sicurezza (riconoscersi in persone con caratteristiche che mi corrispondono, in base a religione etnia e genere/sesso)
  • Caricare altrove violenze negative, a un gruppo diverso dal nostro.

Creando stereotipi si discrimina un gruppo e si crea sicurezza. Stereotipo → pregiudizio → razzismo (sempre esistito con forme di discriminazione). Se l’altro non è come me mi sento autorizzato ad allontanarlo da me. Meccanismo per cui vedo l’altro diverso da me. Sicurezza perché ad esempio, tutta la “cattiveria” era relegata fuori (come per gli ebrei). Stereotipi sociali uniti a dittature hanno provocato orribili e devastanti genocidi, presenti in tutta la storia. Quando uno stereotipo è profondamente radicato nella cultura o nella personalità difficilmente è rimovibile. Tanto più è rigido tanto più è radicato.

Eterostereotipi = dall’esterno, come, es., un italiano raffigura un africano. Stereotipo che viene dal di fuori: come immagino qualcuno e come penso che l’altro immagina me. E spesso queste immagini/pensieri non corrispondono omogeneamente alla realtà. L’altro stereotipo è come il gruppo rappresenta se stesso. E anche questo ha una base di verità. È un altro ancora è come il gruppo A pensa che il gruppo B identifichi se stesso. Tutto questo dà origine al pregiudizio. (Per gli stereotipi spesso si pensa al passato perché è una visione più romantica. Per esempio se pensiamo agli eschimesi ci immaginiamo l’igloo, loro che pescano, ecc.. Anche se ora la situazione è diversa.

Gli stereotipi riguardano i gruppi, non i singoli individui. Un stereotipo porta al pregiudizio e al razzismo, nei casi più estremi (es. Shoa). Generalizzazione: a quanti è attribuita una caratteristica. Eterostereotipo attributivo: es. gli abitanti della città. A pensa che gli abitanti della città B li considerino violenti. Lo stereotipo è pericoloso quando diventa rigido, quando io non riesco a riflettere al di fuori di quella caratteristica che io attribuisco a un gruppo. Si creano degli stereotipi anche non conoscendo un gruppo e questi non cambiano idea anche quando lo si conosce, perché si è fortemente ancorati alle proprie idee, giuste o sbagliate che siano.

Shock culturale: es. ho uno stereotipo positivo ma tutto cambia con il contatto e quindi ritorno al mio primo stereotipo, quello negativo. Pregiudizio = quando lo stereotipo diventa tanto rigido al punto che non vedo una persona per quello che è, ma lo considero solo per la sua appartenenza a un gruppo. È un preconcetto della conoscenza. Stereotipo al contrario → es. un turista in Albania che passa tutta la vacanza nel villaggio super lussuoso e dice che vorrebbe vivere là perché è tutto bellissimo, anche se non ha avuto la conoscenza diretta di quella che è la realtà di quel posto. Pregiudizio → può non tradursi in comportamento ≠ discriminazione. Quest’ultima genera un effettivo comportamento diretto. I bersagli sono stigmatizzati perché sentono la loro identità danneggiata, fino ad arrivare alla volontà di abbandonarla o non recuperarla.

Es. ‘800 → tra gli altri, anche gli Scandinavi vanno in America. Pregiudizi non tanto per l’appartenenza a un gruppo ma perché erano comunque migranti. Quindi in questo caso c’è il pregiudizio di tipo sociale e non di tipo etnico. (es. bambina scandinava che porta le polpette a una festa inglese/americana raffinata. Ha portato una testimonianza della sua cultura). Pregiudizio visto come contrapposizione tra gruppo e gruppo, tra NOI e LORO.

  • Uguaglianza (ma che non dovrebbe andare a scapito della propria identità. La diversità deve essere mantenuta).
  • Apertura (si può avere la paura, però, che attraverso il troppo contatto può arrivare a una perdita della nostra cultura).

Io posso e devo aprirmi pur mantenendo la mia identità, continuando a non accettare gli atteggiamenti che vanno contro la mia etica, che non è giusto: es. la violenza. La soluzione è nel mezzo, nel giusto equilibrio. Ci sono regole a cui bisogna attenersi e non comportano la perdita di identità.

Studi psicologici

Impariamo tutte le cose secondo i parametri del nostro gruppo, ma non sappiamo se sono giusti. Sono solo parametri diversi. Tutto apprendono nella stessa maniera (stesse strutture cognitive e universalità del sapere umano) ma il setting, così come l’epoca, influisce molto. Anche gli input sono diversi a seconda delle variabili spazio, tempo. Ad esempio in quest’epoca il nostro apprendimento è facilitato grazie ad internet, ma non c’è la garanzia della correttezza delle informazioni presenti (es. Wikipedia: le informazioni non sono verificate e monitorate).

Differenza fra educazione formale (tramite scuola, corsi, ecc.) impartito in un ambiente in cui si danno programmi con un esito di voti o un certificato (caratteristico dell’ambiente europeo), educazione informale (avviene in un contesto di apprendimento e non viene specificato il programma o i testi. Non è mirato a avere un diploma o un certificato, ma si condivide con altri il contenuto dell’apprendimento es. corso di uncinetto, cucina.)

Educazione non formale (in acquisizione spontanea. I linguisti chiamano il fenomeno di apprendimento della lingua in modo spontaneo come L2, senza testi, senza corsi. Es. l’immigrato che impara la lingua in un modo non strutturato e non graduato. Vengono fatte delle scelte autonome cercando di concentrarsi negli elementi, inizialmente, che sono più importanti e più utili per la nostra vita).

Gli antropologi vanno oltre, esplorando luoghi al di là dell’Europa e si sono scontrati con vari problemi, in popolazioni dove la cultura europea e l’educazione formale non erano stati introdotti. Si riscontrano modi diversi di categorizzare le cose; il modo in cui si catalogano le cose dipendono dal luogo e modo di vivere, dalla funzione che noi diamo agli oggetti. Qual è il giusto? Nessuna è sbagliata. Dipende solo da dove decontestualizzo. La nicchia dove impariamo porta a imparare in un determinato modo. Es. per un arabo del deserto il fattore principale di erosione è il vento, per noi è il mare. Es. modo diverso di categorizzare i colori. Es. in Italia abbiamo una marea di termini dell’ambito musicale, poi diffusi in tutto il mondo.

È interessante studiare come si impara e anche la conoscenza del quotidiano, alla base del nostro apprendimento prima ancora di quello formale scolastico. Competenza = saper usare le cose imparate nel mondo quotidiano, nella conoscenza quotidiana. ≠ conoscenza → non è legata all’esperienza. La conoscenza incorporata non è mai uguale per tutti (dipende sempre dal contesto) ed è valorizzata poco a volte (ad es. signore che a scuola non erano brave in matematica, ma sanno calcolare facilmente le calorie da joule a Kcal di un alimento).

Conoscere e conoscersi

Competenza etnopedagogica → analizza i modi di apprendimenti diversi a seconda del setting. Questa è cognitiva e ha anche una rilevanza didattica importante. Se insegno qualcosa, devo anche sapere come si apprende. Questa competenza quindi permette di sapere come si impara per conoscere le persone meglio. Rousseau afferma → siamo uguali perché siamo diversi ↓ Siamo diversi perché siamo uguali.

L’apprendimento e il modo di apprendere è uguale per tutti ma prende poi strade diverse a seconda dell’esperienza personale. Ad es. la fiaba di Cenerentola nasce in Cina dove le ragazze avevano il piede piccolo. Se fosse nata in Italia ci sarebbero stati elementi uguali e ricorrenti come l’orfana, il principe ma cambierebbe la questione della scarpa perché in Italia la cultura e le credenze sono diverse in Italia le ragazze hanno il piede più grande e ciò ha una connotazione negativa.

Da questa affermazione di Rousseau, base ancora essenziale della pedagogia, perché da lui non ci sono stati poi così grandi cambiamenti. Gli studi degli antropologi si orientano verso: tassonomie (= corrispondenze, classificazioni il classificare è uno dei sistemi per imparare, è alla base dell’apprendimento). Sono universali: ad es caldo, freddo. Figure geometriche, universali perché impariamo tutti allo stesso modo vengono riconosciute da bambini di diverse culture. Le figure più irregolari, invece, (trapezio, triangolo isoscele) non sono percepite tutte allo stesso modo e in questo influisce molto la cultura.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Chiosso Giorgio.
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