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Introduzione

Nella realtà attuale vengono posti alla pedagogia una serie di problemi formativi (relativi sia all’individuo che al gruppo) ai quali è possibile trovare una soluzione partendo dal presupposto che la conoscenza del passato è essenziale per comprendere e agire sul presente. Proprio per questo motivo è importante individuare il percorso effettuato dalla pedagogia prima verso l’acquisizione di un autonomo statuto epistemologico a carattere scientifico, il quale ha posto la formazione come categoria reggente del mondo attuale dominato dalla complessità.

Origine del termine pedagogia

Il termine pedagogia deriva dal greco pais, paidos (= fanciullo) e ha un duplice significato:

  • Pais, paidos + ago = condurre il soggetto verso l’acquisizione di una propria autonomia;
  • Pais, paidos + logos = riflessione teorica su quelle che sono le finalità dell’educazione.

Il 1600 e il cambiamento di paradigmi

Il 1600 è stato un secolo molto importante perché l’avvento di una nuova scienza e di una nuova filosofia hanno contribuito a modificare il modo di procedere della conoscenza il quale – in campo scientifico – è stato esemplificato dalla fisica di Galileo Galilei; in ambito filosofico dalle idee di Bacone, Cartesio e Locke. Questi cambiamenti hanno avuto delle ripercussioni anche sulla pedagogia in quanto ebbe inizio il declino del paradigma metafisico-religioso mediante il quale era stata interpretata e classificata la conoscenza fino a quel momento.

Ci fu un declino dell’intellettuale rinascimentale, si affermarono nuovi modelli (come quello di Galilei nell’ambito della matematica e di Cartesio nell’ambito logico) e, infine, ci fu la specializzazione dei saperi. La pedagogia, che era sempre stata ancella della filosofia, nel momento in cui è stata travolta da questi cambiamenti ha abbandonato il suo percorso tradizionale e ha intrapreso due strade: una di natura sociale e una di natura scientifica, le quali sono confluite in due paradigmi: il paradigma scientifico e il paradigma socio-politico che hanno consentito alla pedagogia di diventare un sapere autonomo.

Paradigmi della pedagogia

Con il termine paradigma si intende una costruzione teorica attraverso la quale è possibile interpretare il mondo. Da ciò si evince che, da un lato, si è data molta importanza alla dimensione sociale dell’educazione, favorendo la costruzione di un paradigma socio-politico il quale intendeva la pedagogia come una disciplina legata alla filosofia politica. A tale paradigma si sono ancorate le pedagogie di Marx, Rousseau, Kant, Gentile, Gramsci, i quali si proponevano tutti dei fini sociali.

Dall’altro lato si delineò, prima con Comenio e dopo con Cartesio, un paradigma scientifico il quale ha assunto maggiore spessore con Locke, che ha eliminato l’influenza della predestinazione e aperto la strada all’acquisizione di una metodologia scientifica. Inoltre, il paradigma scientifico è stato molto importante perché ha permesso di costruire una nuova metodica di indagine dei fenomeni educativi e ha concorso a determinare un nuovo assetto del sapere pedagogico.

Il principio della formazione

Il principio regolatore della pedagogia è l’emancipazione del soggetto, il quale tende alla formazione che Cambi ha definito il “volano di senso” della pedagogia. Per formazione si intende il processo attraverso il quale il soggetto scegli autonomamente il percorso da seguire, nonché la sintesi dell’aspetto sociale e scientifico della pedagogia. Infatti, non si può pensare alla pedagogia senza pensare alla formazione che ne ha accompagnato la storia, assumendo – di volta in volta – connotazioni aderenti ai contesti culturali delle varie epoche e dando vita a modelli come quello della paideia e della Bildung.

La paideia, che intendeva la formazione come un processo culturale, è stata il principio regolatore della pedagogia occidentale sino all’avvento dell’età moderna, durante la quale c’è stata la nascita di una nuova cultura fondata sull’empirismo filosofico e sul mito della scienza. Tuttavia il declino della paideia è durato poco in quanto nel 1700 Kant ha affermato la posizione di un nuovo umanesimo e ha avviato alla Bildung, modello formativo di stampo idealistico.

Formazione e complessità nel mondo moderno

In questa prospettiva la formazione resta, quindi, come categoria reggente del discorso pedagogico anche se appartiene ad altre scienze umane, quali: la psicologia, la sociologia e l’antropologia per ciascuna delle quali assume connotati e accezioni diverse. Inoltre, in un mondo complesso come quello attuale, la ricerca ha individuato per la formazione un ruolo decisivo, ossia quello di regolatore pedagogico in grado di portare ad una diffusa presa di coscienza.

In più, la formazione è utile anche per comprendere le decifrare a complessità che – nella società moderna – si sta affermando come un paradigma epistemico valido per tutte le discipline. Pertanto non ci si avvale più della distinzione tra scienze pure e scienze umane in quanto l’imprevedibile, il caso, sono riusciti a penetrare anche nella fisica classica. In riferimento alla complessità, molto importante è stata la riflessione di Prigogine e di Morin in quanto il primo ha preso in considerazione la complessità nell’ambito della natura; il secondo nell’ambito delle scienze umane.

Prigogine ha messo in evidenza che nel momento in cui si manifestano delle situazioni di non equilibrio, la materia si organizza in strutture complesse che sembrano obbedire a proprietà sconosciute e che – in questo modo. L’universo tende ad assumere una complessità paragonabile a quella che c’è dentro di noi. Morin, invece, ha affermato che la complessità non è legata solo a fenomeni empirici, ma anche a problemi di ordine concettuale inerenti l’impossibilità di stabilire una connessione tra il tutto e la parte.

Problemi attuali della pedagogia

In questa società dominata dalla complessità, i problemi che vengono presentati alla pedagogia sono di diversa natura. Un primo problema che si intende risolvere è quello relativo alla promozione e attuazione più pregnante della formazione permanente in quanto la società moderna si sta trasformando, passando da società fondata sulla forza lavoro a società fondata sulla conoscenza, di cui sono protagonisti i “knowledge worker” ossia i lavoratori in possesso di specifiche competenze e capaci di svolgere lavori di alta qualificazione.

Tale processo ha generato un’emergenza formativa sia per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro; sia per gli adulti che rischiano di essere messi da parte perché carenti delle competenze richieste. Proprio per questi motivi la necessità di promuovere politiche mirate a sostenere e diffondere progetti di educazione permanente è diventata sempre più incombente e, accanto a ciò, si sono aggiunti il problema di attuare progetti a medio-lungo periodo mirati a rafforzare l’apprendimento come potenzialità individuale e il problema di dare risposte immediate ad emergenze importanti come quella dell’alfabetizzazione, della disoccupazione, dell’emarginazione e dell’esclusione.

In questo contesto è importante riorganizzare i sistemi di istruzione, valorizzando oltre che l’istruzione formale anche quella informale e non-formale; e puntare verso una formazione che non sia più intesa come sinonimo di scuola, alfabetizzazione e scolarizzazione, bensì come capacità di apprendere ad apprendere, nonché come la capacità di acquisire conoscenze di base che possono essere spese nelle varie esperienze di vita istituzionali e non.

Le differenze sociali e culturali

La società attuale è poi caratterizzata da una serie di differenze che hanno provocato una serie di disordini. Quelle sulle quali si è concentrata particolarmente la pedagogia sono state la differenza di sesso e la differenza culturale. La prima ha comportato una critica nei confronti del mondo culturale e familiare centrato sul predominio maschile e ha spinto la pedagogia a dare importanza al tema relativo all’educazione femminile, il quale è stato affrontato sia come ricerca storica, sia come elaborazione teorica di un modello di società in cui siano rappresentati i valori del mondo femminile che cerca una conciliazione tra mente e affetti.

In questo modo si è potuta affermare anche una pedagogia degli affetti la quale si muove verso una formazione intesa in un’accezione più ampia la quale comprende, insieme all’intelletto, anche la sfera emotiva.

La differenza culturale spinge la pedagogia a promuovere una cultura che rispetti le differenze etniche e capace di favorire un clima di scambio e di comprensione. Per questo motivo appare necessario avviare una riflessione pedagogica intorno alle problematiche connesse al confronto tra culture diverse, nonché l’elaborazione di un modello formativo che possa contribuire alla nascita di una reale e moderna società interculturale, in grado di accogliere ogni differenza come un valore o come una risorsa.

Itinerario della pedagogia scientifica

Il declino del paradigma metafisico-religioso

Il 1600 è stato un secolo importante perché in esso sono giunti a compimento i fermenti rivoluzionari dell’Umanesimo e del Rinascimento che, associandosi alla nascita di una nuova scienza e di una nuova filosofia, hanno segnato una svolta epocale nella storia del pensiero dell’uomo. Infatti la sistemazione tradizionale del sapere, la quale era di tipo enciclopedico e quindi procedeva per accumulazione, si presentò come inadeguata nei confronti delle nuove conoscenze che richiedevano l’individuazione di un metodo di analisi e di studio della realtà.

Pertanto, avvenne – nell’ambito della conoscenza umana – quella che Khun definisce una “rivoluzione scientifica” consistente nell’abbandono del vecchio paradigma (ossia quello aristotelico-tolemaico) e nell’assunzione di un nuovo paradigma, e cioè di un nuovo costrutto teorico attraverso il quale interpretare il mondo. Secondo Khun, nel momento in cui si passa da un paradigma ad un altro gli scienziati modificano il loro modo di osservare il mondo in quanto si aprono verso nuovi orizzonti, cominciano a porsi domande più complesse e danno un’interpretazione diversa a ciò che hanno visto in precedenza.

Frammentazione e diversificazione dei saperi

Un elemento peculiare del cambiamento che stava attraversando il XVII secolo è stato la frammentazione e la diversificazione dei saperi. A ciò si è aggiunto anche la scomparsa della figura dell’intellettuale rinascimentale (il quale riassumeva in sé tutti i saperi); la diversificazione delle competenze e degli interessi e, infine, l’accentuazione del rigore specialistico. Mentre in campo scientifico Galileo ha impresso una svolta radicale allo sviluppo della fisica, in ambito filosofico si sono affermate idee completamente nuove rispetto al passato.

I max esponenti di questa nuova corrente filosofica sono stati: Bacone, Cartesio e Locke i quali hanno superato la filosofia aristotelica mediante l’uso di un metodo razionale del pensiero che per Bacone si fondava sull’induzione e sull’esperienza; per Cartesio sulla logica e per Locke sulla rivalutazione della conoscenza sensibile i cui prodotti sono poi elaborati dalla riflessione.

La filosofia di Cartesio è stata dirompente nel ‘600 in quanto ha messo in evidenza che la realtà così come viene percepita attraverso i sensi non è veritiera, ma è caratterizzata da una serie di contraddizioni e inganni. Il pensiero di Cartesio si sviluppò parallelamente alla teoria copernicana, la quale ha sostituito alla realtà di un universo percepibile con l’esperienza quotidiana una realtà ottenuta attraverso il pensiero matematico, la quale si differenzia dalla prima (infatti non è il sole che ruota intorno la terra, ma il contrario).

Alla luce di queste scoperte scientifiche e filosofiche, Cartesio ha affermato – in primo luogo – di non accettare nulla per vero se questo non si presenta in modo chiaro alla ragione; in secondo luogo di risolvere un problema suddividendolo in tante parti minori ciascuna delle quali devono essere studiata in modo approfondito; infine che è importante condurre i propri pensieri partendo dal concetto più semplice per poi giungere – progressivamente – a quello più complesso. Come Cartesio, anche Galileo (nell’ambito della fisica) ha dato una svolta in quanto ha sostituito alla realtà così come essa appare, una realtà ottenuta applicando allo studio dei fenomeni il razionalismo matematico.

Nuovo ideale di scienza e cambiamenti epistemologici

Secondo Amsterdamski (filosofo della scienza) l’affermazione di un nuovo ideale di scienza, che ha caratterizzato il 1600, è stato possibile grazie ad un cambiamento della concezione del mondo, concepito non più come un sistema finito, ordinato e gerarchicamente differenziato, ma come un sistema aperto, infinito e regolato da leggi universali. Da ciò si evince che nel mondo moderno non c’era più spazio per la perfezione, l’armonia e la predestinazione e che, di conseguenza, la conoscenza immediata (che precedentemente era l’unica alla quale si rifacevano gli uomini) cominciò ad essere ritenuta ingannevole in quanto l’uomo non aveva più un’estrema fiducia su ciò che percepiva mediante i sensi.

Inoltre, in quest’ambito, è stata superata anche la concezione aristotelica secondo la quale la spiegazione scientifica serve a ridurre ciò che ignoto in ciò che è noto. Infatti essa è stata sostituita con un’altra concezione la quale ha messo in evidenza che la scienza si propone di spiegare ciò che è noto mediante ciò che è ignoto.

Il ruolo della pedagogia nel 1600

Per quanto riguarda la pedagogia, che ancora non aveva acquisito un proprio statuto epistemologico, vediamo che tutti gli eventi del 1600 hanno contribuito al declino del paradigma metafisico-religioso il quale non era più adeguato ad inquadrare correttamente le coordinate del pensiero di quel periodo. In questo clima il discorso pedagogico ha assunto finalità politiche e sociali in quanto cominciò ad essere molto attento alla realizzazione di un uomo pienamente inserito nel contesto del suo tempo.

La tradizione metafisico-religiosa ha dominato il sapere pedagogico per lungo tempo, ma l’irrompere di un nuovo tipo di intellettuale (nato con l’Umanesimo e il Rinascimento) immerso nei problemi del suo tempo e interessato a discutere questioni giuridiche e politiche, ha sconvolto un sistema ben organizzato. In aggiunta a ciò c’è stato un cambiamento dei punti di riferimento, la nascita di un nuovo paradigma (di tipo socio-politico), l’emergere di un nuovo modo di organizzare le conoscenze e di un diverso schema interpretativo della realtà.

La pedagogia, che si è sempre configurata come la disciplina che codifica e trasmette i comportamenti richiesti dal modello socio-culturale è stata investita dall’onda di cambiamenti che hanno caratterizzato il XVII secolo e, di conseguenza, si è ritrovata a teorizzare un nuovo ideale educativo concentrato sulla formazione di un uomo capace di partecipare attivamente e coscientemente alla vita politica e sociale.

Questa nuova pedagogia cominciò a costruire la propria identità seguendo le idee di Moro, Campanella e Bacone il quale concepiva l’educazione come lo sviluppo delle facoltà mentali, aspetto – questo – che veniva preso in considerazione molto poco dai pedagogisti suoi contemporanei. Inoltre, questa esigenza della pedagogia di puntare verso una formazione civile fu così forte che fu posta sia dagli ambienti della Riforma calvinista, sia da quelli della Controriforma. In questo modo la dimensione sociale dell’educazione è diventato il nodo centrale della pedagogia non solo del 1660, ma anche di quella del Settecento sino al 1900.

Durante questo periodo il paradigma socio-politico della pedagogia si è sviluppato e affermato sempre di più anche grazie a diverse correnti di pensiero, come quella romantica, positivistica e pragmatista. Infine anche grandi personaggi della filosofia quali: Hegel, Marx, Comte e Dewey hanno dato un grande input alla crescita del paradigma socio-politico della pedagogia.

Lo sviluppo del paradigma socio-politico

Il cambiamento della visione del mondo e del modo di intendere la conoscenza – avvenuto nel 1700 – è stato possibile grazie alla diffusione di un atteggiamento laico. Mentre nel 1600 si è data importanza all’identificazione della scienza con il metodo matematico; nel 1700 si è valorizzato il sapere empirico, tanto è vero che il nesso ragione-esperienza è diventato un carattere peculiare del pensiero illuministico.

Questa nuova apertura metodologica ha giovato – in particolar modo – tutte quelle scienze che indagano sullo sviluppo delle facoltà umane e, quindi, sull’evoluzione dell’individuo. Tali scienze sono: la medicina, l’etnologia, la pedagogia; e uno scritto molto importante, all’interno del quale si pone molta attenzione alla dimensione sociale dell’educazione, è il manuale del medico Jean Itard, in cui viene descritta la sua esperienza di educazione di un giovane ritrovato in una foresta e che viveva allo stato animale.

In questo modo, il paradigma socio-politico cominciò a svilupparsi sempre di più e a porsi come modello educativo dominante non solo nel 1700, ma anche nei due secoli successivi. Infatti, Rousseau e Kant hanno...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della formazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Sirignano Fabrizio Manuel.
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