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PEDAGOGIA SPECIALE E INTEGRAZIONE

1. PEDAGOGIA SPECIALE ITALIANA E ALCUNE DELLE SUE RADICI

1.1 Pedagogia e Pedagogia speciale

La pedagogia appartiene alla famiglia delle scienze dell'educazione ed è il suo compito di cercare di fondamenti della teoria dell'educazione e di

studiare il rapporto educativo e i suoi metodi, di mettere a fuoco il concetto di educazione. Numerosi sono gli studiosi che indagano a su quali

scienze possano essere considerate fonti della pedagogia. L'unica vera fonte della pedagogia è l'educazione. La pedagogia utilizza risorse messe a

disposizione da una molteplicità di scienze e interagisce con tante discipline. Si da alla pedagogia il compito di farsi scienza individuando

l’educazione come soggetto da trattare. Nel tempo la pedagogia ha visto staccarsi dal suo campo di ricerca varie pedagogie che non hanno

cambiato l'oggetto di ricerca ma hanno mutato gli ambiti dei quali questo evento si verifica. Nella pedagogia speciale non cambia l'oggetto di

ricerca, mantiene come focus del suo studio il rapporto educativo, ma specifica il tipo di popolazione che nell'evento è attore, risponde a soggetti

con menomazioni, deficit o condizioni di salute che li portano a disabilità. Gli ambiti epistemologici della pedagogia speciale sono i medesimi

espressi dalla ricerca pedagogica generale,è di sua esclusiva competenza il campo che riguarda il processo educativo di coloro che si segnalano

per diversità che a causa di ciò hanno uno sviluppo che si discosta da quello normodotato. Per molto tempo la pedagogia speciale si limita a

prendere in considerazione l’evento educativo rispetto ai soggetti in età evolutiva, oggi il suo campo si è ampliato anche per soggetti in età adulta.

Una lettura recente viene proposta da Patrizia Gaspari: e dice che “muoversi nel paradigma della complessità è una difficile avventura di tutta la

scienza contemporanea ma non accettarne la sfida significa rinunciare alla possibilità di collegare la scienza al cambiamento e la ricerca agli

eventi della diversità”.Rompere gli schematismi è un modo di affrontare quel rapporto educativo con il quale dovranno confrontarsi gli educatori

impegnati a favorire lo sviluppo delle potenzialità di soggetti che presentano disabilità. Gli educatori per uscire dalla norma richiedono strumenti e

metodi fuori dalle prassi didattiche. Non è pensabile se a fondamento che deve essere una didattiche speciale non vi fosse una riflessione a

orientata ai problemi educativi determinati dai diseredati speciali espressa dai soggetti che presentano condizioni particolari di salute. Sono fuori

dalla norma coloro che presentano tempi di sviluppo dissimili rispetto ai coetanei. Il termine norma viene assunto come parametro estrapolato dal

contesto statistico.

1.2 Il linguaggio tra cambiamenti e confusioni

Il linguaggio della pedagogia speciale ha fatto più volte l'esperienza di deterioramento semantico e lo ha subito con uno frequenza maggiore

perché molti dei termini usati connotano più gli aspetti negativi degli che quelli positivi. Emblematici sono i termini come idiota o deficiente, il

termine idiota compare nel volume di Edouard Seguin che lo usa per indicare un individuo che sì isola al punto di non comunicare. Il termine

deficiente viene usato nell'opera di de Santis che tratta temi intorno ai quali oggi dibatte la pedagogia speciale come: il valore del lavoro come

strumentio di sviluppo e di socializzazione del soggetto con deficit, la necessità di individualizzare l'insegnamento, l'importanza della

coeducazione nelle attività didattiche. Vediamo come vengono messi in discussione termini che sono ancora di uso comune come la parola

handicappato che è l'elemento chiave della legge del 5 febbraio 1992 n. 104 che è la legge-quadro per l'assistenza, l’integrazione sociale e i diritti

delle persone handicappate e definisce handicappato colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale che è causa di difficoltà di

apprendimento o di integrazione lavorativa. La minorazione è causa di handicap, mentre in realtà lo diventa se non sappiamo dare a colui che ha

deficit risorse educative in grado di evitarli la situazione di handicap. La legge del 1992 è tuttora in vigore. Il 1° documento è della Presidenza del

Consiglio dei Ministri Dipartimento degli affari sociali che nell’aprile del 2001 pubblica una relazione sullo stato di attuazione delle politiche per

l’handicap in Italia relativa all'anno 2000. 2° documento è della Corte Costituzionale che il 6 luglio 2001 emette la sentenza sul diritto d'istruzione

e l'obbligo formativo di un alunno handicappato. Bozza del decreto del Presidente del Consiglio “ bozza di decreto sull'individuazione dei soggetti

in situazione di handicap”, il documento prima della firma è stato fatto pervenire alle sedi competenti perché esprimessero un parere. Al comma

dell'articolo 1 si legge: individuazione dell'alunno come persona in situazione di handicap avviene sulla base di accertamenti disposti dall'azienda

sanitaria locale. L’organizzazione mondiale della sanità ha dato vita a un documento che è l’ICF nel quale sono spariti i termini handicap e

handicappato che vengono costituiti da partecipazione degli individui con situazioni di salute particolari. In Italia sono stati pubblicati molti scritti

che dicono come l’handicap sia lo svantaggio che il soggetto si trova a subire a causa delle condizioni ambientali e sociali del contesto in cui vive,

questa ottica è già stata espressa nella Conferenza di Copenaghen del 1981 che ha definito l’handicap uno svantaggio a lungo termine che nuoce al

grado di partecipazione di un individuo alla vita quotidiana. Se l’handicap è lo svantaggio che si verifica nell’impatto sociale non ha senso la

discordanza tra le performance dell’individuo e le richieste che la società gli pone che siano migliorate da una commissione medica. Chi ha steso

la bozza del decreto ha confuso l’handicap con il deficit..

1.3 Disabile o “ diversabile”

il termine diffuso negli ultimi anni è disabile cioè colui che presenta disabilità. Questo termine denota bene la situazione di colui che ha

impedimenti nel portare a termine compiti assolti dagli individui. Questo termine porta alla contestazione da parte di disabili e delle loro

associazioni. Il termine dichiara che mancano delle competenze ma non dice che egli possiede delle abilità. Qualche associazione propone di

cambiare il termine in diversamente abile che dà una lettura in positivo delle caratteristiche possedute. Nel 2003 Anno europeo alle persone

disabili si vuole sostituire il termine disabile con diversabile, termine che viene usato per un volume dal titolo “Diversabilità” che riporta alcune

interviste fatte soggetti che vivono l'esperienza di deficit. Nell'intervista fatta a Claudio Imprudente (presidente del Centro di documentazione

Handicap di Bologna ed è il direttore del Progetto Calamaio) dice che il termine disabile obbedisce alla logica della staticità, dell'immutabilità e

della fotografia, la parola diversabile sottolinea una positività ed è più difficile che segue il percorso di deterioramento. La conoscenza del

soggetto va fatta partendo dalle abilità che possiede. È importante avvicinarsi a un soggetto e cercare di conoscerlo partendo dalle sue capacità e

dalle sue potenzialità. Ciascuno secondo le proprie possibilità si deve impegnare in un salto di qualità culturale e politico per imparare a guardare

la diversità come risorsa.

1.4 Un debito verso la Francia della Pedagogia speciale italiana

Nel ‘900 in Italia si diffondono le istituti speciali e inizia l'obbligo scolastico per ciechi e sordi che è previsto con la Riforma Gentile nel 1923.

Sono i soggetti che escono dalla norma che medici ed educatori studiano modelli per renderli socialmente utili. È il differente concetto di

educazione che porta al cambiamento del nome della disciplina: si chiama pedagogia emendativa la pedagogia in cui il focus è il processo

educativo del soggetto considerato anormale da correggere attraverso l'educazione, ortopedagogia quando ha il compito di prevenire e di curare le

devianze presentate dal soggetto per portarlo a comportamenti conformi alle regole, pedagogia curativa quando la diversità è considerata malattia,

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pedagogia d’aiuto enfatizza la fragilità del soggetto le cui caratteristiche sono fuori dalla norma, pedagogia di sostegno quando si pensa che il

disabile ha il bisogno di un'educazione che lo sostenga, pedagogia speciale riteniamo che a bisogni educativi speciali devono essere date risposte

speciali. Per il diverso il riconoscimento del diritto all'educazione e all'istruzione è una difficile conquista. Nel ‘700 interesse educativo è limitato

ai soggetti con deficit sensoriali. L’attenzione educativa ai minorati sensoriali anticipa quella per gli anormali psichici per i quali si deve attendere

la fine del ‘700 e gli inizi dell’800. Solo col XVIII secolo si ha un’educazione a loro riservata, in precedenza vengono visti come individui per i

quali non era pensabile alcuna educazione. La pedagogia speciale nasce dopo il XVIII secolo quando il desiderio di conoscere più a fondo i

diversi diventano componenti di una società che ha acquisito determinate sensibilità culturali e politiche. Le prime esperienze italiane di

educazione dei diversi si ha con Jean-Marc Gaspard Itard e Edourd Seguin

si occupa dell'educazione dei diversi mosso da una curiosità filosofica, dopo avere iniziato la propria ricerca da presupposti sensisti,

è seguace del sensismo ripreso da Locke. Quando si occupa del diverso visti i rapporti con Itard li abbandona e assume l'idea

è un nemico di 26 anni che ha avuto qualche contatto a Parigi con l’Istituto dell'insufficienza mentale come malattia e quindi considera il

per i sordomuti e il suo direttore è Sicard che non possiede alcuna competenza soggetto recuperabile. Rifiuta il modello individuale e fonda la

in campo psichiatrico. Con lui si apre un’era nuova quella di un approccio prima scuola per l'educazione di insufficienti mentali gravi

pedagogico cioè di affrontare il problema che è quello in cui si fonda la cultura nella quale applica la possibilità di migliorare le motivazioni

contemporanea. È divenuto qualcuno aiutando un essere che non era nessuno a dei soggetti attraverso la partecipazione attiva all'ambiente e

diventare qualcuno l'efficacia dell'intervento precoce. È sostenitore del valore di

un’educazione funzionale alla produttività. In modella che

propone mira a far acquisire al disabile il più alto grado

possibile di autonomia e all'importanza che la formazione

avvenga all'interno di un gruppo

1.5 Grandi nomi sullo sfondo della Pedagogia speciale italiana

Tra fine ‘800 e inizio ‘900 in Italia si hanno imitative a favore dell'educazione dell'infanzia anormale tanto che nascano varie associazioni che

offrono assistenza ai minorati psichici in età evolutiva che conducono all'apertura di istituti e di asili-scuola. Ricordiamo la Lega nazionale per la

protezione dei fanciulli deficienti voluta da Bonfiglioli con l'obiettivo di aprire degli istituti speciali per insufficienti mentali. L'associazione ha la

partecipazione di Sante de Sanctis che è fondatore dell'Associazione romana per anormali psichici poveri. Diamo spazio a 3 nomi italiani: Sante

de Sanctis, Montessori *, Giuseppe Ferruccio Montesano sono quelli che iniziano percorsi nuovi.

medico, neuropsichiatria per il ruolo giocato nella formazione degli insegnanti per i soggetti con

infantile e psicologo sperimentale, ritardo mentale. Nel 900’ apre a Roma con l’impegno di Montesano la Scuola

nel 1889 apre a Roma il primo asilo-scuola magistrale ortofrenica per la formazione degli insegnanti per minorenni

per minorati psichici per i quali progetti un anormali e l'anno successivo l'Istituto medico psico-pedagogico nel quale le

rientro attivo nella società grazie all'educazione. maestre svolgono il tirocinio con alunni ritardati mentali per conseguire la 3

È vivo il principio dell'onnipotenza dell'educazione specializzazione. Montesano fu direttore della scuola e per diffondere i

Nel suo modello educativo da spazio alla lavoro che principi, i metodi e gli strumenti didattici fondò nel 1913 una rivista. La

è importante per la futura integrazione del fanciullo. pubblicazione ebbe fortuna, molto spazio della rivista lo ha dedicato agli

È impegnato a verificare sul campo le proprie teorie, scritti e alle relazioni che riguardano la vita delle varie scuole magistrali

al punto da farle sperimentare nell’asilo-scuola nel ortofreniche italiane e dei paesi europei. L'aver intuito il ruolo della

quale mette in atto l’insegnamento, tiene lezioni di specializzazione dei docenti, l'aver capito la necessità di una formazione

ortofonia, di canto, di educate fisica e di avviamento continua fa di Montesano una figura che non può essere trascurata

al lavoro

*si dedica allo studio dell’educazione degli anormali e i metodi preposti per l'educazione vengono assunti per l’insegnamento di bambini

normodotati. Bollea dice che la Montessori ha letto Seguin e tra il 1898 e il 1900 traduce per sè in italiano l'edizione del 1846 del Seguin. Va a

Parigi e a Londra per studiare l’applicazione del metodo e nel 1907 volle sperimentare il metodo facendo alcune modifiche. La sua pedagogia si

radica nella biologia e nella psicologia ed è una pedagogia che definisce scientifica. Nell’educazione dei soggetti con ritardo mentale vede

l'importanza che siano coniugate le competenze didattiche con quelle del medico. Continua il percorso che ha segnato il nascere degli interventi

educativi a favore degli anormali psichici per i quali la proposta educativa è sanitarizzata. È il lungo tempo dei medici-educatori. È dal deficit del

de disabile che si genera la supremazia dell'ambito medico nell'ideazione dei metodi didattici per ridurre le difficoltà dei soggetti ritardati. I

medici-educatori credono che ai disabili serve un’educazione creata solo per loro in strutture separate perché il cattivo comportamento dei

bambini con ritardo mentale potrebbe essere imitato dai normodotati e che i bambini ritardati potrebbero subire troppe frustrazioni non riuscendo

ad apprendere come i compagni. Scuole per tutti ma separate che è un modello che la pedagogia speciale italiana è bene lungi dal condividere.

2. LE ISTITUZIONI SPECIALI PER L'EDUCAZIONE DEI DISABILI

2.1 Le classi differenziali d’inizio secolo

La storia dell’educazione dei disabili non è ancora stata scritta perché le tracce sono labili. Il ritardo potrebbe nascere dal fatto che si pensa che

non possa costituire un patrimonio culturale utile a nuovi modelli. Chi si occupa della pedagogia speciale si lascia prendere dell'urgenza di

affrontare tematiche dettate dagli eventi che sopravvengono e sollecitano risposte, dettando proposte che possono tradursi in metodologie

trasferibili nel contesto di coloro che operano per l’educazione e l’istruzione dei disabili. Si vuole creare la premessa per cogliere il significato in

corso della scuola italiana di ogni ordine e grado che è nell’integrazione nella scuola comune di alunni con bisogni educativi speciali. Giuseppe

Ferruccio Montesano si impegna per la popolazione scolastica che presentando un lieve ritardo mentale non riesce a trarre beneficio

dall’insegnamento nelle classi comuni perché le classi sono numerose e perché la formazione degli insegnanti è modesta. Ragazzi con deficit

mentali lievi e alunni demotivati incontrò nella scuola la difficoltà da risultare bocciati e da concludere la frequenza scolastica in situazione di

analfabetismo. Apre per loro classi meno numerose e con programmi semplificati e nacque a Roma nel 1908 le prime classi differenziali nelle

quali ci vanno i bambini tardivi. La sua proposta ebbe consenso del mondo scolastico tanto che nel 1910 le classi differenziali passano sotto la

gestione del Comune di Roma. Non esisteva ancora un obbligo scolastico per i soggetti che sono segnalati con delle anomalie. Ogni esperienza va

letta nella realtà del suo tempo. Si deve attendere la Riforma Gentile per avere norme che riguardano l'obbligo scolastico per ciechi e sordi. I

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soggetti con altre disabilità non sono tenuti all'obbligo scolastico. Le iniziative dei Comuni sono legate alle disponibilità economiche dei vari

territori che sono maggiori nei grandi centri e inesistenti nei piccoli che faticavano a sostenere le spese per gli alunni normodotati. La Riforma

Gentile è il primo giro di boa dell'istruzione dei disabili italiani. L’istruzione ha avuto un secondo giro di boa con il processo d’integrazione nelle

scuole comuni dei soggetti con bisogni educativi speciali. Affinché fosse operativa la riforma si deve aspettare il regolamento generale ha provato

con R. D. il 26 aprile 1928 n. 1297 che fissa le norme per l'istruzione e l’istituzione delle scuole di metodi per gli insegnanti dei minorati,

stabilisce che sono avviati alle classi differenziali alunni che presentano atti di indisciplina. Sono poche le classi differenziali statali aperte negli

anni successivi. Che in queste classi si può offrire migliori occasioni di scolarizzazione ai soggetti ospitati è difficile crederlo. Esempio: 3 registri

di classe degli anni scolastici 1914-15 che sono reperiti presso una direzione didattica di Parma del 5° circolo che al tempo faceva parte di un

quartiere di Parma abitato dalle fasce socio-culturali più deboli della popolazione. La denominazione delle classi è “mista all’aperto” cioè

accolgono bambini fisicamente deboli e in realtà vi sono bambini malatissimi e semicoscienti. Le classi differenziali hanno il compito di liberare

la scuola comune dalle difficoltà di rispondere ai problemi posti dagli alunni. Nelle scuole all&

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia dell'handicap e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Frauenfelder Elisa.
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