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Pedagogia dell'handicap

Appunti di Pedagogia dell'handicap. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Pedagogia speciale e integrazione, Pedagogia speciale italiana e alcune delle sue radici, il linguaggio tra cambiamenti e confusioni, disabileo “ diversabile”, ecc.

  • Per l'esame di Pedagogia dell'handicap del Prof. E. Frauenfelder
  • Università: Suor Orsola Benincasa - Unisob
  • CdL: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
  • SSD:
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Voto: 5 verificato da Skuola.net

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  • 14-05-2013
di 34 pagine totali
 
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Pedagogia dell'handicap
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PEDAGOGIA SPECIALE E INTEGRAZIONE 1. PEDAGOGIA SPECIALE ITALIANA E ALCUNE DELLE SUE RADICI 1.1 Pedagogia e Pedagogia speciale La pedagogia appartiene alla famiglia delle scienze dell'educazione ed è il suo compito di cercare di fondamenti della teoria dell'educazione e di studiare il rapporto educativo e i suoi metodi, di mettere a fuoco il concetto di educazione. Numerosi sono gli studiosi che indagano a su quali scienze possano essere considerate fonti della pedagogia. L'unica vera fonte della pedagogia è l'educazione. La pedagogia utilizza risorse messe a disposizione da una molteplicità di scienze e interagisce con tante discipline. Si da alla pedagogia il compito di farsi scienza individuando l’educazione come soggetto da trattare. Nel tempo la pedagogia ha visto staccarsi dal suo campo di ricerca varie pedagogie che non hanno cambiato l'oggetto di ricerca ma hanno mutato gli ambiti dei quali questo evento si verifica. Nella pedagogia speciale non cambia l'oggetto di ricerca, mantiene come focus del suo studio il rapporto educativo, ma specifica il tipo di popolazione che nell'evento è attore, risponde a soggetti con menomazioni, deficit o condizioni di salute che li portano a disabilità. Gli ambiti epistemologici della pedagogia speciale sono i medesimi espressi dalla ricerca pedagogica generale,è di sua esclusiva competenza il campo che riguarda il processo educativo di coloro che si segnalano per diversità che a causa di ciò hanno uno sviluppo che si discosta da quello normodotato. Per molto tempo la pedagogia speciale si limita a prendere in considerazione l’evento educativo rispetto ai soggetti in età evolutiva, oggi il suo campo si è ampliato anche per soggetti in età adulta. Una lettura recente viene proposta da Patrizia Gaspari: e dice che “muoversi nel paradigma della complessità è una difficile avventura di tutta la scienza contemporanea ma non accettarne la sfida significa rinunciare alla possibilità di collegare la scienza al cambiamento e la ricerca agli eventi della diversità”.Rompere gli schematismi è un modo di affrontare quel rapporto educativo con il quale dovranno confrontarsi gli educatori impegnati a favorire lo sviluppo delle potenzialità di soggetti che presentano disabilità. Gli educatori per uscire dalla norma richiedono strumenti e Espandi »metodi fuori dalle prassi didattiche. Non è pensabile se a fondamento che deve essere una didattiche speciale non vi fosse una riflessione a orientata ai problemi educativi determinati dai diseredati speciali espressa dai soggetti che presentano condizioni particolari di salute. Sono fuori dalla norma coloro che presentano tempi di sviluppo dissimili rispetto ai coetanei. Il termine norma viene assunto come parametro estrapolato dal contesto statistico. 1.2 Il linguaggio tra cambiamenti e confusioni Il linguaggio della pedagogia speciale ha fatto più volte l'esperienza di deterioramento semantico e lo ha subito con uno frequenza maggiore perché molti dei termini usati connotano più gli aspetti negativi degli che quelli positivi. Emblematici sono i termini come idiota o deficiente, il termine idiota compare nel volume di Edouard Seguin che lo usa per indicare un individuo che sì isola al punto di non comunicare. Il termine deficiente viene usato nell'opera di de Santis che tratta temi intorno ai quali oggi dibatte la pedagogia speciale come: il valore del lavoro come strumentio di sviluppo e di socializzazione del soggetto con deficit, la necessità di individualizzare l'insegnamento, l'importanza della coeducazione nelle attività didattiche. Vediamo come vengono messi in discussione termini che sono ancora di uso comune come la parola handicappato che è l'elemento chiave della legge del 5 febbraio 1992 n. 104 che è la legge-quadro per l'assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate e definisce handicappato colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale che è causa di difficoltà di apprendimento o di integrazione lavorativa. La minorazione è causa di handicap, mentre in realtà lo diventa se non sappiamo dare a colui che ha deficit risorse educative in grado di evitarli la situazione di handicap. La legge del 1992 è tuttora in vigore. Il 1° documento è della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento degli affari sociali che nell’aprile del 2001 pubblica una relazione sullo stato di attuazione delle politiche per l’handicap in Italia relativa all'anno 2000. 2° documento è della Corte Costituzionale che il 6 luglio 2001 emette la sentenza sul diritto d'istruzione e l'obbligo formativo di un alunno handicappato. Bozza del decreto del Presidente del Consiglio “ bozza di decreto sull'individuazione dei soggetti in situazione di handicap”, il documento prima della firma è stato fatto pervenire alle sedi competenti perché esprimessero un parere. Al comma dell'articolo 1 si legge: individuazione dell'alunno come persona in situazione di handicap avviene sulla base di accertamenti disposti dall'azienda sanitaria locale. L’organizzazione mondiale della sanità ha dato vita a un documento che è l’ICF nel quale sono spariti i termini handicap e handicappato che vengono costituiti da partecipazione degli individui con situazioni di salute particolari. In Italia sono stati pubblicati molti scritti che dicono come l’handicap sia lo svantaggio che il soggetto si trova a subire a causa delle condizioni ambientali e sociali del contesto in cui vive, questa ottica è già stata espressa nella Conferenza di Copenaghen del 1981 che ha definito l’handicap uno svantaggio a lungo termine che nuoce al grado di partecipazione di un individuo alla vita quotidiana. Se l’handicap è lo svantaggio che si verifica nell’« Comprimi