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Diritto dell'Unione Europea

Nascita del concetto di Europa

Nel 484 a.C. Erodoto è il primo a considerare l'Europa come un concetto geografico, definendolo 'un mondo a parte' rispetto all'Asia e alla Grecia. Il 9 d.C. il console romano Varo parte per sedare una rivolta in Germania, dove subisce una sconfitta tremenda a Teutoburgo; questo comporta la fine dell'espansione europea e la creazione di due Europe con mentalità e storia profondamente differenti, che si mantengono tuttora.

Molti tentarono di unificare le due Europe; è importante la figura di Carlo Magno, che si impegnò a dare pace di Westfalia un'organizzazione e una cultura comune all'Europa; lotta tra impero e papato. Nel 1648 la pace di Westfalia segna il concetto di Stato moderno, fondamentale perché mette fine alle guerre interne e porta alla nascita del dominium imperium caratterizzato da territorio e capacità di governo, ovvero da e (non basta avere il territorio, bisogna essere in grado di governarlo), sostentato da una nuova organizzazione amministrativa. Il problema è che tutti i tentativi di unificazione europea hanno carattere militare (vd. Napoleone, Hitler).

Ma la domanda è: si possono unificare popoli diversi senza l'uso della forza? Qualche esempio c'è: i cantoni della Svizzera hanno scelto l'unione federale senza combattere, gli stati della Germania sono partiti dalla unificazione economica per giungere a quella politica.

L'idea di Europa si sviluppa sul finire della seconda guerra mondiale tra alcuni leader e intellettuali come Schuman, Adenhauer, Spinelli vd. Manifesto di Ventotene, dove molti intellettuali erano esiliati, una lunga analisi della situazione che si sarebbe creata dopo la guerra; è ispirato dallo spirito di collaborazione e dalla voglia di ricominciare, non dall'odio e dalla voglia di schiacciare i Tedeschi come era successo nella prima guerra; essi si chiesero cosa spinse un continente così culturalmente avanzato a ben due guerre, e trovarono il colpevole nel nazionalismo. Per evitarlo bisogna non cancellare lo Stato, ma creare una unione di Stati sulla base di ideali comuni, sventando la possibilità di una supremazia dell'uno o dell'altro Stato, e contrapporre al nazionalismo il federalismo (cit. dal Manifesto).

Sono enunciati vari principi, anche molto moderni: protezione delle minoranze, concetto di cittadinanza, libertà di movimento, linee di politica estera e difensiva.

Verso l'unificazione

Nel 1948 all'Aja si tiene un congresso importante, dove si decide di dar vita a un'assemblea europea. Nel 1949 nasce il Consiglio d'Europa, a Strasburgo, il primo embrione di unificazione europea, dove poi si riunirà anche il Parlamento europeo. Vi partecipano anche gli Americani, che favoriscono l'unificazione e offrono aiuto economico secondo il Piano Marshall ai fini dell'European Recovery Program. Per la distribuzione di queste risorse viene creato l'OECE. Il motivo che spingeva gli Americani era il blocco del loro mercato, perché l'Europa distrutta non comprava più (l'hanno fatto anche per i Paesi dell'Est ma non ha avuto altrettanto successo).

Nel 1950 Robert Schumann, il ministro francese, presenta una dichiarazione insieme con Jean Monet, in cui presentano un piano concreto per unificare l'Europa: gestire insieme le risorse per la ricostruzione, a partire da carbone (energia) e acciaio (materia prima).

Nel 1951 nasce la CECA (Comunità europea per il carbone e l'acciaio), che riunisce Francia, Belgio, Olanda, Italia, Lussemburgo, Germania. Il 1 giugno 1955 a Messina questi sei ministri hanno l'idea di dar vita a un'integrazione economica europea.

Il 25 marzo 1957 a Roma viene istituita la CEE (Comunità Economiche Europee), che riunisce CECA, CE (mercato interno dei sei stati) e EURATOM (energia atomica); poi nasce il MEC (Mercato Comune Europeo), che oggi non esiste più ma è stato sostituito da un mercato interno europeo non ci sono più tante leggi di tanti stati armonizzate tra loro, ma una legge unica decisa dagli stati.

Il 4 gennaio 1960 nasce l'EFTA (European Free Trade Association) con sede a Ginevra, promossa dalla GB. Vediamo quindi due modelli europei diversi: le CEE tendono all'unione federale, l'EFTA è solo una zona di libero scambio perché gli Inglesi non vogliono alcune cessione di sovranità nazionale, rimanendo indipendenti dal punto di vista politico ma partecipando alla creazione di una zona di libero scambio, nella sostanza progressiva abolizione dei dazi; vi partecipano tutti gli Stati che non possono entrare nelle CEE (perché non democratici) fino al 1972, quando l'EFTA fallisce e la GB entra nell'Unione seguita da molti altri Stati. Nel 1972 finisce il divieto della Francia all'ingresso della Gran Bretagna e degli altri Stati non democratici.

Alla base dell'unione politica

Al giorno d'oggi l'Europa è composta di 28 Stati e molti stanno cercando di entrarvi; ma quali sono i requisiti per poter far parte dell'Unione Europea? Il requisito è prevalentemente uno, cioè essere geograficamente collegati in Europa (problema Turchia, che avrebbe requisiti per entrare); in realtà ci sono anche territori d'oltremare come Guyana, Canarie ecc. Ma l'Europa non è anche un concetto culturale? Nessuna risposta.

Alla base del funzionamento di questo meccanismo c'è una norma internazionale fondamentale, ovvero il Trattato dell'Unione Europea di Lisbona (2007­-2009); è diviso in due grandi parti:

  • TUE (Trattato sull'Unione Europea): riguarda istituzioni, poteri ecc.
  • TFUE (Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea) riguarda procedure di approvazione delle norme e politiche dell'unione, in particolare le quattro grandi libertà (merci, capitali, servizi, persone)

Questo trattato ha inglobato:

  • Trattato di Roma (1957)
  • Atto unico europeo (1987)
  • Trattato di Maastricht (1993)
  • Trattato di Amsterdam (1999)
  • Trattato di Nizza (2003), che comprende la Carta dei diritti fondamentali dell'UE

Caratteristiche di uno Stato federale

Ma come fanno gli Stati ad aggregarsi tra loro? Tramite accordi bilaterali o multilaterali, limitati o aperti; tramite organizzazioni internazionali; ma anche tramite:

  • Confederazioni: accordo tra due o più stati che decidono di rimanere completamente autonomi ma decidono di mettere in comune qualcosa (es. Svizzera e USA all'inizio)
  • Federazioni: accordo plurilaterale tra due o più stati in cui la confederazione sfocia inevitabilmente, a meno di non sfasciarsi, che stabiliscono regole costituzionali comuni, la costituzione tuttavia non elimina le differenze tra i popoli, si limita a definire i valori comuni; decidono in comune di politica estera; hanno un esercito comune; condividono la stessa moneta; hanno un sistema di sicurezza interna comune (es. polizia federale, che indaga reati che interessano la federazione nell'insieme)

L'Europa ha alcune caratteristiche dello Stato federale (moneta, politica estera), ma è più corretto definirla come un'organizzazione internazionale.

Rapporto tra norme internazionali e costituzionali

È il problema della gerarchia delle fonti. Le norme internazionali possono essere consuetudinarie (riconosciute tali perché ripetute es. prime tre miglia di mare dalla costa come acque territoriali, bandiera bianca come resa) o pattizie (decise di comune accordo tra gli stati). Per far sì che le norme internazionali siano rispettate negli ordinamenti costituzionali vengono inseriti degli articoli che affermino la loro vigenza; questo viene fatto tramite lo strumento della ratifica dei trattati, che una volta accettati dal Parlamento sono vincolati a meno che non si scelga di uscirne.

Ma prevale la norma internazionale o la norma interna?

  • Italia e USA fanno un accordo bilaterale in materia di estradizione, viene ratificato, è legge in Italia. Il signor Venezia italiano che vive in Florida uccide un agente federale delle tasse e scappa in Italia; viene emesso un mandato di cattura internazionale, appena arrivato viene arrestato e gli USA chiedono estradizione, che il ministro della giustizia consente; l'avvocato impugna l'ordine davanti al TAR perché così sarebbe condannato a morte e il nostro sistema costituzionale impedisce l'estradizione di chi andrebbe incontro a pena di morte. Di qui il conflitto tra norma costituzionale e norma internazionale. Il giudice solleva la questione di fronte alla Corte Costituzionale che afferma la superiorità della norma costituzionale.
  • In Portogallo la Corte costituzionale ha addirittura impugnato la decisione dell'UE in base alla quale, in cambio di aiuto economico, impone cure drastiche in campo economico sociale (tra cui riduzione pensioni) perché in contrasto con le proprie norme costituzionali, per cui ha bocciato quell'accordo.

Prevale la norma costituzionale su quella internazionale.

Principi costituzionali in Europa

L'Art. 2 TUE rappresenta i principi fondamentali dell'ordinamento europeo, sembra una regola costituzionale piuttosto che la norma di un trattato: l'Unione si fonda sui valori del rispetto e della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'eguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non­discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.

L'Art. 7 TUE rappresenta invece la tutela dei principi costituzionali: su proposta motivata di 1/3 degli Stati membri del Parlamento o della Commissione europea constata l'esistenza evidente di un rischio di violazione grave dei valori di cui all'art. 2 deliberando alla unanimità prima chiede allo Stato di cessare il comportamento dannoso, ma subito dopo sanziona lo Stato. Questo comporta un doppio livello di tutela costituzionale.

Es. nella nuova costituzione dell'Ungheria è stata inserita una norma che limita la libertà di stampa (obbligo del giornalista di confessare la propria fonte al giudice), e l'UE ha minacciato sanzioni.

Qualunque legge italiana sia in contrasto con l'art. 2 è anche incostituzionale. Quindi, il rapporto tra norma interna e norma internazionale va letto alla luce di questi due articoli: le norme del trattato di Lisbona possono essere fatte valere direttamente davanti al giudice (questo è un elemento federale, a differenza delle norme delle organizzazioni internazionali come ONU).

Carta europea dei diritti fondamentali dell'uomo

La Carta di Nizza è stata inserita nel Trattato di Lisbona nel 2009. Ha una storia molto complessa: dopo Maastricht si decide di accelerare al massimo il processo di unificazione lanciando l'idea di un trattato costituente comune, perché la moneta comune non bastava; perciò si decise di dar vita a una Costituente europea, che si riunì a Parigi, e diede vita a un nuovo trattato che si sarebbe dovuto chiamare Trattato internazionale per la costituzione dell'Unione europea (trattato, non costituzione), che poi sarebbe dovuto essere sottoposto a ratifica; ma la Francia decise di sottoporlo a referendum e tutto si bloccò.

Successivamente venne approvata la Carta di Nizza ma rimase da parte. Fu Angela Merkel a sbloccare la situazione suggerendo di abbandonare l'idea di un trattato­costituzione, ma di redigere un nuovo trattato inserendovi la CEDU. Di fatto, questa Carta è la costituzione europea perché nessuna legge può violare i suoi principi costituzionali. Non è costituzione del singolo Stato, ma dell'Unione degli Stati; tuttavia ha anche riflessi interni.

Contenuti

È articolata in titoli:

  • DIGNITA'
  • LIBERTA'
  • UGUAGLIANZA
  • SOLIDARIETA'
  • CITTADINANZA
  • GIUSTIZIA

La Carta contiene molte norme presenti nelle singole costituzioni, infatti essa ne rappresenta una sintesi. Quindi perché è stato necessario ribadire queste norme?

  • Per porre limite all'attività legislativa dell'Unione.
  • Per dare un modello costituzionale agli Stati che vogliono aderire all'UE.

Ma oltre a questo, la Carta contiene i c.d. diritti di nuova generazione come integrità fisica, rifiuto dell'accanimento terapeutico, divieto di pratiche eugenetiche aventi come scopo la selezione umana, divieto di fare del proprio corpo una fonte di lucro, divieto di clonazione riproduttiva degli esseri umani.

Libertà fondamentali

Il Titolo I contiene le libertà fondamentali: sicurezza, vita famigliare, protezione dei dati di carattere personale e professionale.

Art. 8 sulla protezione della privacy.

Art. 9 sulla famiglia: è nucleo fondamentale della società, di quella europea come di quella statuale, perciò merita tutela anche a questo livello, nonostante le differenze; l'art. 9 dice che il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio, la famiglia è sacra, ma ciascuno decide che cos'è.

Art. 10 sulla libertà di pensiero, coscienza e religione: totale libertà di manifestare il proprio culto in pubblico o in privato, ma negli ordinamenti nazionali non è esattamente così, ci sono varie interpretazioni; quindi è vero che prevale la regola costituzionale e il singolo stato può decidere come comportarsi, ma è anche vero che può andare incontro a sanzioni.

Art. 15 sulla libertà professionale e il diritto di lavorare.

Art. 18 sul diritto di asilo: se un cittadino straniero arriva in uno Stato per chiedere asilo politico e, se rimandato in patria, sarebbe ucciso o torturato, non può essere respinto, come scritto nella Convenzione di Ginevra del 1951, ratificata e ora inserita anche nella Carta.

Uguaglianza

Stiamo esaminando il Titolo III sull'uguaglianza; in tema di uguaglianza, ci sono determinati soggetti che devono essere tutelati, tra cui i bambini (come nella nostra Costituzione), i giovani (fino ai 25 anni) e gli anziani (dai 65 anni in su), che secondo la Carta dei diritti fondamentali hanno diritto a una vita dignitosa e indipendente, i consumatori e i disabili.

Art. 21 sul divieto di discriminazione per sesso, razza, colore, origine etnica o sociale, caratteri genetici, lingua, religione, convinzioni personali, opinioni politiche, appartenenza a una minoranza nazionale, patrimonio, nascita, disabilità, età e orientamento sessuale; di questi casi si occupa la giurisprudenza europea della Corte di Giustizia.

Solidarietà

Il Titolo IV sulla solidarietà è quello più importante e più trascurato. Ci sono dei diritti minimi dovuti a tutti in ambito lavorativo, come diritto alla consultazione, di negoziazione e trattativa sindacale, diritto alla tutela contro licenziamento ingiustificato ex art. 30 (questo è in contrasto col sistema americano, dove c'è maggior mobilità lavorativa), diritto alla sicurezza e all'assistenza sociale.

Art. 35 sulla protezione della salute: ogni persona ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali; nella definizione e attuazione di tutte le politiche e attività dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute. Tutti i cittadini europei hanno diritto di essere curati nel miglior modo possibile e senza discriminazione tra cittadini nazionali e stranieri (es. se non trovo posto in Italia ho diritto di andare in Francia e sarà l'ASL italiana a dover pagare).

Cittadinanza

Il Titolo V riguarda la cittadinanza: chi è cittadino di uno Stato membro è cittadino europeo. Ogni Stato è libero di disciplinare la propria cittadinanza; molti seguono il modello dello ius sanguinis, dello ius loci ecc. Il fatto che ci sia un concetto di cittadinanza europea fa capire che l'Europa è una sorta di Stato. Al concetto di cittadinanza sono collegati vari diritti del cittadino europeo.

Nei rapporti con l'esterno, tutela diplomatica di cittadini europei che si trovino in Stati terzi, sia da parte degli ambasciatori del mio Stato, sia da parte di un qualunque altro ambasciatore di uno Stato europeo.

Nell'ambito interno: Art. 45 sulla libera circolazione: diritto di libera circolazione (prima solo del lavoratore, poi del cittadino); i lavoratori subordinati hanno diritto di cercare lavoro in qualsiasi stato membro.

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Scienze giuridiche IUS/14 Diritto dell'unione europea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camsca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Porro Giuseppe.
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