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Il gusto della lettura: spigolature di letteratura per l'infanzia

Anna Maria Costa

Cap. 1: La comunicazione orale

La tradizione orale: ninna nanna, filastrocca, fiaba, favola.

La ninna nanna e la filastrocca

Ninna nanna e filastrocca sono l'espressione di una lunga tradizione orale diffusa in quasi tutti i Paesi, ma che solo di recente ha interessato gli studiosi come forma letteraria minore, ma non per questo meno importante delle altre, soprattutto sotto l'aspetto pedagogico e psicologico. Entrambe queste forme letterarie, come anche le fiabe, sono state trasmesse oralmente per secoli per poi essere trascritte.

L'abitudine di cullare il bambino accompagnando i movimenti con un canto è diffusa in quasi tutte le culture. Il canto accompagna il sonno del bambino, non a caso l'espressione "ninna nanna" richiama il sonno. Spesso la ninna nanna è priva di senso logico ma svolge una importante funzione rassicurante in quanto dà al bambino sicurezza, gli fa sentire meno il distacco dalla madre nel momento dell'addormentamento. È proprio la ritualità che la caratterizza che favorisce questo distacco perché richiama a qualcosa che già si conosce, che già è avvenuto. Quindi la prima funzione importante che svolge è quella di tranquillizzare il bambino per farlo dormire.

La ninna nanna e la filastrocca invitano all'ascolto. Anche se il bambino non comprende le parole, ascolta la voce della madre, comincia a distinguere parole, suoni e ritmi. Pennac parla dei genitori proprio come "libro vivente" perché attraverso loro il bambino impara ad ascoltare e a provare piacere nell'ascolto e poi nella lettura. Seconda funzione importante è quindi quella di acculturazione linguistica e musicale del bambino, grazie ad essa infatti il bambino stabilisce il suo primo contatto con la musica.

A differenza delle filastrocche, le ninna nanne in genere sono molto ripetitive proprio per rilassare il bambino e indurgli il sonno. La monotonia della parola si accompagna alla monotonia del gesto del cullare. Altra funzione importante è quella legata al linguaggio: con il passare dei mesi il bambino passa dalla fase dell'ascolto a quella dell'imitazione dei fonemi. Così inizia l'apprendimento del linguaggio verbale.

Molte ninna nanne riflettono aspetti dell'epoca in cui sono nate: parlano di povertà, contengono messaggi augurali di una vita futura ricca e felice. La maggior parte delle ninna nanne sono malinconiche, lamentose; molte volte evocano immagini paurose come mostri, lupi: è un modo per esorcizzare la paura e per comunicare al bambino che l'adulto è lì per proteggerlo. Non sempre le ninna nanne sono malinconiche: a volte sono solari, allegre.

Le ninna nanne, chiamate anche "poesie della culla", sono state tramandate oralmente da donne: madri, nonne, nutrici, tate… La lingua con cui si cantano è generalmente il dialetto. Ninna nanne e filastrocche dialettali fanno parte del patrimonio culturale della regione di appartenenza e tradotte perderebbero il loro fascino. In Inghilterra nel 1600 troviamo le "nursery rhymes", ossia le rime della bambinaia. Erano rime, ninna nanne che le bambinaie cantavano ai bambini per farli divertire, con uno scopo quindi prettamente ludico.

In Italia la ninna nanna ha origine antiche: i Romani usavano usare il termine "lallare" per indicare proprio il canto della ninna nanna, da cui il termine "lallazione" che oggi sta ad indicare la prima forma di espressione del linguaggio infantile. I Greci invece usavano il termine "ninnion". Anche Dante nel 15 canto del Paradiso cita la ninna nanna. Questo per farci capire quanto questo termine, espressione di un rapporto affettivo tra madre e bambino, sia antico.

La filastrocca

Perché "filastrocca"? Il termine richiama l'antico atto del filare ossia girare il fuso, fatto che ne sottolinea la struttura circolare! Altri fanno derivare il termine dal greco "phylatto" (difendo) e "phylakterion" (amuleto) sottolineandone l'aspetto magico e scaramantico. Come le formule magiche, infatti, anche le filastrocche sono ripetitive.

È difficile definire questo genere di letteratura perché potrebbero rientrare in questa categoria tanti componimenti letterari come: girotondi, canzoncine, le conte, gli indovinelli, ecc. Generalmente la filastrocca viene recitata ma può essere anche cantata. La filastrocca è pertanto un componimento breve, in rima e con un ritmo, per lo più priva di senso, di origine popolare, utilizzata con finalità ludiche – di intrattenimento.

Prima funzione: ludica e di intrattenimento (quelle ludiche accompagnano un gioco mentre quelle di intrattenimento hanno un fine preciso: far addormentare, distrarre, far mangiare il bambino, ecc.). La filastrocca nasce in un ambiente popolare per cui si basa sulla semplicità e sulla quotidianità dei gesti: in esse non a caso spesso è presente il mondo contadino, degli animali, ecc. Sono prive di senso perché ciò che conta è il ritmo, la rima. (Ambarabà ciccì coccò tre civette sul comò…). Per questa loro illogicità rispondono molto bene alla mentalità dei più piccoli: 1) perché si avvicinano al loro modo di vedere il mondo, senza una logica razionale, e 2) perché i bambini amano il ritmo e la ripetizione.

Come fa notare Gianni Rodari, che ha preferito chiamare filastrocche le sue poesie, ai bambini piace: la ripetizione, perché dà tanta sicurezza; la rima perché è facilmente memorizzabile e ai bambini piace imparare le cose a memoria.

Rima, ritmo e musicalità

La ninna nanna e la filastrocca hanno in comune la rima, il ritmo e la musicalità. La rima favorisce la memorizzazione perché collega parole anche molto diverse tra loro dal punto di vista del significato, attraverso il suono. Il bambino ama giocare con le parole! Il ritmo è conosciuto dal bambino già dalla fase prenatale: è il ritmo cardiaco della madre che lo ha accompagnato nei nove mesi di gestazione. È il ritmo del suo respiro. Il ritmo in sé può infondere sicurezza e tranquillità quando è calmo oppure agitare se è più vivace. È il ritmo che dà colore all'argomento trattato.

Seconda funzione: Didattica

Le ninna nanne e le filastrocche possono avere una funzione didattica quando ad esempio insegnano le varie parti del corpo (es. quella delle dita della mano), oppure i mesi, i momenti della giornata, ecc. Inoltre facilitano l'apprendimento del linguaggio!

Terza funzione: Terapeutica

Possono aiutare il bambino con problemi di linguaggio, o di memoria uditiva, possono ad esempio eliminare il fenomeno delle balbuzie. Nei primi due anni di vita il bambino sviluppa l'intelligenza senso motoria, ben descritta da Piaget. Il bambino conosce ciò che lo circonda attraverso il corpo e il movimento quindi è piacevole per il bambino accompagnare le filastrocche con mimo, movimenti del corpo. Tutto ciò per lui diventa un gioco divertente.

Il bambino è portato ad imitare e a ripetere. La presenza della televisione, con il suo linguaggio sempre uguale, ha tolto magia alla parola anche perché le immagini parlano da sole. Prima, attraverso la lettura di storie, o attraverso le fiabe sonore, il bambino sviluppava l'immaginazione. Oggi il bambino viene bombardato dalle immagini e non presta più molta attenzione alle parole, di conseguenza viene sempre meno l'immaginazione.

Altre due funzioni: Di inculturazione e di socializzazione

La filastrocca infatti serve anche a trasmettere i valori e le credenze popolari alle nuove generazioni.

Le filastrocche popolari

Sono state tramandate oralmente e i temi dominanti sono quelli della vita quotidiana, gli animali, la natura, la religione, i mesi, le stagioni, i giorni della settimana, ecc. Non hanno un autore e spesso le troviamo in altro dialetto a seconda delle regioni. Abbiamo anche filastrocche di autori come quelle di Gianni Rodari che così ha voluto chiamare le sue poesie per bambini. Le sue filastrocche sono giochi linguistici, stimolano il bambino a giocare con le parole e la fantasia. Es. Saponia pag. 35 Gianni Rodari spesso usa parole con doppio significato, giocandoci… è un autore che ama scherzare con le parole.

Il gusto dell'ascolto attraverso storie e racconti

Il racconto è un'arte antica, basti pensare ad Omero… La narrazione ha un suo significato profondamente umano: al gusto del narrare si unisce quello dell'ascoltare. Narrare e ascoltare rappresentano i cardini di una relazione. La storia diventa quindi strumento di comunicazione, la prima ragion d'essere di una storia: comunicare. La narrazione ha dunque un effetto socializzante.

Fino al secolo scorso il mondo contadino non conosceva la distinzione tra adulti e bambini, anche i più piccoli partecipavano alla vita dei grandi e ascoltavano le loro storie, le loro esperienze. Le conoscenze si tramandavano da una generazione all'altra tramite il racconto di situazioni tipo.

Caratteristiche delle storie

La fiaba, la favola, il mito e la leggenda hanno una caratteristica comune: sono oggetto di narrazione. Secondo Foster, una storia per essere narrata deve suscitare il desiderio di sapere cosa avverrà dopo. La suspense è l'ingrediente fondamentale per suscitare l'interesse dell'ascoltatore, per sollecitare in lui la curiosità di "sapere". I fatti narrati non devono essere scontati, usuali, ma insoliti.

La fiaba

Tolkien dice delle cose interessanti circa le fiabe. Innanzitutto ritiene che il mondo dei bambini non è un mondo a parte, e non deve essere considerato tale, e non è vero che le fiabe piacciono a tutti i bambini. Possono piacere come no. Il fatto che piacciano, poi, è un elemento positivo che avvicina il bambino alla lettura. Resta il fatto che la fiaba rappresenta il genere letterario più vicino al mondo del bambino. Infatti si parla di età fiabesca (che va dai 4-5 anni).

La fiaba (dal latino "fabula"= racconto) è una breve narrazione dove i protagonisti sono solitamente esseri umani alle prese con entità soprannaturali (streghe, gnomi, fate, …) e oggetti dotati di virtù magiche. In essa quindi mondo reale e mondo fantastico si mescolano. La fiaba si basa sull'extra spazialità e l'extra temporalità: i fatti cioè si svolgono al di là delle dimensioni temporali e spaziali che conosciamo quindi in un mondo senza tempo e senza spazio. I personaggi si muovono in un ambiente astratto e atemporale.

Ha un forte valore pedagogico perché risveglia il desiderio di sapere e quindi di leggere. Avvicina il bambino alla lettura. Lo avvicina anche alla realtà; nella fiaba troviamo elementi reali ma trasportati in un mondo fantastico quindi lontani dal bambino e perciò affrontati meglio, senza paure. Volendo fare un'analogia, la fiaba è come un ponte che accompagna il bambino nel passaggio dal suo mondo a quello reale. Questo avviene perché la fiaba contiene elementi presi dalla realtà quotidiana, personaggi sì irreali ma che hanno anche qualcosa di reale.

La fiaba piace al bambino perché, oltre ad utilizzare un linguaggio per lui comprensibile, soddisfa le sue esigenze conoscitive, affettive ed emotive. Il bambino attraverso la fiaba può proiettare nella storia i suoi desideri, le sue paure, accendendoli e affrontandoli. La fiaba comunque deve avere sempre un lieto fine: i buoni si salvano sempre e i cattivi muoiono. Dice Tolkien che tra i fattori importanti della fiaba c'è la consolazione cioè il lieto fine.

Altre funzioni: La fiaba permette al genitore di comunicare con il figlio, rappresenta un modo per stare insieme e anche uno stimolo per introdurre il piccolo alla lettura. Temi dominanti nelle fiabe:

  • La famiglia
  • I fratelli, la rivalità e l'amore fraterno
  • Gli animali
  • I sentimenti
  • Personaggi che rappresentano il bene e il male

La fiaba popolare

Si caratterizza per il fatto di essere stata tramandata oralmente, di generazione in generazione. È stata fiaba orale prima di essere scritta. Diventa scritta quando degli autori si preoccupano di metterla per iscritto come hanno fatto Perrault e i fratelli Grimm.

La fiaba moderna

È nata come fiaba d'autore e i fatti e i personaggi in essa raccontati sono tratti dalla vita attuale. Pinocchio di Collodi è stata una fiaba moderna. Questa tipologia di fiaba è adatta a bambini in età scolare.

Fiaba classica

Può essere sia popolare che moderna ed è quella che, come ogni capolavoro, non è caduta nell'oblio, nel dimenticatoio. È adatta ai bambini anche molto piccoli. Rodari sostiene che la fiaba non necessariamente deve insegnare qualcosa: la fiaba può anche solo divertire, proprio perché poggia sul fantastico. Soriano osserva che la fiaba soddisfa il desiderio del bambino di sentirsi potente, dal momento che nella realtà lui sperimenta la sua impotenza. La fiaba è stata al passo coi tempi, a seconda delle epoche è stata fiaba illustrata, cinematografica, televisiva.

Tra le fiabe ricordiamo:

  • Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, il cui fine è quello di divertire. Priva di qualsiasi struttura logica del racconto, ha tutte le caratteristiche di un sogno bizzarro ma contiene, ad un'attenta lettura, una satira molto sottile circa usanze e costumi del tempo.
  • Peter Pan, la storia del bambino che non vuole crescere, che combina fiaba e avventura: fiaba in quanto Peter Pan si muove in un mondo magico fatto di fate, avventura in quanto troviamo elementi quali pirati, sirene, pellerossa, …

La fiaba moderna è nata come testo da leggere, cioè funziona meglio come fiaba letta piuttosto che come fiaba raccontata. È importante inoltre essere convinti quando si legge una fiaba a un bambino altrimenti non gli si comunicherà nulla se non il proprio scetticismo. Un esempio è la fiaba Roverandom di Tolkien, nata per caso in seguito a un avvenimento, la perdita del cane del figlioletto. In seguito a tale perdita, Tolkien per consolare il figlio gli racconta la storia di un cane, Rover, che trasformato in un minuscolo giocattolo da un mago, affronta una serie di avventure sulla luna e in fondo al mare. Roverandom ha preceduto "Hobbit" e "Il signore degli anelli".

Roverandom è un racconto fantastico ricco di giochi di parole e di situazioni comiche e divertenti. Tolkien era convinto dell'importanza della ricchezza lessicale per i bambini.

Conclusione

Il valore educativo della fiaba è stato messo in discussione da alcuni pedagogisti e da educatori secondo cui non è bene raccontare storie ai bambini non rispondenti alla realtà. Addirittura c'è chi pensa che le fiabe siano nocive perché favoriscono il sorgere di paure nel bambino. Niente di più falso. La fiaba appassiona il bambino proprio perché è vicina al modo in cui lui pensa e percepisce il mondo tanto da voler spesso riascoltare più e più volte fiabe già note. Al bambino la fiaba piace anche perché, lontana dall'essere razionale, in essa la fantasia diventa realtà (Peter Pan può volare).

La saga costituisce un altro genere, e non va confusa con la fiaba. Originariamente saga significava racconto, narrazione. Oggi per saga si intende un racconto intorno a una particolare famiglia in un ambiente determinato anche storicamente. La fiaba si distacca dalla saga perché è sganciata da riferimenti storici ed è del tutto frutto della fantasia.

La collana di fiabe "C'era una volta" di Roberto Piumini

Ripropone fiabe di autori classici (Esopo, fratelli Grimm, Perrault, Handersen…) per bambini dai 4 ai 6 anni. Sono fiabe riscritte nel senso che sono state riadattate ai bambini del nostro tempo, senza però alterare il senso e il significato del modello originale. [Oltre i testi appaiono molto curati anche le illustrazioni, la grafica, il formato… Es. i libri sono di formato piccolo, quadrati, con pagine di carta resistente, gli angoli arrotondati, lavabili.]

La storia quindi viene raccontata usando due codici: uno iconico l'altro verbale (cioè immagini e parole) perché le immagini arrivano là dove non riescono le parole o in quei momenti della storia in cui possono far capire al bambino ad esempio uno stato d'animo del personaggio meglio di come farebbe una lunga descrizione, poco adeguata tra l'altro all'età del fruitore.

La favola

È un breve racconto in prosa o in versi scritto con chiari intenti didascalici e morali. La favola intende far capire al bambino la differenza tra il bene e il male avendo come protagonisti, invece degli uomini, gli animali che parlano, agiscono, danno consigli proprio come farebbe una persona. Gli animali delle favole rappresentano gli uomini, i loro vizi e le loro virtù. Ad ogni animale infatti è associato un carattere umano: è quindi una satira sociale. Il leone è il simbolo del potere e della superbia, la volpe è il simbolo dell'astuzia… il bambino apprende il concetto di simbolismo. Non sempre termina con il lieto fine ma termina sempre con una morale che può essere implicita o esplicitata dall'autore.

L'origine della favola è antichissima: le più antiche sono quelle del greco Esopo (VI sec a.C.) che ha raccolto una tradizione orale assai vasta. (Fedro, latino, che si rifà molt ...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Costa Anna Maria.
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