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Origine e sviluppo della geografia umana

Fino a qualche decennio fa prevaleva una concezione unitaria della geografia, unendosi allo studio dell’ambiente fisico che lo studio dell’ambiente organizzato dall’uomo. Nel momento in cui in Italia si inasprirono i contrasti tra geografi favorevoli e i contrari alla concezione unitaria, nel 1947 Ortolani iniziò ad impartire lezioni inerenti ai problemi della geografia umana nella facoltà di lettere, rilevando la necessità che nelle facoltà umanistiche, la geografia dovesse focalizzare i problemi riguardanti la presenza dell’uomo sulla terra in prospettiva storica.

Così nel tempo si andarono a differenziarsi le 2 geografie:

  • Geografia fisica: si occupa dello studio della struttura fisica dell’ambiente del nostro pianeta, quindi la morfologia e l’evoluzione della superficie terrestre utilizzando metodologie di analisi scientifica con l’aiuto di scienze biologiche e geologiche.
  • Geografia umana: studio autonomo in cui rientra un vasto ventaglio di teorie e pratiche conoscitive con il compito di analizzare l’organizzazione degli spazi terrestri e il rapporto tra società e ambiente.

Origini storiche della geografia umana

Storicamente si fa risalire la nascita della geografia umana nel ‘700 tra l’illuminismo e l’idealismo Kantiano. L’inizio dello sviluppo industriale nel ‘700/’800 alimenta l’interesse per le esplorazioni scientifiche delle vecchie e nuove terre. Si fa risalire la nascita della geografia umana quando le differenze tra i vari popoli si facevano sempre più evidenti. In quel tempo il lavoro dei geografi girava attorno a 2 punti importanti:

  • La differenziazione dello spazio sulla superficie terrestre
  • La relazione tra uomo e ambiente

Il primo problema si connette ad una linea tradizionale della geografia corografica. Il secondo problema sottintende un nuovo indirizzo geografico che decolla per motivi istituzionali e il tema della sua ricerca è la relazione tra gli esseri viventi e l’ambiente naturale.

Contributi di studiosi tedeschi

Le prime formulazioni sulla geografia contemporanea si devono a due studiosi tedeschi: Humboldt e Ritter.

  • Humboldt: fu noto per i suoi viaggi in America e in Siberia e nella sua opera fondamentale “Kosmos” introduce temi della geografia umana gettando le basi della geografia moderna:
    • Indagine diretta sul terreno
    • Ricerca di leggi che regolano la distribuzione spaziale dei fenomeni
    • Applicazione dei principi di casualità e coordinazione
    Il suo scopo è quello di scoprire le leggi generali che regolano la distribuzione dei fenomeni e mira a cogliere l’interdipendenza dei diversi fattori e fenomeni su di una stessa area, come l’influenza del clima sulla vegetazione, il rapporto animali-piante, l’adottamento delle abitazioni rurali all’ambiente naturale.
  • Ritter: mira ad una geografia scientifica fondata sulla storia. La sua attenzione ricade sulle relazioni che legano l’ambiente alla vita dell’uomo. Nella sua opera fondamentale “Erdekunde” analizza lo sviluppo storico di un popolo nel quadro delle condizioni fisiche, scoprendo quanto l’uomo e l’ambiente abbiano interferito. Una concezione basata su una visione “teologica” secondo cui il mondo sarebbe un disegno divino nel quale l’uomo occupa un posto fondamentale. La sua geografia è descrittiva.

Ulteriori sviluppi e teorie geografiche

Ratzel pone la prima formulazione sistematica della disciplina. Nella sua opera fondamentale “Anthropologaphie” affronta il rapporto tra uomo e ambiente ma anche la distribuzione e le migrazioni dei popoli e l’organizzazione economica. Fondamentale per la geografia è l’impatto con la biologia evoluzionistica. Nel 1859 Darwin pubblica la sua opera “Le origini della specie” enunciando la sua teoria di evoluzione, idea che la natura e l’uomo non sono qualcosa di immutabile dal creato ma il prodotto di una lunga e complessa evoluzione.

Questi nuovi sviluppi della storia naturale producono effetti anche sui geografi di quel tempo i quali concentrano adesso le loro ricerche sulle relazioni tra ambiente fisico e l’uomo aprendo la strada a una nuova spiegazione evoluzionistica delle differenze tra le comunità umane. Nasce così l’ambientalismo, secondo cui l’influenza del mondo naturale non riguarda solo piante e animali ma anche le società umane che sarebbero il prodotto finale dell’adattamento di queste alle condizioni imposte dall’ambiente naturale. Il determinismo ambientalistico non è meccanicistico. È applicato soprattutto nelle società primitive in quanto si possono trovare più facilmente esempi e conferme delle relazioni agli stimoli dell’ambiente.

In questo periodo la geografia attraversa un travaglio critico che favorisce una reazione alle teorie di Ratzel. Infatti, Vidal de la Blache introduce una nuova visione storica dei fatti geografici dando vita al possibilismo, secondo cui non è l’ambiente naturale a determinare il comportamento umano, ma è l’uomo che interviene sul territorio e lo modifica secondo le sue necessità. Quindi l’ambiente non ha un valore assoluto e la natura non presenta ostacoli insuperabili.

Il determinismo implica un rapporto unidirezionale uomo-ambiente, mentre il possibilismo implica un rapporto bidirezionale composto sia da impulsi provenienti dall’ambiente sia da impulsi provenienti dall’uomo. I meriti del possibilismo stanno nella capacità descrittiva.

Il possibilismo ha portato allo sviluppo di tre temi fondamentali di studio:

  • Paesaggio: insieme di elementi distintivi e caratterizzanti di un territorio.
  • Genere: insieme di comportamenti abituali di un gruppo sociale, il modo di organizzarsi e di ottenere dall’ambiente il proprio sostentamento. È la reazione adottata da un gruppo sulla base delle proprie esigenze.
  • Regione: l’area di estensione di uno o più paesaggi complementari.

La scuola francese si esprime nella produzione di monografie in quanto ritenute la base migliore per comprendere il rapporto tra uomo e ambiente. Il determinismo di Ratzel viene ripreso dai geografi tedeschi i quali lo connotano di implicazioni politiche e ideologiche. Nasce così in Germania la geopolitik, una dottrina più politica che geografica sui concetti di “razza” e “spazi vitali” dei popoli e negli anni ’30 diviene un appoggio per il razzismo e l’imperialismo nazista. Protagonista è Haushofer che rivendica l’unità della Germania come unità morfologica, linguistico-culturale e di razza, supportando politicamente Hitler.

La rivoluzione quantitativa e la New Geography

La storia recente del pensiero geografico è stata segnata dalla comparsa di “nuove geografie” come conseguenza di rotture epistemologiche o l’adozione di nuovi paradigmi. Verso la fine degli anni ’50 l’empirismo geografico viene abbandonato. Il nuovo approccio nasce nelle terre anglosassoni e si fonda sul rilancio di un nuovo positivismo che esclude ogni problema metafisico. Viene chiamato funzionalismo e si focalizza sulle strutture del funzionamento di una regione dalla quale si cerca di ricavare le leggi generali. Per giungere ad una spiegazione scientifica occorre un linguaggio non soggettivo ma unico e quindi quello della matematica.

Prende in esame non solo la relazione verticale (ambiente-uomo) ma anche le relazioni orizzontali ovvero le interrelazioni tra i gruppi umani (organizzazione politica, scambio merci, ecc.). Così la geografia umana si è trasformata in “Analisi Spaziale”. Questo nuovo corso di scienza geografica viene chiamato New Geography e si basa sull’introduzione di modelli matematici e lo spostamento dal metodo deduttivo al metodo induttivo che consiste nel partire da una teoria per poi discendere nel particolare, ne deriva una geografia nomotetica.

Tendenze recenti: le geografie radicali

Negli anni ’60 il mondo occidentale è scosso da inquietudini sociali e politiche che investono il campo della scienza. Questo porta molti geografi a rifugiarsi nel soggettivismo che è un ampio movimento di critica all’ottimismo scientifico neopositivista. Questo vuole indirizzare la ricerca verso obiettivi sociali. Da ciò nacquero le geografie radicali:

  • Geografia marxista: in campo economico e sociale hanno avuto un effetto prolungato sugli studi geografici. Nell’Unione Sovietica il rapporto tra marxismo e geografia si è espresso soprattutto nell’analisi economica del territorio per la trasformazione di esso. In Occidente la geografia ispirata al marxismo è diversa da quella dei paesi sovietici. Gli studi si concentrano sulla critica del sistema capitalistico e i temi preferiti sono la denuncia dei problemi sociali legati agli squilibri economici e il 3° mondo. I rappresentanti di queste scuole affrontano i problemi della povertà e della fame.
  • Geografia della percezione: nasce invece dal recupero del paesaggio in una dimensione psicologica e personale; l’accoglienza di questa nuova dimensione di studi è stata battezzata dagli studiosi inglesi come behavioural revolution e ha aperto la geografia a nuovi slanci prospettici ancora parzialmente esplorati grazie all’ausilio di discipline come la semiotica e la psicologia, scienze di grande aiuto nello studio della percezione territoriale, e in particolare di quella di paesaggi a forte caratterizzazione psicologica come quelli segnati dai disastri naturali.
  • Geografia umanistica: spicca per la sua qualità "egocentrica" nell’ambito delle geografie radicali: essa disconosce ogni oggettività nella conoscenza del territorio, che per il geo-umanista resta un fatto del tutto soggettivo, qualificabile solo attraverso l’esperienza individuale; l’intuizione personale assorge allora a funzione cognitiva; l’uomo infatti si muove in uno spazio che è sempre spazio vissuto, e vissuto in modo personale ed estraneo alle teorie e ai calcoli della geografia quantitativa.

La questione ambientale

Di recente nuovi spunti hanno amplificato i campi della geografia facendo nascere la geografia ecologica che ha coinvolto il pensiero scientifico. Il problema ecologico si è imposto con l’aggravarsi del deterioramento dell’ambiente. Per secoli l’uomo ha operato sul territorio ma le azioni recenti non hanno nulla a che vedere con quelle del passato e adesso ci si sta rendendo conto della gravità di esse. Da parte dei geografi c’è sempre stata indifferenza fin quando verso gli anni ’90 divengono evidenti gli effetti delle alterazioni ambientali e ad attirare l’attenzione dei geografi sono per lo più le strutture che sorgono sul territorio per effetto dell’espansione industriale ed economica.

Il rapporto tra uomo-ambiente è sempre stato al centro della geografia tradizionale. La geografia positivista descrive il rapporto fra uomo e ambiente attraverso il binomio “causa-effetto”. Il determinismo fisico non sfiora il tema delle implicazioni ambientali delle attività umane. Un’importante eccezione è costituita da March il quale nella sua opera fondamentale percorreva le problematiche ambientali moderne e quest’opera testimonia come alcuni problemi erano già noti a quel tempo. Eppure l’ecologismo umanistico fu incapace di mettere a fuoco l’attenzione sulle alterazioni dell’ambiente provocate dallo sviluppo industriale. Solo di recente l’ecologia (1886-Heackel) è stata ripresa dalla geografia ritenendo il rapporto con essa uno dei punti fondamentali per la geografia contemporanea.

Definizioni generali

Definizione e scala

La carta geografica è una rappresentazione in piano, ridotta, approssimata e simbolica della superficie terrestre. Per rappresentare una superficie terrestre in modo ridotto si ricorre alla riduzione in scala:

  • La scala numerica esprime il rapporto tra la distanza sulla carta e la corrispondente distanza sulla superficie terrestre. Si esprime con una frazione che ha al numeratore l'1 (dimensione reale) e al denominatore un numero che si riferisce al grado di riduzione delle distanze sulla carta.

In base alle riduzioni in scala il geografo suddivide le mappe in carte su piccola scala (es. carte topografiche) e su grande scala (mappamondo e planisfero); avremo allora:

  • Piante per le città, mappe per le zone rurali; esse sono a grandissima scala (1:10.000); vi si leggono descrizioni dettagliate di vie, piazze, edifici, parchi e giardini per le città; confini di campi, fossi, filiere e alberature nelle mappe catastali per le campagne.
  • Carte topografiche (con scala fino a 1:200.000, sono perciò a grande scala); riproducono aree ridotte con gran ricchezza di particolari, come la presenza di case isolate, di sorgenti, di piccole strade, di cui si indica spesso anche la pendenza. Sono famose quelle dell'Istituto Geografico Militare.
  • Carte corografiche o regionali (a media scala fino a 1:1.000.000), che coprono vaste porzioni di territorio come regioni o piccoli stati.
  • Carte generali o geografiche (a piccola scala oltre 1:1.000.000), sono le carte geografiche degli atlanti che rappresentano grandi stati o interi continenti.
  • Mappamondi o planisferi (a piccolissima scala, inferiore a 1:30 milioni), raffigurano tutta la superficie terrestre su un piano.

Le proiezioni geografiche

La raffigurazione del mondo sul globo comunemente chiamato mappamondo consente di mantenere una certa fedeltà nel rapporto tra riduzione e modello; ma quando si passa alla raffigurazione in piano ci si avvale delle proiezioni geografiche, che si suddividono in:

  • Equivalenti: il reticolo geografico mantiene le superfici in proporzione rispetto a quelle reali.
  • Equidistanti: la rete disegnata mantiene le distanze sulla carta in proposizione a quelle reali.
  • Isogone o conformi: paralleli e meridiani sono disegnati in modo da mantenere inalterati gli angoli, come sulla sfera; sono preferite per le carte nautiche; le usava già il Mercatore.

Simboli cartografici

La carta geografica adopera una serie di simboli, segni grafici convenzionali con valore semantico prestabilito. Uno dei primi problemi dei cartografi fu già nel Cinquecento la raffigurazione dei rilievi montuosi; si ovviò al problema ricorrendo al cosiddetto mucchio di talpa, in voga fino al Settecento e spesso caratterizzato da una colorazione ocra, per distinguerlo nettamente sulla carta.

Dal Settecento si afferma la tecnica del tratteggio: viene disegnato in corrispondenza della massima pendenza con uno spessore del tratto proporzionale all'intensità della pendenza secondo una scala preordinata; con questa tecnica si ottiene un'immagine di una qualche plasticità dimensionale, come se il rilievo fosse illuminato dall'alto (lumeggiamento zenitale) o da nord-ovest (lumeggiamento obliquo).

Reticolo geografico

Il reticolo di riferimento è un sistema matematico affermatosi già nella cartografia greco-romana e consente di individuare con precisione un punto sulla carta geografica. Esso si basa sulla possibilità d'indicare un punto in un sistema cartesiano di coordinate sviluppate lungo due assi:

  • L'asse di rotazione della Terra, passante per i poli.
  • L'equatore, ottenuto dall'intersezione del piano perpendicolare all'asse terrestre e passante per il centro del pianeta.

I paralleli sono linee immaginarie che individuano la latitudine sulla superficie terrestre; sono linee tutte parallele all'equatore, che è il parallelo maggiore, perché il suo piano taglia il pianeta nel punto centrale e di massima estensione. Man mano che ci si allontana dall'equatore i paralleli diventano sempre meno estesi, fino ai poli, dove essi consistono in due punti.

I meridiani sono invece cerchi immaginari sulla superficie terrestre che individuano la longitudine, passano per i poli, sono perpendicolari all'equatore e sono tutti di pari estensione. Sono dei semicerchi di 180° e si contano per convenzione dal meridiano di Greenwich presso Londra, dove all'osservatorio astronomico è fissato il meridiano fondamentale.

La latitudine è la distanza angolare di un punto dall'equatore rispetto alla Stella Polare; la longitudine è la distanza angolare di un punto dal meridiano fondamentale.

I sistemi naturali

Il rapporto uomo-ambiente

Uno dei temi più dibattuti è il rapporto tra uomo e natura. Secondo il punto di vista della cultura occidentale l’uomo è il livello superiore mentre la natura quello inferiore. L’origine di questo pensiero si fa risalire all’influsso dei Greci e Romani e alle idee della Chiesa Cristiana ereditate dagli ebraici. Sia la tradizione classica che cristiana vede l’uomo in una posizione di supremazia e di dominio sulla natura.

Socrate: il mondo è un progetto globale a favore dell’uomo. La diffusione del Cristianesimo portò l’affermarsi della visione ebraica secondo cui Dio creò gli esseri umani come momento più alto della sua opera e gli diede il dominio del creato.

Anche nel Cristianesimo ci sono punti di vista differenti:

  • Alcuni sottolineano il miro del Paradiso Terrestre dove l’uomo vive in armonia con gli animali e la natura.
  • Francesco d’Assisi considera uguali nel creato l’uomo e la natura.

Nel XVI Sec. lo sviluppo del pensiero laico ha ampliato le riflessioni da parte dei laici e...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher freiheit92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Maury René Georges.
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