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Capitolo 6 – ESPOSIZIONE

L’Intensità della LUCE  foot candles in USA = luce di una candela alla distanza di un piede

 lux in EUROPA = luce di una candela alla distanza di un metro

1 foot candle x 10 = 1 lux

Ogni obiettivo è dotato di un diaframma  pupilla che regola la quantità di luce che raggiunge la pellicola

o il sensore (per il digitale) . La quantità della luce è misurata in STOP  “Apro uno STOP” = raddoppio

la luce (x2) “Chiudo uno STOP” = dimezzo la luce (1/2)

Per indicare l’apertura del diaframma si ricorre ad un rapporto tra lunghezza focale di un obiettivo (se è

un tele o un grandangolo. Differenza = distanza tra le due lenti principali) e il diametro del diaframma

(quanto è aperto)

Apertura = Lunghezza focale f= F/D

Diametro diaframma

Si indica con f/8 = 1/8  si adottano solo aperture di diaframma convenzionali che sono le seguenti:

1 1.4 2 2.8 4 5.6 8 11 16 22 32 34

Max Min

Da 1 a 1.4 = chiudo di UNO STOP (e quindi dimezzo la luce)

Da 1.4 a 1 = apro di uno STOP (e quindi raddoppio la luce)

Legge del quadrato inverso: Se io conosco a 10 piedi quanti food candles sono (x es. 1000) posso

calcolare i foot candles a diverse distanze, dividendo per il quadrato della distanza che mi interessa

calcolare

1000 fc

2  voglio calcolare a 100 piedi quanta emissione luminosa ho

100

Velocità ISO

⅓ di stop è la differenza minima nell’esposizione che si può percepire a occhio nudo (la sensibilità della

pellicola è tarata su questo).

Per quanto riguarda la sensibilità della pellicola (esprimibile in ISO o ASA) la scala è strutturata in terzi

che vanno a comporre uno stop (3/3 = 1 stop) perché è la differenza minima nell’esposizione che si

può percepire a occhio nudo

6 12 25 50 100 200 400 800

8 16 32 64 125 250 500 1000

10 20 40 80 160 320 640 1250

Da 6 a 8  di stop

Da 6 a 12  1 stop

Da 6 a 10  di stop

Da 8 a 16  1 stop

Una pellicola è più veloce di un’altra quando ha valore numerico superiore (200 è più veloce di 100)

perché é più sensibile e quindi occorre meno tempo di esposizione a parità di condizioni.

Es. ISO 320 è più veloce DI UNO STOP rispetto a ISO 160

Es. ISO 80 è più veloce DI UNO STOP e rispetto a ISO 32

1. La scala ISO può essere applicata ai foot-candles. Raddoppiando i foot candles si raddoppia

l’esposizione ⅓

es. 32 fc e 160 fc  differenza di 2 STOP e

2. La scala ISO può essere applicata anche per la percentuale di riflessione

es. ISO 100 =100% = bianco puro  dal 100 in giù si scurisce sempre di più

3. La scala ISO può essere usata anche per la velocità dell’otturatore (tendina che dice per quanto

tempo far passare la luce) ⅔

es. 1/320 di sec è 1 STOP e più veloce rispetto a 1/100

In conclusione la scala ISO può essere usata per:

1. Sensibilità pellicola

2. Foot candles

3. Percentuale di riflesione

4. Velocità dell’otturatore

Luce e pellicola: FOTOCHIMICA: processo per il quale l’energia elettromagnetica provoca cambiamenti

chimici nella materia.

Pellicola formata da materiale di plastica trasparente ricoperto da un’emulsione in più strati: alcuni

servono solo da filtro altri contengono granelli di cristallo di alogenuro argentato che, colpiti dalla luce,

reagiscono e formano un’ immagine latente  perché è invisibile finché non viene sviluppata

La sensibilità di questi granuli alla luce è detta anche VELOCITA’ ed è quantificata secondo certi standard

dallì’ISO (International Standard Organisation) o dall’ASA (American Standard Association).

Le pellicole più sensibili hanno granuli più grandi per questo l’immagine finale era molto più granulosa in

passato.

La pellicola B/N una volta esposta alla luce deve essere sviluppata per fare apparire l’immagine e i

granuli con l’informazione dell’immagine latente diventano argento puro. Dopo lo sviluppo avviene il

fissaggio perché altrimenti il negativo si scurirà e si deteriorerà nel tempo.

Una volta terminati tutti i passaggi, la pellicola ha un’immagine negativa ( più scura dove ha ricevuto più

esposizione e più chiara dove ne ha ricevuta di meno / ovvero luce e ombre sono invertite) della scena

originale.

Colore: il negativo del colore è composto da tre strati di pellicola in B/N sovrapposti. Ogni strato è

sensibile auna diversa banda dello spettro RGB

Dopo lo sviluppo e il fissaggio si forma un negativo i cui colori sono formati per sottrazione: ogni colore

è influenzato dal suo contrario sulla ruota del colore.

Es. gli strati sensibili al ROSSO : CIANO / VERDE: MAGENTA / BLU : GIALLO

Questo è il sistema sottrattivo e riguarda la fotografia.

Colore addittivo viene usato nelle videocamere digitali e combina i 3 colori RGB

Densitometria = analisi scientifica dell’esposizione  Per capire come la pellicola reagisce all’esposizione

bisogna analizzarne la curva.

CURVA di HD : definisce la quantità di esposizione (E) in unità logaritmiche lungo l’asse X (orizzontale)

e la quantità di variazione in densità nel negativo (D) lungo l’asse Y (verticale)

La curva è una misurazione del contrasto della pellicola, dove il contrasto è la separazione di luminosità e

oscurità (TONI). Tanto contrasto significa separazione elevata e quindi poche gradazioni di grigi tra il

nero più nero e il bianco più bianco.

Es. pellicola litografica: tutto è bianco o nero, non ci sono gradazioni di grigi.

Se analizzassimo la densitometria di una litografia avremmo sul grafico una linea verticale perchè

avremmo cambiamenti drastici e non graduali. Più la linea sale dolcemente più è a basso contrasto la

pellicola.

Il gamma serve a calcolare la parte intermedia compresa tra il piede e la spalla taglia gli estremi alti e

bassi della curva, considera solo ciò che sta nel mezzo.

LOGARITMO: sistema per esprimere grandi variazioni.

es. log a base 10 di un numero (100) = per quante volte ho dovuto moltiplicare 10 per ottenere 100

La nostra percezione della luminosità è logaritmica. La luminosità man mano che aumenta si nota sempre

meno e per questo si utilizzano i logaritmi nella misurazione

Range di luminosità nella pellicola= rapporto tra il punto più scuro e quello più chiaro

Il contrasto: differenza tra aree scure e quelle chiare.

1) Il contrasto del soggetto : differenza tra la luce riflessa dalle aree scure (ombra) e luce riflessa

dalle aree luminose

2) Il contrasto del negativo: differenza tra le aree più trasparenti e quelle più opache ed è

determinato dalla densità.

Non c’è un’esatta corrispondenza tra l’esposizione della scena e la densità del negativo (cioè non c’è

corrispondenza tra contrasto del soggetto e contrasto del negativo) perché ci vuole una certa quantità di

luce all’inizio per attivare gli elementi fotosensibili (i granuli)  punto di inerzia che creerà il piede

Una saturazione che provoca la spalla (la linea non sale più) Oltrettutto un’altra differenza è che c’è una

dispersione della luce dovuta all’obiettivo, alla macchina da presa, all’emulsione e al velo chimico creato

dal processo. Tutti questi fattori di dispersione vengono chiamati supporto + velo.

Per questo la misurazione della densità viene chiamata densità x sopra il supporto + velo. Quindi non

c’è una riproduzione reale della luminosità, ma una sorta di compressione che dipende anche dal tipo di

pellicola. Quelle più sensibili hanno un piede corto e quindi reagiscono più rapidamente. E’ necessario

conoscere la sensibilità della pellicola e accoppiarla ad un’esposizoone precisa

ERRORI DI ESPOSIZIONE:

Sovraesposizione: avviene aprendo troppo il diaramma con un eccessivo schiarimento

Graficamente si ha uno slittamento del range di luminosità del soggetto verso destra  sposta troppa nella

SPALLA  come si può vedere dal grafico, non c’è piede quindi non ci sono valori di oscurità profonda

Sottoesposizione: avviene tenendo troppo chiuso il diaframma

Graficamente si ha uno slittamento dei valori sull’asse dell’esposizione verso sinistra: avremmo al centro

i valori scuri, si perdono i dettagli dei grigi e nelle ombre

L’esposizione corretta è l’apertura di diaframma che si adatta meglio al range di luminosità della scena

secondo la curva caratteristica del mezzo di riproduzione dell’immagine.

LATITUDINE DI PELLICOLA: determinata dalla relazione tra gamma, piede e spalla ed è il margine di

errore di esposizione o capacità della pellicola di accettare un determinato range di luminosità più alta è

la latitudine più posso sbagliare esposizione senza compromettere l’immagine

GLI STRUMENTI

I due strumenti fondamentali del lavoro dell’operatore sono:

1) L’esposimetro incidente

2) L’esposimetro spot

C’è un terzo tipo di misuratore: l’eposimetro del grado di brillanza grandangolare  ma ha un uso

estremamente limitato nel cinema.

1. Esposimetro a luce incidente

misura solo l’illuminazione della scena. In altre parole, la quantità di luce che cade sulla scena.

Gli esposimetri incidenti usano una cupola di plastica bianca semisferica che copre la cella che

realmente fa da sensore. Questa cupola ha diferse funzioni: diffonde e quindi “fa una media” della

luce che lo colpisce + da un’approssimazione della gemoetria di un tipico oggetto

tridimensionale. Nella pratica molti usano una mano per schermare la luce posteriore in modo che

noon venga letta, girando l’esposimetro, sempre usando la mano come schermo.

La pratica classica consiste però nel puntare l’emisfero direttamente verso l’obiettivo

2. Esposimetro spot

gli esposimetri del grado di brillanza leggono la brillanza effettiva del soggetto che è in sè stessa

un’integrazione di due fattori: il livello di luce che cade sulla scena e la capacità di riflessione del

soggetto. C’è un problema: un esposimetro spot del grado di brillanza ci dice quanta luce un

soggetto riflette ma questo ci lascia con un grande interrogativo irrisolto: quanta luce si vuole

riflettere? In altre parole: gli esposimetri incidenti forniscono misurazioni assolute (aperture del

diaframma), mentre gli esposimetri puntuali forniscono misurazioni relative che devono essere

interpretate.

es. si sta usando uno di questi esposimetri e fotografando una ragazza con molta pelle scoperta

che tiene un barattolo di sapone davanti a un tramonto. Faccia ragazza f/5.6, scatola f/4, cielo

f/22. E quindi? Non sappiamo dove posizionare l’apertura del diaframma, ma non sappiamo

neanche se la situazione è positiva o negativa. Dobbiamo pensare a cosa ci dicono i misuratori di

luce. Per fare questo dobbiamo capire il ciclo della riproduzione dei toni e abbozzare un sistema

di base per inquadrarlo

IL SISTEMA ZONALE

I valori di esposizione di una scena non sono rappresentati da un semplice numero: la maggior parte delle

scene comprende una gran quantità di valori di luminosità e di grado di brillanza. Nella valutazione

dell’esposizione dobbiamo guardare al soggetto in termini di valori chiari e scuri, ovvero il range di

luminosità del soggetto

utilizzando la terminologia classica di Ansel Adams, chiamiamo la parte completamente nera Zona 0

aumentando il numero per ogni tono che equivale a un’apertura di diaframma in più (cioè un’area del

soggetto che riflette tre aperture in più rispetto all’area più scura della scena sarà chiamata zona 4)

Quello che stiamo misurando è l’illuminazione del soggetto (la sua brillanza), che può variare in due

modi nel suo grado di brillanza inerente alla quantità di luce che lo colpisce. Il problema è che ci sono

diverse quantità di luce che cadono su diverse aree della stessa inquadratura.

Capitolo 7 - LA TEORIA DEL COLORE

La luce è composta di fotoni che hanno le proprietà sia della materia che della luce. I singoli fotoni non

hanno colore, ma hanno diverse proprietà ed energia che li fanno reagire in vari modi con la materia, le

quali, quando vengono riflesse, sono percepite dall’insieme occhio/cervello come colore.

Ogni raggio di luce ha un colore caratteristico che può variare a seconda che l’osservatore si avvicini o si

allontani dalla sorgente luminosa. La maggior parte delle radiazioni elettromagnetiche non può essere

osservata direttamente (es. la parte più bassa delle frequenze, onde lunghe, non sono visibili. Fanno parte

di questa categoria le onde radio, quelle televisive, le microonde e gli infrarossi)

Le frequenze che sono visibili ai nostri occhi sono una fetta sottile: si estendono dal rosso al viola – i

colori dell’arcobaleno ( ROYGBIV = red-orange-yellow-green-blue-indigo-violet)  al di sopra del viola

ci sono gli ultravioletti, i raggi x e i raggi gamma.

ps. L’indaco non è più considerato come un colore dello spettro

La luce visibile si produce solo quando un elettrone cade nel secondo strato di un atomo e i diversi colori

dipendono dal fatto che gli atomi hanno dimensioni diverse, diverse cariche nucleari e si influenzano

reciprocamente, in maniere diverse quando si trovano uno vicino all’altro

Per convenzione si considera la luce visibile come un’onda che ha quindi tutte le proprietà caratteristiche

e segue le stesse regole di tutte le onde elettromagnetiche. Tali caratteristiche sono:

-Ampiezza: è l’altezza dell’onda. Mostra l’energia dell’evento che ha dato via all’onda

- Frequenza: è una misurazione del numero di onde che passano da un punto in un determinato intervallo

di tempo. (viene misurata in Hertz)  un hz indica che un’onda (da picco a picco) passa ogni secondo.

ONDA FREQUENZA CORTA = suono molto acuto

ONDA FREQUENZA LUNGA = suono grave

-Lunghezza: la lunghezza dell’onda. Viene misurata in unitè di distanza in metri o nanometri.

-Velocità

LA PERCEZIONE DEL COLORE

Questo è un fenomeno complesso che coinvolge la fisica della luce, la natura della materia fisica, la

fisiologia dell’occhio e la sua interazione col cervello. Si può dividere in 5 aspetti:

-Relazioni astratte: manipolazione del colore fine a sé stessa

-Rappresentazioni: per esempio, il cielo è blu e la mela è rossa

-Caratteristiche della materia: pallida, luminosa, riflettente, opaca ecc.

-Connotazione e simbolismo: significati per associazioni, memoria, significati culturali

-Espressione emotiva: il rosso fuoco della passione, il blu freddo della notte ecc.

I colori primari sono il rosso il verde e il blu  il perché siano questi e non altri risiede nei nostri occhi

la teoria del tristimolo

La retina umana contiene due tipi di ricettori della luce: BASTONCELLI (si occupano della visione b/n) e

CONI (riguardano la visione a colori). La retina ha tre tipi di coni. La risposta di ognuno di questi tipi

viene rappresentata come una funzione dell’onda della luce incidenti. I picchi di ogni curva sono a 440

nm (blu) – 545 nm (verde) – 580 nm /(rosso). Questi ultimi due in realtà hanno i loro picchi nella parte

gialla dello spettro.

Funzione dell’occhio

Esistono molte teorie per spiegare il fenomeno della visione del colore.

1- teoria dei tre componenti: si basa sui tre tipi di elementi sensibili alla luce (coni), ognuno ricettivo ad

uno dei colori primari della luce, un’estremità dello spettro rossa, l’altra viola e una verde. I coni si

trovano in una parte della retina detta fovea e ognuno di loro è collegato a una terminazione nervosa. I

muscoli che controllano l’occhio ruotano la pupilla in continuazione fino a quando l’immagine

dell’oggetto che ci interessa non cade nella fovea. La vista dei coni è detta vista fotopica o diurna

Gli altri riflettori di luce negli occhi, i bastoncelli, non partecipano alla percezione del colore. Ma devono

dare un’immagine generale del campo visivo e sono ricettivi solo rispetto alla quantità di onde luminose

che entrano nell’occhio. Diversi bastoncelli sono collegati a una stessa terminazione nervosa, perciò sono

in grado di determinare dettagli fini. I bastoncelli consentono all’occhio di vedere di notte o in condizione

di illuminazione molto bassa. Questa vista è detta scotopica o crepuscolare

L’effetto Purkinje e la luce lunare nel cinema

Ovviamente l’occhio non è sensibile ugualmente a tutte le onde. Soprattutto in condizioni di luce bassa

c’è uno slittamento preciso nella luminosità apparente dei diversi colori.  questo fenomeno è stato

scoperto da Johannes von Purkinje  effetto Purkinje inganna il cervello facendo percepire la luce

lunare leggermente bluastra anche se essendo luce riflessa del sole, è dello stesso colore della luce diurna.

(per questa ragione convenzionalmente le scene notturne vengono illuminate con luce blu)

Luce e colore

Il colore è luce, ma il colore degli oggetti è combinazione del colore della luce e della natura del materiale

su cui la luce cade e dal quale viene riflessa. Il colore di un oggetto è costituito dalle onde di luce che esso

non assorbe. (luce del sole appare bianca = contiene tutti i colori)

Luce = sistema additivo di colori, rosso verde e blu che mescolati a coppie danno il magenta, il ciano e il

giallo. L’unione di tutti i colori nella luce crea il bianco.

PITTURA = sistema sottrattivo del colore: i colori primari sono rosso, blu e giallo. La mescolanza delle

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher barbaravivino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di illuminotecnica e fotografia cine - televisiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Schiavon Massimo.
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