Cap.1 Formazione e conoscenza
Il posizionamento della formazione nella società della conoscenza
Per comprendere la posizione specifica dell’azione formativa, dobbiamo soffermarci sui diffusi modi errati di intendere la formazione. Tali modi considerano la formazione centrata sul processo conoscitivo di chi la utilizza. Tra questi abbiamo:
- Formazione delle “migliori intenzioni”: si occupa degli interessi di chi la propone (il propagare un’ideologia, voler dare buoni principi, ecc). Tale pratica non si interessa delle dinamiche soggettive del conoscere. Infatti, si pensa che le informazioni date siano ricevute direttamente, cioè così come sono state formulate, e che il loro non apprendimento sia dovuto all’incapacità di comprenderle o alla svogliatezza. Ciò che veramente conta è che la mente rimanga aperta per accogliere nuovi saperi.
- Formazione di bocca buona: è definita “addestramento” perché si preoccupa di introdurre in un soggetto alcune conoscenze e competenze tecniche che non hanno bisogno di particolari elaborazioni mentali (imparare a guidare l’auto, usare il computer, ecc). Il problema sorge quando si pensa che questo meccanismo semplice di apprendimento possa essere esteso a conoscenze che invece richiedono operazioni mentali più complesse. In questo modo si ostacola l’intervento dell’agire formativo sul potenziale conoscitivo e, nello stesso tempo, si dimostra di avere una sottostima del capitale umano ed una sovrastima del potere del formatore e dei contenuti che presenta.
- Formazione estranea: non si preoccupa dei bisogni, delle elaborazioni e delle produzioni cognitive dei soggetti in apprendimento perché l’attenzione è rivolta alla qualità degli aspetti dell’offerta (abbondanza delle strumentazioni tecniche, bontà degli ambienti in cui vengono accolti i partecipanti, ecc). Ciò che bisogna prendere in considerazione sono i radicali cambiamenti che avvengono nei paradigmi dei saperi collettivi e la questione di quali, tra questi saperi, siano più accreditati nell’attuale società della conoscenza. È inoltre importante, per chi fa formazione, chiedersi a che cosa servono, per chi li apprende, i contenuti che si sviluppano durante il percorso formativo.
Nella formazione possiamo disporre di saperi che vengono definiti validi, meno validi e non validi.
La modellizzazione integrata del potenziale di conoscenza
Il potenziale conoscitivo umano non è uniforme nel tempo e nello spazio ma è condizionato dal processo storico in cui una data società e una data cultura si trovano (quindi il nostro non è uguale a quello delle generazioni passate). Ciò ci porta a definire che, dal punto di vista della produzione dei saperi collettivi, il potenziale conoscitivo umano è direttamente legato allo stadio di sviluppo della società e della cultura di appartenenza e risente della modellizzazione dei loro saperi collettivi. Quindi, il potenziale conoscitivo di una persona si esprime all’interno della modellizzazione dei suoi saperi collettivi; questo non è un potenziale assoluto ma relativo, in quanto è inserito nel sistema dei saperi riconosciuti di una società. Anche se ciò non significa che il soggetto non possa elaborare saperi che vadano oltre i saperi collettivi riconosciuti e che il suo potenziale conoscitivo possa espandersi (ad esempio i geni) o ridursi e trovare ostacolo (ad esempio gli eretici).
Inoltre, il potenziale conoscitivo è condizionato dalla reale esperienza collettiva dei singoli soggetti. Ciò è dimostrato dalle persecuzioni, dalle rivoluzioni, dalle guerre, che attivano nuovi modi di sentire e pensare della collettività, ma anche da avvenimenti meno catastrofici come le attuali e crescenti comunicazioni di massa della società dell’informazione le cui immagini e parole ci condizionano. Questi processi storici vengono chiamati condizionamenti sociali e culturali, essi possono essere facilitatori collettivi di saperi individuali (ad esempio quando l’opinione comune è d'accordo a matrimoni tra persone di etnie diverse cresce l’elaborazione individuale di saperi all’incrocio tra le due etnie) o possono essere inibitori collettivi di saperi diversi (ad esempio quando l’opinione di una collettività è contraria all’obiezione di coscienza al servizio militare e non facilita nel giovane che ha fatto questa scelta saperi giustificativi del contrario).
Oltre alle dimensioni collettive del sapere sociale e culturale, vi è un altro versante della modellizzazione dei saperi per comprendere il problema del potenziale conoscitivo, che è quello della dimensione biopsichica della modellizzazione della conoscenza umana. Se ogni uomo ha il suo modo di pensare e di sentire, ciò corrisponde, sul piano biochimico, allo specifico sistema di reti sinaptiche attivate all’interno del suo cervello antico e del suo cervello recente, le quali mettono in comunicazione quelle dell’uno con quelle dell’altro e presiedono rispettivamente alle attività primitive dei sensi e delle emozioni attraverso il sistema limbico e a quelle più evolute dei pensieri attraverso la neocorteccia. Nello stesso modo, se ogni uomo ha il suo personale modo di pensare e di sentire, ciò vuol dire, sul piano dell’attività psichica, che egli procede per strutture mentali all’interno delle quali i saperi che egli elabora trovano e costruiscono le canalizzazioni del conoscere. In questo senso si può parlare di “modellizzazione congiunta”, biologica e psichica, del potenziale conoscitivo di una persona.
Anche tali basi biopsichiche del conoscere umano ci confermano che il potenziale conoscitivo non è un poter conoscere senza vincoli perché è condizionato dai modelli mentali che ci costruiamo ed è un processo che si svolge sin da quando la specie Homo sapiens sapiens si è affermata nel Paleolitico ed ha iniziato a costruire, produrre, pensare, sentire, ecc.
La risultante di tutto è la modellizzazione integrata del “poter conoscere” della nostra specie: i saperi che ogni suo esponente è in grado di elaborare sono dovuti a:
- Alle connessioni sinaptiche del cervello e, più in generale, alle sue attività all’interno dell’intero sistema biologico dell’organismo umano.
- Agli aspetti cognitivi complessi della psiche all’interno della sua complessa organizzazione.
- Agli aspetti storici della produzione materiale e ideale della società e della cultura.
Inoltre, nel medesimo individuo, avviene l’integrazione degli intrecci dei livelli costitutivi del vivere umano (biologico, psichico e storico) e degli intrecci dei domini conoscitivi (dei sensi, delle emozioni e dei pensieri), in questo senso il potenziale conoscitivo umano si presenta come un potenziale di modellizzazione integrata di saperi. Sono i domini conoscitivi che attraversano la nostra parte biologica, quella psichica e quella storica e ne assumono di volta in volta la specificità, cioè quella neurochimica ed elettrica, quella cognitiva nel suo versante emozionale e razionale, quella della produzione sociale e culturale, materiale e ideale; il potenziale conoscitivo, infatti, in ciascuno dei tre piani, diventa rispettivamente potenziale connettivo sinaptico, potenziale cognitivo che attinge ai tre domini, potenziale produttivo materiale/ideale. La formazione si collega a questo complesso potenziale conoscitivo ma non è la formazione ad essere chiamata a lavorare sul potenziale conoscitivo, è il potenziale conoscitivo che lavora su se stesso e si dà uno strumento, che è la formazione, tra gli altri che genera nel corso della sua storia (come l’azione politica) per liberare se stesso e ogni essere umano.
L’istruzione tra conoscenza del sentire e conoscenza del pensare
Il lavoro formativo sul potenziale conoscitivo di specie è indirizzato alla realizzazione della conoscenza competente intesa come processo facilitatore e liberatorio del potenziale stesso. Cioè, per la prima volta nella storia millenaria degli uomini, si stanno determinando le condizioni di un ritorno alle origini costitutive della specie: i processi conoscitivi (compresa l’educazione, l’istruzione e la formazione) che sono stati al servizio degli interessi egemonici della società occidentale stanno diventando gli interessi dell’intera specie della Terra. Questo fenomeno è dovuto soprattutto alla forza di socializzazione e di inculturazione del cosiddetto quarto potere, cioè dell’informazione e della comunicazione multimediale e telematica che con l’avvento di Internet si è esteso ancora di più. Quindi la formazione non ha più solo la funzione acculturatrice ma anche quella di gestire i processi conoscitivi a beneficio di coloro che li producono, cioè dei viventi della nostra specie.
Sin dalle origini della preistoria, le società umane hanno sentito il bisogno di trasmettere alle giovani generazioni il patrimonio dei loro saperi ma, nella nostra specie, questo procedimento si è complicato per il fatto che vengono elaborate produzioni materiali e ideali del sapere sempre più articolate e diverse. Inoltre, bisogna ricordare il problema che generazioni e generazioni di popolazioni si sono attenute ai saperi provenienti dalle classi dominanti perché il sapere era considerato un elemento privilegiato e sacro. Oggi nel mondo ci sono quote ancora troppo alte di popolazioni analfabete, però l’analfabeta comunque possiede un proprio modo di comunicazione con gli altri, cioè l’alfabeto della comunicazione verbale e visiva che privilegia il potenziale sensoriale; in senso moderno, quindi, gli analfabeti sono coloro che non accedono ai contenuti della parola scritta. Questo modo di pensare si lega alla necessità di disporre di una sede specifica abilitata all’alfabetizzazione nella cultura scritta e questo luogo è dato dalla scuola, la sede abilitativa ad assicurare i saperi necessari alle giovani generazioni per entrare ed essere attivi nella società degli adulti. Il concetto moderno di scuola si lega al concetto e alla pratica dell’istruzione estesa ad un numero sempre maggiore di cittadini con l’evolversi delle società verso l’economia industriale e verso l’assetto democratico dello Stato, in particolare nel ‘900. Nei paesi a tecnologia avanzata il miglioramento dei livelli di scolarizzazione si attesta sull’obbligo formativo fino ai 18 anni mentre nei paesi in via di sviluppo la scolarizzazione dell’obbligo si trova in una situazione.