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Filosofia del Diritto - Antropologia filosofica giuridica

Appunti utili per la preparazione dell'esame di Filosofia del diritto del professor Paolo Heritier, all'università degli studi di Torino, facoltà di Giurisprudenza, corso di laurea magistrale in Giurisprudenza, sui seguenti argomenti:l'antropologia filosofico - giuridica.

  • Per l'esame di Filosofia del diritto II del Prof. P. Heritier
  • Università: Torino - Unito
  • CdL: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
  • SSD:
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Voto: 5 verificato da Skuola.net

  • 4
  • 11-12-2013
di 37 pagine totali
 
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Filosofia del Diritto - Antropologia filosofica giuridica
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Anteprima Testo:
Filosofia del Diritto II Antropologia filosofico-giuridica Prof. Heritier, a.a. 2012-2013 Nella tradizione della filosofia del diritto si ha la grande distinzione tra la filosofia del diritto dei filosofi e quella dei giuristi, con due differenti approcci alla materia. Questa distinzione ha conseguenze anche sul tema dell antropologia. L antropologia giuridica e sostanzialmente culturale, concentrata sullo studio dei popoli, con lo studio delle civilizzazioni non occidentali. L antropologia filosofico-giuridica, invece, si riferisce all antropologia filosofica, materia nata nel 900 legata ai filosofi, con una critica alla impostazione metafisica della filosofia. Altra partizione tipica della filosofia e tra giusnaturalisti e giuspositivisti; l antropologia filosofico-giuridica si occupa di una critica al diritto naturale correlata alla critica alla metafisica. Uno dei principali esponenti e Sergio Cotta (filosofo del 900), o Norberto Bobbio che fa filosofia del diritto dei giuristi (o teoria generale del diritto). Punto di partenza e quello della religione, in particolare il cristianesimo, e dall altra parte e quello delle scienze cognitive. Punto di partenza e dunque la dicotomia circa cosa sia l uomo. La struttura del dibattito pubblico chiaramente dicotomica si ritrova comunemente nelle questioni di bioetica, nelle quali emerge chiaramente la posizione di partenza come religiosa o come ispirata ad una scienza. Il discorso teorico in bioetica si configura quindi come uno scontro tra le due posizioni. E quindi necessario il discorso antropologico fondamentale per evitare di affrontare argomenti in cui si parta gia schierati, partendo da posizioni dogmatiche scelte a priori. Lo studio dell antropologia consente di analizzare il sostrato comune di queste posizioni dicotomiche. Il problema del male. Esiste qualcosa che universalmente e considerabile come male Il problema pare essere il fatto che qualificazione di qualcosa come male possa essere una inclusione legata solo a posizioni concrete e relative. Anche introdurre un distinguo (ad esempio il gerarca nazista non e umano) non risolve questo problema. Aggiungere condizioni e problematico: le condizioni sono discutibili. Al termine della IIGM davanti alla shoa rinasce il giusnaturalismo. Una eventuale teoria del male si presta alle obiezioni della metafisica, portando a un emergere di posizioni relative. Se si sposta la questione su un piano piu percettivo si potrebbe trovare che ciascuno possa chiaramente avere la percezione del male, senza pero poter fare una critica relativa. La giustizia potrebbe essere definita come un sentimento che ci fa reagire al male. E antropologicamente esperienziale, cosi come lo e il male. Emerge nella ricerca della risposta a questa domanda il dibattito tra giusnaturalismo e giuspositivismo del secondo dopoguerra. Emerge il rapporto del concetto di male con il concreto, e il problema della impossibilita di definire un male universale e il fatto che senza una definizione in concreto del male o almeno di ingiustizia si rischierebbe di finire in un mondo di individualismi.
Il concetto di male attiene quindi al concreto e all istantaneo, che gli da una connotazione di tragicita per la possibilita di compiere un errore nella valutazione istantanea. Il male e indefinibile, ed e sentito come soggettivo, ma allo stesso modo sentito come necessario. Questa e la grande difficolta di muoversi tra la definizione universale di male, con tendenza giuspositivistica, e il ricorso al male come a qualcosa di indefinibile ma anche come assoluto e universale, tendenza giusnaturalista, che si pone con i suoi caratteri di necessita, individualita e istantaneita. Si potrebbe affermare, dal punto di vista delle neuroscienze, che la reazione istantanea sia puramente chimica e biologica, e che solo ex post si cerchi di giustificare con l apparenza di concetti di bene e male. Questa costruzione pero pare essere comunque metafisica. Pare impossibile anche fare riferimento alla ragione della indefinibilita della reazione a cio che si percepisce come male. L impossibilita di risoluzione e quindi duplice: sia con una teoria del male, e quindi dal punto di vista astratto, sia proponendo casistiche concrete che paiono relativistiche. Giungere pero ad affermare che le due categorie di bene e male non esistano ci priva pero di qualcosa che percepiamo come esistente e come fondamentale. Dupuy in avevamo dimenticato il male: pensare la politica dopo l 11 settembre pag. 30. Alla motivazione di Bin Laden, Dupuy afferma che il male sia un principio di spiegazione, cioe qualcosa che serva nelle scienze sociali, un concetto di cui servirsi. Parte dall analisi della reciprocita presentata da Bin Laden per arrivare al male. Il male non e un concetto morale, ma un concetto teoretico, di cui non possiamo fare a meno. Afferma che prima dell 11 settembre si era dimenticato il male come problema teoretico,Espandi » necessario per capire il funzionamento delle meccaniche sociali. L appello di Bin Laden fonda l atto sia sulla legge coranica che sulla logica, utilizza nell atto sia la legge coranica che la tecnologia che e in realta propria del mondo occidentale. Utilizza il principio di reciprocita per giustificare l atto terroristico. Questo principio si pone in due processi: uno cognitivo (la morte dei bambini islamici e causata dall occidente) e uno reattivo (loro uccidono, noi uccidiamo). Si potrebbe affermare non solo che la reazione sia eccessiva, ma anche che non sia possibile applicare il principio di reciprocita nel determinare la causa della morte dei bambini. Emerge il problema della trasformazione del male in bene: il fatto di uccidere in reciprocita, rende il male uccidere un bene Evidentemente il male presenta un principio attivo, che ha una sua origine politica, sociale e sociologica, intorno al male si coalizzano le posizioni sociali. Il male ha un principio dinamico, che nel caso dell olocausto e stato identificato come vivente all interno della istituzione nazista, in cui il male diviene principio organizzatore della scienza e ragione umana. Il male diviene quindi principio non solo sistemico ma anche mutevole, riproponendo l ambiguita del concetto legata al fatto che il bene possa diventare male e viceversa. Pare difficile concepire un idea di bene senza un idea di male, e per di piu un idea di male al suo interno; si afferma il problema della trasformazione di un concetto in un altro, di uno spostamento di un male in un bene con uno scambio tra i due.
Questo e chiaro nella teoria economica. Tematizzare l ambivalenza del concetto di male implica tematizzare e individuare le radici del concetto di sacro. Il problema del male, dalla prospettiva di antropologia culturale. Il testo di Dupuy vede il principio di reciprocita all origine della giustificazione di Bin Laden dell attentato dell 11 settembre, il quale invoca sia la legge coranica sia la logica, con un quindi doppio riferimento al principio di reciprocita. Il rapporto tra reciprocita e male emerge dal testo dell intervista. La spiegazione di Dupuy non e di tipo identitario, non e una giustificazione religiosa, ma cerca di introdurre il concetto di male come spiegazione nelle scienze sociali, riferito all idea di reciprocita. Questo ha alle sue spalle il lavoro di Rene Girard, filosofo che parte dall analisi di testi letterari e da una teoria della mimesis (testo piu famoso e: la violenza e il sacro). Il fenomeno dell 11 settembre viene quindi analizzato in chiave non identitaria, sostenendo che quando venga chiamato in causa il principio di reciprocita si e in una sfera rilevante per le scienze sociali, in cui e necessario dare spazio al problema del male. Si deve spostare il problema del male dal piano morale al piano metodologico, come concetto euristico di spiegazione di dinamiche. Il male serve quindi a spiegare qualcosa dell interazione umana, come concetto rilevante dal punto di vista antropologico. L antropologia culturale legge quindi vari fenomeni, e rilevante e il saggio sul dono di Mauss. il quale scrive Saggio sul dono: forme e motivo dello scambio nelle societa arcaiche , che studia le dinamiche dello scambio e del dono nelle societa tribali. Si interroga, nell antropologia culturale novencentesca, sul concetto di scambio e di reciprocita. Gia il titolo introduce una dinamica e una relazione tra le due nozioni di dono e di scambio. Primo punto e il passaggio tra dono, scambio e reciprocita, per poi giungere a dono-scambiomale. E chiaro il legame tra i concetti dono-scambio-reciprocita. Chiara e la presenza dell elemento di reciprocita nello scambio, mentre e meno chiara la presenza di questo elemento nel concetto di dono. Particolarmente rilevante e il concetto di Hau dei Maori. Questo concetto viene presentato chiaramente da Henaff, ripreso da Mauss. Lo Hau e lo spirito della cosa donata, in lingua maori. Un oggetto determinato viene dato senza un prezzo fissato e non si intende contrattare a riguardo. Chi riceve da l oggetto a una terza persona, che dopo un certo tempo decide di dare in cambio qualcosa come prezzo, facendo dono di qualcosa. Questo qualcosa ricevuto in cambio di quanto ricevuto come dono e lo Hau e deve darlo a chi aveva donato la cosa per primo. (A ta onga a B; B ta onga a C; C ta onga a B, che e quindi Hau per il ta onga ricevuto; B Hau a A, per il ta onga; il tutto senza preventivo accordo e senza limiti e fissazioni di tempistica). La dazione e unilaterale, non si ha scambio; dopo un certo momento B da a C un oggetto diverso, con una replica dello schema di quanto avvenuto tra A e B. Questi passaggi sarebbero qualificabili come dei doni, cioe un passaggio senza reciprocita.
In un momento ancora ulteriore si ha una nuova dazione, diverso oggetto, un nuovo ta onga che passa da C a B, e dopo un certo intervallo si ha una successiva dazione d « Comprimi
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