Elementi di storia del cinema italiano
Se si parla di storia al passato, si parla in realtà di presente, perché si ha a che fare con elementi di contemporaneità: es. il pubblico condiziona la produzione cinematografica. Il cinema della Resistenza nasce per l’urgenza, il bisogno di dire qualcosa sul presente. Le stagioni del cinema resistenziale corrispondono a quattro diversi periodi e posizioni sull’analisi dell’intero periodo resistenziale. Resistenza: fenomeno di battaglia organizzata tra l’8 settembre 1943 e i primi di maggio del 1945 cinema della Resistenza parla di questo periodo.
Scene di film
Ferie d’agosto: storia di due famiglie, una di sinistra e una qualunquista; il padre canta Bella ciao alla figlia ma lei seccata se ne va perché non considera la cosa importante.
Scenda l’oblio da I mostri di Dino Risi: la scena si svolge al cinema, durante la proiezione di immagini tragiche tratte da Paisà; è cinema Resistenziale, ma il protagonista pensa alla muretta che vorrebbe costruire nella sua casa.
Buongiorno notte di Bellocchi: la prima scena si svolge nella prigione in cui è rinchiuso Aldo Moro e Chiara, una delle brigatiste, comincia ad avere dei dubbi su ciò che sta facendo, guarda da uno spioncino e vede il prigioniero che scrive una lettera alla moglie sequenza di immagini, citazioni da Paisà, partono le lettere dei condannati a morte della Resistenza la ragazza si domanda se non stiano anche loro agendo come i tedeschi; nella seconda scena Chiara è alla festa di un parente che è stato partigiano, c’è una grande tavolata e si comincia a cantare Fischia il vento la Resistenza è diventata una canzone da dopo pasto, hanno perso la propria etica.
I nostri anni di Daniele Gagliarone, 2000: “Della Resistenza sono rimasti solo bei discorsi”.
Vi è un rapporto inquieto con la Resistenza, in quanto non è stata un fenomeno che ha creato un’identità italiana, anzi ancor’oggi divide il paese. Non ci sono monumenti alla Resistenza è un evento inquietante e ingombrante. Il cinema cerca di prendere in mano il fenomeno per reidentificarlo, non ci riesce ma contribuisce a tenere viva la memoria della Resistenza. Si continuano a fare film sulla Resistenza (sono in tutto circa sessanta). A ogni periodo corrisponde una visione storiografica e un paradigma.
Primo periodo 1945-1951
Roma città aperta – Achtung! Banditi Paradigma: l’antifascismo unitario ciellenistico. Il nemico sono i tedeschi (parlano in tedesco senza sottotitoli alterità, estraneità); la rappresentazione sociologica e geografica è abbastanza mista. È il paese che deve combattere contro i tedeschi. In questi film quasi mai ci sono repubblichini.
Secondo periodo 1959-1963
Il generale della Rovere – Il terrorista Paradigma: l’antifascismo celebrativo. La Resistenza perde importanza, viene destrutturata, non è più un elemento politico.
Terzo periodo 1968-1976
I sette fratelli Cervi – L’Agnese va a morire Paradigma: l’antifascismo militante. La Resistenza diventa contro qualcuno, anche contro gli italiani (es. Repubblichini).
Quarto periodo 1991-2009
Il caso Martello – Il sangue dei vinti Paradigma: la difesa dei vinti - il revisionismo. Riposizionamento verso l’estrema destra della Resistenza, rivalutazione dei ragazzi di Salò. Il cinema risponde con materiale “resistente” e altri film dichiaratamente revisionisti. Una certa rappresentazione della Resistenza è dovuta a un particolare momento storico del cinema italiano.
Primo periodo approfondimento
Gli americani trovano nel genere western la propria comune memoria. Risulta quindi più facile costruire un’epica condivisa ciò non avviene per la Resistenza. Il mito fondativo è Roma città aperta; il film diventa immediatamente un mito, sebbene non abbia un grande riscontro sul pubblico perché la gente andava al cinema per sognare, per divertirsi, non per vedere la realtà che stava vivendo proiettata sullo schermo.
Il film di Rossellini diventa un mito per due ragioni:
- È colto come qualcosa che linguisticamente si oppone al cinema fascista; per ventidue anni si erano viste commediole, senza la presenza effettiva della realtà Roma città aperta mostra e apre uno squarcio di mondo, soddisfando il bisogno di avere un nuovo cinema con caratteristiche diverse dal precedente;
- Il nuovo cinema nasce per raccontare la Resistenza e in Roma città aperta è presente l’idea che questa nasca come un fenomeno di massa popolare, in cui tutto il popolo italiano combatte unito insieme contro il nemico.
Questi sono elementi che persistono per tutto il primo periodo; tutti i film successivi non possono prescindere da Roma città aperta, che costituisce il ricontratto iniziale fatto dagli italiani. Nella devastazione del Paese in cui deve rinascere una nuova patria intorno ad un pacto asociationis, Roma città aperta diventa una sorta di Bibbia. Nel cinema la rinascita della patria si identifica con la produzione di film che resistessero al cinema fascista queste pellicole hanno una carica di realismo molto forte e si sono imposte nell’immaginario collettivo tanto da diventare realtà (es.: Anna Magnani che corre verso il camion gridando “Francesco Francesco” e viene fucilata è l’immagine collettiva della Resistenza). Giorni di Gloria, documentario di Visconti e Serandrei, con l’uso di una retorica simile a quella fascista (lo speaker è lo stesso dei cinegiornali), racconta la Resistenza con immagini reali, sebbene fossero ricostruite.
Roma città aperta
Il film diventa un mito perché mostra la verità è un film potente a livello comunicativo. Rossellini mostra un’attenzione particolare per i più deboli, il cinema acquista dei valori etici. È il mito fondativo di un nuovo cinema, che nasce in un paese bisognoso di darsi una nuova costituzione artistica c’era bisogno di rinnovamento tra gli intellettuali. Gli attori non sono professionisti.
Il cinema fascista preferiva gli spazi interni, ricostruiti a Cinecittà. Il cinema neorealista invece fa propri gli spazi esterni, gli ambienti autentici e vissuti per rendere la veridicità e la verisimiglianza. In Roma città aperta gli unici spazi interni sono quelli dove ci sono i tedeschi e sono fittizi. Il mito si impone senza logos, senza ragione si necessitava di un modello. Successivamente ci si interrogava se i film dopo quello di Rossellini appartenessero e rispecchiassero l’archetipo, poiché tradire il modello significava tradire l’etica, il modello politico.
Prima sequenza
Assalto delle donne al forno per avere un po’ di pane. Irrompe la Roma popolare, il contesto è drammatico. Brigadiere non interviene però confessa che avrebbe anche lui voluto rubare un po’ di pane se non fosse stato in servizio. Sagrestano non ruba il pane perché altrimenti crede di andare all’inferno; è un elemento della commedia all’italiana. Nonostante alcune scene siano molto costruite, la potenza realistica risulta essere molto forte è una finestra sulla realtà.
Seconda sequenza
Pina e il brigadiere; la donna gli dà dei panini. La commedia è più stemperata. Alla domanda se esistano o no gli americani segue la visione di un edificio bombardato aspetto realistico. Offerta di borsa nera anche di fronte al brigadiere dimostra il caos tremendo di quei giorni. Rossellini rappresenta il quotidiano che si ritrovava di fronte. Anna Magnani durante la guerra recita nei teatri, durante il cinema fascista aveva dei problemi di recitazione in italiano il suo punto di forza è la spontaneità popolare che si adatta al neorealismo e non al cinema fascista. Finita la guerra viene usata in situazioni particolari per la sua potenza, la sua esplosione di autenticità Pina è un personaggio prepotentemente vero.
Terza sequenza
Pina e Don Pietro. Pina è l’icona del cinema resistenziale, è una donna di sentimenti, non ha una coscienza politica, il suo rapporto con la religione è da credente popolare, non è una partigiana o un’antifascista, è solo una popolana a tratti incosciente. Don Pietro è testimone ed espressione del pensiero di Rossellini: Dio ci vede ma non ci aiuta perché non abbiamo fede; esiste una profonda pietà per i più umili, ma ciò che capita è perché qualcosa si è rotto nel sentimento degli uomini e quindi genera violenza. La costruzione della scena è molto semplice: mentre parlano la macchina da presa si muove, quando però il discorso si fa serio, la macchina si ferma per focalizzare l’attenzione del pubblico. La conversazione viene chiusa con una battuta che sdrammatizza, ma allo stesso tempo rivela ed entra dentro.
Quarta sequenza
Pina e Francesco parlano da soli sulle scale, come non facevano da qualche tempo per le case piene di gente, ricordando i tempi passati in cui si sono conosciuti e parlando del presente. Pina rivela la sua stanchezza ( rappresenta la stanchezza generale della gente); non c’è vittoria nei film di Rossellini. Francesco fa un piccolo sermone politico, tipicamente rosselliniano, mentre Pina lo guarda, senza capire totalmente. Lei è speranzosa e orgogliosa che le parole di Francesco siano vere ma è allo stesso tempo preoccupata per i pericoli che possono correre (il regista tutto questo lo tratteggia in maniera molto abile). Pina non ha una concezione del mondo precisa, la sua morte diventa l’icona della Resistenza, nonostante lei non abbia nulla a che fare con la lotta partigiana lo diventa nel momento della sua morte. Francesco viene doppiato in perfetto italiano con voce stentorea, ciò che è incredibile è il fatto che non ci si accorge di questo aspetto contradditorio del film. Rossellini non muove la macchina, tranne che per un piccolo cambio di scena con un primo piano di Francesco.
Quinta sequenza
Don Pietro e la padellata. È la sequenza che porterà alla morte di Pina. Tedeschi e repubblichini fanno una retata nel palazzo, portano via tutti; ragazzini cercano di buttare una bomba e don Pietro finge di dover dare l’estrema unzione a un malato sequenza comica in un contesto drammatico, è antiretorica, narrativa. Anticipa i toni della commedia all’italiana. La potenza di Roma città aperta non si ritrova nei film successivi che sembrano fittizi (e ciò si percepisce), perché Rossellini quando gira questo film ha a disposizione le facce delle persone che avevano appena vissuto quegli eventi, i luoghi erano reali, non dovevano essere ricostruiti gli interpreti si sentono veri perché il contesto stesso era vero. La musica sottolinea i momenti di tensione, in realtà secondo i principi del neorealismo non ci dovrebbe essere. C’è la prima apparizione dei repubblichini, che aiutano i tedeschi, ma spariscono dopo il IV episodio di Paisà.
Sesta sequenza
La morte di Pina. Pasolini È una scena acronotopaica (senza tempo e senza luogo), rappresenta il dolore di chi soffre. Moravia tempo e spazio di ogni momento in ogni luogo si concentrano in questa scena. La chiusa della sequenza è una scena di pietas michelangiolesca è unica. Il gesto del bambino che calcia la guardia viene percepito come naturale, con assoluta autenticità. Si chiude con un controcampo dal camion Pina in quel momento è tutta la Resistenza, pur non essendo una partigiana.
Settima sequenza
Esecuzione di don Pietro. L’interclassismo di Rossellini è testimoniato dal fatto che anche il prete muoia. È interessante la presenza del coro che rimanda alla tradizione greca. Non c’è nulla di realistico in questa sequenza. Siamo in un poligono di tiro di Roma e all’alba don Pietro viene fucilato; poco prima arrivano i bambini ed è innaturale perché il luogo delle esecuzioni era solitamente tenuto nascosto. L’ultimo conforto per il prete sono proprio i bambini che fischiano. L’ultima scena del film è piuttosto carica di retorica (un po’ una stonatura nel film) i bambini sono quelli che dovranno ricostruire il paese, rappresentano il futuro. Rossellini tratteggia i tedeschi come i cattivi, che disprezzano gli italiani (accensione della sigaretta, non mirano bene per uccidere don Pietro) perché fanno comunque parte dei buoni.
Paisà
È un film a episodi senza uno scopo o significato preciso. È meno pregante dal punto di vista del significato, anche se fa pienamente parte del neorealismo, in particolare l’ultimo episodio. La morte è sempre presente durante il film.
IV episodio
È un episodio che non ha in realtà ragione d’essere nel film, è finto. C’è un’infermiera americana che si era innamorata di un soldato. Gli inglesi guardano senza intromettersi ineluttabilità del fato, Rossellini è come se mostrasse guardasse gli eventi da fuori senza poter intervenire o giustificare, mostra la violenza che non ha tempo, non giudica ma mostra come l’uomo abbia perso la fede. All’inizio ci sono sequenze reali.
VI episodio
È una guerra partigiana quest’episodio non era previsto, Rossellini lo inventa prendendo spunto dalla realtà. È importante la sequenza iniziale piano sequenza del partigiano che galleggia sul Po, guardato da donne e bambini; è il dolore senza tempo, la sofferenza antica dei contadini, è il dolore che affligge i poveri. Da sottolineare è il momento in cui i partigiani cercano del cibo nella casa del pescatore Resistenza passiva si faceva dando aiuto ai partigiani, senza prendere parte alla lotta armata. Il cinema resistenziale racconta la verità, ma chi aveva realmente vissuto la Resistenza e guardava questi film rimangono affascinati dalla loro essenzialità, dalla bellezza, dall’eroismo cinema toglie i tempi morti. Nel primo periodo vanno dunque costituendosi e modelli di tutto il cinema resistenziale.
I primi film privilegiano la spontaneità della Resistenza la reazione del popolo italiano nei confronti dei tedeschi era spontanea, si lottava insieme e l’organizzazione politica è trascurata, nonostante nella realtà fosse ben presente [spontaneità di adesione alla lotta ma l’organizzazione politica era quella del CLN]. Il cinema del primo periodo non mette in evidenza l’organizzazione politica, perché vuole mostrare che la reazione fosse di tutti, non solo di una parte del popolo. Se i registi resistenziali avessero mostrato che la Resistenza era un fenomeno che partiva “dall’alto”, c’era la possibilità di sminuire ciò che era stata realmente lo spirito del dopoguerra doveva essere fortemente unitario.
Achtung! Banditi
È un film del 1951 di Carlo Lizzani. La trama è piuttosto semplice: un gruppo di partigiani provenienti dalle colline liguri deve andare a Genova per recuperare un carico d’armi città e montagna erano due unità completamente staccate. Per la prima volta in questo film troviamo una fabbrica è un elemento strano e raro, è la prima fabbrica nella storia del cinema italiano. I tedeschi decidono di smantellare questa fabbrica per portarsi via i materiali, ma gli operai fanno resistenza. Nessuno voleva produrre questo film perché già nel 19
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