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Assetto istituzionale e normativo delle biblioteche italiane

Premessa: biblioteca, diritto privato e diritto pubblico

Due sono gli usi del termine biblioteca nella lingua italiana: il primo riferito

alla “biblioteca” personale, “questo libro è della mia biblioteca” cioè, in quanto

raccolta la biblioteca è definita dal diritto come universalità di mobili, cioè la

pluralità di cose che appartengono alla stessa persone e hanno una destinazione

unitaria (art. 816 c.c.). Tra i beni appartenenti al demanio pubblico figurano le

raccolte delle biblioteche dello Stato (art. 822, comma 2 c.c.) e quelle delle provincie

e dei comuni (art. 824 c.c.).

La seconda espressione “vado in biblioteca” si riferisce invece a un luogo

fisico per usufruire di un servizio, qualunque sia la natura giuridica dell’ente.

Biblioteca e istituzione

La biblioteca si presenta come un’entità che fa parte del complesso indicato con

l’espressione istituzioni culturali.

Istituzione ha una pluralità semantica, indica una gamma ampia di fenomeni e

relazioni: nel campo del diritto si può riferire a un complesso di regole che

presuppongono una previa organizzazione di tipo sociale e che disciplinano settori di

vasta portata della vita comune (matrimonio proprietà, sucessione).

Oltre alla regolamentazione di rapporti sociali organizzati, anche gli elementi

personali e materiali che in essi entrano in gioco possono essere compresi nel termine

istituzione.

L’esercizio della potestà statale in campo bibliotecario

Lo Stato, in campo bibliotecario legifera in relazione all’esercizio delle funzioni

di conservazione e tutela, nonché di controllo della produzione libraria italiana e nella

regolamentazione dell’insieme delle biblioteche che dipendono dall’amministrazione

statale. 1

G. Solimine, P. G. Weston, Biblioteconomia: principi e questioni, Carocci,

Roma 2007.

Nel primo caso tutte le raccolte delle biblioteche di appartenenza pubblica

rientra nell’ambito complessivo dei beni culturali, su cui lo Stato esercita la tutela (art.

9 cost.).

Controllo bibliografico nazionale, ha origine nell’età moderna, da parte degli

stati nazionali per la necessità di controllare gli sviluppi della produzione tipografia,

oggi ha un senso culturale e vuole garantire la conoscenza e la reperibilità dei libri

stampati in una determinata nazione.

La nuova legge, norme relative al deposito legale dei documenti di interesse

culturale destinati all’uso pubblico L. 106/2004, precisa che l’oggetto del deposito,

al fine di conservare la memoria della cultura e della vita sociale italiana, sono i

documenti destinati all’uso pubblico e fruibili mediante la lettura, l’ascolto e la

visione, qualunque sia il supporto.

Si introduce la nozione di archivio della produzione editoriale, articolato su

base nazionale e regionale, obbliga al deposito l’editore a cui subentra il tipografo

nel caso di pubblicazioni prive di responsabilità editoriale, il produttore o il

distributore per i documenti non librari e il MIBAC, nonché il produttore per le

opere filmiche.

Inoltre, viene eliminato il tramite delle prefetture e delle procure per il deposito

alle biblioteche. Nonostante ciò, ci sono almeno tre motivi che impediscono di

ottenere risultati efficaci:

1. Non è chiaro chi siano i titolari atti a ricevere il deposito legale (L.

1

106/2004) a parte le centrali di Roma e Firenze. [in realtà è stato

emanato il regolamento di attuazione D.P.R. 252/2006 e sono stati

individuati gli altri istituti depositari].

2. [I soggetti destinatari del deposito legale sono stati individuati dalla

Conferenza unificata del 18/10/2007

3. l’ultima obiezione riguarda la coordinazione delle disposizione sul

deposito legale con quelle sul diritto d’autore.

1 4. I documenti di cui al presente articolo sono depositati presso la Biblioteca nazionale centrale di

Firenze e la Biblioteca nazionale centrale di Roma, nonche' presso gli istituti individuati dal

regolamento di cui all'articolo 5, anche ai fini dell'espletamento dei servizi di cui all'articolo 2, salvo

quanto disposto dal medesimo regolamento per i documenti di cui all'articolo 4, comma 1, lettere o) e

p). 2

G. Solimine, P. G. Weston, Biblioteconomia: principi e questioni, Carocci,

Roma 2007.

Per ciò che concerne la regolamentazione delle biblioteche, manca una legge

organica dello Stato e ci sono regolamenti che riguardano solo le biblioteche

pubbliche statali.

Con la creazione del MIBAC el 1975, con l’attuale denominazione del 1998,

vengono trasferite le competenze sulle biblioteche dal ministero della pubblica

istruzione. Al MIBAC ci sono due istituti centrali tecnico-operativi:

ICPL: Istituto centrale per la patologia del libro (conservazione e restauro del

patrimonio librario).

ICCU: istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le

informazioni bibliografiche.

Le biblioteche pubbliche statali sono organi della sessa amministrazione

centrale ministeriale e pertanto sono prive di qualunque carattere di autonomia. 3

G. Solimine, P. G. Weston, Biblioteconomia: principi e questioni, Carocci,

Roma 2007.

L’identità della biblioteca: obiettivi e servizi

Chiara Rabitti

Introduzione

La biblioteca è paragonabile a un organismo vivente che trae sostentamento dal

continuo scambio con l’esterno, si alimenta, elabora ciò che introita e si libera di ciò

che in rapporto alle funzioni da svolgere risulta estraneo e superfluo.

L’organizzazione della biblioteca è paragonabile a un cervello che governa e coordina

tutte queste attività. L’organizzazione della biblioteca è comunque finalizzata al

servizio ed è rappresentata da un insieme ordinato di servizi.

Il servizio in biblioteca

La biblioteca non è costituita tanto da una raccolta libraria, quanto da un

insieme di strumenti, attività e procedure che ne garantiscono la conservazione, ne

consentono la fruizione e ne promuovono l’uso.

Biblioteca, beni culturali, conservazione e fruizione

2

La seconda tesi di Viareggio recita che le biblioteche non possono essere

identificate con i beni culturali pena lo snaturamento della loro funzione di servizio

informativo.

Sottolineando la funzione di conservazione si rischia di trascurare o ridurne la

vocazione all’uso e tutti quegli aspetti che si collegano alla fruizione.

In ogni caso dovrebbe essere il pubblico di destinazione a determinare

l’equilibrio tra conservazione e fruizione. La conservazione di per se stessa non esiste

e non ha senso, si conserva per la fruizione e in questa prospettiva la conservazione

vuole assicurare una fruizione dilatata nel tempo, estesa nello spazio e potenziata

nella qualità.

Le biblioteche si definiscono meglio come servizi culturali piuttosto che come

beni culturali, il patrimonio gestito rientra in parte tra i beni culturali, ma in parte no,

anche se non è certo meno capace di produrre cultura.

2 XXXIV congresso AIB viareggio 1987. 4

G. Solimine, P. G. Weston, Biblioteconomia: principi e questioni, Carocci,

Roma 2007.

La capacità di produrre cultura è la capacità sulla quale si misurano i servizi

della biblioteca piuttosto che sulle caratteristiche delle collezioni.

Molto spesso l’associazione conservazione/fruizione è messa in rapporto con

supporto/contenuto, cioè si conserva il supporto e si cerca di far circolare, anche

virtualmente il contenuto. Nonostante questo, il rischio è di concentrarsi nella

conservazione esclusiva di una materialità svincolandola da ogni contenuto e valenza

culturale.

Dall’iter del libro al ciclo dei servizi

Un tempo il lavoro del bibliotecario si concentrava sul libro e sul suo processo

di acquisizione da parte della biblioteca sino alla sua collocazione sullo scaffale.

In seguito l’attenzione si è spostata dal libro al lettore, modificando una

concezione della biblioteconomia che si è focalizzata sul servizio più che sul libro e

ha inserito l’iter del libro in un contesto più ampio e complesso.

In un nuovo contesto dove il per chi e il perché sono diventati centrali, non si

parla più di iter del libro, ma di ciclo dei servizi. L’andamento lineare si è trasformato

in una figura circolare.

La centralità dell’utente non investe solo l’attività del reference, quel complesso

di risorse bibliografiche, catalografiche ed umane che la biblioteca può organizzare in

un servizio specifico d’informazione, che combina i concetti di informazione,

consultazione e disponibilità, che ne rappresenta l’espressione più logica e scontata,

ma anche tutto il lavoro della biblioteca, inteso a favorire l’incontro di ogni libro

col suo lettore.

Il libro entra in biblioteca per essere usato, per questo scopo viene catalogato e

conservato, l’acquisizione diventa il punto di immissione del documento in un

circuito di servizio.

La continuità e la coerenza del ciclo dei servizi deve essere percepita e vissuta

dalla biblioteca stessa attraverso la sua organizzazione. In questo senso, in una

biblioteca di grandi dimensioni ogni operatore potrà avere la sua specializzazione in

un determinato segmento del ciclo, però i vari segmenti non potranno ragionare in

ottiche di indipendenza assoluta come se fossero completamente svincolati dagli altri

segmenti. Al contrario, ogni operatore dovrà essere ben conscio del segmento in cui è

inserito e di come questo si rapporta all’intero ciclo dei servizi. 5

G. Solimine, P. G. Weston, Biblioteconomia: principi e questioni, Carocci,

Roma 2007.

Le attività della biblioteca sono riconducibili a tre sotto sistemi:

I. Selezione, sviluppo e la conservazione delle raccolte;

II. Trattamento e mediazione dei documenti (attività biblioteconomiche);

III. Erogazione dei servizi attraverso la diffusione dell’informazione e la

consultazione dei documenti.

Progettare il servizio

Un percorso di analisi interna ed esterna della biblioteca risulta essenziale

nell’attivazione di un servizio pubblico.

L’analisi esterna si basa su un’analisi della comunità delinea la composizione e

il profilo dell’utenza potenziale, ne individua i bisogni, rileva e valuta le strutture

esistenti che a quei bisogni corrispondono.

L’analisi interna si concentra sulle risorse della biblioteca e prende in

considerazione la quantità e la qualità delle collezioni, del personale, degli spazi e

delle sue attrezzature, nonché della sua utenza reale e si confronta con le istanze della

propria mission e i vincoli del bilancio. Queste analisi vanno tenute sullo sfondo del

lavoro della biblioteca e vanno costantemente aggiornate e approfondite in direzioni

specifiche per l’attivazione di un nuovo servizio o la valutazione di uno esistente.

Per la progettazione di un servizio bisogna definire:

Oggetto;

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher michela86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biblioteconomia digitale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Ridi Riccardo.
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