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Archeologia classica romana

Pregiudizio neoclassico

L'arte romana fu in passato vista in modo molto negativo a causa del pregiudizio neoclassico. La scansione neoclassica è:

  • L’antico = Grecia arcaica
  • Il sublime = Grecia classica V secolo
  • Il bello = Grecia del IV secolo (si legge già il declino)
  • La decadenza = Arte ellenistica e romana

"Il solo modo per conseguire la grandezza, potendo per essere inimitabili, è l’imitazione degli antichi". L’arte romana è vista come "arte greca ai tempi dei romani". Un ripetersi degradato e svuotato dell’arte greca.

Cambio di prospettiva nel XIX secolo

Nell’800, con la scuola di Vienna, cambia la prospettiva. (Wickhoff, Kunstwollew) "Volontà d’arte", viene riconosciuta l’originalità romana. Abbandono del modello di perfezione neoclassico con la negazione della natura e della sua imitazione (tipico dell’età classica).

Utilizzo e interpretazione nel XX secolo

Nel XX secolo l’arte romana viene utilizzata per la retorica nazionalista e quindi con finalità propagandistiche (romanesimo = Mussolini). Avrà un chiaro uso politico.

Bianchi Bandinelli = storicismo basato su una lettura formale ed una attenta e minuziosa contestualizzazione storica. Vengono identificati una serie di bipolarismi strutturali, ossia elementi che costituiscono bipolarità all’interno del mondo romano. Le esigenze espressive sono peculiari alla forma greca.

  • Bipolarismi: arte ufficiale e arte plebea. Centro del potere e province. Naturalismo (razionalismo) e impressionismo (tardo imperiale-irrazionale).

Identificazione della produzione artistica romana

La produzione artistica romana può essere intesa come:

  • Le espressioni artistiche a Roma (prodotti locali, anche di immigrati ma prodotti in città).
  • Tutto l’insieme della cultura artistica romana, in tutta l’area che rientra sotto il controllo di Roma.

Viene collocata tra VIII secolo (la nascita di Roma) e il 476 (la caduta dell’Impero Romano d’Occidente). Per Bandinelli è "espressione della libertà dei ceti socialmente attivi".

Tratti caratteristici dell'arte romana

  • Affinità con l’arte greca, riflesso di una mentalità profondamente diversa. Il linguaggio formale è uguale ma la sostanza è diversa.
  • Manca un processo formativo coerente. Questo perché Roma guarda costantemente ai modelli esterni e li importa ascoltando le richieste del committente.
  • Istanze pratiche prevalenti rispetto quelle estetiche.
  • Strumento di propaganda ideologica e politica.
  • Connessione forte tra prodotti artistici e contesto storico (di effetto allo scopo propagandistico) (es. Statua di Augusto Loricato).
  • Mancanza di grandi personaggi (come Policleto, Fidia…).
  • Dominio assoluto delle volontà del committente. L’esecutore è secondario.
  • Produzione codificata.
  • Serialità.
  • Eclettismo al servizio delle esigenze politiche.

Statua di Augusto Loricato (prima porta)

Prototipo per esprimere la superiorità. Segue il canone greco esattamente il Doriforo di Policleto (Achille portatore di lancia, prototipo dell’eroe greco, virilità suprema e perfezione). Viene usato dalla bottega di Augusto e il Policleto viene “vestito alla romana”. Lo schema delle braccia dell’Augusto verrà poi ravvisato dal fascismo. Porta la lancia come manifesto ideologico della politica di Augusto. Inizialmente era in bronzo. Nella copia in marmo c’è il sostegno. Ci sono un delfino e Cupido. La figura di Cupido viene ricondotta alle origini della gens Iulia. Già Cesare e poi Augusto dicevano di essere imparentati con la Dea Venere. Sul petto è raffigurata la riconsegna delle insegne di Roma perse da Crasso contro i Parti. È un’allusione alla pax Iulia.

Monumento funerario di Lusius Storax da Teate Marrucinorum

Un liberto riesce ad accumulare una fortuna e si fa costruire un monumento funerario. È un esempio di arte plebea nell’ambiente municipale italico. Lui stesso si fa raffigurare. Lui si occupa del culto imperiale. È la carica pubblica massima alla quale i liberti possono aspirare. Per lui è una carica di grandissimo vanto. Si fa raffigurare con i quattoviri della città (cosa impossibile). Si scardina la prospettiva, le persone vengono dislocate per rendere più leggibile la figura del liberto che viene rappresentato anche più grande rispetto agli altri.

Seconda metà del VIII secolo, fine VI secolo

  • Presenza del Tevere e dell’isola Tiberina
  • Sistema di colline, molto importanti
  • Primi piccoli villaggi, autonomi, ognuno ha le proprie tombe, si trovano sulla sommità dei colli.
  • La zona di pianura è paludosa, soggetta alle esondazioni del Tevere (nel Campo Marzio e foro).

Verso la metà dell’VIII secolo c’è un sinecismo fra questi villaggi. Gli scambi commerciali con le altre popolazioni del Mediterraneo si amplificano (Fenici, Greci…). Nascita del simposio, dove i membri maschi si incontrano. Si autogestiscono. Dalla pratica conviviale del consumo del vino, nascono le vere strutture politiche.

Le date secondo chi ne parla

  • 1184 - Eratostene
  • 1090 - Ennio
  • 814 - Timeo
  • 754/753 - Varrone/ gli Annalistici

Nell’VIII secolo le piccole necropoli vengono spostate fuori dall’area urbana diventando grandi necropoli comuni. Si riconosce un confine di uno spazio comune tra tutti i nuclei. Gli scavi di Carandini mettono in luce il muro di fortificazione del primo insediamento in comune.

  • A metà dell’VIII secolo risalgono le necropoli in comune.
  • Nella seconda metà dell’VIII secolo vengono distrutte le capanne e costruita la cinta muraria.
  • Si sviluppa la frequentazione del foro come area comune.

Leggende

  • Leggende di Enea
  • Leggenda di Romolo
  • Leggenda di Evandro, Eracle

Romolo aveva materializzato lo spazio. Materializzazione del campo celeste in cui si leggono gli auspicii attraverso un fossato con un solco tracciato da un aratro.

I valori di Roma

  • Mos Maiorum: aderenza ai modelli tradizionali di comportamento.
  • Religio: Rispetto dei rituali religiosi della tradizione.
  • Gloria: Prestigio sociale tramite valore militare o attività di servizio alla comunità.

La produzione artistica è finalizzata alla celebrazione dei valori costruttivi dell’ethos patrizio. Ostentazione dello status attraverso l’esibizione del lusso. Alcuni oggetti sono riconducibili a pratiche sociali tipiche dell’aristocrazia, come i calici utilizzati nel Simposio. Spesso sono oggetti esotici, che celebrano l’eccellenza. Sono collocati in celebrazioni pubbliche e private. Spesso il contesto funerario diventa una sorta di palcoscenico per esibire il proprio potere. La classe aristocratica rinnegava il commercio; è una società di stampo tradizionalista.

Domus regia: foro romano

Nella metà del VIII secolo si hanno le fasi più antiche dell’edificio. Si data ai primi anni della fondazione di Roma. Viene utilizzato come residenza regia per i re da Numa Pompilio ad Anco Marcio. Sarà poi sede di rappresentanza e di culto (culto di Marte, dei Lares, di Ops Consiva e il sacro focolare di Vesta). Costruita con materiali deperibili.

Fine del VII secolo e VI secolo: Roma cade sotto l’influenza etrusca. Viene considerata la “grande Roma dei Tarquini". Monumentalizzazione del paesaggio inteso come paesaggio del potere. La domus regia assume più raffinatezza. Siamo nel periodo nel quale i Tarquini promuovono la costruzione di colossali opere edilizie. Nascono gli edifici con copertura pesante grazie ad un sistema di lastre che rivestono la cornice del tetto. Queste lastre fittili di rivestimento ricevono ornamenti e colore.

Antefisse: elemento terminale detto “copricoppo”, spesso sono teste di divinità. E spesso sono completamente decontestualizzate. Presenza di miti e leggende greche (come il minotauro. La scelta non è casuale ma molto ben studiata. Teseo, prima di divenire il re di Atene, uccide il minotauro. Questa è la dimostrazione del valore eroico di Teseo. C’è anche una gru in quanto, giunti all’isola di Delo, i fanciulli avevano ballato una danza che in greco significa gru.

Cinta serviana e cloaca maxima

Nella metà del VI secolo viene fatta costruire la cinta serviana (con suddivisione in 4 regioni), lunga 11 km e mantenuta per tutta l’età repubblicana. Altra invenzione è la cloaca maxima, ossia un intricato condotto fognario per risolvere soprattutto il problema della paludi in pianura. Non è rimasto molto delle mura in quanto il materiale fu riutilizzato nel periodo della Roma post-antica.

Area sacra di S. Omobono

In ordine tuscanico, risale al 540/530. Rimangono pochissimi elementi. Alcuni pezzi del muro e un pezzo di scala. C’è il podio per rendere il tempio inaccessibile. L’unico ingresso è dalla rampa frontale. La forma del tempio è tozza. Caratteristiche: l’isolamento e la forma quadrangolare tozza hanno valori simbolici. Lo spazio sacro è detto templium, ed è uno spazio liberato dalle presenze maligne. È circoscritto e sacralizzato.

La Pars antica (ossia la parte avanti) è aperta in facciata da due file di colonne. È la proiezione a terra di una porzione di cielo (auspicia). È orientata verso sud. La Pars postica è divisa in tre celle. In ogni cella è posta la statua del Dio. All’interno può esserci la casa del Dio, il tempio. Ossia la materializzazione del Templium. La casa del Dio deve essere isolata ed innalzata verso il cielo. Ha 2 funzioni: - la casa del Dio (la parte retrostante dove è posta la statua), - il luogo dove il sacerdote trae gli auspicii (deve essere logicamente un luogo all’aperto, nella parte anteriore).

Si sono ritrovate le statue di Eracle e di una divinità femminile che potrebbe essere Atena o Afrodite o Ishtar. Le statue hanno il sorriso arcaico. Sono ripresi i modelli tipici della produzione artistica greca. Sono in terracotta policromata. Sono opera di maestranze provenienti dall’area greca ed etrusca.

Tempio di Giove Capitolino (triade Capitolina)

Tutte le città fondate da Roma avranno il Capitolinum. Sono strutture imponenti. Il tempio in questione viene fondato sul colle Capitolino. È grande quasi 3000 mq. Ha un grande zoccolo artificiale. Viene iniziato nel VI secolo dal primo re dei Tarquini e ultimato solo nel 508 dai consoli della res publica. È diverso dall’architettura templare abituale per via delle influenze. I valori rimangono (come la pars postica chiusa e l’alto podio). C’è una scansione ritmica del colonnato che però non varia la funzione degli spazi. Ci sono 3 celle. Una per ogni Dio della triade. La più grande centrale è di Giove. Le altre due rispettivamente di Giunone e Minerva. Il tempio verrà distrutto da un incendio nell’83 e poi ricostruito nel 69. Manterrà però la stessa forma.

Domus 3, esempio di villa patrizia

Risale al 630. Costruita alle pendici del Palatino. La domus è l’elemento fondamentale nelle strategie di azione pubblica del dominus. Lo spazio è organizzato. Non è aperta sull’esterno. La luce e l’aria arrivano dai cortili interni. Sulla strada si aprono solo le taverne (delle intercapedini esterne) che possono esser gestite direttamente dal proprietario o affittate. Nel cortile interno c’è il compluvium, ossia uno spazio aperto del tetto con le 4 falde che convergono verso il centro della struttura, e l’impluvium, ossia una conca di raccolta dell’acqua. C’è la sala di rappresentanza, le sale pritiniali (aree di banchetto) e l’ortus.

Dopo il 509

Il processo di assestamento è graduale. Le tensioni sociali portano a conflitti per il cambiamento. Nei primi decenni del V secolo compaiono ancora dei nomi etruschi nei fasti consolari. Si accentua un programma edilizio senatorio con nuovi edifici templari. È sempre più forte la contrapposizione tra le nobilitas e la plebe. Vi sono due programmi differenziati nell’edilizia delle due realtà. La nobiltà rimane legata alla tradizione (tempio di Saturno, comitium, tempio dei castori) costruendo nel foro. La plebe investe su altre aree come l’Aventino, dedicando templi ad altre divinità che sentono più vicine (Mercurio, protettore del commercio, Libero, Libera e Cerere, del vino, uva, messi e grano).

C’è l’intervento di artisti greci come Damophilos (amante del popolo, nome parlante), Corgasos. Il Campo Marzio prima era di proprietà dei re, ora invece si collocano le attività militari, il censimento e le votazioni (staccionate provvisorie per le votazioni- Saepta). Nuovo fervore edilizio. È cambiata la committenza. Uso convenzionale del colore per l’incarnato. L’uomo è rosso, la donna bianca.

Amazzonomachia: torso di guerriero ferito

Raffinata fattura greca. Tardo arcaismo visibile.

Lupa Capitolina

Resa stilizzata del manto, schematizzazione del corpo, accentuato realismo dell’espressione minacciosa. È un esempio d’eccezione in quanto è stata pervenuta la statua in bronzo. Di solito si ritrovano solo copie in marmo perché il bronzo può essere riutilizzato. Arcaica. Brusco attaccamento tra testa e corpo. Sproporzionata, il collo è eccessivamente lungo.

Si parla di due lupe. Una sul capidoglio colpita da un fulmine (forse quella che si conosce per via di un danneggiamento visibile sulla gamba), l’altra nel Lupercale, integrata con i gemelli nel 295.

Serrata del patriziato

Crisi del V secolo. Chiusura sociale per la classe dirigente che presenta un atteggiamento conservatore. Porta ad una grave recessione e quindi ad una drastica riduzione dell’attività edilizia pubblica. In più si aggiunge la conflittualità con i paesi vicini (Volsci, Etruschi, Equi). La ripresa si vede dopo la vittoria su Veio e con le guerre sannitiche e galliche inizia l’espansione.

Cista Ficoroni

Ha la firma, rarissimo esempio. Si sa sia chi l’ha comprato che chi l’ha prodotta. Intorno al IV secolo, 340. È un oggetto tipicamente italico. Arriva da Preneste. È un contenitore in legno. È il tipico prodotto femminile aristocratico. “Dindia Malconia mi ha fatto dono alla figlia”. Fu probabilmente un regalo di nozze. L’artista è Novios Plautios.

L’oggetto presenta motivi decorativi e figure anche sull’impugnatura dove ci sono tre statuette di Dionisio e due sireni. Dionisio è paragonato ai modelli prassitelici (sbilanciamento, posizione a s, simmetria. Parametri usati da Prassitele).

Mito degli argonauti: il re della popolazione locale, gigante e terribile (inventore del pugilato) venne sconfitto dai Romani. Le scene sono intagliate da un ciclo più complesso. La linea è incisa sul bronzo, ci sono scorci abilissimi, disegni di anfore e oggetti tipicamente occidentali e non conosciuti in Grecia, utilizzati dall’artista per mostrare la sua abilità.

  • Statue di Demetra e Persefone (libera e Cerere) in terracotta (tradizione occidentale). Altezza naturale.
  • Busti di Demetra e Persefone da Arriccia. Opere tipicamente ellenistiche. Non c’è più differenza tra italico, greco e romano.
  • Sarcofago di Emilio Scipione Barbato. Della prima metà del III secolo. “Forte, valoroso e capace, la cui forma era pari alla sua virtù”. Per i romani l’aspetto fisico rispecchiava le virtù morali.

L’ellenizzazione delle forme architettoniche

La presa di Siracusa nel 212 a.C. portò anche ad una svolta nella prassi artistica. A Roma arrivano architetti, scultori e artigiani che cambiano il mondo della produzione artistica e artigianale.

  • La facciata monumentale della tomba degli Scipioni sulla via Appia. Presenta il linguaggio architettonico greco. Ci sono le nicchie di alloggiamento per le statue. È una facciata solo estetica, appoggiata. Non ha nessuna funzione strutturale. Ci sono anche capitelli corinzi.

Inizia a svilupparsi una politica edilizia dove i comandanti che accumulano successi e fortuna promuovono una politica autocelebrativa, entrando così in conflitto con la nobilitas senatoria. Arrivano architetti greci come Ermodoro di Salamina. Verrà commissionato da Q. Cecilio Metello, la costruzione del Porticus Metelli. (146-143 oppure 131) Viene finanziato da Metelli con scopo autocelebrativo dopo aver vinto in Grecia. Vengono inclusi nel complesso anche il Tempio a Giunone Regina (179) e quello di Giove Statore.

Area sacra di Largo Argentina

Tempio di Portunus (detto della fortuna virile) Seconda metà, II secolo a.C. Tempio pseudo periptero, tetrastilo di ordine ionico su podio. Ci sono semicolonne lungo i lati della cella che non hanno un valore funzionale. I modelli greci vengono trasformati ed assorbiti dai romani. È una forma di compromesso.

  • 4 templi inseriti poi nel porticus minucia vetus
  • A: tempio etrusco-italico, poi periptero
  • B: tempio rotondo poi pseudoperiptero (nell’ultima fase riceve la scalinata frontale e podio)
  • C: periptero sine postico
  • D: tempio etrusco-italico

Il ritratto

L’arte terrena era rappresentata dal ritratto. Simbolo del crudo verismo. Ci sono due tradizioni nella ritrattistica:

  • Ellenistica (raffinata, colta, elegante, aulica)
  • Italica (linguaggio formale elaborato da civiltà contadine. Rude, schietta, severa. Tipico dell’arte occidentale)

Es. prima tradizione: Ritratto di Alessandro (di Lisippo), realistico ed introspettivo. Il culto della persona favorisce lo sviluppo di questo genere artistico. I tratti somatici diventano

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristiana91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia classica romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Elia Diego.
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