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IECI TESI PER L EDUCAZIONE LINGUISTICA DEMOCRATICA

Le Dieci tesi in questa redazione sono un testo collettivo preparato dai soci del GISCEL

nell'inverno e primavera del 1975 e definitivamente approvato in una riunione tenutasi alla

Casa della Cultura di Roma il 26 aprile 1975. Con tale testo il GISCEL, un gruppo costitui-

tosi nel 1973 nell'ambito della SLl, intende definire i presupposti teorici basilari e le linee

d'intervento dell'educazione linguistica, proponendole all'attenzione degli studiosi e degli

insegnanti italiani e di tutte le forze che, oggi, in Italia, lavorano per una scuola democrati-

ca.

I. La centralità del linguaggio verbale

II. Il suo radicamento nella vita biologica, emozionale, intellettuale, sociale

III. Pluralità e complessità delle capacità linguistiche

IV. I diritti linguistici nella Costituzione

V. Caratteri della pedagogia linguistica tradizionale

VI. Inefficacia della pedagogia linguistica tradizionale

VII. Limiti della pedagogia linguistica tradizionale

VIII. Principi dell’educazione linguistica democratica

IX. Per un nuovo curriculum per gli insegnanti

X. Conclusione

I. La centralità del linguaggio verbale

Il linguaggio verbale è di fondamentale importanza nella vita sociale e individuale perché,

grazie alla padronanza sia ricettiva (capacità di capire) sia produttiva di parole e fraseggio,

possiamo intendere gli altri e farci intendere (usi comunicativi); ordinare e sottoporre ad

analisi l'esperienza (usi euristici e cognitivi); intervenire a trasformare l'esperienza stessa

(usi emotivi, argomentativi, ecc.).

Non si limita l'importanza del linguaggio verbale, ma lo si colloca meglio, sottolineando che

in generale e negli esseri umani in specie esso è una delle forme assunte dalla capacità di

comunicare, che si è variamente denominata capacità simbolica fondamentale o capacità

semiologica (o semiotica). E, di nuovo sia in generale e in teoria sia nel concreto e specifi-

co sviluppo degli organismi umani, il linguaggio verbale intrattiene rapporti assai stretti con

le restanti capacità ed attività espressive e simboliche.

II. Il suo radicamento nella vita biologica, emozionale, intellettuale, sociale

Dati i molti legami con la vita individuale e sociale, è ovvio (ma forse non inutile) affermare

che lo sviluppo delle capacità linguistiche affonda le sue radici nello sviluppo di tutt’intero

l'essere umano, dall'età infantile all'età adulta, e cioè nelle possibilità di crescita psicomo-

toria e di socializzazione, nell'equilibrio dei rapporti affettivi, nell'accendersi e maturarsi di

interessi intellettuali e di partecipazione alla vita di una cultura e comunità. E, prima ancora

che da tutto ciò, lo sviluppo delle capacità linguistiche dipende da un buono sviluppo or-

ganico e, per dirla più chiaramente, da una buona alimentazione. Troppo spesso dimenti-

cati, frutta, latte, zucchero, bistecche sono condizioni necessarie, anche se non sufficienti,

di una buona maturazione delle capacità linguistiche.

Un bambino sradicato dall’ambiente nativo, che veda poco o niente genitori e fratelli mag-

giori, che sia proiettato in un atteggiamento ostile verso i compagni e la società, che sia

poco e male nutrito, inevitabilmente parla, legge, scrive male. Per parafrasare Bertolt Bre-

cht diremo: «Prima la bistecca e la frutta, e dopo Saussure e le tecnologie educative».

III. Pluralità e complessità delle capacità linguistiche

I), il linguaggio verbale è fatto di molteplici capacità.

Come già abbiamo accennato (tesi

Alcune, per dir così, si vedono e percepiscono bene: tali sono la capacità di produrre paro-

le e frasi appropriate oralmente o per iscritto, la capacità di conversare, interrogare e ri-

spondere esplicitamente, la capacità di leggere ad alla voce, di recitare a memoria, ecc.

Altre si vedono e percepiscono meno evidentemente e facilmente: tali sono la capacità di

dare un senso alle parole e alle frasi udite e lette, la capacità di verbalizzare e di analizza-

re interiormente in parole le varie situazioni, la capacità di ampliare il patrimonio linguistico

già acquisito attraverso il rapporto produttivo o ricettivo con parole e con frasi soggettiva-

mente o oggettivamente nuove.

IV. I diritti linguistici nella Costituzione

Una pedagogia linguistica efficace deve badare a tutto questo: cioè al rapporto tra svilup-

po delle capacità linguistiche nel loro insieme (tesi llI) e sviluppo fisico, affettivo, sociale,

intellettuale dell'individuo (tesi lI), in vista dell'importanza decisiva del linguaggio verbale

(tesi I).

La pedagogia linguistica efficace è democratica (le due cose non sono necessariamente

coincidenti) se e solo se accoglie e realizza i principi linguistici esposti in testi come, ad

esempio, l'articolo 3 della Costituzione italiana, che riconosce l’eguaglianza di tutti i citta-

dini «senza distinzioni di lingua» e propone tale eguaglianza, rimuovendo gli ostacoli che

vi si frappongono, come traguardo dell'azione della «Repubblica». E «Repubblica», come

spiegano i giuristi, significa l’intero complesso degli organi centrali e periferici, legislativi,

esecutivi e amministrativi dello Stato e degli enti pubblici. Rientra tra questi la scuola, che

dalla Costituzione è chiamata dunque a individuare e perseguire i compiti di una educa-

zione linguistica efficacemente democratica. Tali compiti, ripetiamolo, hanno come tra-

guardo il rispetto e la tutela di tutte le varietà linguistiche (siano esse idiomi diversi o usi

diversi dello stesso idioma) a patto che ai cittadini della Repubblica sia consentito non su-

bire tali differenze come ghetti e gabbie di discriminazione, come ostacoli alla parità. Cer-

tamente, la scuola non è né deve essere lasciata o creduta sola dinanzi ai compiti accen-

nati. La complessità dei legami biologici, psicologici, culturali, sociali del linguaggio verba-

le; i suoi legami con altre forme espressive degli esseri umani; la stessa sua intrinseca

complessità, evidente alle moderne scienze semiologiche e linguistiche, i suoi legami con

la variabilità spaziale, temporale, sociale dei patrimoni e delle capacità linguistiche: ecco

altrettanti motivi che inducono a capire e chiedere che non sia soltanto la scuola, e sia pu-

re una scuola profondamente rinnovata e socializzata, cellula viva del tessuto sociale, a

proporsi problemi e scelte dell'educazione linguistica. Altri momenti e istituti di una società

democratica sono chiamati al grande compito di garantire una attivazione paritaria delle

capacità linguistiche di tutti. Pensiamo, specie in un paese di persistente cronico analfabe-

tismo come l'Italia, alla fondamentale importanza dei centri di pubblica lettura, ai centri di

recupero, promozione e rinnovata utilizzazione sociale delle tradizioni etnico-culturali, alla

maturazione e diffusione di una nuova e diversa capacità di partecipazione sia ricettiva sia

anche produttiva, autonoma, decentrata alla elaborazione dell'informazione di massa, oggi

delegata in modo fiduciario, o più spesso inconsapevolmente abbandonata alla gestione

dei potentati dell'informazione.

Uno sforzo coordinato e molteplice di tutte le istituzioni che attivano (o dovrebbero attiva-

re) la vita culturale di massa, cioè la vita di massa sotto il profilo della cultura e dell'infor-

mazione, è la condizione per la piena attivazione delle capacità verbali.

Tuttavia, senza tralasciare l'importanza decisiva di lotte politiche e sindacali su singoli

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottodidattica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Finazzi Rosa Bianca.
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