Impegno civile e responsabilità sociale
Filosofia della
Responsabilità
Cosa possiamo fare noi oggi? Cosa hanno fatto nella storia?
Il verismo
Inquinamento idrico, atmosferico, del suolo
Inquinamento da campi
Charles Dickens
elettromagnetici
IIS Gastaldi-Abba
Il movimento delle Suffragette
Anno scolastico 2010 - 2011
Andrea Maragliano
Ho deciso di trattare quest’argomento all’interno della mia tesina, perché ritengo che, fra i tanti mali della società moderna, ve ne sia uno che, giorno dopo giorno, prende sempre più piede all’interno del nostro stile di vita: l’indifferenza.
Mentre la nostra storia è segnata da momenti in cui chi agiva e si esponeva, chi lottava e si informava, chi educava e si prodigava alla causa era considerato eroe, oggi è eroe chi manifesta indifferenza, e chiunque si avvicina a un ideale di impegno e dedizione, viene solamente deriso. Da eroe a illuso, dalla stima allo scherno.
E quando quest’indifferenza sembra essere la caratteristica unificante dei giovani, la peculiarità comune di una generazione, allora ci si dovrebbe iniziare a preoccupare.
Riporto l’articolo 2 della nostra Costituzione, perché ritengo sia significativo vedere quali sono i principi fondanti della nostra nazione, e poi vedere la realtà, vedere come e se si manifestano questi principi.
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”
Si capisce quindi che, un impegno nei confronti della società, non è solo un diritto che noi possiamo esercitare, ma un dovere che noi dobbiamo esercitare, ovviamente anche nel piccolo, ognuno secondo le sue possibilità e predisposizioni.
Parole come educazione, informazione, dedizione, impegno e azione dovrebbero risuonare nelle nostre testa, nelle nostre mani e nei nostri cuori ogni giorno, e non passare per vecchi ideali fuori moda, seppelliti e dimenticati sotto i libri ingialliti e polverosi della nostra storia.
Il principio di responsabilità
Il principio responsabilità, dal titolo di un libro di Hans Jonas, è il principio cardine di un’etica razionalista applicata in particolare ai temi dell’ecologia e della bioetica.
Ne “Il Principio Responsabilità” (“Das edito nel 1979,
Prinzip Verantwortung”),
Hans Jonas approda alla necessità di applicare il principio di responsabilità ad ogni gesto dell’uomo che “deve” prendere in considerazione le conseguenze future delle sue scelte e dei suoi atti.
Dopo la crisi della razionalità etica provocata dalle elaborazioni di Friedrich Nietzsche si registra nel pensiero del XX secolo l’esigenza di restituire l’etica alla plurale concretezza del mondo e della vita, osservando che la ricerca di principi universali condiziona le decisioni e le scelte sull’ambiente, sull’economia, sulla comunicazione e, in sintesi, sulla vita del genere umano.
Tale esigenza, che porta ad una ripresa dell’universalismo kantiano e dell’idea di “dovere” quale fondamento della morale, si rinviene nel pensiero e negli scritti di Hans Jonas, “teorico dell’etica della responsabilità”, che elabora, così come Weber, un concetto di etica orientata al futuro. Hans Jonas inserisce la propria proposta teorica nel provocatorio progetto della fondazione dell’etica nell’ontologia, in nome della salvaguardia dell’essere e dell’umanità nell’Universo minacciato dalla tecnica, con le sue conseguenze distruttive sul piano planetario. L’imperativo dell’etica della responsabilità viene così formulato: “Agisci in modo tale che gli effetti della tua azione siano compatibili con la continuazione di una vita autenticamente umana”.
Secondo Jonas al nuovo orizzonte inquietante che l’agire umano ha acquistato grazie alla tecnica moderna deve corrispondere una nuova teoria etica capace di inserirsi in questo orizzonte per valutare le possibili conseguenze catastrofiche dell’agire dell’uomo, che nell’epoca dell’alta tecnologia viene a coinvolgere l’intera biosfera.
Fondare un’etica cosmica basata sul “coraggio della responsabilità” è un passo necessario per affrontare e cercare una soluzione politica ai grandi problemi del presente: sovrappopolazione, esaurimento delle risorse naturali, problema energetico e problema ambientale.
Il verismo
Il verismo è un movimento letterario e artistico italiano che si sviluppa negli anni successivi all’Unità e prosegue fino al primo decennio del Novecento, raggiungendo la piena maturità nell’ultimo trentennio dell’Ottocento.
Il verismo, ispirandosi al Naturalismo francese e al Positivismo, teorizza una rigorosa fedeltà alla realtà effettiva delle situazioni, dei fatti, degli ambienti, dei personaggi e una corrispondenza con il sentire e il parlare dei soggetti che vengono rappresentati.
Alla base del Verismo vi è l’impersonalità dell’arte, ossia la riproduzione obiettiva ed integrale della realtà, senza alcuna interferenza dell’osservatore sugli oggetti osservati: il narratore è colui che raccoglie il fremito delle passioni, delle sofferenze e lo rivela, impassibile, senza biasimi o esaltazioni, mettendosi in parte per lasciar parlare l’evidenza dei fatti, la logica delle cose, la realtà delle situazioni.
L’artista, attento alla realtà della dimensione del quotidiano, deve ispirarsi unicamente al vero cioè desumere la materia della propria opera da avvenimenti realmente accaduti e preferibilmente contemporanei, limitandosi a ricostruirli obiettivamente ovvero rispecchiando la realtà in tutti i suoi aspetti e a tutti i livelli sociali.
Attraverso dei “casi esemplari” lo scrittore ci dipinge la condizione di un intero: le vicende ma, soprattutto, i comportamenti, sentimenti, reazioni e dinamiche dei personaggi, non valgono solo per il singolo personaggio, ma sono un esempio di una realtà esistente e largamente diffusa.
Il verismo italiano ebbe una forte caratterizzazione regionale e, poiché le realtà regionali italiane erano profondamente diversificate, diversi furono pure i modi, i temi e gli ambienti rappresentati dai veristi.
Il narratore, nel far parlare i suoi personaggi, usa il loro linguaggio: uno stile stringato, una sintassi semplice e colloquiale, una lingua paesana e viva, continuamente arricchita da espressioni popolaresche, dialettali e proverbiali e da riferimenti a luoghi, personaggi e tradizioni tipiche del luogo in cui è ambientata la narrazione, che mettono in luce l’oggettività della narrazione.
Lo scrittore verista si occupa di situazioni quotidiane reali, vissute cioè nella scottante realtà nazionale: le plebi meridionali, il lavoro minorile, l’emigrazione.
Il verismo, quindi, denuncia con estrema oggettività e precisione tutte quelle situazioni che molti ignoravano. La povertà, il lavoro minorile, l’emigrazione, lo sfruttamento, il dolore della classe lavoratrice, la sofferenza delle campagne che tutti cercavano di ignorare e nascondere, viene messa in luce ed esposta nelle parole dei romanzi veristi.
Alcuni degli esponenti più significativi di questo movimento sono:
- Giovanni Verga (I malavoglia)
- Federigo de Roberto (Il vice re)
- Grazia Deledda (Canne al vento)
- Matilde Serao (Il ventre di Napoli)
- Remigio Zena (La bocca del lupo)
- Luigi Capuana (Giacinta)
Charles Dickens
Charles Dickens nasce a Portsmouth nel 1812 e trascorre un’infanzia molto turbolenta e infelice; infatti il padre fu arrestato per debiti e, a causa di ciò, Dickens fu costretto a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe. Questi anni per lui furono la fonte di molte sofferenze, ma saranno poi la base dalla quale il poeta partirà per la scrittura delle sue opere.
Dal 1830 in poi lavorerà come giornalista in molte redazioni.
Questo gli permetterà poi di pubblicare, a puntate, alcuni dei suoi romanzi, come il suo famoso Oliver Twist.
Bisognava però tener conto che, ogni singolo pezzo che pubblicava sul giornale, finiva con un momento di suspense per invogliare il lettore a comprare il numero seguente del giornale, il quale avrebbe contenuto il continuo della storia. Di conseguenza, quando tutti i pezzi venivano riuniti in un unico romanzo, il romanzo unitario si presentava molto difficile da leggere.
Temi
All’interno dei suoi romanzi, molti dei quali ambientati a Londra, Dickens affronta le ingiustizie sociali che riguardano la gente povera e la classe lavoratrice.
All’interno di queste due categorie di persone, vi è una particolare attenzione agli adolescenti.
Gli adolescenti che il poeta descrive sono adolescenti infelici, che vivono nei bassifondi di Londra, costretti a lavorare per somme irrisorie e in condizioni di igiene e sicurezza pessime.
A differenza però dei romanzi precedenti, in Dickens gli adolescenti assumono un ruolo completamente diverso: mentre prima gli adulti erano coloro che dispensavano consigli, modelli da seguire o morali, ora sono gli adolescenti a svolgere questo ruolo; è l’adulto che ora deve prendere esempio dal bambino, visto come maestro dal quale i grandi devono imparare.
Hard Times
La critica più importante è mossa dal poeta nella sua opera Hard Times.
In essa, Dickens, vuole denunciare la differenza fra la classe abbiente e la classe lavoratrice e, soprattutto, la visione dell’epoca riguardo il bambino: esso veniva visto non più come il bambino puro, non corrotto dalla società, ma come una macchina da lavoro senza sentimenti né immaginazione. Un essere privato della sua interiorità e natura, il cui unico obiettivo era quello di lavorare in una fabbrica, accettando ingiuste e misere condizioni di lavoro.
Le Suffragette
Il movimento delle Suffragette, fu un movimento sorto in Gran Bretagna alla fine dell’Ottocento per ottenere il suffragio elettorale femminile.
Pronunciamenti in favore del voto femminile si erano avuti in Francia e in Inghilterra alla fine del XVIII secolo, ma un movimento di donne nacque in Inghilterra solo nel secolo successivo. Ottenuto il voto municipale (1869) e di contea (1880), esso si pose l’obiettivo del voto per il parlamento. Nel 1897 il movimento si strutturò nelle National Union of Women’s Suffrage Societies, fondato da Millicent Fawcett. Il rifiuto di concedere l’estensione del voto femminile portò Emmeline Pankhurst a fondare nel 1903 un movimento che venne definito “militante”: l’Unione nazionale sociale e politica delle donne. Questo si fece promotore di agitazioni culminate in numerosi arresti. Tale movimento fu definito delle “suffragette” in contrapposizione a quello delle “suffragiste” che perseguiva lo stesso obiettivo con metodi più moderati.
Le suffragette attuarono azioni dimostrative, incatenandosi a ringhiere, incendiando le cassette postali, rompendo finestre e così via.
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Materie e argomenti
Italiano: il Verismo
Storia: il movimento delle Suffragette
Inglese: Charles Dickens
Filosofia: Hans Jonas (il principio di responsabilità)
Biologia: l'inquinamento
Fisica: le onde e i campi elettromagnetici; l'inquinamento da campi elettromagnetici