Rivoluzione del 1848 in Europa


La rivoluzione Europea scoppiò In Francia nel mese di febbraio del 1848. Lo strapotere dal banchieri sostenuti dalla monarchia di Luigi Filippo e la durezza del primo ministro Guizot provocarono lo scoppio della rivoluzione, che vide fianco a fianco borghesi e socialisti. Si ebbero scontri a fuoco, il re fuggi, venne creato un governo provvisorio sotto Ia presidenza dello scrittore Alfonso de Lamartine. Nel governo erano presenti anche i socialisti, nelle persone di Luigi Blanc e dell'operaio Alessandro Martin, detto Albert. Il nuovo governo prese importanti provvedimenti (concessione del diritto di voto a tutti i cittadini maschi, abolizione della schiavitù nelle colonie, leggi protettive degli operai). Purtroppo la grande borghesia riuscì a riprendere il controllo della situazione politica grazie all'Intervento dei militari, guidati dal generale Cavaignac, i quali operarono sanguinose repressioni.
Profittò della difficile situazione Luigi Napoleone Bonaparte (figlio di Luigi Bonaparte, fratello di Napoleone I) il quale, raccogliendo anche i voti dei nostalgici di Napoleone (che erano molti in Francia), divenne presidente della repubblica, iniziando una politica sempre a favore della grande borghesia, ma con qualche concessione alla borghesia media e piccola, senza però alcuna concessione ai lavoratori.
In Austria si ebbe una rivolta a Vienna che costrinse l’imperatore ad allontanare il cancelliere Metternich (considerato il responsabile della politica repressiva asburgica) ed a concedere una costituzione. Ma l’insurrezione mirava alla formazione dello stato nazionale tedesco ed analogo scopo ebbe l’insurrezione scoppiata anche in Prussia, mentre insorgevano gli Ungheresi (sotto la guida di Kossuth) e i Cechi, formando dei governi nazionali.
I Tedeschi, riuniti nel cosiddetto «Parlamento di Francoforte», offrirono il titolo di imperatore della Germania unita e costituzionale al re di Prussia, ma costui rifiutò perchè le mire della Prussia erano sì quelle di unificare la Germania, ma sotto il proprio controllo e dominio, non con un sistema democratico.
Il rifiuto del re di Prussia segnò la fine del moto rivoluzionario tedesco.

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