Ominide 1006 punti

Le origini della repubblica democratica tedesca

La dissoluzione del Reich guglielmino. L’impero guglielmino era fondato sul binomio Imperatore-esercito, La sconfitta militare, dunque, disgrega l’apparato sociale e politico. Si ha l’ammutinamento della flotta a Kiel (28 ottobre 1918) che costringe all’armistizio e il Kaiser Guglielmo II che abdica e fugge, con la città in stato preinsurrezionale. Scheidemann proclama allora la “libera repubblica tedesca”e il governo resta vacante a disposizione della prima forza politica capace.

I consigli degli operai e dei soldati. Dal 10 novembre del 1918, dice lo storico Rosemberg, “in Germania il potere è saldamente in mano ai consigli degli operai e dei soldati”. Si trattava di 1 milione di uomini appoggiati da truppe al fronte e dai lavoratori nelle industrie. Essi appoggiavano la politica socialista e la pace immediata. Le altre forze politiche risultano tagliate fuori. Le sorti della futura Germania vengono decise quindi dai rapporti fra SPD (socialdemocrazia maggioritaria), USPD (socialisti indipendenti) e Lega di Spartaco.

Il governo dei commissari del popolo. Il 10 novembre del 1918 c’è un’assemblea plenaria dei consigli degli operai e dei soldati che porta così a Berlino un governo provvisorio formato da 6 commissari del popolo (3 membri della SPD e 3 della USPD). Si tratta di un’istituzione solo apparentemente rivoluzionaria, in quanto ha la struttura del vecchio governo: i vecchi ministri lasciano il loro titolo per il posto di sottosegretario. Vengono prese decisioni coraggiose da parte del governo dei commissari del popolo:
1) Giornata lavorativa di 8 ore
2) L’abolizione dei residui servili nelle campagne
3) Illimitato diritto all’associazione
4) Assistenza ai disoccupati
5) Imposizione ai datori di lavoro di riassumere gli operai reduci dal fronte
6) Vietati i licenziamenti arbitrari
7) Suffragio universale maschile e femminile.

La repubblica di Weimar. La debolezza della Repubblica di Weimar (dalla città in cui è approvata costituzione) risiede nel fatto che il nuovo potere non sa o non vuole risolvere i nodi decisivi, o li risolve moderatamente. Si impone la“questione militare”: viene espresso un forte no alla rifondazione radicale dell’esercito. Anche la “questione industriale” pesa: secco il no alla nazionalizzazione e alla statalizzazione industrie. Ci si accontenta dunque di impegni assunti da industriali e dei loro accordi con i sindacati dei lavoratori. Rusconi a proposito parla di “democrazia contratta” che dipende dal funzionamento dei patti:

1) Il patto militare fra governo ed esercito
2) Il patto sociale tra industria e sindacati
3) Il patto politico tra socialdemocrazia e centrodestra.

Registrati via email