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Andrea Mantegna, Zuffa degli dei Marini


Durante il soggiorno a Roma, Mantegna ebbe modo di studiare direttamente le rovine e le sculture antiche e di arricchire il proprio bagaglio culturale e figurativo, come si vede nelle ultime tele del ciclo, nelle opere successive e nelle incisioni. Fu proprio grazie alle stampe, tecnica di cui Mantegna fu uno dei primi e più autorevoli esponenti in Italia, che il suo repertorio di immagini classiche ebbe ampia fortuna, fornendo nuove iconografie agli artisti. Ne è un esempio la Zuffa degli dei marini, il cui motivo della lotta di tritoni che recano sul dorso delle nereidi, derivato da sarcofagi classici, si diffuse non solo nelle decorazioni a fresco delle sale, ma anche nelle miniature e nei fregi architettonici. Le tecniche di stampa praticate da Mantegna furono la xilografia, che usa matrici di legno col disegno da stampa a rilievo, e la calcografia, che utilizza matrici di metallo ( allora come rame o zinco) col disegno da stampare inciso, giunta dalla Germania in Italia alla metà del Quattrocento. La Zuffa è un esempio della tecnica calcografica più antica, il bulino, che comporta un'incisione diretta da parte dell'artista attraverso uno strumento appuntito ed è molto faticosa; la tecnica dell'acquaforte, in cui l'incisione è realizzata attraverso l'uso di acidi, si diffuse solo all'inizio del Cinquecento. In entrambi i casi la lastra è inchiostrata, poi pulita in modo che l'inchiostro resti solo nei solchi e quindi pressata insieme al foglio tra panni di feltro da un torchio, la cui pressione trasferisce l'inchiostro sulla carta.
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