Giorgione da Castelfranco (1477-1510) si trasferisce a Venezia e impara da Giovanni Bellini il gusto per il colore e l’attenzione per i paesaggi. Apre una bottega che diventa un punto di riferimento artistico e culturale e sarà qui maestro di Tiziano Vecèllio il quale imparerà l’arte e la sensibilità per il colore. Dipinge per una selezionata committenza raffinata e umanistica. Muore di peste appena trentenne. Nelle sue opere, i personaggi sono allegorici e senza tempo, e il vero protagonista è il colore.
• Nella Pala di Castelfranco si raffigurano la Madonna in trono e i Santi Nicàsio (a sinistra) e Francesco (a destra). L’opera è stata commissionata da Tuzio Costanzo; la tavola rappresenta una nuova interpretazione del tema solito e sfruttato come quello di una Sacra conversazione con la Vergine in trono tra i santi: anzitutto, la scena non è ambientata in un interno, ma sullo sfondo aperto di un ampio e dolce paesaggio. In più, il trono di marmo e l’alta predella in porfido sottostante (come a indicare un sarcofago) e il parapetto retrostante non hanno alcun valore architettonico, quanto geometrico: sembrano infatti dei puri volumi geometrici: sembra trattarsi di un allestimento teatrale provvisorio, con una visione fantastica e quasi scenografica della realtà.

Gli alberi, la campagna sull’orizzonte e i monti tra la nebbia azzurrina, come la torre sulla collina a sinistra non sono uno sfondo, ma parte integrante del dipinto. La pavimentazione a piastrelle bicolori indica un punto di fuga alto, che corrisponde al grembo della Vergine, vestita con i colori delle tre virtù della teologia: abito verde smeraldo (Speranza), mantello rosso vermiglio (Carità) e velo bianco eburneo (Fede). La prospettiva non è solo disegnata, ma è dipinta, cioè suggerita attraverso il colore. Le tonalità di colore calde e fredde costruiscono l’illusione della profondità spaziale: questa tecnica è la pittura tonale, o tonalismo. I personaggi sono modellati per masse di colore, inseriti in uno spazio che contiene anche la natura. Il bambino è rappresentato con grande realismo: socchiude le palpebre per proteggersi dalla forte luce solare che irrompe in obliquo dalle nostre spalle sulla scena.

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