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LA FAMIGLIA - UN'ISTITUZIONE SOCIALE IN DECLINO?

Dopo la Seconda Guerra Mondiale tra le scienze sociali si è diffusa la convinzione che la famiglia fosse un’agenzia di socializzazione meno importante che in passato e destinata ad incidere sempre meno sulle nuove generazioni.
Nel 1955 Bales e Parsons pubblicano “Famiglia e socializzazione” in cui analizzano i vari aspetti della vita famigliare, inquadrandoli nell’orizzonte più ampio della vita sociale; essi sostengono che con la modernizzazione la società si è differenziata, le Istituzioni si sono moltiplicate e ciascuna si è specializzata in un preciso ambito. La famiglia ha dunque trasferito molte delle competenze che aveva in precedenza ad altre Istituzioni, rimanendo solamente un’agenzia specializzata nella socializzazione primaria e nel mantenere l’equilibrio psicologico dei nuovi nati.
A questo proposito Parsons e Bales si rifanno a Freud, sostenendo che da essere pulsionale il piccolo viene trasformato in civile e razionale, poiché in famiglia interiorizza i valori morali.

Negli anni successivi prende piede la teoria della crisi della famiglia, sostenuta da sociologi come Riesman e Adorno; la famiglia, non essendo più capace di educare e sostenere i suoi membri e di rapportarsi con la società è un’entità in estinzione.
Riesman, nella sua opera “La folla solitaria”, sostiene che sia avvenuto il passaggio da individui autodiretti, che hanno dentro di sé i principi e le indicazioni come vivere, a persona eterodiretta, ossia individui che non hanno guide interiori, ma si affidano ai giudizi altrui per orientare i propri pensieri; in questo modo i genitori evitano di assumersi responsabilità e lasciano che i figli si formino da soli.
Anche Adorno in questi anni ha una visione negativa della famiglia poiché la considera come spoglia di funzioni, debole e in decadenza.
Oggi è stato dimostrato che la tesi della crisi della famiglia è errata: la famiglia non si riduce solamente a occuparsi della socializzazione primaria, ma socializza anche i grandi e supplisce i compiti di altre agenzie. Fino alla fine degli anni Ottanta questa teoria è stato considerata come valida, poiché gli studiosi interpretavano la socializzazione famigliare in un’ottica tipica del senso comune, piuttosto che tipica delle scienze sociali.

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