Gelo a scuola, l'emergenza continua: per 1 su 4 termosifoni freddi

Marcello G.
Di Marcello G.

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Case, strade, persone, trasporti ma anche scuole. Il gelo che in questi giorni sta investendo l’Italia ha lasciato di ghiaccio gli studenti, nel vero senso della parola. In molte classi le temperature sono inaccettabili, rendendo quasi impraticabile lo svolgimento delle lezioni. E non sono solamente i ragazzi a lamentarsi, sono gli stessi docenti che in tante scuole si stanno rifiutando di spiegare; si è addirittura arrivati a far uscire prima gli studenti per evitare che il freddo abbia conseguenze sulla loro salute. Un’emergenza che in queste ore unisce il Paese; da Nord a Sud quasi nessuna regione d’Italia è stata esente da problemi di vario genere. Dagli impianti che non funzionano proprio a quelli che riscaldano a singhiozzo, dagli infissi che non mantengono il calore alla temperatura troppo bassa per aule troppo grandi. Criticità che si sono fatte sentire soprattutto dove non si è abituati a combattere con questo tipo di freddo.

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A Roma fallisce l’operazione ‘scuole calde’


A Roma, ad esempio, nonostante l’operazione “scuole calde” avviata dalla sindaca Virginia Raggi – che ha fatto accendere i riscaldamenti degli istituti pubblici 24 ore prima del rientro degli studenti dalle vacanze natalizie – si stanno moltiplicando le segnalazioni di gelo polare dentro classi e laboratori. L’Associazione dei presidi del Lazio parla di malfunzionamenti nel 20-30% delle scuole; il Campidoglio minimizza dicendo che sono solo alcune decine le emergenze vere e proprie. Ma la situazione nella Capitale è solo la punta dell’Iceberg. Da Bergamo a Bologna, da Napoli a Palermo il coro di quanti si lamentano per le condizioni in cui sono costretti a studiare i propri figli cresce di ora in ora. E pensare che stiamo parlando di situazioni ‘normali’ perché, in alcune zone, le scuole non hanno proprio aperto: in regioni come Abruzzo, Basilicata, Molise, Nord della Puglia – flagellate dalla neve e dal ghiaccio – i ragazzi sono ancora a casa, in attesa di aver il via libera per tornare in aula.

Skuola.net aveva sollevato il problema in anticipo


Eppure questa è una situazione che, aldilà dell’emergenza, era ampiamente prevedibile. Circa un mese fa noi di Skuola.net avevamo già sottolineato – grazie alle testimonianze dirette degli studenti – come i riscaldamenti delle scuole avessero più di un problema. All’epoca le temperature non erano lontanamente paragonabili con quelle attuali ma 1 ragazzo su 4 già si lamentava per il freddo; in alcuni casi - il 10% - i termosifoni non erano stati proprio accessi (perché non funzionanti o per mancanza di soldi); in altri - il 17% - venivano azionati solo poche ore o a temperature troppo basse, insufficienti per arrivare alla temperatura prevista dalla legge.

Cappotti, coperte e stufe: gli studenti si organizzano come possono


Stare seduti al banco per ore quando attorno a te c’è un’aria gelida non è una bella sensazione. E allora già a metà dicembre ci si stava organizzando per combattere il freddo. Più della metà dei ragazzi interpellati ci aveva detto che entrava in classe con il cappotto e così restava per tutta la giornata. Altri, invece, avevano in aula delle coperte sempre pronte in caso di bisogno. Altri ancora si erano muniti di stufette elettriche. A mancare, dunque, sono una manutenzione ordinaria e lo stanziamento di fondi sufficienti ad accendere tutti i riscaldamenti; misure del genere probabilmente non avrebbero evitato il caos ma lo avrebbero sicuramente reso più gestibile.

Una situazione ampiamente prevedibile


Impossibile pensare che nessuno abbia immaginato che dopo due settimane in cui i termosifoni erano rimasti spenti – causa festività natalizie – e con previsioni del tempo tutt’altro che confortanti gli impianti avrebbero difficilmente risposto presente all’appello già dal primo giorno di scuola. Gli unici che forse avranno goduto di questa ondata di gelo artico saranno quel 10% di studenti che, sempre nella nostra indagine, ci aveva detto che nella propria scuola i riscaldamenti funzionavano fin troppo, con aule che facevano registrare temperature quasi primaverili. Un vero paradosso in un sistema scolastico, come quello italiano, messo in ginocchio da un freddo poi non così tremendo.

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