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Visione del mondo decadente: il mistero

Alla base della visione del mondo, nel periodo decadente, vi è un irrazionalismo classicheggiante, che rifiuta totalmente la visione positivistica, tipica dell'opinione borghese, ma ritiene che la ragione e la scienza non possano fornire la vera conoscenza, poiché l'essenza è al di là delle cose, misteriosa, e che si può attingere all'ignoto solo se si riesce a rinunciare al razionale, alla ragione.
L'anima del poeta decadente deve agire in questo verso, per questa strada: essa deve protendersi per quanto puù verso l'inconoscibile, verso l'ignoto, fatto di corrispondenze (la teoria delle corrispondenze appartiene a Baudelaire, che la descrive nella sua opera 'I fiori del male', una sorta di manifesto ante-litteram del Decadentismo). Per far ciò il poeta deve riuscire a identificare se stesso con il mondo a livello dell'inconscio (che avvenga a tale livello è di fondamentale importanza, poiché è lì che i decadenti distruggono ogni legame razionale): è infatti sottraendosi alla ragione che si riesce a vedere il mistero al di là delle cose, mediante la follia, il sogno, la nevrosi, l'allucinazione o le droghe, che sono un primo posso, verso l'ignoto. E' però possibile compiere tale passo in altri due modi: con il panismo, ove l'uomo può annullarsi nel tutto (panismo da pas, pasa, pan in greco, tutto), potenziando la propria vita all'infinito; oppure nell'Epifania (da epì e faino, mostrarsi, uscire fuori, venire alla luce), con cui un particolare qualunque acquista una misteriosa intensità di significato, come se fosse una rivelazione momentanea dell'assoluto.

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