Università, falsa partenza

Cristina Montini
Di Cristina Montini

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Niente lezioni per gli studenti universitari, almeno per il momento. Il rinvio dell’inizio della didattica è stato deciso da numerose facoltà universitarie a Roma come a Napoli, Bari, Pisa e altri atenei. I ricercatori hanno incrociato le braccia, o meglio, hanno deciso di dedicarsi esclusivamente alla ricerca, rinunciando ad insegnare. Ma adesso chi terrà le lezioni?

RICERCATORI: NIENTE LEZIONI, SOLO RICERCA - Dopo la presentazione al Senato del Disegno di legge Gelmini sulla riforma dell’università, il mondo accademico ha iniziato a scalpitare. Il Ddl, infatti, prevede tra le altre cose la ridefinizione del ruolo dei ricercatori che, però, non condividono i cambiamenti. E così l’organizzazione della didattica viene messa a dura prova. “Siamo ricercatori e facciamo ricerca” gridano, ma senza di loro che finora hanno tenuto le lezioni di molti corsi di laura, come si fa? Per capire meglio cosa sta succedendo abbiamo intervistato il professor Giancarlo Ruocco, direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma "La Sapienza".

1. Salve professor Ruocco. La settimana scorsa è stato deciso il rinvio delle lezioni per i corsi di laurea di Fisica e di Fisica e Astrofisica. Ci spiega il motivo di questa decisione?
- Le lezioni sono state rinviate per consentire di riorganizzare i corsi tenendo conto che i ricercatori e alcuni docenti (associati e ordinari) hanno dichiarato di voler svolgere esclusivamente i compiti assegnati per legge. In breve, la "protesta" e' individuale, e il CAD non può che prendere quelle decisioni tecniche per svolgere al meglio la didattica con le forze che ha. Venendo a mancare in toto la professionalità dei ricercatori, che negli anni passati hanno sostenuto i corsi volontariamente e, in parte, anche il contributo - sempre volontario - aggiuntivo di alcuni docenti, non siamo in grado di fornire l'offerta didattica "piena", quella per cui i corsi di Laurea della classe di Fisica della Sapienza sono rinomati. C'e' inoltre la speranza che nel periodo da qui al 18 ottobre ci sia una apertura del mondo politico, in termini di risorse e di modifiche al ddl, con la quale si potrebbe riottenere la disponibilità di tutti e quindi iniziare al meglio i corsi.

2. Non solo alcune facoltà della Sapienza di Roma, ma anche altri atenei, ad esempio quello di Bari, Pisa, Napoli, si sono pronunciati in favore del rinvio delle lezioni in segno di protesta. Perché questa scelta? Non pensa che comunque il rinvio delle lezioni possa danneggiare gli studenti che in questo modo ritardano la loro preparazione in vista dell’esame?

- Come detto, il rinvio e' fatto proprio nell'ottica di ottimizzare il servizio agli studenti. Se fossimo partiti come previsto (per Fisica il 28), avremmo dovuto distribuire gli studenti del primo anno su due canali paralleli, invece che sugli usuali quattro, con gravi problemi di sovraffollamento delle aule, tarate per avere appunto 4 canali da circa 75 studenti (parametro fissato dal ministero). Inoltre non intendiamo abbandonare a se stessi gli studenti in questo periodo, bensì di organizzare delle attività culturali non curricolari.

3. Il Ddl Gelmini prevede la creazione di un Fondo del Merito che assegni borse di studio/premi solo sulla base di criteri meritocratici e non di reddito? Lei è d’accordo?
- Totalmente. I criteri di reddito non sono applicabili in un paese con l’evasione fiscale che abbiamo noi. Si finirebbe per premiare gli evasori e punire chi vive con la busta paga. Mi faccia però aggiungere che il ddl e' abbastanza carente su questo punto, tante dichiarazioni di intento, ma nessuno strumento operativo, e tantomeno i fondi necessari.

4. Alla luce del suo lavoro a contatto con i ragazzi, secondo lei gli studenti si rendono pienamente conto di quali saranno i cambiamenti e le conseguenze della riforma dell’università proposta dal Ministro Gelmini o non ne sono abbastanza informati?
- Non credo, ed una delle attività che faremo in questi giorni e' proprio quella di informare e discutere i contenuti del ddl.

5. Se lei potesse riscrivere la riforma dell’università, quali sono i punti su cui interverrebbe? Secondo lei, di cosa ha bisogno il mondo accademico italiano?
- Beh', il discorso si allarga. Mi faccia solo citare il problema del "reclutamento". Abbiamo visto vari meccanismi concorsuali negli scorsi decenni, ognuno con pregi e difetti, ma nessuno in grado di garantire la cosa veramente importante: la scelta del migliore. E questo non è meramente un fatto etico (che comunque basterebbe di per se...) ma un fatto funzionale: se io scelgo il meglio, la mia università "produce" di più (produzione di cultura ovviamente). Cosa farei io? Abolizione dei concorsi, si assegnano le risorse ai singoli docenti che sono liberi di scegliere chi vogliono (cooptazione). Poi, dopo - diciamo - 5 anni, vediamo come si è comportato il cooptato in termini di qualità didattica e di produzione scientifica (che ormai si misura facilmente a basso costo con i parametri bibliometrici). Se non ha "funzionato" a dovere si penalizza il cooptatore (possibilmente in termini stipendiali, ma certamente in termini di ulteriori risorse di personale e di fondi per la ricerca). In breve, libertà di cooptazione e valutazione (severa) ex-post.

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