Muore dottorando a Palermo: era preoccupato per il lavoro

Cristina Montini
Di Cristina Montini

muore dottorando a palermo

Muore a 27 anni cadendo dal settimo piano della facoltà di Lettere dell’Università di Palermo. Si tratta di Norman Zarcone, dottorando in filosofia del linguaggio, che lunedì ha perso la vita: l’ipotesi più probabile, finora, è che si sia suicidato perché non aveva prospettive per il futuro.

STUDENTE SENZA FUTURO - Aveva 27 anni, laureato con 110 e lode e a ottobre avrebbe dovuto dare l’ultimo esame per il dottorato di ricerca non retribuito che stava svolgendo. Il padre Claudio dice “Era molto preoccupato per la sua situazione lavorativa” e teme che per questo motivo abbia deciso di compiere questo gesto estremo. Anche alcuni amici, tuttavia, confermano questa impressione: “Era chiuso, non parlava molto nemmeno con me che lo conoscevo da una vita. Ripeteva sempre che non vedeva prospettive rosee per il suo inserimento all'università. Diceva che le difficoltà erano sempre troppe e aveva il terrore che dopo la fine dei tre anni di dottorato sarebbe rimasto a spasso”.

BISOGNA PREMIARE CHI MERITA - Anche se non si ha ancora la certezza che si sia trattato effettivamente di un suicidio e che la causa sia stata davvero la forte preoccupazione verso la mancanza di opportunità professionali dopo tanti anni di studio ed impegno, questa triste vicenda ha fatto riflettere anche il mondo politico. L’assessore regionale della Sicilia all'Istruzione e alla Formazione Professionale, Mario Centorrino, ha espresso il suo cordoglio e ha dichiarato: “Farò il possibile affinché il Governo siciliano […] adotti concrete misure per valorizzare e premiare la meritocrazia, così da sconfiggere, ovunque vengano adottate, forme di selezione basate su altri principi”.

INTANTO A BOLOGNA I RICERCATORI RICEVONO UN ULTIMATUM - E intanto continua ad alzare polemiche la decisione del Senato accademico dell'Università Alma Mater di Bologna di sostituire i ricercatori che aderiscono al blocco della didattica per protestare contro il decreto Gelmini di riforma del sistema universitario. Sarà spedita una lettera a tutti i ricercatori chiedendo loro la disponibilità a riprendere le lezioni. La risposta dovrà arrivare entro venerdì e in caso di mancata comunicazione, il ricercatore sarà considerato come non disponibile a fare lezione e sostituito da altri docenti a contratto.

CLIMA TESO - Decisione che fa discutere, perché sembrerebbe violare il diritto di manifestare e peraltro, precisa il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, “i ricercatori per legge non sono tenuti a fare didattica”. Un clima teso, quindi, nel mondo dell’università che manifesta tutto il malessere e il clima di incertezza che vivono oggi molti studenti e laureati.

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Cristina Montini

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