SIQS: Sono Ignoranti Questi Studenti

Cristina Montini
Di Cristina Montini

Orecchie d’asino per molti neodiplomati italiani. Ai test di ingresso per le facoltà universitarie molti studenti fanno “brutta figura” sbagliando domande di cultura generale e di italiano. Ma la colpa è dei ragazzi sempre più svogliati o di una scuola che non riesce ad istruirli a dovere? Ecco i dati emersi dai test universitari e le opinioni di alcuni esperti.

MA COME, NON LO SAI? - Tra gli esempi più preoccupanti di risposte errate possiamo segnalare quello della facoltà di Economia di Genova dove la maggior parte dei ragazzi non ha saputo dire cosa fosse la “Cgil” e neppure la “Finmeccanica”. Nella facoltà di lettere di Firenze, invece, molti sono andati in crisi sul significato di “velleità” (aspirazione, volontà) e su quello di “procrastinare” (rimandare, prorogare). Ma non si è trattato solo di alcune sporadiche domande a cui gli studenti non hanno saputo rispondere, il vero disastro è emerso dai risultati complessivi dei test di ingresso: in troppi hanno svolto un compito non sufficiente.

TROPPE MATRICOLE INSUFFICIENTI - Nella facoltà di Giurisprudenza di Palermo la percentuale degli insufficienti è del 26%; se si guarda alle facoltà di Scienze agrarie e forestali e di Tecniche alimentari di Bari la percentuale sale al 40%, mentre per i corsi di laurea di Scienze matematiche, fisiche e naturali il valore delle prove insufficienti si attesta intorno al 30%. E così, molte matricole saranno costrette o, perlomeno, “invitate” dai relativi Atenei a saldare il loro debito con la cultura prima di entrare nel vivo degli studi accademici sanando in questo modo delle lacune che potrebbero rivelarsi dannose per la loro carriera universitaria.

ITALIANO, QUESTO SCONOSCIUTO - È naturale, a questo punto, domandarsi quale sia la causa di una tale scarsa conoscenza sia della lingua italiana che dell’attualità da parte gli studenti. Un fenomeno che per molti desta una notevole preoccupazione come, ad esempio, afferma Nicoletta Maraschio, presidente dell'Accademia della Crusca: “Da tempo diciamo che la formazione per l'italiano è carente. Oggi la lingua ha una sua complessità. La si usa per sms, chat, blog, ma anche per tesi, relazioni, saggi, oltre che per parlare. Bisogna attrezzare i ragazzi a una mobilità in spazi linguistici diversi senza demonizzarne nessuno”.

DI CHI E’ LA COLPA? - Ma perché l’italiano non si conosce? C’è chi punta il dito sugli studenti che troppo spesso sottovalutano la scuola trascurando l’importanza di un impegno serio e costante nello studio. Ma c’è anche chi, al contrario, pone il problema dell’inadeguatezza dei test di ammissione a saggiare l’effettiva preparazione e capacità di uno studente ad affrontare un determinato percorso di studi universitari. Tuttavia Franca Pecchioli, preside della facoltà di Lettere dell’università di Firenze ha affermato che: “Quello che proponiamo noi non è un test culturale, ma sulla comprensione di un brano e sulla grammatica. Se le matricole oggi non sanno dov’è il Mar Nero, pazienza. Glielo insegneremo strada facendo. Ma se non sono in grado di seguire quando parla un docente durante una lezione perché non conoscono il significato di certe parole, allora è più grave”.

SYSTEM FAILURE? - Se gli studenti che finiscono le superiori non risultano idonei per l'università, significa che il sistema scolastico ha un "bug". Da qualche parte insomma, c'è qualcosa di sbagliato. Delle due l'una: i test o il sistema scolastico pre-università. La domanda sorge spontanea:o i test di ingresso a crocette non sono una modalità corretta per rilevare il valore di uno studente e la sua preparazione complessiva, oppure la scuola italiana non è in grado di fornire una preparazione adeguata in relazione a questa modalità di valutazione. Infatti i test a crocette fanno parte del sistema di valutazione anglosassone. I nostri studenti, invece, dalla prima elementare al quinto liceo si confrontano con un sistema scolastico che valuta l'apprendimento altre modalità: gli studenti vedono per la prima volta i quiz all'esame della patente! Su questo bisogna riflettere se vogliamo davvero migliorare il sistema scolastico e capire cosa funziona e cosa va cambiato.

Tu cosa ne pensi? Di chi è la colpa: della scuola che non funziona, degli studenti lavativi o della metodologia dei test? Esprimi la tua opinione cliccando qui!

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