Quei ragazzi in trincea, tra sport e fucile

la migliore gioventù

Sono passati 100 anni dall'inizio della tragedia italiana della Prima Guerra Mondiale, durante la quale persero la vita moltissimi giovani nell'incubo delle trincee. Le montagne tra l'Italia e l'Austria, oggi meta del turismo mondiale, furono allora il teatro della guerra. Hanno deciso di ripercorrere quei luoghi Dario Ricci, giornalista sportivo di Radio24 - IlSole24Ore, e Daniele Nardi, alpinista. Ma il loro punto di vista sulla storia di quel tempo è del tutto originale: il loro libro "La Migliore Gioventù" racconta infatti le storie di grandi campioni dello sport italiano che hanno dovuto lasciare, come tanti altri soldati, la loro vita per andare a combattere. Tra questi, nomi di personaggi come Enzo Ferrari, Tazio Nuvolari, Virgilio Fossati, che hanno fatto la storia dello sport italiano. Skuola.net ha intervistato l'autore Dario Ricci, che presenterà il libro il 20 marzo alle ore 18 presso la sala conferenze dello Stadio Olimpico, con il presidente del Coni Giovanni Malago', l'assessore Paolo Masini e Daniele Nardi.

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IN RICORDO DEI GRANDI CAMPIONI - "La storia di questi grandi sportivi è nota tra i tecnici, ma è oscura al grande pubblico" - sostiene Dario Ricci - "per questo abbiamo scelto di raccontarla, con il richiamo dei 100 anni dalla Grande Guerra". Così il libro ripercorre capitolo dopo capitolo le vicende di questi atleti, la loro vita, la partenza per il fronte, la loro lotta per la sopravvivenza che a volte non riuscirono a vincere. "Erano campioni a tutto tondo, che si mettevano alla prova in molte discipline e che nello sport riscoprivano la loro identità, anche se impegnati in trincea".

LO SPORT PUO' SALVARE LA VITA - Dario Ricci porta l'esempio di Erminio Spalla, campione di pugilato e, in seguito, anche attore. "Quando questi sportivi riuscivano a fare il loro sport tornavano se stessi di fronte all'alienazione della guerra" - sostiene il giornalista -"Erminio Spalla percorreva 500 metri sulle ginocchia con il rischio del fuoco nemico per raggiungere una zona sicura per potersi allenare". Il calciatore Mario Meneghetti, invece, deve al suo sport la sua salvezza. "Fatto prigioniero, tentò di scappare" - racconta Dario - "e ci riuscì grazie all'aiuto di un soldato svizzero, che come lui era stato calciatore e lo riconobbe". Un altro episodio all'interno del libro che mostra come il legame creato dallo sport può essere decisivo nei momenti difficili, è quello della nascita di Urrà Juventus: la rivista nacque infatti come bollettino di collegamento tra gli juventini rimasti a Torino e quelli partiti per il fronte. "Grazie ai messaggi e le cartoline che si scambiavano, si manteneva alto il morale e la speranza".

OMAGGIO A TUTTI GLI SPORT - Il libro di Dario Ricci e Daniele Nardi è un racconto ricco di emozioni, che riguarda un momento buio della nostra storia ma che con un sottile filo rosso si lega alle nuove generazioni. "C'erano, tra questi sportivi, i cosiddetti "Ragazzi del '99" che furono costretti partire per la guerra a soli 16/17 anni, l'età dei nostri liceali" - spiega Dario Ricci. "Uno di loro fu lo schermidore Aldo Nadi, che riuscì a tornare dal fronte e partecipare alle Olimpiadi del '20, riscuotendo vittorie su vittorie. Tanti altri non furono così fortunati". In memoria degli atleti che non tornarono più da quelle montagne, il libro "La Migliore Gioventù" ha l'intento di toccare tutte le discipline, "per omaggiare tutto lo sport italiano".

Carla Ardizzone

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