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Gli ignavi nella Divina Commedia

Il termine Ignavo deriva dal latino ignavus: significa dunque persona inattiva, pigra. Certo ignavo non è colui che è pigro fisicamente, ma chi non ha una volontà forte, chi non è in grado di fare autonomamente scelte di vita.
In genere chi è ignavo è anche pauroso, timoroso delle conseguenze che possono derivare dal proprio comportamento; talvolta è solo un opportunista che preferisce adeguarsi alla linea vincente. Dante nel terzo canto non chiama questi peccatori ignavi ma setta d'i cattivi e per indicare il più famoso di loro usa la frase colui che fece per viltade il gran rifiuto evidenziando il tratto dominante della sua personalità: la viltà.
Un particolare tipo di ignavo potrabbe essere infine l'omertoso, che solidarizza con i malviventi per paura di pendere una posizione.

Gli ignavi nella letteratura
La letteratura è piena di ignavi, il più famoso dei quali è senza dubbio Don Abbondio, il parroco motore della vicenda narrata ne I promessi sposi.
Egli adotta varie strategie di sopravvivenza nella consapevolezza i essere "come un vaso di terra cotta costretto a viaggiare in compagna di molti vasi di ferro" riuscendo quasi simpatico ai lettori.
Il Manzoni però ci fà rifletter quanto siano nocivi gli ignavi alla società.

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