Testo greco e traduzione di Tucidide, 1, 84.

Versione originale in greco

καὶ τὸ βραδὺ καὶ μέλλον, ὃ μέμφονται μάλιστα ἡμῶν,
μὴ αἰσχύνεσθε. σπεύδοντές τε γὰρ σχολαίτερον ἂν παύ-
σαισθε διὰ τὸ ἀπαράσκευοι ἐγχειρεῖν, καὶ ἅμα ἐλευθέραν
καὶ εὐδοξοτάτην πόλιν διὰ παντὸς νεμόμεθα. καὶ δύναται
μάλιστα σωφροσύνη ἔμφρων τοῦτ' εἶναι· μόνοι γὰρ δι'
αὐτὸ εὐπραγίαις τε οὐκ ἐξυβρίζομεν καὶ ξυμφοραῖς ἧσσον
ἑτέρων εἴκομεν· τῶν τε ξὺν ἐπαίνῳ ἐξοτρυνόντων ἡμᾶς ἐπὶ
τὰ δεινὰ παρὰ τὸ δοκοῦν ἡμῖν οὐκ ἐπαιρόμεθα ἡδονῇ, καὶ ἤν
τις ἄρα ξὺν κατηγορίᾳ παροξύνῃ, οὐδὲν δὴ μᾶλλον ἀχθε-
σθέντες ἀνεπείσθημεν. πολεμικοί τε καὶ εὔβουλοι διὰ τὸ
εὔκοσμον γιγνόμεθα, τὸ μὲν ὅτι αἰδὼς σωφροσύνης πλεῖστον
μετέχει, αἰσχύνης δὲ εὐψυχία, εὔβουλοι δὲ ἀμαθέστερον τῶν
νόμων τῆς ὑπεροψίας παιδευόμενοι καὶ ξὺν χαλεπότητι σω-
φρονέστερον ἢ ὥστε αὐτῶν ἀνηκουστεῖν, καὶ μὴ τὰ ἀχρεῖα
ξυνετοὶ ἄγαν ὄντες τὰς τῶν πολεμίων παρασκευὰς λόγῳ
καλῶς μεμφόμενοι ἀνομοίως ἔργῳ ἐπεξιέναι, νομίζειν δὲ
τάς τε διανοίας τῶν πέλας παραπλησίους εἶναι καὶ τὰς
προσπιπτούσας τύχας οὐ λόγῳ διαιρετάς. αἰεὶ δὲ ὡς πρὸς
εὖ βουλευομένους τοὺς ἐναντίους ἔργῳ παρασκευαζόμεθα·
καὶ οὐκ ἐξ ἐκείνων ὡς ἁμαρτησομένων ἔχειν δεῖ τὰς ἐλ-
πίδας, ἀλλ' ὡς ἡμῶν αὐτῶν ἀσφαλῶς προνοουμένων. πολύ
τε διαφέρειν οὐ δεῖ νομίζειν ἄνθρωπον ἀνθρώπου, κράτιστον
δὲ εἶναι ὅστις ἐν τοῖς ἀναγκαιοτάτοις παιδεύεται.

Traduzione all'italiano

"La vostra lentezza e il vostro prender tempo, difetti che gli altri per lo più ci rimproverano, non vi siano motivo di vergogna. Agendo affrettatamente, terminereste l'impresa assai più tardi, per avervi posto mano senza i necessari preparativi. Eppure abitiamo una città libera e stimata da sempre. Dopo tutto, questo particolare del nostro carattere può ben essere interpretato come assennata prudenza. Per esso infatti noi soli non ci inebriamo nell'esaltazione dei successi e meno degli altri ci abbattiamo nelle sventure. Non può nulla su di noi il fascino dell'adulazione, se qualcuno intende eccitarci ad avventure rischiose oltre il limite che consideriamo ragionevole. Se altri ci pungola con i rimproveri, non per questo ci lasciamo indurre a una pronta adesione. Affondano nell'interiore equilibrio le radici della nostra virtù guerriera e della temperata saggezza. Eccelliamo nella prima perché essenzialmente dalla prudenza promana il senso dell'onore, il cui culto ispira il coraggio l'esser savi nelle nostre deliberazioni dipende strettamente dal sistema educativo cui siamo avvezzi, troppo essenziale e schietto per istillare nelle nostre menti l'irriverente sufficienza verso l'ordine legale, e troppo rigidamente severo per consentircene la trasgressione o il disprezzo. Senza dissipare la nostra intelligenza in vane e lambiccate sofisticherie senza spregiare gli armamenti del nemico con adorne parole tanto diverse dall'effettiva inerzia in cui, di solito, si risolvono, noi riteniamo che i disegni ostili non siano in sagacia inferiori ai nostri, perfettamente convinti che le impennate del caso non si possano imbrigliare e definire con la dialettica dei discorsi. In ogni circostanza la nostra preparazione militare obbedisce a un'idea fissa: che le forze nemiche sono altrettanto abili e preparate. Le nostre speranze di vittoria non si basano sulla convinzione che, prima o poi, l'avversario commetterà un errore: ma nella consapevolezza preventiva ed esatta dei nostri mezzi. Non differisce molto l'uomo dall'uomo: ma sempre è superiore colui che è stato educato alla più rigorosa disciplina.

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