Testo greco e traduzione di Tucidide, 1, 18.

Versione originale in greco

Ἐπειδὴ δὲ οἵ τε Ἀθηναίων τύραννοι καὶ οἱ ἐκ τῆς ἄλλης
Ἑλλάδος ἐπὶ πολὺ καὶ πρὶν τυραννευθείσης οἱ πλεῖστοι καὶ
τελευταῖοι πλὴν τῶν ἐν Σικελίᾳ ὑπὸ Λακεδαιμονίων κατελύ-
θησαν (ἡ γὰρ Λακεδαίμων μετὰ τὴν κτίσιν τῶν νῦν ἐνοικούντων
αὐτὴν Δωριῶν ἐπὶ πλεῖστον ὧν ἴσμεν χρόνον στασιάσασα
ὅμως ἐκ παλαιτάτου καὶ ηὐνομήθη καὶ αἰεὶ ἀτυράννευτος ἦν·
ἔτη γάρ ἐστι μάλιστα τετρακόσια καὶ ὀλίγῳ πλείω ἐς τὴν
τελευτὴν τοῦδε τοῦ πολέμου ἀφ' οὗ Λακεδαιμόνιοι τῇ αὐτῇ
πολιτείᾳ χρῶνται, καὶ δι' αὐτὸ δυνάμενοι καὶ τὰ ἐν ταῖς
ἄλλαις πόλεσι καθίστασαν), μετὰ δὲ τὴν τῶν τυράννων
κατάλυσιν ἐκ τῆς Ἑλλάδος οὐ πολλοῖς ἔτεσιν ὕστερον καὶ
ἡ ἐν Μαραθῶνι μάχη Μήδων πρὸς Ἀθηναίους ἐγένετο.
δεκάτῳ δὲ ἔτει μετ' αὐτὴν αὖθις ὁ βάρβαρος τῷ μεγάλῳ
στόλῳ ἐπὶ τὴν Ἑλλάδα δουλωσόμενος ἦλθεν. καὶ μεγάλου
κινδύνου ἐπικρεμασθέντος οἵ τε Λακεδαιμόνιοι τῶν ξυμπολε-
μησάντων Ἑλλήνων ἡγήσαντο δυνάμει Ἀθηναῖοι ἐπιόντων τῶν Μήδων διανοηθέντες ἐκλιπεῖν τὴν
πόλιν καὶ ἀνασκευασάμενοι ἐς τὰς ναῦς ἐσβάντες ναυτικοὶ
ἐγένοντο. κοινῇ τε ἀπωσάμενοι τὸν βάρβαρον, ὕστερον οὐ
πολλῷ διεκρίθησαν πρός τε Ἀθηναίους καὶ Λακεδαιμονίους
οἵ τε ἀποστάντες βασιλέως Ἕλληνες καὶ οἱ ξυμπολεμήσαν-
τες. δυνάμει γὰρ ταῦτα μέγιστα διεφάνη· ἴσχυον γὰρ οἱ
μὲν κατὰ γῆν, οἱ δὲ ναυσίν. καὶ ὀλίγον μὲν χρόνον ξυνέμεινεν ἡ ὁμαιχμία, ἔπειτα διενεχθέντες οἱ Λακεδαιμόνιοι καὶ
Ἀθηναῖοι ἐπολέμησαν μετὰ τῶν ξυμμάχων πρὸς ἀλλήλους·
καὶ τῶν ἄλλων Ἑλλήνων εἴ τινές που διασταῖεν, πρὸς τού-
τους ἤδη ἐχώρουν. ὥστε ἀπὸ τῶν Μηδικῶν ἐς τόνδε αἰεὶ
τὸν πόλεμον τὰ μὲν σπενδόμενοι, τὰ δὲ πολεμοῦντες ἢ
ἀλλήλοις ἢ τοῖς ἑαυτῶν ξυμμάχοις ἀφισταμένοις εὖ παρε-
σκευάσαντο τὰ πολέμια καὶ ἐμπειρότεροι ἐγένοντο μετὰ
κινδύνων τὰς μελέτας ποιούμενοι.

Traduzione all'italiano

I tiranni d'Atene e quelli delle altre parti di Grecia, soggetta anche prima di Atene e in varie località alle tirannidi, furono abbattuti finalmente, per la maggior parte, eccetto quelli in Sicilia, dagli Spartani. (Poiché Sparta, dopo la sua fondazione ad opera di quei Dori che attualmente l'abitano, pur sconvolta da interni fermenti per il periodo di tempo più esteso di cui s'abbia storicamente memoria, pure fin dall'antichità godette per la concordia delle sue componenti politiche una temperata costituzione e in seguito fu sciolta sempre dalla tirannide: son corsi quattrocent'anni circa e poco più fino alla conclusione di questo conflitto, da quando gli Spartani adottano, immutato, quell'ordinamento politico. Fatti possenti da questa salda coesione interna stabilivano anche le forme di governo nelle altre città). Dopo l'espulsione dei tiranni dalla Grecia, dicevamo, trascorsi non molti anni si combatté a Maratona tra Persiani e Ateniesi. Passan dieci anni, e una seconda volta lo straniero cala in Grecia con quell'esercito sconfinato, deciso a soggiogarla. Il pericolo immineva gravissimo: gli Spartani, che eccellevano per potenza militare, si assunsero il comando dei Greci, serrati in alleanza a respingere il nemico. Per parte loro gli Ateniesi, mentre avanzava l'aggressione persiana. decisero di abbandonare del tutto la città raccolsero i loro beni di fortuna e si imbarcarono sulle navi da guerra: si fecero così esperti del mare. Respinto lo straniero con sforzo concorde, non passò molto che il fronte comune dei Greci, di quelli che si erano emancipati dal Gran Re e di quelli che ne avevano retto l'assalto, si spezzò in contrapposti blocchi, polarizzandosi l'uno intorno ad Atene l'altro a Sparta. Questi due stati disponevano evidentemente delle potenze maggiori: gli uni sulla terra, gli altri con la flotta. L'intesa fra loro non fu duratura. Presto i rapporti s'incrinarono. Spartani e Ateniesi entrarono in uno stato di guerra, con al fianco i rispettivi collegati. Gli altri Greci poi, se insorgevano contrasti, si inserivano nell'orbita dell'una o dell'altra potenza. Di conseguenza il periodo tra il conflitto persiano e questa guerra fu tutto un avvicendarsi continuo di tregue e di atti di ostilità reciproci o sferrati contro i propri alleati dissidenti: così i Greci raffinarono la tecnica delle azioni militari e, costretti all'esercizio ininterrotto tra effettivi pericoli, ne approfondirono la competenza.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community