Versione originale in greco

Ἀηδὼν ἐπί τινος ὑψηλῆς δρυὸς καθημένη κατὰ τὸ σύνηθες ᾖδεν. ἱέραξ δὲ αὐτὴν θεασάμενος, ὡς ἠπόρει τροφῆς, ἐπιπτὰς συνέλαβεν. ἡ δὲ μέλλουσα ἀναιρεῖσθαι ἐδέετο αὐτοῦ μεθεῖναι λέγουσα, ὡς οὐχ ἱκανή ἐστιν ἱέρακος γαστέρα αὐτὴ πληρῶσαι, δεῖ δὲ αὐτόν, εἰ τροφῆς ἀπορεῖ, ἐπὶ τὰ μείζονα τῶν ὀρνέων τρέπεσθαι. καὶ ὃς ὑποτυχὼν εἶπεν· ἀλλ' ἔγωγε ἀπόπληκτος ἂν εἴην, εἰ τὴν ἐν χερσὶν ἑτοίμην βορὰν παρεὶς τὰ μηδέπω φαινόμενα διώκοιμι.
ὁ λόγος δηλοῖ, ὅτι οὕτω καὶ τῶν ἀνθρώπων ἀλόγιστοί εἰσιν, οἳ δι' ἐλπίδα μειζόνων τὰ ἐν χερσὶν ὄντα προίενται.

Traduzione all'italiano

Un usignolo stando appollaiato su un alta quercia cantava secondo la sua abitudine. Uno sparviero avendolo visto, poiché mancava di cibo (era affamato), essendogli volato addosso lo catturò. E quella (=l'usignolo) essendo sul punto di essere uccisa lo pregava di lasciarlo andare dicendo, che lei non era sufficiente a riempire lo stomaco dello sparviero, ma bisognava però, che lui si volgesse a uccelli più grandi, se aveva bisogno di nutrimento. E lui rispondendo disse: "Ma io sarei uno stupido se osassi, avendo tra le mani il cibo, inseguire le cose che non si vedono".
La favola insegna che, anche tra gli uomini ci sono gli sciocchi, i quali a causa di una speranza di cose maggiori lasciano andare le cose che hanno tra le mani.

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